Papa Francesco incontra i vescovi italiani prima dell’elezione della terna alla nomina del nuovo Presidente CEI. Indizi per capire quello che pensa, vuole e infine potrebbe fare

Si è aperta nel pomeriggio di ieri, 23 maggio 2022 nell’Aula Paolo VI in Vaticano alla presenza del Santo Padre la 76ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana che si svolge a Roma, presso l’Hilton Rome Airport, dal 23 al 27 maggio 2022 sul tema In ascolto delle narrazioni del Popolo di Dio. Il primo discernimento: quali priorità stanno emergendo per il Cammino sinodale? e che porterà all’elezione della terna per la nomina del nuovo Presidente dei vescovi italiani, da sottoporre a Papa Francesco. L’Udienza, informa la Sala Stampa della Santa Sede, è durata circa due ore. Sul fatto che il nuovo Presidente debba essere un cardinale, il Papa ha detto di aver espresso solo una sua opinione e che dunque la scelta è affidata al libero discernimento dei vescovi.

I lavori proseguono oggi, 24 maggio con l’Introduzione del Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente uscente che fu eletto il 24 maggio 2017. Venerdì 27 maggio si terrà la conferenza stampa conclusiva. Riportiamo di seguito nella nostra traduzione italiana l’analisi di Andrea Gagliarducci sul suo blog Monday Vatican e la cronaca di Franca Giansoldati su Il Messaggero, di ieri e l’articolo di Marco Mancini per ACI Stampa, di oggi.

++++ AGGIORNAMENTO

CEI: Zuppi, Lojudice e Raspanti la terna per la presidenza
Nelle prossime ore Papa Francesco sceglierà il successore del Cardinale Bassetti
di Marco Mancini
ACI Stampa, 24 maggio 2022


Il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo metropolita di Bologna, il Cardinale Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo metropolita di Siena e Monsignor Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale. È questa la terna di nomi che i vescovi italiani riuniti in Assemblea generale hanno proposto al Papa per la nomina del nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Nelle prossime ore sarà Papa Francesco a decidere chi sarà il successore del Cardinale Gualtiero Bassetti.
Il meccanismo di nomina è normato dall’articolo 26 dello Statuto della CEI: “in considerazione dei particolari vincoli dell’Episcopato d’Italia con il Papa, Vescovo di Roma, la nomina del Presidente della Conferenza è riservata al Sommo Pontefice, su proposta dell’Assemblea Generale che elegge, a maggioranza assoluta, una terna di Vescovi diocesani”.
Il Papa aveva indicato giorni fa la sua preferenza per un “cardinale autorevole”, il che sembrerebbe favorire Zuppi e Lojudice: entrambi hanno ricevuto la porpora da Papa Francesco, entrambi sono ex vescovi ausiliari di Roma ed entrambi sono romani. 66 anni Zuppi, 58 a luglio Lojudice.
Monsignor Raspanti, attuale Vicepresidente della CEI per il Mezzogiorno, 63 il prossimo 20 giugno, è Vescovo di Acireale dal 2011 per volontà di Papa Benedetto XVI. Nel caso fosse scelto quale Presidente della CEI, sarebbe il primo vescovo di una Chiesa del Sud a diventare numero 1 della Conferenza Episcopale Italiana. Finora, infatti, non si è mai scesi sotto Roma con i Cardinali Poletti e Ruini tra il 1985 ed il 2007.

CEI: il Cardinale Zuppi nuovo Presidente
Succede al Cardinale Gualtiero Bassetti. La nomina in tarda mattinata da parte di Papa Francesco
Il Cardinale Zuppi, nuovo Presidente della CEI
di Marco Mancini
ACI Stampa, 24 maggio 2022


Con un comunicato ufficiale la CEI ha annunciato che il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo metropolita di Bologna, è stato designato dal Papa Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
L’annuncio è stato dato a fine mattinata dal Presidente uscente, il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve.
Stamane i vescovi avevano presentato al Papa la terna per la Presidenza come previsto dallo statuto: oltre a Zuppi erano stati indicati il Cardinale Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena e Monsignor Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale.
Romano, classe 1995, sacerdote dal 1981, pronipote del Cardinale Carlo Confalonieri, è stato eletto Vescovo ausiliare di Roma da Papa Benedetto XVI il 31 gennaio 2012 e consacrato il 14 aprile successivo dal Cardinale Agostino Vallini, allora Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. Papa Francesco lo ha nominato Arcivescovo metropolita di Bologna il 27 ottobre 2015 e lo ha creato Cardinale di Santa Romana Chiesa nel concistoro del 5 ottobre 2019.
Legato da sempre alla Comunità di Sant’Egidio, fu tra gli artefici degli accordi che misero fine alla fine degli anni Novanta alla guerra civile che devastava il Mozambico.
Prima di essere eletto Vescovo, il futuro Cardinale Zuppi è stato parroco a Torre Angela, periferia di Roma, mostrando particolare attenzione nei confronti degli ultimi.
In seno alla CEI dal 2016 è Presidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna e di conseguenza membro del Consiglio Episcopale permanente.
Il Cardinale Zuppi è uno dei presuli più stimati dal Papa: prova ne sia la designazione a Bologna per succedere al Cardinale Carlo Caffarra e la creazione cardinalizia di due anni fa. Lo stesso Francesco giorni fa aveva tracciato una sorta di identikit del futuro presidente dei vescovi: il Papa voleva un cardinale autorevole e la scelta caduta su Zuppi conferma quanto annunciato precedentemente da Francesco.
È il secondo Arcivescovo di Bologna a diventare Presidente della CEI, prima di lui il Cardinale Antonio Poma dal 1969 al 1979.
Ora si attende la nomina del Segretario Generale, su cui l’indicazione del Cardinale Zuppi avrà molto peso. ++++

Papa Francesco, la Chiesa in Italia come uno specchio del pontificato
di Andrea Gagliarducci
Monday Vatican, 23 maggio 2022

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

La nomina del nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) la prossima settimana segnalerà come Papa Francesco voglia delineare gli ultimi contorni del suo pontificato. È opinione comune che ormai il pontificato di Papa Francesco non possa avere grandi vette di novità, ma solo un ultimo slancio propulsivo prima di ancorarsi fino alla fine del pontificato, per quanto lungo o breve possa essere.

Perché è importante la nomina del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana? Perché il Papa è il Primate d’Italia, e i vescovi stessi hanno chiesto la continuazione dell’antica tradizione italiana che il Presidente dei vescovi sia scelto direttamente dal pontefice. Papa Francesco ha voluto che fosse introdotto un voto, ma alla fine i vescovi porteranno al Papa soltanto una lista dei tre candidati più votati. Il Papa deciderà di attingere o meno da quella lista.

Il fatto è che nessun vescovo pensa di votare per qualcuno che il Papa non vorrebbe come Presidente. Cinque anni fa, il Cardinale Gualtiero Bassetti è stato eletto Presidente dopo che il Papa aveva espresso in ogni modo possibile la sua approvazione: lo aveva creato cardinale pur essendo arcivescovo di una diocesi non cardinalizia, Perugia, e Vicepresidente della CEI; lo aveva ricevuto in udienza al posto del Presidente in carica, il Cardinale Angelo Bagnasco; lo aveva nominato membro della Congregazione per i Vescovi.

Logicamente, i vescovi italiani proseguirono con quel profilo. Mentre ha detto formalmente che preferirebbe che i vescovi scegliessero da soli il loro Presidente, Papa Francesco chiarisce cosa vuole.

In un’intervista del 6 maggio scorso con il Corriere della Sera, aveva detto di volere che il Presidente fosse un cardinale e autorevole. Quindi, ha ristretto l’elenco dei possibili Presidenti a due personalità: il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna, e il Cardinale Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena [QUI].

Potrebbe esserci una sorpresa, però. Supponiamo che Papa Francesco convochi un Concistoro per il 29 giugno, decidendo anche di fare cardinale l’Arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia. In tal caso, potrebbe essere improvvisamente in corsa per la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana.

Tuttavia, i tre profili di cui stiamo parlando rappresentano in realtà il cambio di paradigma che Papa Francesco ha attuato per la Chiesa in Italia. Il Papa sceglie vescovi con un profilo pastorale robusto, preferibilmente che si mostrino vicini ai poveri e con buona stampa proprio da questo impegno. Non ha spostato spesso vescovi da una diocesi all’altra. Eppure, ha scelto di promuovere sacerdoti, anche per diocesi essenziali, come l’Arcidiocesi di Torino o quella di Genova, per cambiare profilo senza muovere troppo le persone.

L’operato del Papa nei confronti della Chiesa in Italia è un ottimo esempio di come Papa Francesco si muova su vari fronti. Da un lato, Papa Francesco vuole sinodalità e discussione e incoraggia le decisioni personali. Ma, d’altra parte, dice chiaramente quello che vuole e si lamenta se questo non viene fatto.

Papa Francesco ha dato una road map alla Chiesa in Italia nella Conferenza ecclesiale di Firenze nel 2015. Ma, purtroppo, i vescovi hanno deciso diversamente, e non necessariamente come atto di resistenza al Papa, ma piuttosto per rispetto di un modo di fare che si era evoluto negli anni. Papa Francesco ha lamentato le loro scelte, anche pubblicamente, al punto da spingere di fatto la Chiesa in Italia a lavorare a un Sinodo, piuttosto con il modello delle assemblee ecclesiali.

Papa Francesco non è intervenuto con forza per un profilo particolare per i vescovi. Al contrario, introdusse nuovi vescovi, anche nei luoghi essenziali, senza muovere coloro che avevano già l’esperienza di amministrare delle diocesi. Ufficialmente la mossa è per evitare il carrierismo. Tuttavia, è giusto notare che il Papa vuole anche che nuove persone che si allineano al suo pensiero, o almeno con meno personalità, inizino un nuovo processo.

Papa Francesco permette alle persone di pensare che deciderà in un modo particolare, ma poi sorprende tutti e prende delle decisioni diverse. Vedremo se sarà così anche per il nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Innanzitutto, tutti pensavano al Cardinale Matteo Zuppi. Eppure, ora sembra che il Papa si sia improvvisamente rivolto al Cardinale Paolo Lojudice, con una mossa che sarebbe del tutto inaspettata e che porterebbe a un domino di nuove nomine.

Le regole del Papa funzionano in linea di principio, ma in realtà vengono anche accantonate con cinismo quando la situazione richiede approcci diversi. Papa Francesco non è solo un uomo solo al comando, ma è anche molto pragmatico, al limite del cinismo.

Le decisioni sulla Chiesa in Italia mostrano cosa vuole fare il Papa. Se a breve ci sarà un Concistoro, vorrà dire che ha già deciso come cambiare definitivamente il Collegio cardinalizio e quali indicazioni vuole dare per il Presidente.

Poi ci sarà l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Roma. Sarà un’opportunità per Papa Francesco di guidare la pastorale familiare, che è stata la sua principale preoccupazione sin dall’inizio del suo pontificato.

È da definire anche come evolverà il cammino sinodale del Papa, perché resta forte la sua idea di Chiesa in stato di sinodo permanente.

Insomma, partiamo dall’Italia per farci un’idea di come sarà nel resto del mondo. Ed è ironico che il Papa, che voleva far pesare meno l’Italia sulla scacchiera ecclesiastica, poi, alla fine, abbia guardato all’Italia in molti campi.

Un’Italia che ha fatto ritorno con i processi Vatileaks, gli accordi fiscali, i nuovi leader per le finanze vaticane e persino i giudici del tribunale vaticano. È un Papa, in fondo, molto più italiano di quanto voglia farci pensare. E non va scartato che l’ultimo grande slancio del pontificato si rivelerà, alla fine, un passo indietro.

Papa Francesco ai vescovi: «Non voglio farmi operare». E sul nuovo presidente Cei “brucia” il candidato di Bassetti
di Franca Giansoldati
Il Messaggero, 23 maggio 2022


In un clima piuttosto pesante, ieri pomeriggio, nell’Aula Paolo VI Papa Francesco ha incontrato i duecentoventi vescovi italiani per dare loro le indicazioni di massima da seguire e votare la terna valida per il nuovo presidente della Cei. Francesco vuole che il nuovo presidente sia già cardinale, che sia giovane e capace di portare avanti la sua idea di Chiesa in movimento e riformista. Il Papa poi a sorpresa ha tagliato le gambe al candidato gradito al presidente uscente, il cardinale Gualtiero Bassetti. Si tratta del vescovo Erio Castellucci di Modena. «So che è un bravo vescovo e che è il candidato di Bassetti ma io preferisco un cardinale». Una frase che a molti è suonata come un stop.

La vigilia della votazione per la terna è da tempo fonte di tensioni interne. Tanto che nel dibattito a domande e risposte avvenuto durante l’incontro con l’episcopato italiano, un vescovo ha chiesto apertamente a Bergoglio, sfidando il timore di parlare senza filtri (che ormai regna sovrano), che senso avesse una consultazione del genere per arrivare alla terna dei più votati se poi il presidente sembra già stato scelto dal Papa in anticipo, facendo implicito riferimento alle indicazioni fornite che coincidono con le due figure viste di buon occhio dal pontefice: Matteo Zuppi di Bologna e Paolo Lojudice di Siena, entrambi cardinali, giovani e fedeli alla Chiesa da campo da realizzare in base alle riforme avviate. Tuttavia proprio Castellucci, l’outsider segato da Bergoglio, potrebbe essere votato ugualmente domattina e ricevere consensi ma solo per fare affiorare il dissenso interno.

Di motivi per alimentare i mal-di-pancia interni ultimamente ce ne sono stati parecchi. A cominciare dall’uscita di scena piuttosto inusuale del presidente della Cei, Gualtiero Bassetti che dall’oggi al domani si è visto accettare le dimissioni anche da arcivescovo di Perugia. Avendo compiuto 80 anni aveva inoltrato la richiesta – come impone la prassi – immaginando però di restare in carica fino alla nomina del successore. E invece Francesco non ne ha voluto sapere di attendere oltre. In molti vedono questo passaggio come una punizione per quello che è accaduto a Firenze tre mesi fa quando durante l’incontro tra i vescovi e i sindaci del Mediterraneo – organizzato dal vescovo di Firenze Nardella e dalla Cei – era stato chiamato nel comitato d’onore, l’ex sottosegretario Marco Minniti. Una presenza che ha fatto infuriare Papa Francesco pensando agli accordi internazionali che furono firmati dall’Italia con la Libia e che portarono anche alla costituzione di lager dove rinchiudere i migranti in condizioni disumane. Un passaggio che ha portato a silurare anche il segretario della Cei, Stefano Russo, spedito a fare il vescovo in una diocesi minore del Lazio.

Ai vescovi italiani Papa Francesco ha poi però aggiunto che devono sentirsi liberi di votare per chi vogliono anche se a molti è suonata come una frase retorica, più che un incoraggiamento reale. Gli altri argomenti che sono stati affrontati hanno riguardato la guerra in ucraina, la posizione della Santa Sede in Cina, le sollecitazioni del pacifismo, la grana dei tribunali ecclesiastici, la formazione dei sacerdoti e, non ultima, la grande questione della sua salute.

Francesco ha detto chiaro e tondo che non vuole farsi operare, e ai vescovi italiani ha raccontato che l’ultima volta – quando si è sottoposto ad un intervento chirurgico per risolvere il problema al colon – ha avuto conseguenze fastidiose dopo la anestesia. Col risultato che ora vorrebbe evitare di finire nuovamente in sala operatoria. Il dolore al ginocchio e all’anca spera di risolverlo con massicce infiltrazioni e provando a rispettare i consigli degli ortopedici introducendo nella sua vita quotidiana a Santa Marta l’uso della carrozzina. Da qualche giorno si è mostrato in pubblico con un bastone dotato di treppiede per renderlo il più stabile possibile.

Assemblea Cei, il commiato del Cardinale Bassetti
Oggi si definisce la terna di nomi per la presidenza della Conferenza Episcopale da presentare a Papa Francesco
di Marco Mancini
ACI Stampa, 24 maggio, 2022


Quello di ieri “con il Papa è stato un dialogo sincero e appassionato, lo ringrazio personalmente per il rapporto diretto con lui, per la fiducia e per il cammino percorso insieme”. Così il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente uscente della CEI, aprendo stamane i lavori della 76ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana presso l’Hotel Hilton di Fiumicino. Ieri i Vescovi italiani avevano incontrato – rigorosamente a porte chiuse – il Papa nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Il Pontefice non ha rivolto il discorso pubblico di prassi ai Vescovi, preferendo circa due ore di botta e risposta riservato.

Ripercorrendo il suo quinquennio alla guida della CEI, il Cardinale Bassetti ha ricordato che la “pandemia, con le sue drammatiche ripercussioni che si faranno sentire ancora a lungo, ha fatto sì comunque che l’intera umanità abbia percepito di essere di fatto una grande famiglia, formata da soggetti il cui destino è legato a quello degli altri. Da oltre tre mesi, poi, siamo raggiunti e scossi dalle notizie di una guerra tanto inattesa quanto brutale e ingiustificabile, che ha luogo nel territorio della Repubblica di Ucraina. Oltre a sostenere le doverose vie diplomatiche, più volte il Papa ha pronunciato parole accorate per fermare gli orrori della guerra. Mentre la Chiesa che è in Italia si trova fortemente impegnata per alleviare le sofferenze della popolazione ucraina e dei rifugiati, soprattutto grazie al prezioso lavoro di Caritas Italiana, non possiamo non continuare a chiedere pressantemente, insieme a tante associazioni, movimenti e aggregazioni laicali, che le armi vengano deposte e che si apra una nuova stagione di riconciliazione, di giustizia e di pace”.

“Ho provato in questi anni – ha aggiunto – a rammentare a me stesso e a chi ho incontrato la necessità di non perdere il contatto costante e cordiale con Gesù, nel cui solo nome c’è salvezza. Ho avuto l’opportunità di conoscere tante persone, credenti e non-credenti. E sono diventato sempre più consapevole delle differenze, anche tra di noi Vescovi. Ma posso dire che mi è sempre più chiaro che, nonostante la varietà di sensibilità e di prospettive, ciò che ci accomuna è questo sguardo fisso su Gesù”.

“Il nostro Paese – ha detto ancora il porporato – è ricco di persone così, testimoni spesso silenziosi ed efficaci del Vangelo. Proprio in questi giorni, a distanza esatta di trent’anni, stiamo commemorando i morti della strage di Capaci e di via d’Amelio, in cui hanno tragicamente perso la vita i giudici Falcone e Borsellino, insieme con altri familiari e servitori dello Stato. Dal loro sacrificio, cosciente ed eroico, è nato un atteggiamento nuovo di condanna chiara delle mafie, che ha inciso anche nella vita di tutti noi come credenti e come cittadini. Falcone e Borsellino sono diventati padri di una nuova generazione, smuovendo le coscienze soprattutto dei giovani”.

Poi il punto sul cammino sinodale. “Il suo primo effetto importante – ha sottolineato – è che ci stiamo reciprocamente ascoltando. Questo non avviene senza fatica, è indubbio: però tutti stiamo percependo la bontà di una simile operazione. Stiamo rovesciando la piramide: noi Pastori non siamo più all’inizio di ogni processo ecclesiale, ma siamo piuttosto il terminale di un percorso che coinvolge tante persone di buona volontà. Stiamo cambiando la mentalità comune che delegava tutto al Vescovo”.

Riferendosi alla attualità politica, il Presidente uscente ha detto che “in questo preciso momento sono tante e delicate le questioni su cui la politica è chiamata a decidere, come il coinvolgimento del nostro Paese nella guerra in corso in Ucraina, l’applicazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il sostegno economico alle famiglie e alle imprese, la questione del Mezzogiorno, l’ambiente, l’immigrazione, il fine vita. A proposito del delicato tema del fine vita”, il Cardinale citando Papa Francesco ha ribadito che la vita  “è sempre sacra e inviolabile, e non possiamo far tacere la voce della coscienza”.

Al termine del discorso del Cardinale Bassetti, iniziano le operazioni di voto per la designazione della terna di nomi per la presidenza della Conferenza Episcopale da presentare al Papa. Sarà il Pontefice nelle prossime ore a scegliere il nome del successore del Cardinale Bassetti.

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