Mons. Battaglia affida tutti alla protezione di san Gennaro

Nella mattinata di lunedì 19 settembre nella Cattedrale di Napoli l’arcivescovo, mons. Domenico Battaglia, ha annunciato che il sangue di san Gennaro si era sciolto e nell’omelia della celebrazione eucaristica ha ricordato il valore del martirio:

“Può sembrare strano definire così un giorno in cui la violenza sembrò prevalere, in cui l’odio selvaggio apparve non conoscere limiti, in cui un discepolo di Cristo per la sua fede venne ucciso in un modo cruento e terribile. Ma sappiamo bene che la logica evangelica è fatta di ribaltamenti improvvisi, di rovesciamenti dei soliti punti di vista, di rottura degli schemi mondani e razionali a cui spesso siamo abituati”.

Però i cristiani videro la morte violenta con occhi nuovi: “Ed è così che presto i cristiani impararono a riconoscere la morte come una nuova nascita, comprendendo bene che per chi ama, l’ultimo respiro su questa terra diviene il primo respiro nel cuore di Dio. Perché tutto passa, tranne l’amore. L’amore resta. Vive. Cammina.

Supera i confini della morte, rompendo i binari dello spazio e del tempo, in quella che nel Credo chiamiamo ‘comunione dei santi’. Ed è in questa comunione che oggi ci raduniamo. Nella consapevolezza che il vescovo Gennaro è presente, così come sono presenti tutti coloro che come lui hanno amato il Signore e i fratelli, spendendosi oltre misura per la causa del Vangelo, dell’uomo, del bene”.

Le persecuzioni nascono per il motivo per cui si ha un’altra visione del mondo: “Il Maestro ci sta dicendo che chi non conosce Dio, chi non conosce l’Amore, chi non conosce Dio come Amore cede facilmente alle logiche egoistiche, alla mentalità del dominio, alla forza della violenza, perché non avendo trovato la fonte vera della felicità, si abbevera a pozzanghere di acqua sporca senza mai dissetarsi realmente. Quante volte, anche nella nostra città, vediamo imperversare questa logica!”

L’arcivescovo ha invitato quindi ad una presenza: “E quante volte anche come credenti siamo tentati di gettare la spugna, di evitare di contrastarla poiché cadiamo nella sfiducia, iniziando a credere che gli strumenti del bene, della bellezza, della bontà in fondo sono vittoriosi solo nelle favole e nei film! Ma la Parola oggi ci dice altro.

Ci dice che coloro che sembravano di aver perso in realtà hanno vinto. E hanno vinto grazie al sangue dell’Agnello, grazie a Colui che per primo, vittima della violenza gratuita, ci ha testimoniato che l’amore trapassa il muro della morte, che l’amore non può essere sconfitto, che l’amore è un seme destinato a fiorire e a portare frutto, anche quando conosce l’inverno ed è nascosto per un periodo sottoterra, silenzioso, invisibile”.

E’ stato un invito a non cedere alla rassegnazione: “Per questo oggi vorrei dire a tutti voi: non cedete alla rassegnazione, non lasciatevi afferrare dalla mentalità dominante, non assecondate mai la sfiducia. Oggi il vescovo Gennaro, il segno del suo sangue versato per amore di Cristo e dei fratelli, ci dice che il bene, la bellezza, la bontà sono e saranno sempre vittoriose. Questo è il senso di questo sangue che, unito al sangue versato da Cristo e a quello di tutti martiri di ogni luogo e di ogni tempo, è testimonianza viva che l’amore vince sempre”.

Ripetendo alcune strofe di una canzone l’arcivescovo ha evidenziato la necessità di un incontro: “A volte mi sembra che Napoli non sia un’unica città ma un luogo in cui convivono nello stesso spazio geografico città differenti, che mai si incontrano anche quando sono l’una accanto all’altra. Si, perché per incontrarsi non basta abitare lo stesso luogo, neanche la stessa casa.

er incontrarsi veramente occorre parlare, guardarsi negli occhi, comprendere i desideri e i problemi dell’altro, conoscere il suo nome, la sua storia, il suo punto di vista. A volte questo non accade nella nostra terra partenopea e non di rado, chi è più fortunato o semplicemente ha più mezzi culturali prima ancora che materiali per fare qualcosa, afferrato dal timore, dalla paura o peggio ancora dall’indifferenza, si gira dall’altra parte, facendo finta che non esistano il male cancerogeno della camorra e della cultura mafiosa, della povertà educativa e della disoccupazione, piaga che investe in modo drammatico i nostri giovani, spesso costretti a emigrare”.

E’ un richiamo al patto educativo: “Gente di Napoli, ogni figlio di questa città ti appartiene ed è per questo che occorre impegnarsi ancor di più nel processo del Patto Educativo, ridestando il ‘noi’ in chi si occupa di educazione: nel mese di ottobre in alcune zone della città muoveranno i primi passi dei tavoli volti a creare delle ‘reti educative’ territoriali.

Delle reti capaci di arrivare prima del sistema camorristico: un sistema che uccide un povero clochard prescelto per essere cavia dell’apprendistato di un ragazzo apprendista killer, un sistema che arruola sempre più minori non imputabili di reato, un sistema che guarda ai giovani non veduti dagli altri come fonte di nuove reclute! Il Patto deve e può prevenire tutto questo, attraverso delle reti educattive, con due t, reti in cui tutti dimostrino volontà fattiva di camminare insieme!”

Ed un richiamo alla Chiesa di Napoli: “E tu Chiesa partenopea, radunata in Sinodo, oggi più che mai devi essere a servizio di questo processo culturale che pone al centro l’uomo, l’uomo ferito, per divenire sempre più ciò che già sei, un ospedale da campo, una comunità in uscita, un lievito capace di fermentare la pasta del nostro popolo strappandolo allo scoraggiamento e restituendolo alla speranza!”

L’arcivescovo ha invitato la Chiesa ad ‘ardere’ per il Vangelo: “Il fuoco del Vangelo, che arde nel tuo cuore, come spinse il Vescovo Gennaro a donare la vita per la fedeltà a Cristo e per amore ai fratelli, ti sta spingendo e ti spingerà sempre più a percorrere con entusiasmo le strade della nostra terra, per annunciare che nessuno è perduto, che una speranza c’è e che è sempre possibile ricominciare a vivere nel bene e con dignità, perché il bene e la dignità dell’uomo sono custoditi da un amore incondizionato che ci previene e ci raggiunge anche in mezzo alle difficoltà. E per noi quest’amore incondizionato ha un volto e un nome, il volto e il nome di Gesù Cristo!”

Infine ha affidato alla protezione di san Gennaro la città e la nazione: “Prega per noi Gennaro, prega per la tua Napoli, per i suoi figli più fragili, per chi è afflitto dalla fatica di vivere e corre il rischio di perdere la speranza. Serviti della tua Chiesa partenopea e delle tante persone mosse dal bene per porre segni concreti di vita, per afferrare la mano di chi non ce la fa, per dare vita a nuove primavere sociali!

Prega Gennaro, per l’Italia intera, per le tante famiglie attonite dinanzi a un costo della vita sempre più insostenibile e suscita nel cuore dei governanti e dei legislatori, a qualsiasi parte appartengano, il desiderio autentico di servire la comunità con onestà e senza privilegi, mettendo il bene degli ultimi al primo posto, cosicché nessuno resti fuori dalla possibilità di una vita dignitosa!”

Un affidamento anche per l’Europa in guerra: “Prega Gennaro, per l’Europa intera e per il mondo, afflitto da una guerra mondiale a pezzi, come dice il nostro Papa Francesco, fatta di tante guerre note e meno note, alcune combattute con le armi, e altre attraverso la spietatezza di un’economia senza cuore: la testimonianza evangelica del tuo amore non violento e l’offerta pacifica della tua vita ci insegnino che è possibile scommettere sulla pace, che è possibile un mondo senza violenza, che è possibile trasformare il male in bene!

Prega Gennaro, per ciascuno di noi, liberaci dalla logica di una vita vissuta a delegare, ridesta in noi il desiderio dell’impegno, aiutaci ad avere il coraggio di pagare di persona testimoniando la bellezza della luce anche tra le tenebre più fitte: e dacci di credere con tutto noi stessi che la nostra piccola luce, unita alle altre, nutrita e abitata dalla luce di Dio, diverrà il primo sole di un mondo nuovo!”

(Foto: Diocesi di Napoli)

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