Il mondo fantasmagorico della “campagna elettorale” 2022. Per la sinistra della catapecchia ideologica è fascista pure Papa Francesco. Invece, autoritario è chi l’autoritario fa

Condividiamo di seguito tre articoli di firme di prestigio: del caro amico e stimatissimo collega Renato Farina, che i lettori di questo Blog dell’Editore conoscono bene; di Alessandro Nardone, un consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, autore di 7 libri, che è stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016; di Andrea Zhok, filosofo e accademico italiano, Professore di Antropologia filosofica e Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Milano. Aggiungiamo un doppio Postscriptum: Repubblica parte con il killeraggio dal Canale Telegram di Giubbe Rosse e Per Ferrara sul Foglio la destra va stanata per quello che non è dal Canale Telegram di Cesare Sacchetti.

Azzurra Barbuto, 2018.

«Una delle più importanti differenze tra uomini e animali è, che gli animali non permettono al più idiota di diventare capobranco» (Cit.).

Buona immersione – tra un tuffo in mare e uno in piscina – nel fantastico mondo della “campagna elettorale” effetto fermi tutti, abbiamo scherzato, tana libera tutti per chi ha devastato il Paese, dove chi per anni ha favorito licenziamenti, delocalizzazioni, tagli alla scuola e alla sanita, ti chiede il voto per combattere quelle sue stesse politiche. Se non entrano forze realmente alternative in Parlamento il voto è inutile.

  • Vietato criticare l’aborto. Per la sinistra adesso è fascista pure il Papa di Renato Farina su Libero Quotidiano dl 13 agosto 2022. Elena Stancanelli chiede a Giorgia Meloni di esprimersi chiaramente in favore dell’aborto, dell’utero in affitto e dell’ideologia gender. Dimentica che Papa Francesco è contrario. Così come lo erano Bobbio e Pasolini. Tutti nostalgici?
  • Autoritario è chi l’autoritario fa di Alessandro Nardone su Alessandronardone.net del 12 agosto 2022: «La realtà è che la sinistra italiana è costretta a voltarsi continuamente indietro perché non ha mai voluto guardare avanti. Tutti, dai politici all’intellighenzia che ne alimenta la grancassa mediatica, abitano una bolla costruita assemblando a capocchia i pezzi del retaggio politico, storico e culturale della nostra Nazione stando ben attenti a utilizzare unicamente quelli funzionali alla loro narrazione».
  • L’universo surreale della “campagna elettorale” di Andrea Zhok su Kulturjam.it del 12 agosto 2022: «Certo il potere ha sempre i mezzi per indurre obbedienza, ma che ci sia gente che continua ad attribuire credibilità a questa omogenea genia neoliberale mi sembra spiegabile solo come una forma estrema di sindrome di Stoccolma».

«Pensate che meraviglia poter disporre di media e politici compiacenti da utilizzare per creare emergenze dal nulla, da prendere a pretesto per poter stampare denaro dal nulla, che poi sarà ripagato con quote di sovranità nazionale, messa in schiavitù dei cittadini e beni reali» (Cit.).

«Il Prof che vede bene Giorgia Meloni a testa in giù, Simon Levis Sullam, figurava tra i docenti scelti dall’ex Ministro Lucia Azzolina per la commissione anti-odio. Lo scrive oggi su La Verità Francesco Borgonovo.
Ancora un altro becero attacco contro Giorgia Meloni e ancora una volta l’odio arriva da una cattedra universitaria. Dopo i “compagni” Prof di Siena, stavolta i Veneziani, guidati da un cervello sopraffino. Simon Levis Sullam, Professore di Storia Contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha condiviso su Facebook la foto di una libreria dove il libro di Giorgia Meloni è posizionato “a testa in giù” con il relativo commento “Nelle librerie Feltrinelli può capitare”. Un post che utente commenta: «Cavolo… a testa in giù è proprio brutto». E il docente risponde: «Pazienza è temporaneo — solo un po’ di mal di testa!». Ci sarebbe da piangere, invece che da ridere, ma il clima, tra quei signori, è da caserma… (Il Secolo d’Italia, 28 maggio 2021. La nuova moda dei sinistrati: andare in libreria per rovesciare il libro di Giorgia Meloni» (Post Facebook del 31 maggio 2021).

«Il sistema ha lavorato non per formare delle menti pensanti, ma per produrre degli automi depensanti» (Cesare Sacchetti).

Giorgia Meloni ha fondato Fratelli d’Italia il 21 dicembre 2012 (Foto LaPresse).

Vietato criticare l’aborto
Per la sinistra adesso è fascista pure il Papa
di Renato Farina
Libero Quotidiano, 13 agosto 2022


Si chiedono un sacco di cose a Giorgia Meloni. Rinnega questo e afferma quest’altro, altrimenti vuol dire che sei fascista. Lei, con pazienza, ha risposto persino in tre lingue straniere, per altro ripetendo quel che in italiano aveva detto e ridetto mille volte, abbattendo i capisaldi ideologici e pratici del fascismo storico e di quello nostalgico, tipo leggi razziali e monopartitismo. Niente da fare, le domande non finiscono mai. Daremo dei soldi a chi ci fornirà il manualetto del «perfetto idiota di sinistra» da cui sono attinte per vedere quante ne mancano (le risposte corrette immaginiamo siano stampate a caratteri capovolti come nei quiz dei giornali di una volta). Non facciamo lo sterminato elenco di quelle dei giorni scorsi perché poi perché non resterebbe spazio per illustrare una richiesta che le sorpassa tutte per ignoranza e irrazionalità.

Machista

Parliamo dell’editoriale di prima pagina della Stampa, autrice Elena Stancanelli, scrittrice e giornalista di prestigio del gruppo Gedi (Stampa-Repubblica-Secolo XIX), e pure de Il Manifesto. In una «Lettera a Meloni» dal titolo: «Ha ragione sulla cipria ma che fa sull’aborto?», Stancanelli sostiene che per dimostrare davvero di essere a favore delle donne e delle loro lotte, Giorgia deve dichiararsi senza se e senza ma a favore dell’aborto, e persino dell’utero in affitto, oltre che dell’ideologia della fluidità sessuale da insegnare nelle scuole. Altrimenti nisba, non c’è salvezza per lei, resterà per sempre una dannata machista fascista. La tecnica dei periodi ipotetici diabolici, che si concludono con domande retoriche che prevedono una sola risposta giusta, quella che ha in testa la maestrina del pensiero correttamente antifascista e femminista. Tipo: «Se davvero, e noi ne siamo entusiasti, ha scelto da ieri di ripudiare qualsiasi atteggiamento maschilista (la cipria di Letta, ndr), sicuramente chiederà scusa» per il discorso tenuto al Congresso di Vox, «spaventoso nei contenuti, sessista e misogino». E quindi «come si porrà nei confronti della legge sull’aborto, che le donne hanno lottato per ottenere e che sostengono contro le bordate che arrivano in particolare dalla sua parte (politica)?». Dovrà, come insegna quella che Sgarbi chiamerebbe la logica delle capre, essere pro aborto, e «smetterà di dire parole contro «l’ideologia gender… la gestazione per altri (=utero in affitto)?». Ma certo che non lo farà. Vuol dire allora che è una fascista irredimibile?

Indecente. Su aborto e gender le parole di Papa Francesco sono persino più dure di quelle usate da Giorgia. Parla di «killer»: «Abortire è come affittare un sicario per risolvere un problema… e un omicidio». E a proposito delle dottrine sulla fluidità sessuale da trasmettere a scuola ha capovolto il giudizio della Stampa: «Il gender è colonizzazione ideologica. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana». Ehi caro Massimo Giannini (il direttore della Stampa) che sei andato su Rai 3 da Fabio Fazio a tessere il peana del Papa, pensi anche tu che essere contro aborto e gender sia roba fascista-maschilista? Che fai? Rinneghi l’editorialista più importante per saecula saeculorum del tuo quotidiano, cioè Norberto Bobbio, il filosofo più insigne della sinistra laica? In una intervista a Giulio Nascimbeni, apparsa sul Corriere della Sera dell’8 maggio del 1981, alla vigilia del referendum, si espresse come maestro del diritto e si schierò con quello «fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. È lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte». Strano? No, razionale: «Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il “non uccidere”. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere. Con l’aborto si dispone di una vita altrui». Fascista e maschilista-misogino-sessista Norberto Bobbio? E lasci senza risposta queste tesi in prima pagina?

Il mondo di sinistra

E che dire di Pier Paolo Pasolini. Famoso e paradossalmente dimenticato il suo articolo sulla prima pagina del Corriere: «Sono contro l’aborto». Era il 19 gennaio 1975 [QUI] e venne giù il mondo di sinistra: «Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente». Interessante è un altro giudizio di Pasolini, presente in quell’articolo: le tesi pro-aborto derivano «Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste». Vai avanti Meloni, la sinistra raziocinante è con te. Peccato sia morta.

Autoritario è chi l’autoritario fa
di Alessandro Nardone
Alessandronardone.net, 12 agosto 2022


La realtà è che la sinistra italiana è costretta a voltarsi continuamente indietro perché non ha mai voluto guardare avanti. Tutti, dai politici all’intellighenzia che ne alimenta la grancassa mediatica, abitano una bolla costruita assemblando a capocchia i pezzi del retaggio politico, storico e culturale della nostra Nazione stando ben attenti a utilizzare unicamente quelli funzionali alla loro narrazione.

Se dovessimo visualizzarla, ci troveremmo davanti a una enorme e pericolante baracca costruita riciclando materiale finito nella discarica della storia decenni orsono, a seguito di quisquilie come la caduta del Muro di Berlino, Tangentopoli, l’11 settembre, la crisi finanziaria del 2008 e un conseguente scenario geopolitico nell’ambito del quale l’Occidente soffre a causa dell’oggettiva dismissione di economia reale a vantaggio di potenze ostili quali la Cina e multinazionali il cui potere – tra fatturato e possesso di dati – supera di gran lunga quello di diversi Stati.

Perché autocondannarsi a vivere in siffatta catapecchia ideologica? La risposta è semplice: la sinistra non ha alternative poiché nel corso degli ultimi trent’anni non ha saputo costruire una proposta politica seria, partendo da una precisa visione dell’Italia attorno alla quale raccogliere le forze con le quali condividere il percorso. Niente di niente, zero. Così, ogni volta che arrivano le elezioni, sono costretti a ridursi all’ultimo giorno per mettere insieme alleanze sconclusionate che mai e poi mai sarebbero in grado di governare.

Ancora una volta, a dimostrarlo sono i fatti: vinsero le elezioni per due volte (1996 e 2006) e in entrambe le circostanze i governi guidati da Romano Prodi caddero a causa degli scontri interni a maggioranze troppo eterogenee nate, cioè, non in funzione di obiettivi comuni, ma unicamente per fare cartello “contro” gli avversari politici.

Stando così le cose, devono aver pensato, perché mai dovremmo sforzarci di costruire? Tanto vale sfruttare l’indubbio apparato e limitarsi a cavalcare due o tre temi identitari per mantenere i consensi e utilizzarli al fine di governare a prescindere, anche quando si esce sconfitti dalle elezioni.

In poche parole, sapendo di non avere i numeri per vincere, fanno di tutto per far sì che dalle urne non escano maggioranze chiare, in modo da aggirare il fastidioso ostacolo del consenso e governare facendosi beffe degli elettori. In questo modo, dal 2011 a oggi il PD ha governato per ben 10 anni, oltretutto avocando a sé l’esclusiva sull’indicazione dei nomi per il Quirinale, quindi dell’arbitro del gioco.

Ciò significa andare contro l’interesse della Nazione in funzione della conservazione del potere. Anteporre i propri interessi a quelli degli Italiani. Un atteggiamento divenuto endemico al punto da produrre un effetto collaterale altrettanto evidente, ovvero derubricare qualsivoglia forma partecipazione democratica a strumento eversivo nelle mani dei fautori di non meglio specificate “derive autoritarie”.

Ergo, il risultato delle elezioni va bene solo se vincono loro: sotto questo aspetto sono molto simili a un certo Donald Trump, ma non diteglielo, perché potrebbero stramazzare al suolo.

Essendo questi i presupposti, persino l’ultimo dei babbei comprenderebbe quanto siano patetici i tentativi di delegittimare Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia agitando lo spettro del fascismo, poiché se in Italia emerge un’impostazione orientata all’autoritarismo – inteso come il voler imporre la propria volontà con sprezzo della partecipazione democratica – è proprio quella dei “democratici” guidati da Enrico Letta.

L’universo surreale della “campagna elettorale”
di Andrea Zhok
Kulturjam.it, 12 agosto 2022


“Vota il lavoro, scegli il PD!”
“Vota la scienza, scegli il PD!”
“Scegli i diritti, vota il PD!”
“Contro i finti stage, scegli il PD!”
“Un mese di stipendio in più, scegli il PD!”


Ecco, capita che tutte le persone normodotate e non affette da amnesie degenerative di mia conoscenza di fronte a questo exploit di marketing elettorale manifestino una significativa sintomatologia intestinale.

E tuttavia, con tutta evidenza, sondaggi alla mano, c’è una fetta del paese che legge o ascolta quelle frasi, digerisce benissimo e riesce persino a crederci.

C’è di che restare annichiliti.

Il punto, lo voglio dire subito, non è il PD.

Il PD è solo una pars pro toto, una sineddoche, un rappresentante esemplare del blocco dirigente dei liberali di destra e di sinistra che hanno guidato il paese negli ultimi trent’anni.

Questo blocco ha fatto politiche perfettamente interscambiabili, e spesso le hanno fatte proprio insieme, salvo dichiarare regolarmente un po’ prima delle elezioni la necessità di “fare fronte”, contro le sinistre a destra, e contro le destre a sinistra.

Incredibilmente questo giochino da scuola d’infanzia funziona sempre (sono celebri le improvvisate “antifasciste” dei progressisti, che tirano fuori i pupazzi con orbace e fez per spaventare i bambini prima delle urne).

Guardando agli slogan di cui sopra, non vorrei offendere l’intelligenza dei lettori ricordando che il PD e l’allegra compagnia di gemelli diversi con cui ha condiviso il potere, sono proprio quelli che hanno, nell’ordine: alimentato orgogliosamente ogni forma di precariato, chiuso entrambi gli occhi di fronte al proliferare delle false partite IVA e dei finti stage, fatto strame dei diritti del lavoro e di quelli di cittadinanza, sostenuto tutti i governi dell’austerity, ridotto la pubblica istruzione ad addestramento alla flessibilità e alla genuflessione, ecc.

Non solo, lo hanno fatto nel nome del rilancio economico e sociale del paese. E più il paese andava a picco, più questa promessa di rilancio suonava vibrante. Lo hanno fatto nel nome di una razionalizzazione del sistema pubblico mentre lo faceva collassare in un caos di formalismi, misurazioni farlocche di prestazione, e annunci preregistrati di quanto sono dispiaciuti per il disservizio.

Ma ricordare queste ed altre cose è inutile, oltre che frustrante, perché chi ha mantenuto lucidità lo sa, e chi ha bisogno che glielo si ricordi nuota in una boccia di pesci rossi, pronto a dimenticarlo tra cinque minuti.

Chi dopo tutti questi anni ci ricasca, merita di essere rappresentato da Pregliasco come scienziato e da Fassino come profeta.

Eppure non può non colpire la completa mancanza di consapevolezza di fatti semplici.

Chi ha un briciolo di memoria ricorderà come per anni ci abbiano decantato le lodi del consumismo, dell’edonismo reaganiano, della mobilità sfrenata e obbligatoria, dell’usa e getta, della crescita economica infinita come unico dio, e a chi criticava quel costante eccesso, quella mancanza di misura si ribatteva sprezzantemente che era un attardato, un nostalgico contrario alla modernità, un arretrato.

Ed ora, con la stessa ferma arroganza, gli stessi che predicavano l’accelerazionismo liberista, dopo averci costretto tutti quanti a giocare con le loro carte fasulle, ci spiegano che dobbiamo contrarre i consumi, smettere di spostarci (mentre a metà popolazione sono stati imposti lavori lontano da casa, nel nome della flessibilità), spegnere i barbecue che inquinano, adottare protempore una francescana povertà.

Per anni l’unico naturale ed inevitabile destino era la differenziazione globale della produzione, la delocalizzazione, la rincorsa alla manodopera cinese, ai microchip di Taiwan, al cibo in container dal Sud America, e a chi criticava gli eccessi di queste dipendenze globali si replicava di nuovo che era un bamba conservatore, magari un po’ fascista, e lo si ridicolizzava come “autarchico”.

Ed ora, proprio gli stessi che fino a un momento fa ti raccontavano la fiaba dell’allegra globalizzazione che avrebbe portato pace e prosperità, e in cui nessuno doveva temere l’iper-specializzazione e la divisione del lavoro, ora questi stessi promuovono una nuova guerra fredda, dove decidono di ritirare la produzione da tutti i paesi autoritari – cioè non occidentali – gli stessi dove fino a ieri delocalizzavamo come se non ci fosse un domani.

Per anni ci hanno spiegato con malcelato disprezzo che gli Stati non contavano più nulla, che c’erano solo i mercati e che inoltre eravamo tutti gioiosi cittadini del mondo; e quando gli dicevamo che non esistono mercati senza cornici legali, né cornici legali senza la forza, anche militare, degli stati, e senza confini nazionali, questi ci davano di nuovo degli sciocchi nostalgici, dei “sovranisti” che non avevano capito dove stava andando la storia.

E ora, in tempo reale, quando uno Stato superpotenza di cui siamo protettorato ci mette giù la lista dei Paesi con cui possiamo commerciare e dei cittadini stranieri che dobbiamo mettere al bando, immediatamente battiamo i tacchi con tanti saluti ai cittadini del mondo no border.

Per anni ci hanno spiegato che avevamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, che i debiti pubblici erano il frutto della nostra sconsideratezza, e che i mercati erano giudici infallibili, contro cui nessuno poteva nulla – e che giustamente ci condannavano ad un’esistenza di stenti.

E quando obiettavamo che c’erano margini per poter ristrutturare investendo, e per rinforzare il tessuto formativo e produttivo, e per arginare le scorribande dei mercati finanziari ci spiegavano che no, non era possibile, che il sistema nella sua infinita saggezza possedeva una razionalità superiore, e che da noi tutti si richiedeva soltanto di saldare i debiti, giunti oramai a soglie assolutamente insuperabili.

Poi, quando gli speculatori americani hanno fatto saltare il sistema nel 2008, quell’infinita saggezza si è trasformata in sciagurata dabbenaggine che richiedeva l’aiuto degli Stati e dell’erario pubblico e di spregiudicate operazioni monetarie, immettendo nel sistema quantità pazzesche di liquidità dove prima non c’era una lira per tenere aperto un ospedale.

E una volta messo in sicurezza l’infinitamente saggio sistema finanziario, d’un tratto di nuovo non c’era più un penny per nessuno, ed eravamo tutti chiamati a ripianare con l’austerity per i nostri peccati.

Questo fino alla successiva “distruzione creativa”, dove, dopo aver distrutto una volta di più l’economia reale con decisioni dogmatiche ed arbitrarie (questa volta per ragioni di “salute pubblica”), hanno ripreso a stringere il cappio del debito, generando magicamente enormi capitali che saremo tenuti a ripianare.

E non avevamo finito di leccarci le ferite per i lockdown e i blocchi selettivi che subito la giostra è ripartita, cercando in tutti i modi la lite con il nostro principale fornitore di materie prime, mentre buttiamo paccate di soldi rifornendo di tecnologia militare a perdere il dark web.

In attesa di essere richiamati al nostro destino eterno e irredimibile di debitori sempre quasi insolventi.

E si potrebbe continuare a lungo di contraddizione in contraddizione, di naufragio in naufragio.

La verità è che la lettura del mondo, della storia, della politica, dell’economia, della cultura, dei rapporti nazionali e militari, che ci ha imposto con immensa spocchia e illimitata arroganza il ceto unico liberale al comando è stata una lettura falsa come Giuda, una sconfinata serie di menzogne e contraddizioni, con esiti sistematicamente fallimentari.

E questa gente, proprio loro, oggi, una volta ancora, ci verrà a dire che dobbiamo fidarci di loro, della loro “moderatezza” estremista, della loro lungimirante miopia, del loro talento di curatori fallimentari di una bancarotta cui ci hanno condotto con mano ferma e paternalistico rimprovero.

Certo il potere ha sempre i mezzi per indurre obbedienza, ma che ci sia gente che continua ad attribuire credibilità a questa omogenea genia neoliberale mi sembra spiegabile solo come una forma estrema di sindrome di Stoccolma.

Postscriptum

1. Repubblica parte con il killeraggio

«Sullo stile dei maestri di character assassination come Giovanni Rodriquez e l’ultimo David Carretta, oggi Matteo Pucciarelli su Repubblica fa azione di killeraggio verso le cosiddette liste alternative (Italexit, ISP, Vita e Alternativa per l’Italia. A proposito. Vogliamo sperare che “Alternativa per la Germania”, come si legge nell’articolo, sia un banale refuso dovuto a fretta, disattenzione o cialtroneria e non qualcosa di peggio). Inutile soffermarsi sul “contenuto”.
Viene da chiedersi, piuttosto, per quale motivo Repubblica perda tempo e sprechi armi pesanti contro piccole liste che faticheranno a raggiungere il quorum, considerato che il target di pubblico della testata ha già un’ideologia fortemente radicata verso l’europeismo, l’atlantismo e l’obbligo vaccinale e, pertanto, avversa in partenza alla proposta politica di quelle liste. Davvero pensano di portare qualche voto in più al mulino di Letta e soci con questo tipo di azioni?
No. Il killeraggio delle alternative serve essenzialmente a cementificare quell’ideologia, a serrare i ranghi, a escludere preventivamente qualsiasi ipotesi alternativa per coloro che all’interno di quel campo dovessero mai avere dubbi, obiezioni, ripensamenti. Un po’ come dire: “Sì, è vero, noi non saremo perfetti, ma le alternative sono peggiori, quindi votate per noi”. Nasce fondamentalmente da un sentimento di malcelata paura. Strillano e si agitano perché sanno di avere sempre meno lettori, di essere incapaci di attirare nuovi adepti e nuovi elettori verso le urne. Più aumenta la paura di essere sempre di meno, più sparano alla cieca. Sparano più che possono per tenere a distanza il “pericolo”, come per esorcizzarlo.
Il killeraggio si sta diffondendo a macchia d’olio nel giornalismo mainstream. Ne abbiamo già fatto le spese anche noi come canale. Il fenomeno non va sopravvalutato nella sua portata politica, ma certo va messo in conto oggi per chiunque si proponga di fare politica, attiva o indiretta. Nel nostro piccolo, cercheremo di non scendere mai su questo livello di barbarie, almeno fintanto che ci sarà possibile. Anzi, continueremo il più possibile a ignorarlo. Infondo, come ci ricorda un vecchio proverbio, se senti i cani abbaiare, è perché ti stai avvicinando alla casa» (Canale Telegram di Giubbe Rosse, 13 agosto 2022).

2. Per Ferrara sul Foglio la destra va stanata per quello che non è

«Stamane sul Foglio [QUI] c’è il ritorno di una vecchia conoscenza. C’è Giuliano Ferrara, l’elefantino neocon che ha sostenuto tutte le guerre illegali ordinate dall’amministrazione Bush e lo stesso elefantino che ammise candidamente di aver preso bustarelle dalla CIA per passare informazioni all’agenzia di intelligence. La stessa agenzia che ha orchestrato ed eseguito colpi di Stato in mezzo mondo laddove i governi non si conformassero agli interessi dell’agenda dello stato profondo di Washington. E la stessa CIA che vede come fumo negli occhi Donald Trump.
Ferrara sostiene che il centrodestra andrebbe stanato per la sua “reverenza” a Trump e Putin e non si capisce bene dove sia tale referenza considerato che il centrodestra è più atlantista ed europeista persino dello stesso PD. Siamo alle solite. Si cerca di presentare alle masse il polo “conservatore” per quello che non è, nel tentativo che qualcuno possa dare il voto alla banda neoliberale del centrodestra. Stavolta però sono veramente in pochi a bersi queste favole. Coloro che hanno votato centrodestra e Lega nella speranza che essi potessero costituire un’alleanza sovranista con Trump e Putin non sembrano avere nessuna intenzione di ripetere lo stesso errore commesso anni fa» (Canale Telegram di Cesare Sacchetti, 13 agosto 2022).

Una foto che viene usata (pro e contro Salvini) fuori contesto. «Molti probabilmente ricordano questa foto. Quando essa apparve nel 2016, i media scrissero immediatamente che Trump e Salvini avevano stabilito una sorta di alleanza. In realtà le cose sono andate in maniera diversa. Questa foto fu comprata. Secondo l’imprenditore Leonardo Zangani, quella foto costò 50 dollari ed era una delle foto a pagamento che Trump faceva per poi finanziare la sua campagna elettorale. Lo stesso Trump smentì immediatamente di aver incontrato Salvini nella veste che Salvini, la Lega e i media volevano far credere. E quei 50 dollari probabilmente sono stati solamente pochi spiccioli che sono stati spesi per orchestrare una enorme campagna di disinformazione tutta volta a far credere che Salvini fosse un operatore di Trump in Italia. Presto probabilmente sapremo la verità su quanti soldi sono stati spesi per eseguire tale campagna e su chi, nei vari social, è stato pagato per seminare menzogne e falsità» (Cesare Sacchetti).

Per la soluzione non ci si può fidare
di coloro che il problema hanno creato.

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