Papa Francesco: la missione nasce dallo stare con Gesù

Condividi su...

Lunedì 28 novembre papa Francesco ha incontrato i membri del Pontificio Collegio Pio Latino Americano, sottolineando che ‘il clericalismo è una forma di mondanità, è una delle peggiori perversioni’. Infatti nel discorso ‘a braccio’ papa Francesco ha ribadito che è necessario “stare con i poveri, con i migranti, con i malati, con i più piccoli e dimenticati della società, per condividere con loro la vita ed annunciare l’amore incondizionato di Dio”.

Nel testo preparato il papa aveva evidenziato la missionarietà degli apostoli, che nasce da una convivialità con Gesù: “Nel Vangelo di Giovanni vediamo che Andrea fu uno dei primi discepoli di Gesù. Di fronte alla sua ansia di conoscere chi era il Maestro, e il suo invito: ‘Venite e vedrete’, fu, vide dove viveva e rimase con Lui quel giorno. E fu lì che cambiò radicalmente la sua vita”.

E’ un invito a stare con Gesù: “Per questo, cari fratelli, rinnoviamo sempre, ci farà bene, rinnoviamo questo incontro con il Signore, ogni giorno, condividiamo la sua Parola, rimaniamo in silenzio di fronte a Lui per vedere che cosa ci dice, che cosa fa, come sente, come tace, come ama.

Lasciamo che sia il ‘Verbo’ nella nostra vita, e, consentitemi l’immagine, lasciamolo ‘coniugarsi’ in noi e attraverso di noi; che sia il Signore. Non impediamogli di agire nel nostro ministero in prima Persona. Che Gesù abbia voce attiva in ognuna delle nostre decisioni! Siamo suoi ministri, apparteniamo a Lui e ci ha chiamati per ‘stare con Lui’. Questo significa essere discepoli”.

L’incontro con Gesù avviene per ‘contaminazione’: “L’incontro di Andrea con Gesù non lo lasciò tranquillo e con le mani in mano, ma lo trasformò, non era più lo stesso di prima, e non poteva non annunciare quello che aveva vissuto.

E il primo che incontrò per dirglielo fu proprio suo fratello, Simon Pietro: ‘Abbiamo trovato il Messia’, e lo portò dove si trovava Gesù. Comunque In tal modo si ‘allenò’ come missionario.

Ed anche noi siamo attesi dai nostri fratelli e sorelle, specialmente quelli che ancora non hanno sperimentato l’amore e la misericordia del Signore, affinché annunciamo loro la Buona Novella di Gesù e li conduciamo a Lui. Uscire, muoverci, portare la gioia del Vangelo. Questo è essere missionari”.

L’invito di Gesù ad essere missionari vuol dire “Stare con Gesù e uscire per annunciarlo. Due verbi: ‘stare’ ed ‘uscire’. E’ questo il senso della nostra vita. Si tratta di un cammino di ‘andata e ritorno’, che ha Gesù come punto di partenza e di arrivo.

Non dimentichiamo che ‘stare’ con Gesù ed ‘uscire’ ad annunciarlo è anche stare con i poveri, con i migranti, con i malati, con i detenuti, con i più piccoli, con i più dimenticati della società, e condividere con essi la vita per annunciare loro l’amore incondizionato di Dio. Perché Gesù è presente in quei fratelli e sorelle più vulnerabili, lì Lui ci attende in modo speciale”.

Però il papa, dopo tutto, ha chiesto di ‘ritornare’ a Dio e non stare troppo al ‘cellulare’: “E non dimenticatevi di tornare da Lui, ogni sera dopo una lunga giornata, ma attenzione, da Lui, non allo schermo di un cellulare. Mi rattrista molto quando vedo che un sacerdote buono, lavoratore, si stanca e si dimentica di passare davanti al tabernacolo, e va a dormire perché è stanco.

Ha ragione, deve dormire, ma prima salutalo! Non essere maleducato! E quante volte vi rifugiate nello schermo di un cellulare? Lo schermo del cellulare ci riempie di stimoli.

Per favore, non siate dipendenti da questo mondo di fuga. Non siate dipendenti. Sono diversi passi che pian piano ti tolgono la forza. Siate dipendenti dall’incontro con Gesù e Lui sa di che cosa abbiamo bisogno e ha una parola da dirci in ogni occasione”.

L’appello del papa è stato quello di essere pastori del popolo di Dio: “Pastori del Popolo di Dio, non chierici di Stato. Non cadete nel clericalismo, che è una delle perversioni peggiori. State molto attenti, il clericalismo è una forma di mondanità spirituale.

Il clericalismo è deformante, è corrotto, e ti porta a una corruzione, a una corruzione ‘inamidata’, con il naso all’insù, che ti separa dal popolo, ti fa dimenticare il popolo dal quale sei uscito. Timoteo lo diceva, scusate… Paolo lo diceva a Timoteo: ricordati di tua madre e di tua nonna, ossia torna alle radici, non ti dimenticare di tua madre e di tua nonna. Lo dico a ognuno di voi”.

(Foto: Santa Sede)

151.11.48.50