Una tortuosa verità

Corrispondenza Romana [QUI] definisce bene il problema. La questione inerente il recente viaggio del Santo Padre non ha contorni definiti. Il passo eseguito da Francesco possiamo dire è ardito. È giustificato solo in un’ottica politica. Insomma la iniziativa non ha fondamenti storiografici, ma eminentemente politici.

Il metodo non è certo tomista: il rigore storiografico sollevato da Corrispondenza Romana, giustamente, non ha luogo. Di fronte a questi atteggiamenti di Francesco, che sono la cifra del suo pontificato, è lecito porre interrogativi.

La iniziativa tende a scavare un significativo distinguo tra la vecchia Chiesa Cattolica e la nuova Chiesa post conciliare. L’operazione culturale ha sicuramente un senso ideologico: già il modernismo teologico insisteva su questi temi con un linguaggio suo proprio. Ricalcando contenuti tipici dello scientismo. E la Nuova Teologia ha cercato di attenuare il tutto presentando la materia in termini più accettabili, ma ugualmente critici e criticati dalla lunga azione di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.

Tuttavia cosi come nella progettualità nuova di Leone XIII si elaborò un umanesimo cattolico alternativo alle ideologie, nella teorizzazione di Francesco, ci è dato di individuare una sottile essenza di adesione alle “parti piccole” come dicono gli psicanalisti.

Francesco contraddice tutte le paranoie mondane del nostro tempo, che informano la politica degli Stati capitalisti e post marxisti. Su questa linea cerca di “convertire” la Chiesa e di portarla ancora su posizioni culturali e di fede originali e feconde.

Insomma il timbro teologico di Francesco presenta una grande complessità. E nei nostri corsivi abbiamo sempre segnalato questo distacco dalla tradizione e nel contempo la indicazione a contenuti che comunque fanno parte della storia della Chiesa, ma da Francesco segnalati oltremodo.

Un procedere ben poco diplomatico e certamente di difficile interpretazione.

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