«Dicono: pace! Pace! E pace non c’è» (Ez 3,10). Tutti cercano la pace, ma non tutti sanno che cosa è e come si ottiene

Segnaliamo il libro di Padre Giovanni Cavalcoli, OP, Dona a noi la pace. Il significato della presente guerra (Chorabooks 2022, 188 pagine [QUI]).

«Questa raccolta di articoli, che ho pubblicato di recente, intende offrire al Lettore un diversificato materiale, che può servire per riflettere sul tragico evento attuale della guerra in Ucraina, al fine di assumere un atteggiamento saggio e razionale, ispirato dalla fede cristiana, per dare un contributo alla fine della guerra e al raggiungimento della pace, nella giustizia e nel rispetto dei diritti di tutti» (Padre Giovanni Cavalcoli, O.P.).

Il book trailer del libro di Padre Giovanni Cavalcoli, O.P. “Dona a noi la pace. Il significato della presente guerra”. Musica di Aurelio Porfiri.

L’Introduzione

La via del cristiano ha qualcosa di paradossale. Da una parte è sempre in lotta contro il peccato, contro la carne, contro il mondo e contro Satana. Ma nel contempo fruisce in continuazione di una pace inalterabile. Come ciò è possibile? Perché si tratta di combattere stando in pace. E come? Egli distingue la sua condizione interiore dall’azione esterna. Il cristiano è in pace nel suo intimo. È in pace e in armonia con se stesso, con Dio e col prossimo. È in pace perché è mosso dall’amore. Il combattimento suddetto non gli toglie la pace, resta sconfitto anche dai nemici esterni che ho detto. Non può vincere chi non è in pace.

Ma in compagnia di chi il cristiano combatte? Sotto la guida di chi? E per conquistare che cosa? Il cristiano combatto nella Chiesa sotto la guida di Cristo contro Satana per conquistare il regno dei cieli. La guerra che egli combatte non è una guerra di questo mondo per una conquista terrena, come l’attuale guerra fra Russi e Ucraini. Egli può certo combattere una guerra del genere.

Ma la sua è la guerra dei figli di Dio contro i figli del diavolo (I Gv 3,10), la guerra della Chiesa contro il drago (Ap 12,17), la guerra di Cristo contro l’anticristo (II Ts 2,3), la guerra dei santi contro gli empi, della quale parlano i cc. 19 e 20 dell’Apocalisse. Occorre distinguere accuratamente questa guerra escatologica sotto la guida di Cristo, preparata dal quotidiano combattimento spirituale del cristiano (Ef 6, 10-17) da quello che sta avvenendo attualmente in Ucraina. Qui la linea di demarcazione tra giusti ed empi non coincide con la distinzione con i due eserciti in lotta, perché Cristo e il demonio sono presenti ed operanti nell’uno e nell’altro.

La guerra di Cristo e della Chiesa contro Satana e le sue schiere è nata con l’inizio della storia dell’umanità decaduta e redenta e durerà fino alla fine del mondo, che vedrà la vittoria finale di Cristo. Le guerre di questo mondo, come la presente, hanno cause e finalità storiche, meramente umane, anche se non senza rapporto con la guerra di Cristo.

Per quanto riguarda la presente guerra, si direbbe di assistere ad uno scontro tra l’Occidente modernista e l’Oriente tradizionalista. La cosa tristissima è che, come ha detto il Papa, è una lotta fra cristiani, riducendo tutto all’osso, si arriva allo scontro fra il cattolico Biden e l’ortodosso Putin per il dominio del mondo e la spartizione dell’Europa, ignorando i diritti dell’ONU a governare il mondo e avocando a sé il diritto di presiedere all’uso delle forze armate. Verrebbe da dire: ma che ne è stato dell’ecumenismo di questi 60 anni? Sembra che non sia servito a nulla. Bell’esempio che diamo noi cristiani agli occhi dei non cristiani!

Ma il fatto è che questa guerra è il frutto di divisioni ed odi reciproci millenari. La divisione dell’Europa cristiana in due blocchi contrapposti risale allo scisma d’Oriente del 1054.

Per uscire da questa drammatica situazione, occorre riprendere seriamente l’attività ecumenica, mostrando al mondo che progresso e tradizione, conservazione e rinnovamento, Oriente ed Occidente, Americani e Russi non si contrappongono a vicenda, ma, come dimostra l’insegnamento del Concilio Vaticano II, si integrano a vicenda sotto la presidenza dell’ONU nell’unico gregge di Cristo sotto la guida del suo Vicario, il Vescovo di Roma, mentre l’Europa, dalla quale proviene il cristianesimo degli uni e degli altri, non deve costituire oggetto dei loro appetiti, ma è la madre comune della loro fede e della loro civiltà.

La presente serie di articoli intende dimostrare questo assunto.

Alcuni di questi articoli sono superati dagli eventi, perché precedono l’invasione russa. Tuttavia ho pensato di pubblicarli ugualmente per i concetti, che vengono espressi, i quali possono servire a capire il significato e le cause della presente guerra, nonché a trovare la via della pace.

P. Giovanni Cavalcoli, OP
Fontanellato, 27 aprile 2022

Padre Giovanni Cavalcoli, OP.

L’autore

Padre Giovanni Cavalcoli, OP, è nato a Ravenna il 9 agosto 1941. Si è laureato in filosofia a Bologna nel 1970 sotto la guida di Gianfranco Morra con una tesi dal titolo “La crisi dell’intellettuale nella società moderna”. Entrato nell’Ordine Domenicano nel 1971, è stato ordinato sacerdote nel 1976. Ha insegnato teologia dal 1979 al 1982 presso l’allora Studio Teologico Accademico Bolognese (STAB). Nell’A.A. 1980-1981 tenne un corso sul linguaggio teologico presso lo Studio Teologico “Antoniano” di Bologna. Dal 1980 al 1982 ha insegnato psicologia e metafisica presso il Seminario di Ravenna. Ha conseguito la licenza in filosofia nel 1981 e il dottorato in teologia presso la Facoltà Teologica Pontificia “S. Tommaso d’Aquino” di Roma nel l984 sotto la guida di P. Alvaro Huerga, OP, con una tesi dal titolo “Il giudizio per affinità nel dono della sapienza”. Dal 1988 al 1989 ha tenuto corsi sulla Sapienza presso l’Istituto di Magistero “Maria Assunta” di Roma. Ha ripreso l’insegnamento insieme con quello di Metafisica al ritorno da Roma nello STAB, elevato a Facoltà Teologica nel 2004. Dal 1992 è socio della Pontificia Accademia Teologica Romana. Dal 2011 è docente emerito di Teologia Dogmatica nella Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna e di Metafisica nello Studio Filosofico Domenicano di Bologna.

«Che cosa è la pace?
Dicono: pace! Pace! E pace non c’è (Ez 3,10).
Non c’è pace per gli empi (Is 57,21).
Non conoscono le vie della pace (Rm 3,17).
Tutti cercano la pace, ma non tutti sanno che cosa è e come si ottiene

Mai come oggi si sente parlare di pace: tutti invocano la pace, tutti dichiarano di volere la pace, tutti dichiarano di rifiutare la guerra. Eppure ci troviamo in una situazione internazionale nella quale rischiamo di perire tutti in una guerra atomica. Come mai? Perché non tutti sanno che cosa è veramente la pace, vogliono sinceramente la pace, conoscono le vie della pace.

La pace è quella condizione interiore ed esteriore, fisica e spirituale di quiete e di pienezza ordinata delle forze, armoniosa ed unitaria, del singolo e della società, di libertà da ogni male, rispondente ad una profonda ed inestinguibile esigenza del cuore umano, per la quale collettivamente e comunitariamente si gode in permanenza e sicurezza, vinti tutti gli ostacoli e le difficoltà, del benessere, della prosperità materiale e spirituale, nella felicità e nella gioia, nella pratica dell’amore di tutti verso tutti, nello scambio e nella piena comunicazione, nell’unità di intenti volti alla pratica della giustizia, nella comune obbedienza a Dio principio della pace, nella concordia e collaborazione reciproca, nella pratica comune del bene comune, in un pluralismo di scelte e posizioni diverse armonizzate fra di loro sulla base della comune e condivisa attuazione dei valori morali e religiosi universali e dei diritti umani, dove tutti sono per l’uno e il singolo è al servizio di tutti» (Padre Giovanni Cavalcoli, O.P.) [QUI].