Domenica XXXII del Tempo Ordinario: credo nella risurrezione della carne

Il tema della nostra riflessione verte oggi sull’uomo, questo essere mirabile creato da Dio, come asserisce il Libro sacro, a sua immagine e somiglianza. L’uomo essenzialmente, come dice il Filosofo, è un singolo costituito di anima (elemento spirituale) e corpo (elemento materiale). Anima e corpo costituiscono una unica ed inscindibile realtà.

Quando ti rechi al cimitero, il luogo che noi cristiani chiamiamo ‘camposanto’, non vai a trovare una persona defunta ma il corpo di una persona la cui anima (spirituale) è già davanti a Dio. La persona è l’unità inscindibile di anima e corpo. Sin dall’antichità più remota l’uomo ha sempre professato questa verità: la presenza umana in un luogo determinato si deduce dalle vestigia di culto religioso verso i defunti che si riscontrano in esso.

La risurrezione della carne, oltre ad essere un fatto razionale, è verità di fede, che noi espressamente evidenziamo nella professione della fede: credo nella risurrezione della carne e nella vita eterna.  La comunione e la solidarietà tra i vivi e i defunti sono cose  antiche quanto l’uomo.

Gli atei, più pratici che teorici di ieri e di oggi, i cosiddetti materialisti, assetati più di sesso e della ricerca della vita comoda e di libertinaggio nell’agire, storcono subito il muso e, come hai letto nel brano del vangelo, ai tempi di Gesù pretendevano scalzare la verità della risurrezione della carne con questioni di donne.

Il Vangelo ci presenta oggi il tentativo dei Sadducei che avevano pensato  di mettere in ridicolo questa verità di fede così viva e radicata nei popoli ed altrettanto sostenuta da Gesù. I Sadducei erano una setta ebraica, a differenza dei farisei, costituita da veri materialisti nell’agire e nel pensare.

Ciò non fa meraviglia perché già, ai tempi di Gesù, Erode fece decapitare Giovanni Battista perché lo additava come adultero e osava rimproverarlo dicendo: non ti è lecito convivere con la moglie di tuo fratello.

Il re Antioco IV voleva costringere una madre e i suoi sette figli a cibarsi di carne proibite dalla legge di Mosé; anche il comunismo marxista nel secolo scorso aveva instaurato in Russia l’ateismo di Stato nella speranza di aggredire religione e fede.

I Sadducei, questa setta materialista, credendo di mettere Gesù in seria difficoltà, lo provocarono con una domanda insidiosa: secondo la legge ebraica se una donna rimaneva vedova e senza figli doveva sposare il cognato, fratello del defunto; una donna sposa così, successivamente, sette fratelli senza lasciare eredi.

Questa donna di chi sarà moglie, dopo la risurrezione della carne, se legittimamente ha sposato  sette fratelli? La risposta di Gesù non si fece attendere e subito ridimensionò quei teorici e pratici, che consideravano la vita come la ‘civiltà del sesso’.

La vita non  è il ‘sesso’; il sesso è un piacere, ma è in vista della riproduzione ; dopo la risurrezione, nell’altra vita non vi saranno  marito e moglie, genitori e figli ma, dice Gesù, saremo come gli angeli di Dio; né ci sarà più la morte, essendo figli della risurrezione. 

La vita appartiene a Dio, è dono di Dio e Dio non è il Dio dei morti ma dei viventi perché tutti vivono per Lui. La vita esiste laddove c’è legame, fratellanza, comunione. Nella vita eterna, dopo la risurrezione del corpo, saremo certamente noi stessi ma non come siamo oggi perché saremo arricchiti di caratteristiche ed attributi di chi vive la vita in Dio ed è partecipe della vita divina, che è amore.

Nella vita eterna saremo certamente noi, ma cambia il nostro ‘modus vivendi’; ecco perché non ci saranno mariti e moglie, genitori e figli ma ci sarà la gioia di essere felici accanto a Dio, creatore e padre. I genitori e i figli, i mariti e le mogli si vedranno, si riconosceranno e rispettivamente gioiranno per essere ormai entrambi eternamente felici.

La risurrezione di Cristo e la nostra risurrezione finale costituiscono il cuore del messaggio cristiano: come Cristo Gesù è risorto anche noi risusciteremo e la morte sarà sconfitta per sempre.

Da qui l’esempio dei sette fratelli, di cui si legge nel racconto biblico: erano giovani di età diversa, di fede incrollabile, tutti ancorati al principio che per la fede in Dio si può e si deve affrontare anche la morte: ‘siamo pronti a morire … è bello morire per causa degli uomini per attendere da Dio l’adempimento della speranza della sicura risurrezione’. 

Quei ragazzi avevano accanto una mamma che aveva infuso in loro la forza delle fede nella risurrezione e con la sua stessa morte dimostrò loro che l’insegnamento ricevuto non era a parole ma autentico. Il re Antioco IV voleva paganizzare la Terra Santa e la città di Gerusalemme introducendo il culto pagano di Zeus, ma i sette fratelli, esortati dalla madre, diedero una  prova sublime della loro fede.

La nostra vita terrena è una esperienza assai breve e precaria ma è una esperienza che bisogna vivere nella gioia e alla scuola dell’insegnamento di Gesù: ‘chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per il Vangelo la salverà’ (Mc. 8,35).

La risurrezione di Gesù non è stato un evento isolato ma è l’inizio e l’anticipazione della nostra risurrezione: come Cristo è risorto, anche noi risorgeremo; è la promessa divina. Il cimitero è pertanto: ‘camposanto’, il luogo dove gli amici di Dio risorgeranno per la vita eterna. Credo perciò nella risurrezione della carne e nella vita eterna.