L’in-influenza degli influencer o la sconfitta del Politicamente Corretto

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 28.09.2022 – Miguel Cuartero] – Il risultato delle elezioni politiche, con la schiacciante vittoria della coalizione di Centrodestra guidata da Giorgia Meloni e la fragorosa debacle del Partito Democratico,  non rappresenta solamente la sconfitta di un sistema politico che da anni, sostenuto dai poteri cosiddetti forti, fa da padrone in Italia, ma rappresenta il rigetto popolare di un progetto culturale che ora vede tremare le basi della sua egemonia.

Stiamo parlando di quello che viene definito il “politicamente corretto”, il “pensiero unico”, l’ordine valoriale mainstream che governa il nostro mondo e la nostra società e per il quale la proposta politica e culturale di Giorgia Meloni si presenta come un una indigesta alternativa.

Mai come in questi anni abbiamo subito l’ammiraglia ideologica del pensiero corretto che gode del sostegno della sinistra politica internazionale, del mondo dei media e dello spettacolo. Sui temi in agenda non c’è spazio per il libero pensiero lì dove l’ideologia del politicamente corretto (in seguito: “PolCor”) stabilisce i principi e i fini della “discussione”. Ambiente, energia, diritti LGBT, aborto, eutanasia, pandemia, guerra… Su queste tematiche riferisce il Giornale Unico del PolCor, si pronunciano unanimi i suoi politici, opinano con inverosimile saccenteria i suoi influencer sui social.

Ed è proprio quella degli influencer (artisti, veline, modelle e cantanti) la categoria new entry in quest’ultima campagna elettorale. Una compagine poderosa e dotata di cannoni potenti ed efficaci: i propri account da migliaia di followers. Una compagine che è uscita sonoramente sconfitta dai risultati elettorali e che ora subisce con vergogna lo scherno di chi, col voto, ha risposto con una pernacchia ai loro slogan e proclami urlati in rete. Basta fare un giro su Twitter per accorgersene.

C’è chi fa notare che FdI è il partito più votato tra i giovani (quelli che sarebbero i più influenzabili secondo la vulgata, i più fragili e plasmabili). I giovani stessi dunque avrebbero dato una sonora pernacchia ai sopravvalutati influencer, che nascondono il loro falso anticonformismo dietro ad un composto adeguamento al pensiero radical chic. Sopravvalutati dal loro grande alleato: la stampa, che offre loro vetrine e paginate con interviste a ruota libera e rilancia i loro proclami come se provenissero da persone preparate su tutto ed informate sui fatti. Utili (“utili idioti”, direbbe qualcuno) per la stampa del PolCor, inutili però ai fini elettorali visti i magrissimi risultati.

Molti di loro hanno promesso con fierezza che avrebbero abbandonato il paese in caso di vittoria della “destra fascista” (è il caso di Saviano, che dicono passi gran parte del tempo a Manhattan) ma ora, per amor patrio, decidono di cambiare idea per combattere sul suolo nazionale dando vita ad una “resistenza” contro l’invasore. Resistenza a cosa? Ma certamente al fascismo e alla dittatura che da oggi governerà il Belpaese.

Così ha affermato il decano degli artisti italiani l’intramontabile ultrasettantenne Renato Fiacchino, detto Renato Zero, che ha urlato “Questa è una dittatura! Votate la m***a che siete!”. Se fossimo in una dittatura (ma il governo ad ogni modo ancora non si è insediato, o “impoltronato”) ora rischierebbe la pelle, o sarebbe in galera, o in procinto di una esecuzione. Questo solidamente succede nelle vere dittature, non in quelle immaginarie. Può certamente ringraziare il buon Dio per vivere in un paese democratico dove può farneticare in pubblica piazza insultando il proprio governo e i suoi connazionali che lo hanno democraticamente eletto. Alla scuola di Renato, di Saviano e di Ferragni (secondo la quale gli italiani non hanno “aperto il cervello”), i giovani artisti crescono distribuendo insulti a chi non si allinea al proprio pensiero e diffondendo i proclami del PolCor (se per contratto, per ideologia o per deficienza mentale, non ci è dato di capire) e guadagnando ora il meritato pubblico ludibrio.

Se si limitassero a cantare (a cantare “Bella Ciao”!) farebbero un bel servizio al proprio paese senza tentare sbadatamente di strafare pronunciandosi su cose che non sono di loro competenza o insultando chi non la pensa come loro. Tanto più che, lo abbiamo ormai capito, questi influencer non influiscono più di tanto sui giovani e su chi vuole pensare con la propria testa rinunciando a firmare il pensiero già pronto e confezionato del PolCor.

Quella dell’ininfluenza degli influencer non può che rappresentare una buona notizia, anche per i più pessimisti, che deve spingere sempre più a puntare sul confronto ragionato, sull’approfondimento e sulla presentazione delle ragioni che stanno alla base dei progetti e delle visioni politiche e culturali, per contrastare gli slogan e i proclami sragionati (e sradicati) di chi vuole dominare il panorama politico e culturale.

BESTIARIO InINFLUENCER
(galleria fotografica non esaustiva)

 

Questo articolo è stato pubblicato il 27 settembre 2022 dall’autore sul suo blog Testa del Serpente [QUI].

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