Papa Francesco invita a stare con il popolo

Papa Francesco ha spiegato ai membri della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali, che è alla vigilia della pubblicazione di un documento sui sacramenti che l’ecumenismo deve essere ‘battesimale, pastorale e locale’:

“State per concludere un importante studio sui Sacramenti, un documento che dimostra l’esistenza di un ampio consenso e che, con l’aiuto di Dio, potrà segnare un nuovo passo in avanti verso la piena comunione. Tale tematica mi ispira tre brevi spunti che vorrei condividere con voi”.

E citando san Paolo il papa ha sottolineato che “l’ecumenismo è essenzialmente battesimale. E’ nel Battesimo che si trova il fondamento della comunione tra i cristiani e l’anelito verso la piena unità visibile. E’ grazie a questo Sacramento che possiamo affermare con l’Apostolo Paolo:

‘Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo’. In un solo corpo: progredire verso il mutuo riconoscimento di questo Sacramento basilare mi sembra essenziale per giungere a confessare insieme all’Apostolo un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”.

Inoltre l’ecumenismo è pastorale: “Tra le nostre Chiese che condividono la successione apostolica, l’ampio consenso rilevato dalla vostra Commissione non solo sul Battesimo, ma anche sugli altri Sacramenti, dovrebbe incoraggiarci ad approfondire un ecumenismo pastorale…

Tutto ciò è stato possibile guardando alla realtà concreta dei membri del Popolo di Dio e al loro bene, superiore alle idee e alle divergenze storiche: guardando all’importanza che nessuno sia lasciato privo dei mezzi della Grazia”.

Grazie allo Spirito Santo l’ecumenismo è proteso al bene: “Possa lo Spirito Santo ispirarci i modi per andare avanti su questo cammino, che guarda il bene delle persone, il bene delle anime, il bene del popolo di Dio, nostro, tutto, e non distinzioni morali o teologiche o ideologiche.

Il bene, la gente, è lì. Gesù Cristo si è incarnato, si è fatto uomo, membro del popolo fedele di Dio. Non si è fatto idea, no, si è fatto uomo. E noi dobbiamo cercare sempre il bene degli uomini e del popolo fedele di Dio”.

Ed infine l’ecumenismo ha una dimensione locale: “Molti fedeli  vivono già l’ecumenismo della vita nella quotidianità delle loro famiglie, del lavoro, delle frequentazioni di ogni giorno. E sperimentano spesso insieme l’ecumenismo della sofferenza, nella comune testimonianza al nome di Cristo talvolta pure a costo della vita.

L’ecumenismo teologico dovrebbe dunque riflettere non solo sulle differenze dogmatiche sorte nel passato, ma anche sull’esperienza attuale dei nostri fedeli… Questa è la via, incontrarsi fraternamente per ascoltarsi, condividere e camminare insieme. E’ l’ecumenismo del camminare insieme, che si fa camminando, non solo con le idee, si fa camminando”.

Mentre ai membri dell’assemblea  plenaria della Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali ha invitato a sviluppare la sinfonia della carità: “Quando un’orchestra suona un’opera importante, prima di iniziare deve accordare gli strumenti: solo così l’esecuzione sarà degna e rivelerà la bravura dei musicisti.

Nell’allestire la sinfonia della carità, continuate a ricercare l’accordo e fuggite ogni tentazione di isolamento e chiusura in sé stessi e nei propri gruppi, per restare aperti ad accogliere quei fratelli e quelle sorelle cui lo Spirito ha suggerito di avviare esperienze di vicinanza e servizio alle Chiese Cattoliche Orientali, nella madrepatria come pure nei territori della cosiddetta diaspora”.

Ha concluso l’incontro ricordando il buon Samaritano: “Lo avete fatto e so che continuerete a farlo anche per il dramma causato dal conflitto che dal Tigray ha nuovamente ferito l’Etiopia e in parte la vicina Eritrea, e soprattutto per l’amata e martoriata Ucraina.

Là si è tornati al dramma di Caino e Abele; è stata scatenata una violenza che distrugge la vita, una violenza luciferina, diabolica, alla quale noi credenti siamo chiamati a reagire con la forza della preghiera, con l’aiuto concreto della carità, con ogni mezzo cristiano perché le armi lascino il posto ai negoziati. Vorrei ringraziarvi per aver contribuito a portare la carezza della Chiesa e del Papa in Ucraina e nei Paesi ove sono stati accolti i rifugiati”.

Infine ha incontrato la Pontificia Accademia Mariana Internazionale, in occasione del trentennale dell’istituzione della Direzione Investigativa Antimafia, ha parlato di legalità: “Quando vengono a mancare la sicurezza e la legalità, i primi a essere danneggiati sono i più fragili e tutti coloro che in vario modo possono dirsi ‘ultimi’.

Tutti costoro sono i moderni schiavi su cui le economie mafiose si costruiscono; sono gli scarti di cui hanno bisogno per inquinare la vita sociale e lo stesso ambiente. Vi esorto quindi a farvi prossimo a tutte queste persone, vittime della prepotenza, cercando di prevenire e di contrastare il crimine”.

E’ un invito a resistere alla mafia: “E’ importante anche opporre resistenza al colonialismo culturale mafioso, mediante la ricerca, lo studio e le attività formative, volte ad attestare che il progresso civile, sociale e ambientale scaturiscono non dalla corruzione e dal privilegio, ma piuttosto dalla giustizia, dalla libertà, dall’onestà e dalla solidarietà.

Inoltre, il pensiero mafioso entra come facendo una colonizzazione culturale, al punto che diventare mafioso è parte della cultura, è come la strada che si deve fare. No! Questo non va. Questa è una strada di schiavitù. Il vostro lavoro è tanto grande per evitare questo: grazie!”

(Foto: Santa Sede)

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