Cristianofobia al Cremona Gay Pride. Il lavoro sporco, squallido, volgare prima ancora che blasfemo, puntuale e totalmente ossessionato dal Cristianesimo

I giornali hanno fatto a gara per minimizzare la questione, parlando di “polemica” (per “seni nudi”), buttandolo in caciara, e niente di più, nascondendo sotto il tappeto il lavoro sporco, squallido, volgare prima ancora che blasfemo rivelato dalla notizia (che al massimo ha fatto indignare per qualche istante ma niente di più). Ormai quanto avvenuto nel corso del Cremona Gay Pride di sabato 4 giugno 2022, è la riproposizione puntuale e totalmente ossessionato dal Cristianesimo – la cristianofobia – a cui assistiamo in mezzo alle «ostentazioni più o meno trasgressive, che un tempo avrebbero oltraggiato il comune senso del pudore e fatto indignare, oltre alla foto di Papa Francesco “ritoccato” in versione LGBTQAI+, si è giunti ad un’evidente blasfemia con un manichino raffigurante la Vergine Maria in versione sadomaso con tanto di collare a punte attorno al collo, scritte tatuate e seni nudi ostentati». La reazione dei musulmani alle offese (vere o presunte) per la loro religione e il loro Profeta è tutt’altra cosa.

La sera del 5 giugno scorso, subito avevamo collegato lo spettacolo squallido al Gay Pride di Cremona, con la strage di Cristiani durante la Santa Messa di Pentecoste a Owo in Nigeria [QUI]:

Sulla questione condividiamo di seguito tre riflessioni:

  • Ennesimo affronto blasfemo al Cremona Pride di Mauro Faverzani su Corrispondenza Romana, 8 giugno 2022: «Scuse? Nessuna. Prese di distanza? Nemmeno. Parole, parole, ma di concreto nulla»
  • La Vergine blasfema al Pride e i Cristiani sotto terra. Maria sadomaso, Gesù sui tacchi a spillo, la Madonna con l’aureola Lgbt, la Via Crucis del Muccassassina. E chi non si genuflette è omofobo di Caterina Giojelli su Tempi, 7 giugno 2022: «Non serve essere un prete o una suora per trovare l’immagine “blasfema”, non serve votare Lega, o Fratelli d’Italia o Forza Italia – i giornali hanno scritto così, no?, il passaggio della “statua” ha «infuocato diversi esponenti locali» dei soliti tre partiti – per trovare una porcheria sacrilega agghindare la Madonna come una mistress per esternare l’orgoglio Lgbtq o sfilare contro «la violenza di stampo omotransfobico» (così Lorenzo Lupoli, presidente di Arcigay Cremona La Rocca, alla vigilia della biciclettata organizzata il 17 maggio per le vittime dell’odio di genere). Ventiquattr’ore dopo, in Nigeria, un commando di terroristi apriva il fuoco trucidando oltre 50 cattolici»
  • E se anche al Gay pride si imparasse a chieder scusa di Salvatore Mazza su Avvenire, 7 giugno 2022: «Squallido, prima ancora che blasfemo. Di una volgarità incomprensibile. Gli organizzatori, continuando a non collegare i neuroni tra di loro (ce ne saranno stati almeno due tra i presenti, o no?), alle dichiarazioni di quanti non hanno gradito la trovata l’hanno buttata in caciara, come si dice a Roma»

«I Paesi islamici hanno lanciato una campagna di minacce, boicottaggio e pressione contro l’India perché chieda scusa per aver “insultato Maometto”. 17 Cristiani sono uccisi ogni giorno (quasi sempre nei Paesi islamici) e nessuno che chieda mai scusa» (Giulio Meotti).

«Liberi di offendere il Cristianesimo e di censurarsi sull’Islam. I cinema nel Regno Unito cancellano tutte le proiezioni del film sulla figlia di Maometto. Cinema assediati al grido di “Allahu Akbar” [*], non a Benghazi, ma a Londra. E poi quadri, libri e opere teatrali eliminate perché “offendono” i Musulmani. Il multiculturalismo è la fine dell’Europa (modello Nigeria)» (Giulio Meotti).

«Dopo l'”ultima regina Cristiana” Elisabetta salirà al trono il re del Londonistan. “In 40 anni il Cristianesimo in Inghilterra scomparirà”. Una ricerca accademica calcola il giorno in cui chiuderanno le ultime chiese anglicane e cattoliche. “Sono diventate centri di correttezza culturale, cambiamento climatico, multiculturalismo, razza e gender, un centro yoga destinato all’estinzione”. E per quella data, l’Islam triplicherà…» (Giulio Meotti).

«A quanto pare oggi al Gay Pride di Cremona qualcuno ha profanato l’immagine della Madonna in mezzo a una folla festante. Ho visto sui social anche una foto che raffigurava Papa Francesco in veste LGBT. Ecco, posso dire – senza essere additata come omofoba – che ognuno è libero di partecipare a tutte le parate (o carnevalate) possibili, ma che scadere nella blasfemia è una cosa intollerabile? Talmente becera che dovrebbe essere condannata da tutti senza se e senza ma? E quei rappresentanti istituzionali e politici che si dichiarano Cattolici e poi patrocinano e promuovono con orgoglio questi eventi, in cui sempre più spesso immagini sacre della religione Cattolica (chissà perché non di altre religioni) vengono irrise o addirittura profanate, si sentono la coscienza a posto? Ne sono orgogliosi? Non hanno nulla da dire?» (Cristina Cappellini, scrittrice, poetessa ed ex Assessore alla Cultura della Regione Lombardia).

Ennesimo affronto blasfemo al Cremona Pride
di Mauro Faverzani
Corrispondenza Romana, 8 giugno 2022


La grande stampa ha finto di non accorgersene, si è girata dall’altra parte o ha nascosto la notizia sotto il tappeto delle pagine regionali, ma quanto avvenuto nel corso del Cremona Pride, svoltosi sabato scorso nella città lombarda è di una gravità con pochi precedenti: oltre alle solite ostentazioni più o meno trasgressive, che un tempo avrebbero oltraggiato il comune senso del pudore e fatto indignare, oltre alla foto di Papa Francesco “ritoccato” in versione LGBT [**], si è giunti ad un’evidente blasfemia con un manichino raffigurante la Vergine Maria in versione sadomaso con tanto di collare a punte attorno al collo, scritte tatuate e seni nudi ostentati. Un’offesa totalmente gratuita alla fede Cattolica, che ha scatenato l’indignazione di tutti. Innanzi tutto del vescovo, Mons. Antonio Napolioni, lo stesso che nel 2018 non sentì l’esigenza di cancellare, nonostante le proteste ed oltre 2 mila firme raccolte, il «Tavolo di Dialogo tra Diocesi lombarde e Realtà Cattoliche LGBT» dal titolo «Quale presenza dei giovani LGBT nella Chiesa?». Questa volta i toni del presule, affidati ad un apposito comunicato, sono stati molto diversi: «Raccolgo lo sconcerto di numerosi cittadini, credenti e non credenti, per la presenza di immagini offensive ed evidentemente blasfeme, che non possono avere alcun valore educativo o comunicativo di valori e diritti», ha scritto, tra l’altro, Mons. Napolioni, esprimendo, pur tra note di dialogo e di accoglienza, «il dolore mio e della comunità cristiana» per l’accaduto al Cremona Pride.

Scuse? Nessuna. Prese di distanza? Nemmeno. Parole, parole, ma di concreto nulla. I consiglieri comunali Carlo Malvezzi, Federico Fasani e Saverio Simi di Forza Italia avevano chiesto la revoca del patrocinio del Comune di Cremona alla manifestazione, sarebbe stato quanto meno un segnale chiaro. Ma, al momento, niente! Il Sindaco, Gianluca Galimberti, peraltro ex-presidente diocesano di Azione Cattolica, presente al Cremona Pride, sabato ha parlato entusiasticamente sui social di una sorta di festa della «democrazia inclusiva e accogliente delle diversità». Poi, però, due giorni dopo, sommerso dalle critiche, ha rettificato il tiro con un altro post sul suo profilo: «Essere coerente per me passa dalla condanna ferma di quel gesto blasfemo, ma anche dal considerare che si è trattato di un gesto isolato, che non può e non deve inficiare la bellezza e l’importanza di quel corteo ed è quello che il Comune ha patrocinato». Essere coerente, forse, dichiarandosi egli Cattolico, dovrebbe passare anche attraverso una rilettura anche veloce del Catechismo della Chiesa Cattolica, per ripassare cosa vi sia scritto a proposito dell’omosessualità.

Analoga difesa d’ufficio del Cremona Pride è giunta dal Segretario provinciale del Pd, Vittore Soldo, che ha sì definito, con toni sin troppo accondiscendenti, «indubbiamente sbagliato e fuori luogo» sfilare con l’immagine blasfema, definendo l’accaduto, però, come una «provocazione, espressione della scarsa intelligenza di quei pochi, che hanno usato una manifestazione bellissima per sporcare il messaggio di tante associazioni serie».

Il Consiglio comunale di Cremona, riunitosi due giorni dopo il Cremona Pride, ha approvato (con due sole astensioni, quelle di Lapo Pasquetti di Sinistra per Cremona e di Stella Bellini di Radicali +Europa) un ordine del giorno, in cui è stata espressa, tra l’altro, «in maniera unanime la più ferma condanna per l’episodio di blasfemia, prendendo le distanze da quei manifestanti, che hanno avuto comportamenti provocatori e oltraggiosi, offendendo la comunità cristiana». Un testo che, alla fin fine, sposa però la tesi del fatto isolato, quindi piuttosto lontano da quanto trionfalisticamente, ma anche frettolosamente dichiarato da Carlo Malvezzi di Forza Italia: «Abbiamo ottenuto quello che volevamo – ha esultato –. Portare in discussione e fare votare un odg, per evidenziare che il problema non sta solo nei quattro, cinque, dieci soggetti, che hanno inscenato questa cosa, ma emerge una precisa responsabilità degli organizzatori, del servizio d’ordine e di tutti quei politici, che sfilavano con la bandiera del Pd e non hanno fatto niente per costringere chi portava quella statua ad uscire dal corteo». Magari questo è ciò che sogna, ma l’ordine del giorno dice un’altra cosa e sostiene anzi la tesi ufficiale, quella che vuol circoscrivere il problema a pochi facinorosi. Ma forse la foga di una concitata seduta del consiglio comunale ha appannato anche le lenti politiche del Centrodestra…

Poi c’è stato chi, come Lapo Pasquetti di Sinistra per Cremona, ha ricamato sull’evento una sorta di spy story, sostenendo di saper «per certo che chi ha portato in giro la statua della Madonna (sic!) non è riconducibile al Pride e lo ha fatto, inserendosi a volto mascherato nel corteo per veicolare messaggi del tutto estranei alla finalità dell’iniziativa», raggiungendo così i limiti del grottesco. Anche Luca Burgazzi, assessore comunale alla Cultura, sostiene la tesi che ritiene gli artefici dell’immagine blasfema «persone in contrasto con l’organizzazione del Pride rispetto alla piazza, che portava invece messaggi di inclusione e di festa. Ma in questi anni abbiamo visto brandire rosari nei comizi politici, baciare santini in favore di telecamera e invocare l’intercessione dei santi per un risultato elettorale». Poco ci è mancato che dell’accaduto desse la colpa a Salvini…

Se fosse vera l’ipotesi del caso isolato non si capirebbe perché fatti simili, agli eventi, per così dire, “di settore”, rappresentino una sorta di costante, dall’“aureola” arcobaleno della Vergine Nera di Częstochowa col bambino in braccio al modello agghindato da Madonna transessuale sino alla caricatura blasfema della Via Crucis con Cristo in versione tanga e drag.

Le reazioni sono state le più varie, dall’organizzazione di una raccolta-firme online «per dire basta a questi continui attacchi blasfemi finanziati con soldi pubblici» alla preghiera di riparazione, tenutasi in piazza del Duomo, a Cremona, con oltre cento cattolici e tre sacerdoti, all’indomani del Cremona Pride. Con un post su Instagram, Giorgia Meloni, leader nazionale di Fratelli d’Italia, si è chiesta: «Quali diritti si rivendicano, offendendo la fede cristiana?».

Ha notato Alex Galizzi, Consigliere regionale della Lega: «Curioso che nessuna delle associazioni, che hanno organizzato la sfilata, abbia preso le distanze da tale scempio». Già, durante il corteo, nessuno ha avuto da ridire. Tutti distratti, evidentemente, salvo poi puntare l’indice, ma isolare il problema.

Si è chiesta via social Cristina Cappellini, ex-Assessore alla Cultura di Regione Lombardia: «Quei rappresentanti istituzionali e politici, che si dichiarano cattolici e poi patrocinano e promuovono con orgoglio questi eventi, in cui sempre più spesso immagini sacre della religione cattolica (chissà perché non di altre religioni) vengono irrise o addirittura profanate, si sentono la coscienza a posto?».

La domanda più ovvia, ma che nessuno degli “addetti ai lavori” si è posto, è quella formulata dal noto imprenditore e mecenate cremonese Giovanni Arvedi, domanda ripresa dalla stampa locale: si è chiesto «per quale ragione non si sia intervenuti per evitare che una simile immagine, che nulla ha a che vedere coi temi della manifestazione, continuasse a sfilare per le vie di Cremona, perfino davanti a luoghi sacri, che meritano rispetto e attenzione». Se fosse vero, come Comune e organizzatori sostengono, che l’immagine blasfema è stata l’infame trovata di quattro o cinque balordi, come mai nessuno ha avuto nulla da eccepire, come mai nessuno li ha allontanati dal corteo? Le tante bandiere – rigorosamente della Sinistra, da Rifondazione al Pd, da Sinistra Italiana ad Alternativa Comunista, dall’Arci all’Anpi, da Legambiente ai sindacati –, che pure erano presenti, come mai non hanno isolato e neutralizzato la “scheggia impazzita”?

Una brutta faccenda, insomma, che ha avuto un solo merito: far emergere equilibristi, clown e giocolieri.

La Vergine blasfema al Pride e i Cristiani sotto terra
Maria sadomaso, Gesù sui tacchi a spillo, la Madonna con l’aureola Lgbt, la Via Crucis del Muccassassina. E chi non si genuflette è omofobo
di Caterina Giojelli
Tempi, 7 giugno 2022


Cosa dobbiamo fare, le prediche? Facciamo le prediche: 5.898 è il numero di cristiani ammazzati lo scorso anno, 16 al giorno. 5.110 sono le chiese attaccate o distrutte. 6.175 i cristiani arrestati e incarcerati senza processo, 3.829 quelli sequestrati. In totale, il numero dei cristiani che hanno subito persecuzioni, agguati, massacri, sequestri nel 2021 a causa della propria fede è circa 360 milioni.

360 milioni di persone perseguitate, sgozzate, bruciate, ferite, uccise perché credono in quella Vergine Maria che al Pride di Cremona è diventata un manichino sadomaso che sfila a seno nudo.

La Vergine del Pride e la strage dei fedeli nigeriani

Non serve essere un prete o una suora per trovare l’immagine “blasfema”, non serve votare Lega, o Fratelli d’Italia o Forza Italia – i giornali hanno scritto così, no?, il passaggio della “statua” ha «infuocato diversi esponenti locali» dei soliti tre partiti – per trovare una porcheria sacrilega agghindare la Madonna come una mistress per esternare l’orgoglio Lgbtq o sfilare contro «la violenza di stampo omotransfobico» (così Lorenzo Lupoli, Presidente di Arcigay Cremona La Rocca, alla vigilia della biciclettata organizzata il 17 maggio per le vittime dell’odio di genere).

Ventiquattr’ore dopo, in Nigeria, un commando di terroristi apriva il fuoco trucidando oltre 50 cattolici in una chiesa di San Francesco nella città di Owo, nello stato meridionale di Ondo. Le immagini delle madri con i bambini squartati e insanguinati hanno fatto il giro del pianeta: erano in chiesa perché erano andati a messa, perché credono in quella Madonna sbeffeggiata e in quel Gesù Cristo crocifisso appeso sopra un pavimento inondato di sangue che l’anno scorso, al Pride di Roma, è diventato oggetto di scherno e derisione, scimmiottato da un attivista in tacchi a spillo, corona arcobaleno («uno di noi che voterebbe Zan»).

Sul carro del Pride con la Madonna blasfema

La Stampa e la Repubblica hanno annunciato presenza ai Pride con annessa omelia sui diritti, libertà, dell’inclusione, e del rispetto di tutti gli orientamenti sessuali e delle identità di genere, contro le discriminazioni per realizzare l’obiettivo di una “società evoluta e moderna”.

Si dirà, come hanno detto in tanti, che non saranno quattro pirla con la madonna blasfema in spalla a fiaccare il buon intento delle marce – oscar all’arrampicamento sui vetri a Luca Burgazzi, Assessore alla Cultura del comune, per cui denudare la vergine Maria e infilarle un collarino da dominatrice è come “brandire rosari nei comizi politici”, e Lapo Pasquetti, Capogruppo di Sinistra per Cremona, che sa “per certo” che i porta-statua erano solo infiltrati “a volto mascherato nel corteo per veicolare messaggi del tutto estranei alla finalità dell’iniziativa sfruttando il richiamo mediatico del Pride” (epperò quelli che sventolavano bandiera del Pd dietro la “statua” non sembravano in ambasce).

La Vergine Nera con l’aureola arcobaleno

Ma non ci risultano giornate contro la cristianofobia (il buon Giulio Meotti ha appena lanciato una petizione a Mattarella, Draghi e Di Maio affinché portino alle Nazioni Unite il riconoscimento della persecuzione anticristiana) [QUI] o agendine redazionali all’insegna della Red Week di Aiuto alla Chiesa che soffre contro le persecuzioni [QUI]. Non ci risulta nemmeno che ai Pride sia stato trascinato in piazza e irriso il Profeta dei Paesi che criminalizzano l’omosessualità. Facile prendersela con la Vergine e il Cristo in cui credono i Nigeriani massacrati a Pentecoste e decapitati nei villaggi tutti gli altri giorni dell’anno insieme ai loro bambini solo perché vanno a Messa.

Ci risulta invece che alla Casa della storia europea di Brussel, il museo del parlamento Ue, la evoluta e moderna Ue, sia stata esposta all’interno della mostra When Walls Talk! [QUI], alla voce “attivismo e proteste”, la famosa Madonna and Christ with rainbow halos di Elżbieta Podleśna, una rivisitazione formato poster della Vergine Nera di Częstochowa col bambino in braccio, entrambi dotati di aureola arcobaleno. Famosa perché sventolata durante più edizioni del Pride polacco da Podleśna e compagne attiviste, già indagate (e assolte) per blasfemia.

L’influencer tutto “Maria trans” che piace alla Ue

Ci risulta che il 19 maggio, in seguito al massacro della studentessa cristiana Deborah Yakubu, lapidata e bruciata viva, la stessa Ue abbia deciso di respingere (244 eurodeputati contro, 231 a favore) la mozione per un dibattito sui massacri dei cristiani in Nigeria e la nomina di un coordinatore europeo per la lotta alla cristianofobia.

Ci risulta che nell’agendona Lgbtqia* Ue – tra tutti gli “influencer” con cui collaborare per “raggiungere i giovani” e “informare le comunità sulle posizioni approvate in plenaria dal Parlamento europeo riguardo ai diritti delle persone Lgbtiq+”, sia stato scelto Riccardo Simonetti, tedesco dalle chiare origini italiche comparso sulla copertina della rivista queer berlinese Siegessaule agghindato da Vergine Maria transessuale, con barba, mascara, velo azzurro, stella cometa alle spalle e un bambino appena nato tra le mani tatuate.

La Via Crucis del Papa e quella Muccassassina

E sempre a proposito di ricorrenze, ci risulta che mentre il Papa metteva sotto la croce l’ucraina Irina e la russa Albina, al Muccassassina di Roma si celebrava il “Muccasantissima party di Pasqua! Gloria in Excelsis LGBTQI”, una caricatura blasfema della via Crucis con Cristo in tanga, drag quelle, musica, coreografie perverse.

Non si tratta affatto di quattro sciocchi, infiltrati, a caso, ma del lavoro (sporco, puntuale e totalmente ossessionato dal cristianesimo) dei compagni di merende di chi vuole la sbronza arcobaleno un mese intero: un mese di comizi, editoriali contro l’odio, le discriminazioni, a favore di telecamere e bandierine, un altro mese di genuflessione alla religione di Stato. Quella per cui scoprire il seno alla Madonna o infilare i tacchi a Cristo è “provocazione” e chi contesta il verbo dei diritti a vilipendere la religione altrui pecca di blasfemia.

E se anche al Gay Pride si imparasse a chieder scusa
di Salvatore Mazza
Avvenire, 7 giugno 2022


Immaginate un manichino vestito come una Madonna, con il seno scoperto. E immaginatelo, ora, portato in parata a spalla da quattro ragazzi, rigorosamente a volto coperto, durante un Gay Pride, con l’usuale contorno di Drag Queen, lustrini, ricchi premi e cotillons. Che cosa c’entra? Nulla. Come non c’entra nulla il fantoccio raffigurante Papa Francesco che benedice, anch’esso sfoggiato nella medesima occasione. È successo al Cremona Pride, e se era un modo per fare pubblicità all’evento beh… ci sono riusciti. Ma un modo ben triste, di quella tristezza che lascia senza parole.

Squallido, prima ancora che blasfemo. Di una volgarità incomprensibile. Gli organizzatori, continuando a non collegare i neuroni tra di loro (ce ne saranno stati almeno due tra i presenti, o no?), alle dichiarazioni di quanti non hanno gradito la trovata l’hanno buttata in caciara, come si dice a Roma. «È la festa dei diritti contro tutte le discriminazioni, il nostro modo per rivendicare la possibilità di esprimere liberamente», ha detto dal palco uno dei promotori della marcia. E questo diritto alla libertà di espressione comprende anche libertà di insultare una religione? Fatemi capire bene: in Parlamento giace da tempo una proposta di legge ambigua, in base alla quale qualcuno potrebbe tentare di tappare la bocca anche ai parroci, in nome della (pur giusta) lotta all’omofobia e gli stessi che invocano certe norme reclamano il ‘diritto’ di far sfilare una Madonna con il seno nudo (e non perché allatta, come in tante immagini il Bambino)?

E io che scrivo queste righe potrei essere accusato (o persino incriminato) di omofobia? Che libertà di espressione sarebbe quella che consente di dileggiare a senso unico? È uno dei paradossi del politicamente corretto, che fanno a pugni con la logica più elementare. Come quelle assurdità che si sentono di tanto in tanto, che vorrebbero riscrivere le favole per renderle ‘neutrali’, così la matrigna di Biancaneve potrebbe essere declinata come ‘genitore tre’, lasciando però sempre aperto il dubbio su chi sia il genitore uno e chi il due. Provate a esercitarvi su una qualsiasi favola, non se ne esce mai.

È impossibile. Perché è contro la logica, e andare contro la logica non si può. O meglio, forzando un po’ le cose si può provare a farlo, ma si finisce per truffare l’intelligenza delle persone, perché l’intelligenza è regolata dalla logica. E respinge le incursioni tentate da ciò che è illogico. Su questi paradossi gli esempi che si potrebbero fare sono decine e decine, ma restiamo sulla vicenda. Non sono mancate, a Cremona, le reazioni alla ‘provocazione’ dei manifestanti. I quali invece che dire: ‘Ok, scusate, stavolta abbiamo fatto una stupidaggine’, hanno rilanciato dicendo che le proteste veniva da ‘partiti di destra’, cosa data evidentemente per scontata, mentre avrebbe ‘sorpreso’ gli organizzatori la critica molto dura arrivata dal noto imprenditore e Presidente della Cremonese Giovanni Arvedi. Sorpresi perché? Non è dato saperlo.

O forse proprio perché la libertà di pensiero dovrebbe funzionare a senso e schema unico? Il Presidente dell’Arcigay s’è detto molto soddisfatto della riuscita della parata di Cremona. E non si sa se è una promessa o una minaccia, è il primo di cinquanta Pride che toccheranno tutte le città italiane. Non ci resta che pregare e sperare perché qualcuno ‘attacchi’ finalmente il cervello e lo accenda. Eppure non è così difficile da capire: se le persone hanno tutte eguale dignità, questo vale per tutti, non per qualcuno meno e per qualcuno più. Quale che sia la loro condizione personale, il loro modo di pensare, la loro fede. Il rispetto è dovuto alle persone e ai simboli che parlano al cuore e all’intelligenza di quelle stesse persone. Certo non di meno ai simboli delle religioni, di ogni religione. Compresa quella cattolica.

[*] L’espressione araba “Allāhᵘ akbar” viene spesso e volentieri quasi esclusivamente associata all’estremismo islamico, perché viene pronunciata prima e durante degli attentati terroristici islamici. Quindi, che qualcuno abbia usato questa frase prima di un attentato viene considerato una garanzia del fatto che quell’attentato abbia motivazioni religiose. Cioè, è nata una sorta di automatismo: se sentiamo o sentiamo “Allāhᵘ akbar”, il primo pensiero che facciamo è rivolto di un attentato. Però, l’espressione che significa letteralmente “Dio è il più grande” non è esclusivamente legata al jihadismo e non è una specie di slogan esclusivo dei terroristi. Ha invece a che fare più generalmente con la religione ed è un’esclamazione di uso comune tra i musulmani.

“Allāhᵘ” è il nominativo di Allah, che vuol dire Dio. L’arabo classico segue le declinazioni come il latino: ci sono tre casi, nominativo, genitivo e accusativo. Il soggetto richiede la forma nominativa e la desinenza del nominativo viene indicata con il suono “u”.

“Akbar” non vuol dire semplicemente “grande”: è un’alterazione del grado positivo dell’aggettivo. “Akbar” è stato interpretato sia come un grado comparativo dell’aggettivo “grande” sia come un superlativo relativo: prevede cioè un termine di paragone, ma in entrambi casi le cose non tornano. Se si volesse dire “Allah è il più grande” sarebbe necessario, in arabo, l’articolo determinativo “al” prima di “akbar” che però non c’è. Dato che “al” non è presente sarebbe necessario esplicitare la comparazione: più grande, ma di che cosa? E questo qualche cosa dovrebbe seguire “akbar”.

L’interpretazione prevalente tra gli studiosi è dunque che l’intera frase sia ellittica. La traduzione risulta più problematica. “Dio è grande” potrebbe funzionare, ma non tiene conto del significato comparativo o superlativo che esprime la forma araba. Dire “Dio è più grande” lascerebbe in sospeso la domanda: “più grande di che cosa?”. Una buona soluzione, dunque, è dire “Dio è il più grande”.

L’espressione araba “Allāhᵘ akbar” – contenuta in un verso del Corano in cui si dice di magnificare Dio – è un “takbīr” (in arabo indica un’espressione generica della religione islamica, simile a quelle frasi ricorrenti presenti in altre religioni tipo “Dio Padre onnipotente” o “Lodate Dio”, cioè è un nome derivato che indica colui che compie un’azione, in questo preciso caso quella di essere il più grande) ed è una forma abbreviata della frase “Akbar min kulli shay” che vuol dire “Allah è più grande di ogni cosa”.

“Allah è il più grande”, per una religione monoteista come l’Islam, sta a significare che al di sopra di Dio non può esserci niente. Viene usata come invocazione per riconoscere i propri limiti di fronte a Dio, viene pronunciata dal muezzin per invitare alla preghiera, dai fedeli all’inizio delle preghiere, nelle cerimonie del pellegrinaggio, all’inizio dei riti religiosi. In generale viene usata dai musulmani in qualunque momento della loro vita per esprimere differenti sentimenti e anche come esclamazione per le situazioni più quotidiane.

[**] Va notata che si tiene in considerazione solo delle LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). E cosa facciamo con i Q (queer), I (intersex) e A (assessuali)? L’espressione di una scioccante discriminazione! Il gruppo target corretto è LGBTQIA+. Almeno oggi. Domani potrebbe essere diverso (Cit. Fernand Keuleneer). Perciò + (più in generale, tutte quelle persone che non si sentono pienamente rappresentate sotto l’etichetta di donna o uomo eterosessuale).

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Foto di copertina: la madonna blasfema, un manichino a seno nudo che scimmiotta la Vergine Maria, portata in “processione” da uomini mascherate (no coming out) al Gay Pride di Cremona (Foto ANSA).

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