San Giovanni Battista: la vita va vissuta con pienezza

Sagre, falò, gesti devozionali antichissimi…. il giorno in cui la Chiesa ricorda la nascita di san Giovanni Battista è anche tutto questo, come è avvenuto nella contrada Bura a Tolentino, dove dopo la celebrazione eucaristica mattutina è stata donata l’acqua di San Giovanni, preparata il giorno precedente dai residenti che hanno raccolto fiori e piante per la preparazione dell’acqua lasciata nella notte all’aperto per prendere gli effetti benefici della luna e della rugiada del mattino.

E molte città hanno festeggiato il proprio patrono: a Torino il neo arcivescovo, mons. Roberto Repole, ha festeggiato san Giovanni Battista con il ‘pane di San Giovanni’ della tradizione caritativa torinese: “Solo di Gesù Cristo e di Giovanni il Battista si celebra la natività … Celebrare la natività di Giovanni il Battista ci interroga tutti, sul perché guardiamo alla nuova vita con paura, con ansia, con trepidazione. Le cause sono molteplici: ma non possiamo nasconderci che una delle cause è il senso di precarietà lavorativa ed esistenziale che contrassegna la vita dei più giovani”.

Per il neo arcivescovo non si può impostare una cultura sul senso di precarietà strutturale del lavoro e dell’esistenza: “Se è così la novità della vita, più che essere fonte di speranza, di fiducia, di bellezza, rischia inesorabilmente di essere fonte di paura.

Una paura che poi ci fa andare a cercare la novità in altre realtà, non nella nascita di una nuova vita umana ma in un nuovo prodotto commerciale, da prendere e consumare: l’ultimo iPhone, l’ultimo autoveicolo. Questo scava dentro di noi un senso di amarezza, e di vuoto». Perciò, avverte il presule, la natività di Giovanni chiede di interrogarci tutti, credenti e no, su come riconsiderare la vita nella sua novità e nella sua bellezza”.

E nella sua prima lettera alla città ha prospettato la necessità di uno ‘stato di formazione permanente’: “In questo orizzonte, faccio appello alla buona volontà e alla corresponsabilità di tutti. So molto bene che, per diversi motivi, si può talvolta avere l’impressione, nella Chiesa, di essere richiesti di partecipazione e di proposte, senza che poi si veda un seguito all’incontrarsi, al dialogo, alle proposte avanzate.

So però altrettanto bene che, senza questo rinnovato e leale sforzo, ci sarà difficile nel prossimo futuro condurre una vita cristiana in cui sia evidente a noi stessi e agli altri che cosa siamo, Chi ci anima, che cosa ci appassiona veramente e ci fa essere discepoli del Signore. Per parte mia, farò di tutto perché quello che vi propongo sia il primo passo di un reale cammino di cambiamento”.

Mentre dalla diocesi di Cesena-Sarsina mons. Douglas Regattieri ha evidenziato la necessità di difendere la difesa della vita umana: “Ogni bimbo che nasce ci ricorda che Dio non si è stancato dell’uomo… Mi chiedo se la madre di Isaia e quella del salmista avessero abortito non avremmo avuto in profeta di tale statura. Il mondo sarebbe stato più povero. Chissà di quanti e quali personaggi il mondo sarebbe stato privato”.

Eppure la vita del Battista prese il via in un contesto precario, da genitori anziani, con tanti dubbi sul futuro: “Tutte motivazioni che oggi sarebbero sufficienti per approdare alla malsana e insana scelta di sopprimere una vita, per risparmiarle un’esistenza difficile…

Un bambino che nasce, da una parte, e due anziani che si congedano da questa terra, dal-l’altra: insieme, un intreccio salutare per la vita di questo mondo che, se si chiude alla vita, è destinato a intristire”.

Anche nella lettera alla città, ‘La vita sempre: dall’inizio alla fine’, il vescovo cesenate ha sottolineato che la vita cristiana fiorisce nella vita umana: “La vita umana, dono e responsabilità per ciascuno, dall’inizio, dal suo concepimento, fino al suo naturale concludersi, sboccia in quella che noi chiamiamo ‘vita cristiana’. La vita cristiana fiorisce sulla vita umana. E la vita umana trova il suo compimento più vero in quella cristiana”.

E da Genova mons. Marco Tasca ha ricordato che l’uomo non è solo in questa vita: “Dobbiamo continuare a dircelo perché a volte mi pare che si possa percepire un po’ di delusione: ci sentiamo soli, abbandonati. Invece san Giovanni ci ricorda che il Signore cammina con noi…

Ciò che mi affascina della sua figura è che ha saputo cogliere la presenza di Gesù. Non era facile. Lui si aspettava un altro tipo di messia, con altre caratteristiche. Invece è stato in grado di discernere la presenza di Dio nel suo tempo”.

Mentre a Firenze il card. Giuseppe Betori ha richiamato il sindaco ‘santo’ Giorgio La Pira: “Vorremmo che tutti i tesori di storia, di grazia, di bellezza, di intelligenza e di civiltà, che la Provvidenza ha ‘accumulato’ a Firenze, costituissero essi stessi un gigantesco messaggio di pace rivolto a tutti i popoli della terra”.

Poi  anche il cardinale si è concentrato sul tema della vita, un bene da difendere dal suo inizio alla fine naturale: “Siamo di fronte a una cultura e a progetti di legislazione che come cristiani non possiamo accettare e che dobbiamo contrastare in ogni sede, senza paura di ribadire che la vita è sempre un dono.

Alla cultura del diritto soggettivo contrapponiamo quella dell’accoglienza e del perdono… La vita deve essere pensata come un bene di cui disporre in modo assoluto, dimenticando che va custodito e tutti dobbiamo sentirci responsabili della sua cura, evitando la logica della rinuncia”.

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