Dalla Repubblica Democratica del Congo una storia di rinascita

Nei primi giorni di luglio il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, nel viaggio nella Repubblica Democratica del Congo ha incontrato anziani, bambini, donne sole con i figli, coppie, adolescenti, uniti dall’unico comune denominatore della sofferenza: quella che ha la forma del rifiuto e dello stigma sociale, della malattia e della disabilità intellettiva, dell’abbandono anche da parte degli stessi familiari. Una sofferenza guarita a volte solo con l’amore e senza nemmeno cure mediche specifiche.

Nella Repubblica Democratica del Congo operano molte congregazioni religiose ed anche la Comunità di Sant’Egidio, che attraverso il progetto ‘Dream’ per i malati di Hiv curano oltre 1.700 persone affette da Aids, ma anche da malnutrizione, ipertensione, diabete, malaria, tubercolosi, ringraziati dal segretario di Stato vaticano:

“La Chiesa universale vi ringrazia e vi incoraggia a perseverare nelle vostre opere, anche a costo di difficoltà e apparenti fallimenti. Nella vostra vita quotidiana sperimentate come l’amore, quando viene distribuito, non si divide o si esaurisce, ma si moltiplica e cresce”.

E sono stati formati molti medici locali, tra cui il dott. Christian Mavindi, a cui abbiamo chiesto di illustrarci la situazione sanitaria nel Paese: “La situazione sanitaria per il Covid è sotto controllo malgrado ci sono ancora molti contagi che continuano ad esserci numerosi decessi a causa del virus.

Nelle ospedali, i casi di covid sono ancora tanti e ci sono quelli che diventano ogni giorno molto gravi. Si usano molto di meno le mascherine e si sono abbassate le limitazioni dappertutto, tranne che sui mezzi di trasporto.

In Congo, la debolezze del nostro Paese nelle scelte di politica socio sanitaria e la mancanza di lungimiranza hanno favorito migliaia di morti, che a livello nazionale sono più di 20.000 dall’inizio della pandemia”.

E nella zona in cui svolgi la professione di medico?

“Nella mia regione di Mayumbé, nella Repubblica Democratica del Congo, abbiamo conosciuto momenti estremamente difficili: migliaia di migliaia di morti per ignoranza dal COVID. La popolazione aveva rifiutato di accettare l’esistenza dal COVID e quindi hanno rifiutato ricevere il vaccini. Anche l’apparato sanitario congolese  non era preparato ad affrontare una situazione emergenziale tanto drammatica: non abbiamo tanti ospedale moderni, mancanza farmaci di prima necessità e vaccini.

Soprattutto nel corso dell’anno 2020 non si sapeva come e se saremmo riusciti a superare questa calamità. Dopo tante campagne sanitarie di prevenzione e vaccinale nel 2021, la popolazione ha infine accettato i vaccini. Qui mancano strutture sanitari moderne, farmaci e materiali medicale per salvare vite”.

 Quante morti causa la malaria severa nei bambini?

 “i dati epidemiologici ci aiutano a renderci conto della portata e della diffusione della malaria severa nel mondo. Secondo il report della malaria, rilasciato dall’Organizzazione mondiale della salute, si stima che durante il 2019 si siano verificati circa 229.000.000 casi e che siano morte più di 400.000 persone.

Nel continente africano, un bambino sotto i 5 anni muore ogni due minuti a causa della malaria. Ogni giorno un bambino muore di malaria severa per mancanza farmaci di prima necessità: nel nostro ospedale di Mayumbè i bambini di età inferiore ai 5 anni sono il gruppo più vulnerabile”.

Cosa è la malaria severa?

“La malaria severa è una complicanza particolarmente pericolosa della malaria da falciparum e può causare febbre alta, cefalea, sonnolenza, delirio, stato confusionale, convulsioni e coma… E’ più frequente nei lattanti, nei bambini piccoli, nelle donne incinte e nei soggetti che non sono stati mai esposti alla malaria e che viaggiano in aree ad alto rischio”.

La crisi sanitaria creata dal Covid 19 è stato superata?

“La crisi non è superata, perché i ricoveri e le morti condizionano ancora molto gli ospedali. Nei nostri ospedali provinciale sono restati indietro con le visite e con i ricoveri, in quanto al tempo del covid facevano solo quelli urgenti e poi anche adesso è più leggero, perché siamo vaccinati ma il covid c’è ed ancora tanto”.

 In tale situazione in quale modo la Chiesa è vicina alla gente?

 “La Chiesa è stata vicina ai fedeli nella persona del Santo Padre che non ha mancato di esortarci alla speranza e alla perseveranza. I nostri sacerdoti ci sono stati vicini con la preghiera e con parole di conforto. Per non parlare dell’eroismo di quei sacerdoti che hanno prestato il loro servizio all’interno dei reparti Covid.

La Chiesa locale della Repubblica Democratica del Congo continua a sollecitare attenzione ed ad usare gli accorgimenti igienici necessari per contenere il disagio. La pastorale nelle parrocchie sta riprendendo i ritmi ordinari con le celebrazioni liturgiche, messe mattutine ed attività per il popolo di Dio. Purtroppo la Chiesa  dispone di risorse limitate per aiutare tutta la popolazione ma ci aiuta con calma e sopportazione, pregando sempre per la fine della pandemia”.

 Allora dall’Italia come è possibile aiutare?

 “Per aiutare potete accompagnarci a superare la pandemia dal covid e dare sostegno alle iniziative comunitarie di sviluppo per il benessere della popolazione locale tramite la nostra procura diocesana di Sant’Anna con c/c , IBAN e Bic:

– Banca : PAX – BANK eG  via christophstr.35 50670 köln – Numero dal Conto corrente:  K01 – 07 977 – IBAN : DE 85 3706 0193 0057 2860 16 -BIC :GENODED1PAX; causale: Ospedale Mayumbé per dott. Christian Mavindi”.

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