Voto in vista. E arriva la polpetta anti-Salvini

Colata di fango dei giornali contro Antonio Capuano, l’uomo che avrebbe organizzato il viaggio di Matteo Salvini a Mosca. La ragione? Ha conti all’estero, manco fosse un reato. Fango sulla Lega. Più sospetti che verità… La polpetta anti-Salvini a due giorni dal voto. II caso. Il viaggio abortito: la scorsa settimana il leader leghista Salvini aveva ipotizzato l’idea di un viaggio a Mosca, cui aveva rinunciato dopo molte polemiche. Il giallo dei bonifici: a organizzare il viaggio sarebbe stato l’Avv. Antonio Capuano, ex deputato forzista; ieri La Verità ha rivelato che l’Antiriciclaggio sta indagando su bonifici da 1 milione che lui e la moglie avrebbero ricevuto da Kuwait e Romania.

La Verità del 10 giugno 2022 in formato cartaceo.
La Verità del 10 giugno 2022 in formato digitale.

Capuano? Capuano chi? Ma sì l’avvocato napoletano, ex deputato di Forza Italia, che per qualche ora è stato consulente di Salvini per un incontro con il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, alla ricerca urgente di spiragli di pace. Adesso Antonio Capuano è stato elevato all’ennesima potenza diabolica da un titolo cubitale da La Verità, quasi il suo destino sia rispetto a Matteo Salvini come quello di Mario Chiesa per Bettino Craxi. Una mina antiuomo, chi la tocca esplode. Andrà così? Qualcuno ci prova, eccome se ci prova.

Innanzitutto il titolone, a tutta prima pagina, sparato nelle rassegne stampe televisive come un mortaretto, visibile a milioni di persone: «I Fondi esteri sospetti dell’uomo che voleva portare Salvini a Mosca». A pagina due «L’uomo» ha finalmente l’onore della citazione nominativa nel titolo: «Il tesoro “sospetto” di Mr Capuano, l’uomo dei viale di Salvini a Mosca». Balza subito all’occhio una parola che toma prima singolare e poi plurale. «Sospetto-sospetti». Qui pianta vittoriosamente la sua bandierina, con tutta la sua potenza talebana, la frase slogan coniata dal gesuita palermitano Padre Ennio Pintacuda (1933-2005) per giustificare squartamenti in pubblico degli avversari di Leoluca Orlando e di presunti nemici dei «professionisti dell’Antimafia» (Leonardo Sciascia).

Cultura del sospetto

Pintacuda si pentì poco prima di morire, e magari la pena del suo purgatorio sarà di tirare i piedi a chi insiste nel far propria la famosa sentenza. Non la ricordate? Eccola: il sospetto come anticamera della Verità. Diremmo che casca a fagiolo. Ma è legittimo che un sospetto induca all’esposizione in piazza come quarti di bue di persone neppure indagate (Capuano) e di chi ha creduto lo potesse aiutare in una causa nobile?

Riuscirà questo disegno? Cala Trinchetto, come diceva la pubblicità nel Carosello di una volta. La parola sospetto è un’ammissione di debolezza. I sospetti non sono prove e neppure indizi, sono sentimenti suscitati da elementi fragilissimi, pure ipotesi. Eppure ci provano. E intanto di danno ne fanno, eccome. A due giorni dalle urne in importanti elezioni amministrative, sono un colpo di karate sulla nuca di Salvini. E si fa male all’intero centrodestra che si presenta concorde e con un candidato sindaco espressione di tutte le sigle in 31 città.

Sono pronto a scommetterci conoscendo la bravura indiscutibile di Giacomo Amadori. I suoi articoli sono profezia di casini su casini, montati sul niente, ma un niente che ha per fonte procure e apparati, che si sono dimostrati di questi tempi impermeabili come secchi bucati. Le stesse a cui evidentemente ha attinto L’Espresso che pubblicherà nei prossimi giorni altri dettagli sul presunto scoop.

Del resto il primo a scomunicare l’iniziativa di Salvini fu il Sottosegretario tecnico alla Presidenza del Consiglio Franco Gabrielli, che ha la delega ai servizi e alla sicurezza, e non certo alla censura, quasi fosse il Peskov di Draghi, di leader di partiti che sostengono il governo. Disse: «Salvini in Russia? Simili iniziative non spettano ai leader di partito, ma ai leader di governo» (31 maggio). In quei giorni si arrivò a far trapelare come vanteria che il nostro controspionaggio monitorava chi entrava e usciva dall’Ambasciata della Russia a Roma, che si fa e non si dice, e di fatto appuntando e fotografando il Senatore Salvini con questo tale, che sarà bene studiare in profondità, lavoro legittimo e doveroso, ma che non dovrebbe passare ai giornali, sin d’ora macchiando la reputazione di personaggi neppure indagati ma da isolare. E chi l’ha incrociato, e ha accettato in trasparenza un rapporto di collaborazione in una buona causa, diventa pure lui portatore di virus. Anche i nostri sono sospetti, ma come si dice, bisogna scavare in tutte le direzioni, specie quelle dove ci sono precedenti.

Del resto, era stato un pronostico fin troppo facile, il nostro. I giorni immediatamente precedenti – questo era il concetto che avevamo espresso – si inietterà del tossico sotto la pelle degli elettori potenzialmente di centrodestra per spegnerne le intenzioni di voto da quella parte del caleidoscopio. Fatto! Non nel senso del Fatto quotidiano: in realtà quel giornale è più che altro impegnato a sostenere Conte contro Di Maio, e ha le grane sue con i Cinque Stelle. Fatto!, come la réclame del governo Berlusconi del 1994. Compito eseguito! Tanto più efficace perché la miccia è stata accesa sotto le chiappe di Matteo Salvini. Ho scritto «miccia».

Fuocherello

Perché quello della Verità, con tutto il rispetto che merita, è un fuocherello, un mozzicone incendiario destinato a esplodere in fiammate universali oggi e domenica alimentate da organi di stampa e politici che non vedono l’ora di disarticolare la Lega al suo interno, con la tecnica cinese di «bastonare il cane che affoga», sperando di dare ragioni per indurre all’ammutinamento. Se conosco i leghisti, faranno blocco per impedire lo scuoiamento del Capitano con il classico gioco da biliardo. Si tira contro la sponda (Capuano) per sbattere il pallino (Matteo) in buca.

Ricordiamocelo. Tutto questo accade prima delle elezioni amministrative, che a sinistra tutti si sono affrettati nei giorni scorsi a definire di rilievo politico, e che in particolare – sostiene Enrico Letta – incoroneranno il Partito democratico come primo partito, e di fatto azionista morale di maggioranza del governo Draghi, come purtroppo ci pare di aver afferrato come perfettamente vero da qualche mese.

I contenuti dell’indagine de La Verità parlano di trasferimenti di denari dall’estero all’Italia. Nessun elemento per considerarli operazioni irregolari. Poi si analizzano i conti della compagna di Capuano, una signora camerunense di 27 anni, che grazie a dei lasciti avrebbe garantito alle banche di avere un patrimonio tra uno e cinque milioni di euro. Meglio per lei. Ma perché sospetti? E soprattutto che c’entra Salvini?

Questo articolo è stato pubblicato oggi su Libero Quotidiano.

Foto di copertina: Matteo Salvini e Antonio Capuano.