Il giuramento di King Charles III, la nomina di William a Prince of Wales e l’incoronazione vera e propria

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.09.2022 – Vik van Brantegem] – Condividiamo di seguito un articolo dell’editorialista Gianluca Mercuri, preso dal Punto del Corriere della Sera di questa mattina (Prima Ora Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera).

Buongiorno.

Re Carlo tornava dalla guerra
Lo accoglie la sua terra
Cingendolo d’allor…


Non c’è niente da fare: da due giorni siamo martellati da «re Carlo» e viene inesorabilmente in mente Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, la ballata di De Andrè che l’anno prossimo compie sessant’anni ma ancora oggi fa morire dal ridere per lo strepitoso testo medievaleggiante, e assai irridente, di Paolo Villaggio.

Il punto è che il solo chiamarlo «re Carlo» dà l’idea di quanto quest’uomo tormentato salga sul trono da vecchio — 73 anni, 74 inoltrati quando sarà incoronato — perché vecchio è il tic di tradurre in italiano i nomi dei reali: avevamo Elisabetta, abbiamo Carlo ma avremo William, suo figlio, e mai «Guglielmo».

L’associazione istintiva al testo villaggesco, poi, dice quanto siamo abituati a reagire alla sola visione di quest’uomo con un sorrisetto spesso sarcastico, a volte risentito: nell’immaginario popolare, «il principe Carlo» era l’uomo che umiliò Diana, non a caso «la principessa del popolo», e la splendida ricostruzione del suo umanissimo travaglio nella serie tv The Crown non era bastata, finora, a restituirgli un’immagine davvero regale.

Ma forse le cose, ora che è re, cambieranno. Anzi, forse sono già cambiate, come fanno intravedere il primo bagno di folla da sovrano davanti a Buckingham Palace, gli applausi e le centinaia di mani strette per un quarto d’ora, perfino il bacio sulla guancia accettato da una sconosciuta. Le prime parole da re sono state dedicate alla madre, indicata come esempio di «amore costante per la tradizione, e accoglienza senza paura del progresso», e abilmente copiata nella promessa da lei fatta a 21 anni: «Dovunque voi possiate vivere nel Regno Unito, o nei regni e territori nel mondo, e qualunque siano il vostro retroterra e il vostro credo, prometto di servirvi con lealtà, rispetto e amore».

Il re, insomma, «è apparso affettuoso, rassicurante, preciso», nota Beppe Severgnini. «Ha ricordato, per esempio, che intende “servire per tutta la vita”, troncando sul nascere ogni speculazione su un’abdicazione in favore di William». Ma la nomina immediata del figlio a principe di Galles, vera sorpresa di questi giorni, è per Luigi Ippolito «un segnale che il nuovo re vuole il figlio al suo fianco fin dal primo momento, una sorta di “vice-re” di fatto». Con un po’ di malizia si può leggere un primo, significativo smarcamento dalla madre, della cui distanza (umana e real-politica) Carlo spesso soffrì.

Insomma, quest’uomo che ha speso la vita a compensare l’apparente condanna all’inconcludenza con le passioni intellettuali e ambientaliste, col tempo sembrerà sempre meno pretenzioso e sempre più adatto a quel ruolo anacronistico che la madre ha reso essenziale: «Non occorre essere monarchici per capire quello che i Windsor hanno capito: l’unico modo per sopravvivere è rendersi utili» (Severgnini).

E allora, altro che Carlo Martello: le uniche note degne e giuste saranno d’ora in poi quelle di God Save the King. A partire da stamattina alle 10, quando il «Consiglio di Accessione» proclamerà ufficialmente il nuovo re, che giurerà in diretta tv. Il 19 settembre, dopo i canonici 10 giorni di lutto nazionale, si terranno i funerali di Elisabetta. L’incoronazione vera e propria di King Charles III, non prima di sei mesi.

Gianluca Mercuri

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