Mons. Michele Falabretti: la GMG è invito ad ‘andare di fretta’

Domenica 20 novembre, solennità di Cristo Re, nelle diocesi si celebra la Giornata mondiale della gioventù (Gmg), in cui i giovani sono invitati a riflettere sul messaggio di papa Francesco, ‘Maria si alzò ed andò in fretta’, in preparazione della GMG, che si svolgerà a Lisbona nella prima settimana del prossimo agosto:

“Nel tratto che ancora ci manca per giungere a Lisbona cammineremo insieme alla Vergine di Nazaret che, subito dopo l’annunciazione, ‘si alzò e andò in fretta’ per andare ad aiutare la cugina Elisabetta. Il verbo comune ai tre temi è alzarsi, espressione che, è bene ricordare, assume anche il significato di ‘risorgere’, ‘risvegliarsi alla vita’….

Spero, e credo fortemente, che l’esperienza che molti di voi vivranno a Lisbona nell’agosto dell’anno prossimo rappresenterà un nuovo inizio per voi giovani e, con voi, per l’umanità intera”.

Partendo da questo incipit del messaggio papale chiediamo al responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della Cei, don Michele Falabretti, di spiegarci il motivo per cui il papa invita i giovani ad imitare Maria: “Questa è la terza Giornata Mondiale della Gioventù ‘mariana’, perché Cracovia, Panama e Lisbona sono luoghi che, per ragioni diverse, hanno un legame molto forte con la figura di Maria. Ella è modello di ogni discepolo ed è immagine di tutta la comunità cristiana, Madre della Chiesa. Mi sembra normale questo riferimento alla figura di Maria, soprattutto sfruttando ciò che il luogo dell’incontro vuole suggerire”.

In quale modo educare i giovani alla ‘buona’ fretta?

“Maria, saputo della gravidanza di sua cugina Elisabetta, si alza per andare da lei. Una fretta buona, la fretta di chi ha ricevuto Gesù e lo vuole portare al mondo: la premura del servizio, della risposta pronta alla grazia dello Spirito Santo. E’ proprio da questo atteggiamento che nasce la domanda del papa ai giovani: ‘Quali frette vi muovono, cari giovani?’

Si tratta di una provocazione molto forte che mette insieme l’esperienza di Maria e la loro vita. La fretta che muove i ragazzi, e non solo loro, è ciò che mettono in cima alle loro classifiche e ai loro indici di gradimento. Ragionare, quindi, su quale fretta li muove significa imparare a leggere il proprio cuore.

La fretta è congenita all’età giovanile, essa non prevede riflessione. I giovani sono frenetici ma anche consumisti, senza sensi di colpa. Provano cose, se poi va male fa niente. Per questo motivo è molto puntuale la provocazione di papa Francesco, che richiama i giovani a pensare a ciò che fanno. Credo però che non esistano ricette pronte su come educarli.

Solo nell’accompagnamento paziente li si può aiutare a rileggere cosa portano a casa dalle ansie che il mondo mette dentro il loro cuore; solo così li si può aiutare a prendere coscienza di ciò che riempie il cuore rispetto a ciò che, pur promettendo molto, finisce per deludere”.

In quale modo la Chiesa racconta la gioia del Vangelo ai giovani?

“La Chiesa racconta la gioia del Vangelo attraverso la testimonianza di chi le appartiene. E’ chiaro che il tenore di questa testimonianza non è sempre lo stesso: è la qualità di ogni singolo cristiano e testimone che diventa determinante.

Credo che un luogo particolarmente importante per raccontare la gioia del Vangelo sia la celebrazione eucaristica: la memoria di Gesù morto è risorto, il modo di viverla e di celebrarla da parte della comunità permette ai giovani di avvicinare e toccare la fede della Chiesa.

L’altro luogo significativo è costituito dalle esperienze di servizio e di cura: quando si riesce a trovare qualcuno a cui offrire la propria dedizione, si fa esperienza di senso e di gioia vera”.

Quale esperienza è stata per lei la Giornata Mondiale della Gioventù?

“Appartengo alla generazione che ha visto nascere la GMG da giovane, ma ho iniziato a frequentarla da prete accompagnandovi i miei ragazzi. Continuo a pensare che la Giornata Mondiale della Gioventù sia uno strumento straordinario: non deve essere un punto di arrivo, ma un’esperienza che fa crescere, che si inserisce dentro molte altre esperienze di vita, di fede, di amicizia e comunità. Se chi la offre lo fa in questo modo, non manca di sostenere molti cammini di vita”.

Nella lettera ai giovani che ancora non hanno vissuto ancora nessuna GMG lei parla della consolazione di una Presenza: in cosa consiste?

“Ciascuno torni a considerare quanta consolazione si ha nel sapere gli altri accanto a sé. Figuriamoci se il pensiero va a Dio che non si rende presente se non per dirci quanto gli stiamo a cuore!”

(Tratto da Aci Stampa)

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