L’Europa verso il Sinodo: i vescovi invitano a fare rete

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Si terrà a Praga, dal 5 al 12 febbraio del prossimo anno, la tappa continentale del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità. Tale tappa che si tiene in un momento particolare, mentre la Chiesa vive la tragedia della guerra in Ucraina, si svolge nell’anno in cui si celebra il XX^ anniversario dell’esortazione postsinodale di san Giovanni Paolo II ‘Ecclesia in Europa’, in cui si sottolineava che Cristo è la speranza del’Europa.

Ad aprire i lavori dell’Assemblea plenaria il saluto del card. Marc Ouellet, prefetto del Dicastero per i Vescovi, che ha iniziato il suo intervento “condividendo con voi il ‘grido della Pace’ che è salito al cielo dal Colosseo di Roma, dall’ incontro interreligioso di preghiera organizzato dalla Comunità di San Egidio e concluso da Papa Francesco martedì 25 ottobre”. 

Nel saluto iniziale il prefetto del Dicastero per i vescovi ha ribadito l’impegno dei pastori della Chiesa cattolica in Europa per la pace: “Noi pastori europei siamo una rete di pace, una rete di comunione e di speranza.

Nei momenti più bui siamo sempre stati chiamati a fissare lo sguardo sull’evento centrale della storia umana: la vittoria del Signore sul peccato e la morte; siamo chiamati anche oggi a lottare per la Pace a nome della nostra fede nella risurrezione di Cristo, che ci obbliga a mantenere viva la Speranza nella vocazione umana alla riconciliazione e alla fraternità universale”.

E’ stato un invito a ‘fare rete’: “In questi giorni di condivisione e di ascolto mutuo, aiutiamoci a vicenda per rafforzare la nostra rete episcopale di Pace; i nostri popoli hanno bisogno della nostra testimonianza di unità e di carità, in particolare a favore dei tanti rifugiati, dando cibo agli affamati e tetto ai profughi, pregando per tutti, soprattutto per i responsabili di tutte le guerre, affinché la misericordia divina tocchi i cuori di questi uomini e donne e faccia loro cambiare rotta, per il bene comune dell’umanità sofferente”.

Ed ha concluso affermando che la Chiesa in Europa è frutto del Concilio Vaticano II: “Credo che la Chiesa del futuro in Europa sarà figlia della visione profetica uscita dal Concilio Vaticano II o non potrà avere quella dunamis evangelizzatrice che lo Spirito Santo ha impresso a quell’Assise e al Santo Papa che la presiedeva.

Il percorso sinodale intrapreso è una strada senza ritorno, nel senso che traccia la modalità sicura che la sapienza conciliare ha indicato, per costruire una comunità cristiana sempre più missionaria, una sfida d’amore in mezzo alla società secolarizzata, una sorta di trascendenza orizzontale.

Sono tempi i nostri, in cui le strutture di peccato stanno generando guerre: che le armi pacifiche della fede e l’annuncio della carità di Cristo possano fermarle”.

Dopo un aggiornamento sulla situazione in Ucraina fatto dal nunzio apostolico, mons. Visvaldas Kulbokas, la vicinanza della Chiesa in Europa al popolo ucraino è stata espressa da mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del CCEE, all’inizio della sua prolusione:

“In questo momento così difficile per tutta l’Europa, il nostro cuore è rivolto all’Ucraina: chiediamo ai Responsabili delle Nazioni che fermino la guerra; diciamo basta a tutta questa sofferenza e alla spirale di violenza, distruzione e morte a cui è costretto il popolo ucraino. Insieme a papa Francesco chiediamo la pace”.

Infine ha ricordato alcune delle iniziative svolte dal CCEE nell’anno con lo sguardo alla Tappa Continentale del Sinodo, ha ribadito che “l’obiettivo della Tappa Continentale è ‘formulare più accuratamente le domande aperte, circostanziare e approfondire meglio le intuizioni che giungono dalle Chiese locali, ora in una prospettiva continentale’.

In questo, saremo aiutati dal Documento per la Tappa Continentale (DTC), frutto di ‘un’attenta riflessione sulle sintesi di tutte le Conferenze episcopali, così come delle Chiese orientali, e di realtà come gli Istituti religiosi, i movimenti laicali’ (FAQ Continental Stage)”.

(Foto: CCEE)

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