A Padova grande festa per sant’Antonio

Sfiorati i 40.000 passaggi alla Cappella delle Reliquie dall’inizio della Tredicina, mentre oltre 1.000.000 di persone hanno seguito la festa sui social, come ha commentato il rettore della basilica antoniana, p. Antonio Ramina:

“Una grande emozione questo ritorno alla normalità della Basilica gremita già alle 5.30 di questa mattina sin dalla apertura si respira un bel clima di preghiera, di coralità, di popolo in preghiera che si riunisce nel nome di Sant’Antonio nella speranza che possa essere segno di un ritorno alla normalità. L’auspicio di questi giorni è che Sant’Antonio ci aiuti a recuperare la pace a partire dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità e che questa onda di bene possa arrivare a toccare i cuori anche di chi ha le sorti dei popoli, in Ucraina e in tante zone della Terra desiderose di pace. Chiediamo al Signore l’intercessione di Antonio per portare a Lui queste intenzioni di preghiera”.

Tornata a pieno regime la macchina organizzativa messa in campo dai frati: una ventina di frati nella Penitenzieria, per ascoltare e assolvere i pellegrini dalle 5.45 di stamani, sino alle 19.30; una decina i novizi che sono giunti da Assisi per aiutare e sostenere i frati in questi giorni di festa ma anche di alacre lavoro. Una settantina di volontari tra Arciconfraternita di sant’Antonio; Associazione Mario Tommasi onlus del Villaggio Sant’Antonio; Cisom; Croce Rossa; Croce Verde; Milizia dell’Immacolata; Protezione Civile; Scout e volontari vari.

Nella giornata di domenica 12 giugno, vigilia della Festa, 4.430 pellegrini sono passati dinanzi alle Reliquie e oltre 4.367 nella giornata di lunedì. Dall’inizio della Tredicina sono quindi 33.122 i passaggi conteggiati; inoltre più di 35.000 persone hanno visitato il sito italiano; sono state oltre 10.000 le candele virtuali accese e le preghiere scritte sul sito e sui social dall’Italia; sono stati generati oltre 2.200 santini digitali. Egualmente il sito internazionale june13th.org, alle 14.30 ha riportato i seguenti dati: oltre 9.000 persone hanno visitato il sito internazionale; oltre 2.000 le candele virtuali accese e le preghiere scritte sul sito e sui social da tutto il mondo; generati oltre 280 santini digitali.

Mentre le celebrazioni che hanno accompagnato la ricorrenza di Sant’Antonio di Padova a Gerusalemme sono cominciate già domenica 12 giugno. In questo giorno infatti, presso la chiesa di San Salvatore e contestualmente alla recita dei secondi vespri della solennità della SS. Trinità, si è introdotta anche la celebrazione di Sant’Antonio, Patrono della Custodia di Terra Santa.

Lunedì 13 giugno, giorno in cui si celebra la memoria di Sant’Antonio di Padova, i francescani della Custodia hanno festeggiato il loro protettore con una messa solenne, celebrata dal Custode di Terra Santa, fra Francesco Patton, alla presenza di numerose autorità religiose e civili e un folto numero di fedeli.

Il legame tra il santo portoghese, contemporaneo di San Francesco, e la Custodia di Terra Santa, ha radici molto antiche. Le cronache della Custodia testimoniano infatti un’ininterrotta devozione al Santo che dal 28 luglio 1929, per mano di papa Benedetto XV, è stato ufficialmente proclamato patrono particolare e protettore della Custodia.

Nell’omelia pronunciata durante la messa solenne di lunedì 13 giugno, fra Patton ha voluto sviluppare una riflessione attorno alla figura di Antonio, intendendo approfondirne il ruolo di testimone e annunciatore di pace e sottolineando come, nei suoi Sermoni, il Santo stesso nomini la parola ‘pace’ ben 266 volte.

Una pace che sant’Antonio era disposto a testimoniare concretamente con le opere, seguendo radicalmente l’insegnamento di Gesù che nel ‘discorso della montagna’ chiede a chiunque voglia essere suo discepolo di diventare un operatore di pace: “Antonio prende molto sul serio questo insegnamento e, attraverso l’esempio, ci insegna che chi è chiamato a operare per la pace deve agire anche se sembra non avere alcuna probabilità di successo. Antonio col suo esempio ci insegna che per la pace dobbiamo essere disposti a rischiare la vita”.

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