A Bose Isacco di Ninive apre alla spiritualità ortodossa

“Sono stati giorni intensi, per varie ragioni. Perché si trattava di un incontro da lungo tempo atteso e restato incerto fin quasi all’ultimo. Per la complessità e l’incertezza, sotto vari aspetti, del contesto in cui abbiamo vissuto questi giorni. La gioia di ritrovarci dopo tre anni di sospensione, e la ricchezza e varietà delle presenze ha reso questo incontro un momento davvero particolare. Credo di poter dire, avendo ascoltato diversi di voi, che anche la scelta della riduzione del numero dei partecipanti ha creato un’atmosfera di familiarità, benché alcune assenze dovute alla guerra in Ucraina ci hanno rattristato”.

Con queste parole il priore del monastero di Bose, fr. Sabino Chialà, ha chiuso il XXVIII Convegno Ecumenico Internazionale di Spiritualità Ortodossa dedicato alla figura di Isacco di Ninive e al suo insegnamento spirituale dopo tre anni di sospensione per il covid 19, in cui “abbiamo misurato e ancora misuriamo tutta la nostra fragilità e impotenza dinanzi all’enigma di un male che ci affligge in vari modi.  Siamo tutti feriti… e spesso disorientati per quello che vediamo nel presente e anche nel futuro, che ci appare più incerto che mai.

La pandemia ci ha impedito di ritrovarci per tre lunghi anni. Poi, verso la fine dell’anno scorso, un certo allentamento delle misure di distanziamento, ci aveva incoraggiati a ripensare ai nostri convegni. Tutto era pronto, quando altre nubi si sono addensate all’orizzonte: la guerra in Ucraina”.

Ed ha evidenziato la necessità di approfondir egli scritti di Isacco di Ninive, perché invita a non perdere la speranza: “Per il tema del Convegno, quest’anno ci siamo affidati a uno dei grandi maestri della vita spirituale di tutti i tempi: Isacco di Ninive, o Isacco il Siro.

Una figura che ha nutrito generazioni di cristiani di ogni tempo, condizione e latitudine; di ogni Chiesa e anche oltre. Un padre che, pur appartenendo a una delle Chiese più antiche e geograficamente più remote, ha conquistato tutti, come mostrano i suoi scritti tradotti (caso unico!) in tutte le lingue parlate da cristiani, anche quelle ormai non più praticate come il Sogdiano (che era parlato nella regione dell’attuale Uzbekistan)…

Ma Isacco è anche l’annunciatore della speranza… al cuore della fragilità. In un’epoca di grandi rivolgimenti, politici e religiosi, in seguito all’espansione del dominio arabo, che nel Medio Oriente andava sostituendosi a quello bizantino e persiano, egli ha saputo scorgere nelle pieghe di quella storia così precaria e incerta (come la nostra) il riflesso di una speranza certa. E proprio al cuore di quel mondo così minacciato, ha annunciato il Dio amico degli uomini che non abbandona la sua creatura, che non viene meno alla sua promessa”.

Quella del priore è stata un’apertura al ‘futuro’: “Certo è che abbiamo constatato la potenza di comunione che questo padre ha saputo generare nei secoli e che ancora una volta abbiamo visto all’opera tra noi.

La composizione della nostra assemblea non è stata mai così ricca come quest’anno: insieme a vari rappresentati della Chiesa cattolica, le Chiese ortodosse, tre Chiese ortodosse orientali, la Chiesa Assira, le Chiese della Riforma e la Chiesa Anglicana.

E poi ancora, giovani e meno giovani, come non mai… Isacco è stato capace non solo di attrarci qui, ma anche di aiutarci a scoprire quella fraternità che ci unisce nonostante le nostre divisioni. Possiamo continuare a chiederci il perché dell’eloquenza della sua parola…

Ma intanto non possiamo non vederne gli effetti su di noi, e constatare ancora una volta, con stupore, come queste parole dette da un solitario a dei solitari restino eloquenti per l’essere umano di ogni tempo, condizione e latitudine. Per questo e per altro ancora, al termine dei nostri giorni di convegno, il sentimento che più ci abita è quello del rendimento di grazie, innanzitutto al Signore, nel nome del quale ci siamo riuniti”.

Intanto l’ultima giornata del Convegno ha visto due relazioni molto interessanti. Nella prima il prof. Pablo Argárate, docente all’università di Graz, ha affrontato l’escatologia di Isacco di Ninive: un’escatologia che non ignora realtà come il male, il peccato e la morte, al contrario le prende come punto di partenza senza però farne delle realtà immutabili.

Il male, il peccato e la morte non sono sempre esistiti e verrà un tempo in cui non esisteranno più, mentre di fronte, prima e dopo di essi l’amore di Dio per ogni creatura è eterno e indefettibile: lo stesso inferno, che è la negazione estrema di questo amore, non può in alcun modo vincerlo.

La seconda relazione è stata pronunciata da Chrysostomos Stamoulis di Tessalonica, ed ha risposto ad una domanda insistente nei giorni del convegno: cosa può dire Isacco all’uomo del XXI secolo? Stamoulis ha osservato che se Isacco fu un monaco vissuto nel VII secolo, che scrisse per altri monaci, non vi è una differenza ontologica tra noi contemporanei e chi visse prima delle rivoluzioni industriali e tecnologiche che hanno segnato gli ultimi due secoli, così come il deserto abitato da Isacco e la città appartengono entrambi al mondo creato e amato da Dio.

L’amore e la compassione per ogni creatura annunciate da Isacco sono validi oggi come lo erano 14 secoli fa, e oggi come allora possono porsi in contraddizione con alcune pratiche e convinzioni radicate.

Particolarmente scandaloso può risultare l’appello di Isacco all’umiltà, ‘Svilisciti e vedrai la gloria di Dio in te’, in un mondo al contrario teso all’affermazione di sé; ma, proprio perché scandaloso, è un messaggio prezioso.

Mentre in apertura di convegno il priore di Bose aveva sottolineato la necessità di non disperare: “Non disperare! Non voltare le spalle! Non lasciarsi spaventare e paralizzare dalle sventure, dal peccato, dalle contraddizioni e dal nonsenso che vediamo dilagare in noi e tra di noi…

Ecco uno degli insegnamenti che Isacco ci consegna e che oggi vogliamo ascoltare. E anche una delle ragioni per cui abbiamo creduto che egli sarebbe stato la guida migliore per questo nostro nuovo incontro, e per questo nuovo inizio”.

(Foto: Monastero di Bose)