Il Meeting si apre al mondo

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“Il titolo scelto per l’edizione 2022, ‘Una passione per l’uomo’, è dotato di grande forza, accresciuta, se possibile, dal contesto nel quale viviamo. Più che mai il tema della dignità della persona, della sua difesa, della salvaguardia della sua libertà e della sua integrità, è al centro della sfida che si pone all’uomo contemporaneo”: questo è stato il messaggio del presidente della Repubblica Italiana, che ha inaugurato il Meeting dell’Amicizia tra i popoli, in svolgimento a Rimini.

Ed infatti nel week end appena trascorso alla fiera riminese sono stati  molti gli ospiti internazionali, che hanno raccontato in quale modo i cristiani cercano di creare le condizioni per la pace, come ha detto da Mosca mons. Paolo Pezzi: “Per i cristiani la pace è un dono, e come tale va accolta e riconosciuta. Per il mondo, invece, è l’instaurarsi di un certo potere, e occorre che qualcuno faccia certi sacrifici, mentre altri no; è quindi sempre una menzogna la pace del mondo”.

Mons. Paolo Pezzi, arcivescovo metropolita della parrocchia Madre di Dio a Mosca, ha invitato i cristiani ad essere protagonisti: “Bisogna scrivere una nuova pagina della storia, quelle degli eroi della pace… Il dono della pace non è, innanzitutto una conquista umana: possiamo sforzarci quanto vogliamo, ma non raggiungeremo la pace dopo un certo passo di un certo cammino… La pace è un’esperienza presente che riverbera la certezza affettiva del rapporto con Cristo”.

Ma non solo l’Europa è stata al centro degli incontri, ma anche la situazione della Palestina, che ha la sensazione di essere stata abbandonata dalla diplomazia internazionale, secondo la testimonianza del patriarca di Gerusalemme dei Latini, mons. Pierbattista Pizzaballa: “Sul piano politico e sociale israeliani e palestinesi sono accomunati dalla mancanza di fiducia: nessuno si fida più di nessuno e nessuno vuole più sentire parlare del processo di pace dopo il fallimento”.

Ed ha spiegato il senso dell’abbandono,aggravato dalla crisi economica che a Gaza è esplosiva: “C’è la coscienza tra i palestinesi di essere stati abbandonati dalla comunità internazionale che non si occupa già di loro che sono rimasti soli a lottare per il loro Paese, per la Palestina. In questo contesto si lavora per giustizia e pace dando una parola di verità ma che dia anche fiducia e superi la rassegnazione e la ribellione”.

E dalla Repubblica Centrafricana il card. Dieudonné Nzapalainga, ha raccontato di una guerra dimenticata e del coraggioso del viaggio apostolico del papa e degli sforzi fatti negli anni della guerra civile insieme ai protestanti e ai musulmani:

“Quando i ribelli hanno preso il controllo nel 2013 le violazioni dei diritti umani erano all’ordine del giorno ma non ho mai smesso di denunciarle, neppure quando alcuni uomini d’affari romeni sono venuti da me a nome dell’autorità per offrirmi € 80.000, che ho rifiutato”.

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