16 giugno 2012-16 giugno 2022. “Solo per illustrare come sono diventate pazze le cose”… Noi non dimentichiamo la scatola scatola nera che era (o è ancora) bianca

Sono passato esattamente 10 anni dal 16 giugno 2012, quando fece il post su Facebook [QUI] che riporto di seguito – anche se Korazym.org esisteva già da quasi 10 anni (nato nel 2003 come frutto delle Giornate Mondiali della Gioventù), allora non avevo aperto questo Blog dell’Editore – e stiamo ancora aspettando quali “novità” i tre cardinali-commissari avrebbero comunicati quel giorno a Papa Benedetto XVI.

Nel giorno di oggi l’anno scorso, ho condiviso sul mio diario Facebook quel post del 16 giugno 2012 e quest’anno lo ripeto qui: «Un mio amico mi scrive dall’estero, esprimendo il suo stupore per il “nuovo” giornalismo che avanza e chiedendomi cosa sta succedendo nei ranghi dei “vaticanisti”, dopo aver letto pocanzi: “Tra poco il Papa incontra per la prima volta i tre cardinali che indagano sui Vatileaks, in orario inconsueto. Forse novità in vista”. E commenta: “Ma va?! Che altra cosa si va a fare dal Papa, se non comunicare delle ‘novità’? E quale sarebbe l’ora consueto per fare udienza? Ma cosa sanno questi di orari e consuetudini del Papa? E ‘forse’ ci sarebbero delle novità in vista? Ma va?! Bolle di aria fritta riempite di minchiate, con gli occhi chiusi per le belle testimonianze che valgono la pena di essere raccontate”». Noi non dimentichiamo.

Al mio post del 16 giugno 2012, esattamente 10 anni fa, avevo aggiunto anche un commento, in inglese, che faccio seguire, tradotto in italiano:

«”Solo per illustrare come sono diventate pazze le cose”…
Romenotebook di John L. Allen Jr – National Catholic Register, 16 giugno 2012 – La grande notizia vaticana di oggi potrebbero rivelarsi praticamente nessuna notizia. Questo pomeriggio, verso le 18.00 ora di Roma, Papa Benedetto XVI incontrerà i tre cardinali che ha nominato a fine aprile per indagare sul crescente scandalo delle fughe di notizie vaticane.
Quei tre cardinali, tutti ultraottantenni e quindi senza incarichi vaticani attuali, sono il cardinale spagnolo Julián Herranz, 82 anni, già Presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi; il cardinale slovacco Jozef Tomko, 88 anni, già Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; e il cardinale italiano Salvatore De Giorgi, 81 anni, dimessosi nel 2006 da Arcivescovo di Palermo.
Nell’atmosfera attuale, qualsiasi sviluppo sul fronte del Vatileaks genera inevitabilmente entusiasmo e l’annuncio secco di oggi sul calendario del Papa non fa eccezione.
Ciò è particolarmente vero perché, secondo il diritto ecclesiastico, i cardinali possono essere giudicati solo da altri cardinali [1]. Alla luce della speculazione che gli artefici ultimi dello scandalo delle fughe di notizie si trovino tra i Principi della Chiesa, la notizia che i tre cardinali incaricati dal Papa per indagare sulla vicenda dovrebbero fare un rapporto inevitabilmente fa sì che le persone si chiedano esattamente di cosa potrebbero avere da dire.
L’annuncio non chiariva se il Papa avesse semplicemente convocato i tre cardinali per un rapporto sullo stato di avanzamento, o se avessero richiesto l’incontro per offrire al Papa alcune nuove informazioni.
Apparentemente, questo incontro è concepito come una questione privata, poiché i portavoce della Santa Sede hanno consigliato alla stampa di non aspettarsi dichiarazioni pubbliche dopo il fatto.
Giusto per illustrare quanto siano diventate folli le cose, la notizia che i tre cardinali stanno incontrando il Papa è arrivata proprio il giorno dopo che la Santa Sede aveva annunciato che il Cardinale Angelo Sodano, ex Segretario di Stato sotto Giovanni Paolo II e figura largamente legata allo scandalo Vatileaks in speculazioni dei media, è in Slovenia fino a lunedì per una visita privata. Nella Sala Stampa della Santa Sede oggi, alcuni giornalisti si sono chiesti, solo a metà scherzosamente, se Sodano avesse deciso di essere fuori città nel caso in cui i tre cardinali incontrati con il Papa fossero intenzionati a incriminarlo per qualche ruolo nella vicenda Vatileaks.
Per la cronaca, non c’è alcuna indicazione che sia il caso.
Herranz ha lavorato in Vaticano a vario titolo dal 1960 e Tomko dal 1962, quindi insieme hanno 102 anni di esperienza in Vaticano. Sebbene non sia mai stato un funzionario vaticano, De Giorgi ha servito come membro di vari dicasteri della Santa Sede ed è un veterano della scena ecclesiastica italiana, il che è particolarmente rilevante dato che si presume ampiamente che le rivalità ecclesiastiche italiane facciano parte dello sfondo dei recenti scandali».

Castel Gandolfo, 23 marzo 2013.

Papa Benedetto XVI annunciò la sua rinuncia il 10 febbraio 2013 ed ebbero effetto alle ore 20 del 28 febbraio seguente. Quelle “novità” (di cui Allen scrisse nell’articolo riportato sopra) sono contenute nella grande scatola bianca (+ due grandi buste bianche, non una) che il Papa emerito ha consegnato al suo successore, nel loro primo incontro il 23 marzo 2013, quando Papa Francesco si è recato a Castel Gandolfo presso il Palazzo Pontificio per fare visita al Papa emerito. Si sono abbracciati, hanno pregato insieme inginocchiati uno accanto all’altro e nel colloquio tra di loro c’era quella grande scatola bianca, con sopra due grandi buste bianche. Da allora non è che non se ne è più parlato. Fatto è che il contenuto è rimasto un arcano. Anche se non è difficile capire di cosa si tratta.

I tre cardinali-commissari della scatola scatola nera che era (o è ancora) bianca, consegnata a Papa Benedetto XVI il 16 giugno 2012, passata nelle mani di Papa Francesco il 23 marzo 2013: Julián Herranz [Baena, 31 marzo 1930], Jozef Tomko [Udavské, 11 marzo 1924] e Salvatore De Giorgi [Vernole, 6 settembre 1930].
Non hanno mai parlato della loro indagine extra-giudiziaria, disposta da Papa Benedetto XVI. Anzi, i tre in questi 10 anni «sono balzati agli onori delle cronache con il contagocce. E certo non si può dire che i tre cardinali individuati da Ratzinger per fare pulizia occupino ruoli di vertice nella gestione “bergogliana”. Forse quel silenzio è il segno di un peso più unico che raro nella storia recente della Chiesa cattolica. Loro sanno cosa hanno appreso durante gli “interrogatori”. Loro conoscono i segreti condivisi pure da Jorge Mario Bergoglio e Joseph Ratzinger» (Giuseppe Aloisi – Ilgiornale.it, 5 ottobre 2020).

Nell’intervista a cura di Gian Marco Chiocci per l’AdnKronos (Covid, corruzione, Benedetto…) del 30 ottobre 2020 [QUI], Papa Francesco disse: «La Chiesa è e resta forte ma il tema della corruzione è un problema profondo, che si perde nei secoli. All’inizio del mio pontificato andai a trovare Benedetto. Nel passare le consegne mi diede una scatola grande: “Qui dentro c’è tutto – disse -, ci sono gli atti con le situazioni più difficili, io sono arrivato fino a qua, sono intervenuto in questa situazione, ho allontanato queste persone e adesso…tocca a te”. Ecco, io non ho fatto altro che raccogliere il testimone di Papa Benedetto, ho continuato la sua opera».

Il mistero della scatola che Ratzinger consegnò a Papa Francesco
Quando Ratzinger si è dimesso ha consegnato a Bergoglio una scatola contenente gli esiti di un’inchiesta. Non se n’è più parlato
di Giuseppe Aloisi
Ilgiornale.it, 5 ottobre 2020


Julián Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi: tre cardinali per un’inchiesta che il Papa emerito Joseph Ratzinger ha voluto con tutte le sue forze, in prossimità della rinuncia al soglio di Pietro. Poi, dopo la consegna della scatola contenente l’esito delle indagini al nuovo pontefice regnante, ossia Jorge Mario Bergoglio, non se n’è più parlato. Il che – badare bene – , non significa che il pontefice argentino non sia intervenuto sui i punti che i tre porporati hanno sollevato. Il problema è che nessuno, oltre ai due successori di Pietro ed ai tre cardinali, conosce il contenuto di quella inchiesta.

Certo un mistero c’è. Il Vaticano, mentre Ratzinger si “dimetteva”, era immerso negli scandali di Vatileaks. C’era la sensazione che il teologo tedesco non controllasse i meccanismi curiali, che alcuni alti ecclesiastici fossero in grado di gestire i processi della “stanza del potere” in maniera preminente. Anche rispetto al Papa. Una particolarità: neppure Herranz, Tomko e De Giorgi hanno mai parlato di quella indagine. Anzi, i tre in questi sette anni e mezzo sono balzati agli onori delle cronache con il contagocce. E certo non si può dire che i tre cardinali individuati da Ratzinger per fare pulizia occupino ruoli di vertice nella gestione “bergogliana”. Forse quel silenzio è il segno di un peso più unico che raro nella storia recente della Chiesa cattolica. Loro sanno cosa hanno appreso durante gli “interrogatori”. Loro conoscono i segreti condivisi pure da Jorge Mario Bergoglio e Joseph Ratzinger. Sempre nel caso si tratti davvero di segreti.

Un cardinale ha parlato della vicenda a Repubblica [2]: “Tenga presente che i commissari (proprio i tre cardinali, ndr) hanno fatto 4 o 5 audizioni alla settimana. Sa cosa vuol dire? In quella scatola ci sono le testimonianze su tutti i passaggi oscuri, le malefatte, le malversazioni, l’abolizione della legge anti-riciclaggio voluta dal Papa, le colpe e le responsabilità. È probabile che Benedetto davanti alla portata di quei risultati e dell’intervento necessario abbia avuto un crollo di forza”. Possibile che Benedetto XVI si sia dimesso in seguito e per via della lettura di quel testo? Difficile. Il fatto è che se Ratzinger non avesse voluto esporre al mondo l’esistenza di un motivo che scavalcasse “l’età che avanza” – quello che ha comunicato in via ufficiale – non avrebbe esposto dinanzi agli occhi dei media internazionali quella scatola. Perché quel contenitore è in tutte le foto, in tutti i filmati ed in tutti i servizi relativi al momento del passaggio di consegne.

I tradizionalisti – questo è noto tra gli addetti ai lavori – si sarebbero aspettati che Bergoglio rivelasse quei documenti. Il “fronte conservatore” si auspicava, insomma, che il successore di Ratzinger dicesse cos’era stato scoperto durante la gestione precedente. Non è andata così, e questo alimenta in qualche modo le teorie complottiste di chi cerca per forza un “ricatto” dietro al passo indietro di quello che sarebbe diventato il primo pontefice emerito della storia della Chiesa Cattolica [3].

La scatola era (o è) bianca. E sopra c’era una busta dello stesso colore. L’ultima volta che l’abbiamo vista era posizionata su un tavolino della residenza papale di Castel Gandolfo. Forse Bergoglio ha già messo mano a tutti i punti. Forse il pontefice argentino deve ancora prendere in considerazione quanto scritto all’interno di quei fascicoli. Nessuno lo sa. Tranne, con ogni probabilità, i tre cardinali, che però non hanno più preso posizione in merito.

* * *

[1] Così lo era ancora allora. Questa disposizione è stata cambiata da Papa Francesco, necessario per poter far processare il Cardinale Angelo Becciu dal Tribunale vaticano:
Papa Francesco, i cardinali possono essere giudicati dal Tribunale [vaticano]
Con un Motu proprio, Papa Francesco cancella norma per cui i cardinali potevano essere giudicati solo dal Tribunale di Cassazione vaticano
di Andrea Gagliarducci
CITTÀ DEL VATICANO, 30 aprile, 2021 / 1:00 AM (ACI Stampa).-
 Con due modifiche all’Ordinamento Giudiziario dello Stato di Città del Vaticano pubblicato appena un anno fa, Papa Francesco toglie l’esclusività di giudicare i Cardinali alla Corte di Cassazione vaticana. Anche il Tribunale vaticano può, adesso, giudicare un cardinale accusato, anche se serve sempre l’assenso del Papa. Una novità che mostra anche una ulteriore centralizzazione della giustizia vaticana nelle mani del Tribunale.
Sono due tratti di penna alla legge CCCLI del 16 marzo 2020 a provocare le modifiche. La prima è l’abrogazione totale dell’articolo 24, in cui si legge: “La corte di cassazione è la sola competente a giudicare, previo assenso del Sommo Pontefice, gli Eminentissimi Cardinali e gli Eccellentissimi Vescovi nelle cause penali, fuori dei casi previsti dal canone 1405, § 1 del Codex Iuris Canonici”.
Per spiegare, il canone 1405 stabilisce il foro personale del Romano Pontefice a iure, con la conseguenza giuridica dell’incompetenza assoluta di qualsiasi altro giudice. Dunque, secondo il canone, Capi di Stato, Cardinali, Legati della Sede Apostolica sono obbligati per legge a rivolgersi al Papa nelle cause previste da un altro canone, il 1401.
Il canone 1401 sottolinea a sua volta che la Chiesa giudica cause aventi ad oggetto beni spirituali, come ad esempio la validità di un battesimo, di un matrimonio o di un’ordinazione sacra, e quelli annessi alle cose spirituali, ovvero quelle che hanno carattere accessorio rispetto a queste ultime, come legati pii, alienazioni e altro. La Chiesa giudica anche la violazione delle leggi ecclesiastiche e di tutto ciò in cui ricorre la ratio peccati, da interpretarsi non in senso morale, ma giuridico. È evidente che non si parla di cause civili.
Oltre alla cancellazione, una aggiunta: Papa Francesco aggiunge un paragrafo all’articolo 6 della Legge CCCLI. L’articolo, dedicato alla composizione del tribunale prima recitava: “1. Il tribunale è composto dal presidente e da altri quattro magistrati ordinari. 2. Almeno uno dei magistrati ordinari del tribunale svolge le sue funzioni in regime di tempo pieno, senza avere rapporti di lavoro subordinato né svolgere attività libero-professionali con carattere continuativo. 3. Il tribunale giudica in collegio di tre magistrati, designati dal presidente del tribunale tenendo conto delle loro competenze professionali e della natura del procedimento”. Ora vi si aggiunge un paragrafo, il 4, in cui si legge: : “4. Nelle cause che riguardino gli Eminentissimi Cardinali e gli Eccellentissimi Vescovi, fuori dei casi previsti dal can. 1405 § 1, il tribunale giudica previo assenso del Sommo Pontefice”.
Nella parte introduttiva del Motu proprio, Papa Francesco si riferisce alla Costituzione conciliare Lumen Gentium, secondo la quale “tutti sono chiamati alla santità e hanno ugualmente la bella sorte della fede per la giustizia di Dio”, e alla Costituzione conciliare Gaudium et Spes, in cui si sottolinea che “tutti gli uomini hanno la stessa natura e la medesima origine”, principio – sottolinea Papa Francesco –“pienamente recepito nel codice di diritto canonico del 1983, che al canone 208 stabilisce: ‘fra tutti i fedeli […] sussiste una vera eguaglianza nella dignità e nell’agire […]’”.
Secondo il Papa, “la consapevolezza di tali valori e princìpi, progressivamente maturata nella comunità ecclesiale, sollecita oggi un sempre più adeguato conformarsi ad essi anche dell’ordinamento vaticano”. Per questo, Papa Francesco ricorda che nel suo discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario aveva chiesto che “nel sistema processuale vigente emerga la eguaglianza tra tutti i membri della Chiesa e la loro pari dignità e posizione, senza privilegi risalenti nel tempo e non più consoni alle responsabilità che a ciascuno competono nella aedificatio Ecclesiae; il che richiede non solo solidità di fede e di comportamenti, ma anche esemplarità di contegno ed azioni”.
Le modifiche sono fatte, spiega il Papa, al fine di “assicurare a tutti un giudizio articolato in più gradi ed in linea con le dinamiche seguite dalle più avanzate esperienze giuridiche a livello interazionale”.
Fino ad ora, i cardinali potevano essere giudicati solo dalla Corte di Cassazione della Città del Vaticano, il tribunale di ultima istanza dello Stato che è costituito da due cardinali membri, un promotore di giustizia ecclesiastico e un notaro. Presidente è il Cardinale Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Era stata istituita dalla legge del 21 novembre 1987.
I cardinali potevano essere giudicati solo dalla Cassazione perché venivano giudicati solo da loro pari, essendo diretti collaboratori del Papa. In questo modo, si rafforzava anche la collegialità del Papa con i cardinali. In qualche modo, ora invece tutto si sbilancia a favore dell’idea monarchica dello Stato, in cui tutti gli altri cittadini sono egualmente giudicati. Allo stesso tempo, si accentrano ulteriormente le competenze sul Tribunale Vaticano, che ha già visto unificare il Promotore di Giustizia di Tribunale di primo grado e corte di appello.
Con un Motu proprio dell’8 febbraio recante “modifiche in materia di giustizia” che, di fatto, Papa Francesco ridimensionava molto il ruolo della Corte d’Appello vaticana. Nella legge CCCLI, si leggeva che “l’ufficio del promotore di giustizia esercita in autonomia e indipendenza le funzioni di pubblico ministero e le altre assegnategli dalla legge”. Nel nuovo testo, è specificato che “l’ufficio del promotore di giustizia esercita in autonomia e indipendenza, nei tre gradi di giudizio, le funzioni di pubblico ministero e le altre assegnategli dalla legge”. E poi ancora: “Nei giudizi di appello le funzioni di pubblico ministero sono esercitate da un magistrato dell’ufficio del promotore di giustizia, designato ai sensi dell’articolo 13, comma 1”.
Non si parla, insomma, del Promotore di Giustizia della Corte di Appello, ma di un solo promotore di giustizia.
Sarà, questo, tema di discussione. Alcuni osservatori non esitano a notare che questa centralizzazione delle attività del Tribunale costituisca una “vaticanizzazione” della Santa Sede, in cui l’equilibrio tra lo Stato che deve sussistere la Santa Sede e la Santa Sede come soggetto internazionale si sbilancia a favore del primo.

[2] Il Papa e il segreto della scatola sacra di Ezio Mauro – Larepubblica.it, 5 ottobre 2020.

[3] Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, il primo Sommo Pontefice a rinunciare al soglio pontificio dopo Gregorio XII (nel 1415, 598 anni prima), è l’ottavo Papa a compiere tale rinuncia dopo Clemente I (incerto), Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V e Gregorio XII.

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