Papa Giovanni Paolo I: le testimonianze di una santità

Una santità intrisa di umiltà, di preghiera, di amore per la gente e per la povertà, che è la santità delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Così il card. Beniamino Stella, postulatore della causa di canonizzazione di Giovanni Paolo I, ha definito le caratteristiche cha hanno portato papa Luciani alla beatificazione di domani:

“Sono passati 44 anni dalla sua morte, da quel 1978 che vide tre Successori di Pietro susseguirsi alla guida della Chiesa. Sono passate diverse generazioni. Ma bisogna ricordare che già subito dopo la morte di Giovanni Paolo I, un Papa che in poco più di un mese aveva conquistato il cuore di credenti e non di tutto il mondo, la sua fama di santità, già presente in vita, cominciò a diffondersi. Tanti fedeli avevano cominciato a pregarlo. L’allora vescovo di Belluno-Feltre, diocesi natale di Albino Luciani, ricevette molte richieste affinché ne introducesse la Causa”.

Ed ha ricordato le tappe del percorso di beatificazione, durata 19 anni: “La tappa più significativa di queste richieste è datata 1° giugno 1990, quando l’intera Conferenza Episcopale del Brasile chiese a Giovanni Paolo II di iniziare il processo.

Ho definito questa tappa come significativa perché attesta la fama di santità e la sua diffusione crescente nel tempo, ottemperando così a una condizione fondamentale per l’introduzione di una causa di canonizzazione. I 226 vescovi firmatari evidenziarono le motivazioni che li avevano portati all’istanza solidale, considerato l’esempio dell’habitus virtuoso del Vescovo di Roma, Albino Luciani”.

E nel 2011 avvenne il miracolo: “Alla fine di novembre di quello stesso anno si concludeva a Buenos Aires in Argentina anche l’Inchiesta diocesana, avviata l’anno precedente dalla vice postulatrice, per il caso della presunta guarigione straordinaria, avvenuta nel 2011 di una bambina per la quale era stata prospettata la morte imminente a causa di una grave forma di epilessia refrattaria e shock settico.

Abbiamo qui il sacerdote José Dabusti che pregò per la sua guarigione ottenendo il miracolo, e ne ascolteremo la testimonianza. Il 13 ottobre 2021 papa Francesco ha autorizzato il Dicastero a promulgare il Decreto riguardante il miracolo. La Consulta medica dello stesso Dicastero aveva previamente riconosciuto, all’unanimità, trattarsi di una vicenda inspiegabile per la scienza. E’ stato il passo che ha aperto la strada alla beatificazione, che stiamo per celebrare”.

Ed ha concluso l’intervento con un ricordo personale: “Era il mio vescovo e di lui conservo il migliore ricordo: uomo di preghiera assidua e profonda, di attento ascolto e capace di sostegno umano e spirituale, come pastore di sacerdoti e di popolo di Dio, dotto e preparato come maestro della fede e buon comunicatore della Parola di Dio, amico e fratello dei sacerdoti, visitatore dei malati e catechista impareggiabile.

Di Luciani metterei in evidenza tre caratteristiche: sacerdote che pregava, che viveva poveramente e che si sentiva bene con la gente. In relazione alla povertà mia madre soleva citare, talvolta, monsignor Luciani, per dire che il sacerdote non doveva avere conti in banca e libretto di assegni. Penso che lo avesse sentito da lui stesso nelle periodiche visite ed incontri dei genitori in seminario”.

La Chiesa di papa Luciani è la Chiesa del volto misericordioso di Dio: “La santità di Papa Luciani è importante per la Chiesa e per il mondo di oggi perché attraverso il suo esempio siamo richiamati al cuore della vita cristiana: all’umiltà e alla bontà di chi sa riconoscersi peccatore bisognoso di misericordia, di chi vuole servire con dedizione generosa e con opere di bene gli altri, annunciando la gioia del Vangelo.

Luciani ci testimonia il volto di una Chiesa umile, laboriosa e serena, preoccupata della sequela del suo Signore, lontana dalla frequente tentazione di misurare l’incidenza e il valore del Vangelo dallo stato di opinione della gente, o della società, nei propri confronti”.

Mentre don Davide Fiocco, rappresentante0 della diocesi di Belluno-Feltre nella Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I, le radici della santità di papa Luciani: “E infatti la beatificazione di Giovanni Paolo I impone di riconsiderare anche il background, nel quale affondano le radici della sua santità, con uno sguardo alla comunità parrocchiale di origine.

Sappiamo che in quei decenni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento furono anni difficili, segnati dall’emigrazione, dalla prima guerra mondiale, da un’economia di sussistenza. Tuttavia (a dispetto di molte vulgate, che troppo spesso hanno decantato l’umiltà e la provincialità del paese natale) la ricerca storica racconta la vitalità di una terra di confine, che fu sede di iniziative economiche e sociali che vantano la primogenitura anche a livello nazionale e soprattutto fu fucina di personalità di un certo rilievo.

Non è un caso che durante il Concilio Vaticano II – caso forse unico al mondo – questa piccola parrocchia montana contasse tra i Padri conciliari ben tre prelati: mons. Luciani, vescovo di Vittorio Veneto; padre Saba De Rocco († 1984), generale dei Somaschi; mons. Giovanni Battista Costa († 1996), figlio di emigranti e primo vescovo di Porto Velho in Brasile”.

La nipote del papa, dott.ssa Lina Petri, ha tratteggiato alcuni ricordi: “Spesso mi ripeteva che a me lo legava particolarmente l’affetto per mia mamma, che tanto si era sacrificata per lui ed era dovuta emigrare per lavorare.

Ma anche lo zio io l’ho sempre conosciuto povero: nel patriarcato di Venezia, al di là degli arredi ‘storici’ non c’era nulla di sfarzoso o di particolare valore. Quando era arrivato a Venezia aveva dovuto arredare le camere degli ospiti, avendo i parenti del patriarca Urbani portato via quello che era proprietà del cardinale…

Anche nel vestire era estremamente sobrio. Succedeva che suor Vincenza qualche volta passasse a mia mamma le sue canottiere di lana, i calzini, le camicie, ormai consunte e rammendate più volte, che poi venivano usate da mio papà, muratore, sul lavoro.

Diceva suor Vincenza, la suora che lo ha seguito da Vittorio Veneto a Roma, che era l’unico modo di ‘far sparire’ quella biancheria lisa senza che lo zio reclamasse per continuare ad usarla”.

Ed infine la testimonianza di p. Juan José Dabusti, sacerdote dell’srcidiocesi di Buenos Aires: “Io fino a quel momento non avevo mai pregato Giovanni Paolo I per una guarigione. Ma la sua figura ha avuto a che fare con la mia vocazione.

Nell’agosto del 1978, a soli 13 anni e all’inizio della mia adolescenza, rimasi veramente colpito dall’elezione e dalla persona di papa Luciani: vidi che era molto semplice e molto felice. Questi due tratti avevano catturato la mia attenzione e suscitato la mia ammirazione, soprattutto, il mio spontaneo affetto per lui.

Ricordo che, in quei primi giorni del suo pontificato, i media mandavano notizie, filmati e foto di Giovanni Paolo I. Fu così che, su un’anta di un armadio della mia stanza, collocai, insieme ad altre stampe, il suo ritratto. E a volte, guardando questo ritratto, ho pregato per lui. Conservo anche nella mia memoria l’impatto che la sua morte improvvisa mi ha causato.

Crescendo l’ho pregato di aiutarmi a discernere la vocazione da seguire. Essere prete o cosa?… E sono certo che Albino Luciani fu un misterioso padre spirituale e un silenzioso ma efficace intercessore per me nel decidere di abbracciare la vocazione sacerdotale. Passati gli anni, diventato sacerdote nel 1991, la presenza di Giovanni Paolo I ha sempre avuto il suo posto nella mia spiritualità, più o meno forte”.

(Foto: Vatican Media)

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