L’intervista all’ex seminarista abusato: Papa Francesco sapeva da anni cosa faceva suo amico Zanchetta e continua a sostenerlo. “Ci sono tanti accomodamenti e clientelismo”

Ritornando sul tema del nostro articolo di ieri – Zanchetta, l’amico di Francesco condannato in Argentina per abusi sessuali, ottiene il beneficio degli arresti domiciliari. Le proteste non si sono fatte attendere [QUI] – riportiamo di seguito nella nostra traduzione italiana dallo spagnolo l’intervista a M.C. Ci sono tanti soldi e clientelismo: il Papa sapeva da anni cosa faceva a cura di Silvia Noviasky per El Tribuno, il quotidiano di Salta di oggi 14 luglio 2022 [QUI].

El Tribuno – Intervista a cura di Silvia Noviasky – L’ex seminarista abusato da Zanchetta parla degli arresti domiciliari (Riprese di Pablo Yapura).

Ricordiamo che la giornalista d’inchiesta Silvia Noviasky fece scoppiare il caso Zanchetta, con tre articoli tra il 25 dicembre 2018 e il 4 gennaio 2019 su El Tribuno di salta, con cui ha rotto l’omertà sullo “strano caso Zanchetta”, di cui era “proibito scrivere” a Salta [QUI].

M.C. è uno dei due seminaristi abusati da Mons. Gustavo Óscar Zanchetta, dal 1° agosto 2017 Vescovo emerito di Orán, condannato il 4 marzo 2022 in primo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione effettiva per essere stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali semplici continuati e aggravati in quanto ministro di culto religioso riconosciuto a danno dei due ex seminaristi che lo avevano denunciato [QUI].

L’ex seminarista abusato da Zanchetta, secondo la sentenza in primo grado, assicura che non riesce a tenera la testa alta e racconta a Silvia Noviasky che dorme a malapena, viste le ultime notizie sul beneficio degli arresti domiciliari concesso a Zanchetta e sull’indagine previa canonica svolta nientemeno che da Don Javier Belda Iniesta, l’avvocato canonista che lo ha difeso nel processo canonico (di cui non si sa niente di niente). M.C. assicura: “Stanno distribuendo molti soldi e stanno andando andando alla carica di coloro che ci hanno sostenuto”.

Nell’intervista che segue, il giovane denuncia la complicità e la protezione di cui gode Zanchetta, anche dopo la sua condanna. In questo senso punta il dito dritto a Papa Francesco – che accusa di aver fatto orecchie da mercante nonostante i precedenti avvertimenti – e all’attuale Vescovo di Orán, Luis Scozzina, O.FM. (anche lui amico stretto di Papa Francesco); continuano a sostenere Zanchetta, e non solo, nonostante la condanna.

M.C. intervistato da Silvia Noviasky (Foto di Pablo Yapura/El Tribuno).

Come è passato il tempo dopo la sentenza?
Difficile. In un certo senso, la sentenza ci ha dato tranquillità, ma è stato un momento che abbiamo dovuto affrontare da soli; non solo io, ma tutti noi che abbiamo vissuto questa esperienza. Dopo tutto questo la Chiesa non ha fornito alcun sostegno. Dobbiamo superare da soli qualcosa che ci ha segnato per tutta la vita.

Qualcuno ha continuato il seminario?
La maggior parte di noi viene dalla Chiesa. Ci sono stati tre che hanno continuato, che aspettano l’ordinazione, ma non arriva mai perché hanno testimoniato a nostro favore nella denuncia. Sono passati tre anni e sono ancora in attesa dell’ordinazione sacerdotale.

Come hai preso la notizia degli arresti domiciliari?
Genera impotenza, irrequietezza, malessere. Penso che i giudici non abbiano tenuto conto di ciò che il rapporto psicologico diceva di lui, che è un manipolatore, che non percepisce la realtà così com’è, ma come vuole che sia. Gli vengono concessi gli arresti domiciliari in un monastero frequentato da bambini e adulti vulnerabili. È qualcosa a cui la Giustizia non sta prestando attenzione; che dove sta andando Zanchetta è un posto dove possono andare delle persone manipolabili.

Se fosse garantito che non ha contatti con nessuno, vi opporreste comunque agli arresti domiciliari?
Sì, perché il processo si è svolto in un piccolo paese, Orán, dove ci conosciamo tutti e dove tutti, In un modo o nell’altro, ci dobbiamo dei favori, perché ci conosciamo o conosciamo i segreti dell’altra persona. Quei favori, da persone di grande potere, mossero cielo e terra in modo che fin dal primo giorno della sentenza se la passava bene. Non è andato in carcere, e quando è andato ci ha trascorso una settimana e da lì è stato ricoverato in una clinica privata. Teniamo conto delle spese di un mese in una clinica privata.
La gente rimprovera che la Chiesa e Scozzina si prendano cura di un condannato, cosa che non li compete. Inoltre, va nella casa che Padre Diego [Calvisi] ha costruito per i preti anziani in pensione, non per ricevere un condannato agli arresti domiciliari. Quindi non si tratta solo degli arresti domiciliari.

Calvisi fu uno dei 5 sacerdoti che denunciarono Zanchetta davanti alla Chiesa.
Sì, ha sostenuto l’intero processo canonico, non solo con la sua testimonianza, ma finanziariamente, perché doveva andare a Buenos Aires, doveva viaggiare, Padre Diego ha preso questo a carico. Per questo trovo così paradossale e così basso che il luogo di una figura così importante in Orán, come Diego Calvisi, venga ceduto a un mascalzone come Zanchetta.

Che cosa si sa del processo canonico per abusi che il Papa ha ordinato di aprire e dell’indagine che ora l’avvocato canonico di Zanchetta, Belda Iniesta, pretende di aprire?
La nostra denuncia canonica non ha mai avuto alcuna risposta, non ne sappiamo niente, se è in corso, impacchettata, niente, semplicemente, l’unica parola che usano è che “questo è segreto pontificio”. Mi stupisco che a questo punto Zanchetta non sia stato ridotto allo stato laicale, ci sono esempi come [Alessandro De] Rossi [QUI], [Emilio Raimundo] Lamas [QUI] che sono stati ridotti, e perché Zanchetta continua con la sua carica di vescovo?

Come mai?
Perché ci sono tanti accomodamenti e clientelismo. E viene da parte di Papa Francesco, che correntemente dice alcune cose nelle sue omelie e fa altre, quando anni fa sapeva tutto quello che si stava facendo, c’erano delle prove, delle foto che venivano presentate a Zanchetta.

Anche con la condanna lo protegge?
Sì, e non solo Francesco. Inoltre c’è un ordine firmato dal Papa per fargli [Belda Inniesta] svolgere questa indagine previa canonica ad Orán. Belda Iniesta interroga su questioni economiche, chiede che presentino fatture smarrite a sacerdoti che davano la caccia a Zanchetta, insinua che i sacerdoti che hanno testimoniato abbiano figli, e così cercano di aprire un caso e denunciarli canonicamente. Questa indagine, tra virgolette “previa”, serve a concentrare tutto lì e lasciare da parte quanto se lo sta passando bene Zanchetta. Con questa indagine cercano un altro colpevole e a ripulire l’immagine di Zanchetta.

Dal tuo caso sono usciti fuori altri, come quello del sacerdote Páez, cosa si sa a riguardo?
La Chiesa si fa male da sola con la sua complicità, perché ci sono altri sacerdoti che hanno ricevuto denunce di abusi e sono stati sospesi. D’altra parte Páez [Don Fernando Páez, un sacerdote amico di Zanchetta] no. Anche lui fu denunciato [per abusi sessuali, di cui abbiamo riferito QUI] e sarà processato. A Páez sono stati dati anche due avvocati e al ragazzo che lo ha denunciato, no. Il vescovado non gli ha chiesto se avesse bisogno di sostegno, se la passa come meglio può e arriverà al processo con un difensore d’ufficio. Com’è possibile che la Chiesa si fa male con la complicità, che si occupa di tutte le spese di Zanchetta, della sua permanenza nel monastero, della clinica privata, degli avvocati?

Gli avvocati canonici Belda Iniesta e Francesco de Angelis fanno parte di questo finanziamento?
Hanno continuato a cercare di fare appello, Iniesta è rimasta ad Orán, cercando un modo affinché Zanchetta non arrivi in carcere o che la permanenza sia più lieve. In questo periodo ha soggiornato in un albergo a 5 stelle e tutte quelle spese gli avvocati non le fanno per amore della verità o per devozione; lo fanno per ripulire l’immagine di Zanchetta e per farlo uscire dal carcere.

In questo contesto, come vede il futuro prossimo della causa?
È abbastanza scoraggiante; ci sono molti soldi in gioco, riferendosi agli avvocati. Ci sono giudici che lo hanno giustificato [il beneficio degli arresti domiciliari] a causa dell’ipertensione. È solo pressione alta, si può tenere sotto controllo. Vale a dire, dopo un mese di controlli, con una dieta che in teoria è per quella patologia, non si potrebbero abbassare la pressione sanguigna?

Se potessi, paghereste degli avvocati per impugnare questa decisione?
Se avesse le risorse, sì, ma bisogna riconoscere che dall’altra parte c’è un’istituzione che pesa, forte, che gestisce molti soldi, con cui le persone collaborano pensando che sia per il bene. Usano per questo l’elemosina.

Come trascorre il tuo cammino di guarigione?
È un processo molto lungo, con la sentenza c’è stata serenità, di poter realizzare se stessi e formarsi come persona in qualsiasi stato di vita si scelga. Ma questi arresti domiciliari destabilizzano emotivamente e sembra che la cosa non finisce mai. Sembra che non ci sia alcun punto in cui uno dice, bene, la Chiesa ha riconosciuto che un vescovo è stato condannato, che doveva andare in prigione, che la Chiesa si assume la responsabilità del suo errore. Ma fa fatica dover riconoscere che un vescovo è stato processato e condannato, e che se la passa il meglio possibile. È qualcosa che sembra non finire mai, che ti trascina indietro, che ti porta via, che ti dà il mal di testa, delle preoccupazioni.

Stai trascorrendo giorni di angoscia con queste notizie?
Sì, la notte scorsa non riuscivo a dormire, sono rimasto sveglio fino alle 5, genera preoccupazione e angoscia, non solo per le decisioni che si stanno prendendo, ma per la persecuzione che c’è sullo sfondo verso le stesse persone che sono dentro la Chiesa, verso sacerdoti che hanno denunciato Zanchetta e che oggi vengono perseguitati. Li spremano, li marchiano in qualche modo, affinché la gente creda che siano loro i colpevoli.

Temi che sarà libero?
Sì, non solo per me, ma per la sua prossima vittima. Quello che passiamo, viviamo, sperimentiamo non lo auguriamo a nessuno, ma la Chiesa sembra cercare per renderlo libero e continuare a fare quello che vuole.
Vorrei mandare un messaggio a Scozzina perché rifletta davvero su quello che sta facendo, e come ha detto nell’omelia per i martiri di Zenta, per ascoltare il grido di dolore della gente; la gente che sta manifestando perché torni in carcere comune. Da vescovo, che ascolti davvero il grido di dolore della gente, che non rimanga nascosto come sta facendo, senza spiegare nulla. Sta aiutando Zanchetta, ma si dimentica delle vittime.
E ai preti che difendono Zanchetta, che provano nessun tipo di vergogna, perché poi vanno a parare dietro un leggio e pensano di essere un gran sacerdote perché sono in Cattedrale, affinché siano più coscienti.
E ai fedeli, che non si lascino accecare da questi sacerdoti, perché la Chiesa alla fine finisce per essere loro, perché questi sacerdoti con l’odore di pecora cercano il proprio interesse, la borsa, non essendo liberi.

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