Papa Francesco a Rio, i giovani sono le pupille degli occhi della società. La sicurezza non trattiene alcuni giovani che bloccano l’auto del Papa

Sono passate da poco le 20.30 quando l’aereo che ha portato il Papa in Brasile atterra a Rio de Janeiro 12 e passa ore di volo. Lo attendono la croce della GMG e la presidente Rousseff insieme a decine di ragazzi e qualche giovane coppia con i figli che gridano “ Questa è la gioventù del Papa” e un nuovo slogan in portoghese Papa Francesco questo è la gioventù di Cristo.

Il Papa scende dalla scaletta con un lieve accenno di sorriso, ai piedi della scaletta sul tappeto rosso lo attende la presidente e una ragazza con un mazzo di fiori, poi il saluto delle delegazioni. Non solo strette di mano ma scambio di abbracci un po’ confusi, poi il Papa e la Presidente si avviano verso l’aeroporto chiacchierando, poi ancora saluti di vescovi, sacerdoti e ministri e militari che si confondono uno con l’altro.

Il Papa sembra davvero intimidito davanti alla Croce della GMG, ascolta i bambini che cantano, poi dopo un incontro privato in aeroporto con la presidente, Papa Francesco è salito in una monovolume argento scortato dalle auto blindate della sicurezza.

Finestrini aperti per il percorso sul lungo mare che porta in città. Le auto sui viadotti attendono il passaggio del corteo papale, Francesco guarda la strada e l’elicottero della TV segue passo passo il viaggio in auto del Papa sulle lunghe autostrade cittadine, ai lati favelas e zone industriali fino al dawn town, ai bordi della strada verso il centro la macchina del papa viene letteralmente assaltata da un gruppo di un centinaio di giovani della GMG che costringono la sicurezza ad un vero tour de force. Non è tanto una festa al passaggio del Papa come in altri viaggi quanto un vero assalto al Papa che in effetti ha creato più una atmosfera di tensione che di festa. Infine il Papa arriva alla cattedrale e cambia l’auto, sale sulla vettura panoramica per proseguire verso il palazzo presidenziale di Guanabara, sempre “assalito” di gruppi di ragazzi che si erano dati appuntamento vicino alla cattedrale. E in questo caso grazie all’impegno dei volontari della GMG non ci sono stati problemi.

Grazie a loro il Papa ha proseguito il suo percorso salutando migliaia di ragazzi assiepati lungo le strade del centro città nei viali delle città. Ma alla fine la scelta è stata quella del trasporto in elicottero che lo ha portato, insieme al seguito, in un campo sportivo dove si erano riuniti dei giovani e da li a piedi il Papa è andato al Palazzo presidenziale che si trova subito alle spalle.

Un volo suggestivo e panoramico nella notte che intanto era scesa su Rio de Janeiro.

Finalmente il momento dei discorsi ufficiali e degli inni nazionali. Nel cortile del palazzo

la presidente Rousseff ha salutato il Papa ricordando la gioia di ricevere il primo papa dell’ America latina, ricorda i valori condivisi con la santa Sede a partire dalla solidarietà e alla attenzione ai poveri. La Presidente ha sottolineato la apertura al dialogo con tutte le religioni dello stato portoghese, e ha condiviso la espressione del papa che parla di “ globalizzazione della indifferenza” e ha esaltato i risultati positivi del suo governo, Rousseff in campo nazionale e internazionale esponendo in un mini comizio le sue posizioni sociali e politiche.

Poi parla il Papa leggendo un discorso in portoghese molto spagnolo. “Ho imparato che, per avere accesso al Popolo brasiliano, bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore; mi sia quindi permesso in questo momento di bussare delicatamente a questa porta. Chiedo permesso per entrare e trascorrere questa settimana con voi. Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo! Vengo nel suo Nome per alimentare la fiamma di amore fraterno che arde in ogni cuore; e desidero che a tutti e ciascuno giunga il mio saluto: “La pace di Cristo sia con voi! ””

Spesso interrotto dagli applausi il Papa dice: “Con questa mia visita desidero proseguire nella missione pastorale propria del Vescovo di Roma di confermare i fratelli nella fede in Cristo, di incoraggiarli nel testimoniare le ragioni della speranza che scaturisce da Lui e di animarli ad offrire a tutti le inesauribili ricchezze del suo amore.”

Parla della GMG, dei giovani che si fanno accogliere dalle  braccia aperte del Cristo Redentore:”Questi giovani provengono dai diversi continenti, parlano lingue differenti, sono portatori di culture variegate, eppure trovano in Cristo le risposte alle loro più alte e comuni aspirazioni e possono saziare la fame di una verità limpida e di un amore autentico che li uniscano al di là di ogni diversità. Cristo offre loro spazio, sapendo che non può esserci energia più potente di quella che si sprigiona dal cuore dei giovani quando sono conquistati dall’esperienza dell’amicizia con Lui.”

I Giovani hanno fiducia in Cristo “essi non hanno paura di rischiare con Lui l’unica vita che hanno, perché sanno di non rimanere delusi.” Da loro dipende il futuro, dice il Papa e conclude:  “È comune da voi sentire i genitori che dicono: “I figli sono la pupilla dei nostri occhi ”. Come è bella questa espressione della saggezza brasiliana che applica ai giovani l’immagine della pupilla degli occhi, la finestra attraverso la quale la luce entra in noi regalandoci il miracolo della visione! Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi?

Come potremo andare avanti? Il mio augurio è che, in questa settimana, ognuno di noi si lasci interpellare da questa domanda provocatoria.” E aggiunge : “La nostra generazione si rivelerà all’altezza della promessa che c’è in ogni giovane quando saprà offrirgli spazio; tutelarne le condizioni materiali e spirituali per il pieno sviluppo; dargli solide fondamenta su cui possa costruire la vita; garantirgli la sicurezza e l’educazione affinché diventi ciò che può essere; trasmettergli valori duraturi per cui vale la pena vivere; assicurargli un orizzonte trascendente per la sua sete di felicità autentica e la sua creatività nel bene; consegnargli l’eredità di un mondo che corrisponda alla misura della vita umana; svegliare in lui le migliori potenzialità per essere protagonista del proprio domani e corresponsabile del destino di tutti.” E infine dice il Papa “In questo momento, le braccia del Papa si allargano per abbracciare l’intera nazione brasiliana, nella sua complessa ricchezza umana, culturale e religiosa. Dall’Amazzonia fino alla pampa, dalle regioni aride fino al Pantanal, dai piccoli paesi fino alle metropoli, nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa.”

Nel viaggio di andata in volo tra Roma e Rio il Papa aveva detto :”“Vado a trovare i giovani”: ha detto Papa Francesco, giovani non isolati ma calati nella realtà di tutti i giorni anche perché il loro isolamento è “un’ingiustizia”. I ragazzi hanno un’appartenenza precisa; appartengono ad una famiglia, ad una patria, ad una cultura e ad una fede. Dunque hanno una ricchezza che costituisce il futuro di un popolo ma il futuro è anche degli anziani perché sono loro i depositari della “saggezza di vita”, della storia, della patria e della famiglia. “Un popolo ha futuro se va avanti con la forza dei giovani e con gli anziani”.

Poi una riflessione sulla crisi economica mondiale e sulla possibilità per i giovani di trovarsi senza lavoro. “Abbiamo il rischio di avere una generazione che non ha avuto lavoro”: ha evidenziato il Papa mentre è dal lavoro che viene “la dignità della persona”, “dal guadagnarsi il pane”. Da qui un pensiero sulla cultura dello scarto che si riflette nel mettere da parte anche gli anziani mentre è necessario promuovere una “cultura dell’inclusione, una cultura dell’incontro”. Poi l’invito ai giornalisti: “vi chiedo di aiutarmi e lavorare per il bene della società dei giovani e degli anziani”.

 

 

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