5^ domenica di Pasqua: dove c’è amore, là c’è Dio

‘Quando Giuda fu uscito dal cenacolo …’: così comincia il brano del Vangelo. Infatti dove c’è Giuda non si respira aria cristiana; ma chi è Giuda?  Don Mazzolari diceva: è mio fratello; un altro ebbe a dire: Giuda sono io! Se siamo dei Giuda, Gesù non può restare con noi perché la sua grazia e il suo amore non possono trovare sede nel nostro cuore, nella nostra vita.

Ciò che conta davanti a Dio è solo l’amore; Dio infatti è amore; Gesù dirà: ‘Da questo sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri’. Questo, dice Gesù, è un comandamento nuovo. Già nella Bibbia (Lev. 19,18) Dio aveva comandato di amare il prossimo: ‘Ascolta, Israele, amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze; amerai il prossimo tuo come te stesso’; in che cosa consiste allora la novità? 

Non basta l’invito ad amare, ma occorre conoscere anche la misura; questa ce la insegna proprio Gesù: ‘Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri’. La misura, il come e il quanto ce li insegna Gesù con i gesti che compie nell’ultima cena: a) la lavanda dei piedi: mi chiamate Signore e maestro, ed io vi ho lavato i piedi; così fate anche voi; b) il boccone del pane condiviso con Giuda: Gesù offre un boccone del suo pane a Giuda, che si apprestava al tradimento; e Gesù chiama ‘amico’ Giuda che lo tradisce con un bacio e lo consegna agli avversari.

Questo è il metro, la misura dell’amore con il quale Cristo Gesù ci ha amati ed ha dato la vita per noi. Non è un bottone, una etichetta, una divisa che ci contraddistingue come veri cristiani, ma l’amore come Cristo ci ha amati.

La Chiesa, il Popolo di Dio non si costruisce con le critiche, né con le armi; la Chiesa si costruisce rimboccandosi le maniche, lavorando, annunciando la Parola di Dio, testimoniando la verità con le parole e le opere; così agivano i discepoli Paolo e Barnaba:  evangelizzando, esortando a rimanere saldi nella fede anche nelle tribolazioni, organizzando la comunità e ritenendosi solo strumenti di Dio per la realizzazione del Regno.

Questo amore ci fa diventare uomini nuovi, fratelli e sorelle nel Signore e fa di noi il nuovo popolo di Dio, che è la Chiesa. Questo amore ci rende capaci  di amare i nostri nemici, di perdonare le offese, ci permette di pregare: ‘Perdona a noi, Padre, come noi perdoniamo ai nostri debitori’.

Nella Apocalisse san Giovanni ci tratteggia l’immagine di questa Chiesa, di questa comunità dopo l’evento pasquale: è la nuova Gerusalemme, l’umanità rinnovata dall’amore di Cristo morto in croce e risorto; una immagine dove Dio è al centro ed asciuga ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più né morte, né lutto, né lamenti perché le cose di prima sono ormai passate.

L’amore non è poesia, amici carissimi, ma è la realtà nuova che costituisce cieli nuovi e terre nuove. La città dove oggi viviamo è la città terrena dove cresce l’ottimo grano e la zizzania, quel grande mare che racchiude pesci buoni e pesci cattivi, ma la nostra vera patria è il cielo, quella realtà spirituale che è luce ed amore. Il comandamento nuovo di Gesù mira a formare, con l’aiuto dello Spirito Santo, questa Chiesa aperta come comunità di amore e di servizio reciproco.

L’Eucaristia che riceviamo acquista un significato particolare e conferisce quella forza, quel dinamismo che unisce ed affratella. Dirà il grande Agostino: come diversi chicchi di grano formano l’ostia, come diversi acini di uva costituiscono lo stesso vino che sono corpo e sangue di Gesù, così genti diverse per cultura, mentalità, talenti , nutrite dalla stessa Eucaristia, costituiscono la Chiesa, il Popolo santo di Dio.

Da qui la missione affidata da Gesù risorto alla Chiesa: ‘Come il padre ha mandato me, io mando voi’; è la missione di servire, è la missione dell’amore come Cristo ci ha amati. Amare significa dare senza ricevere; l’amore infatti o è altruismo o non è amore. Vuoi sapere se uno ti ama?

Non credere alle sue parole, non fidarti delle sue premure, ma mettilo alla prova se è capace di sacrificare qualcosa per te; se è capace, allora ti ama; se non è capace allora è solo un opportunista, ama se stesso e non ama te. Talvolta siamo così ipocriti che nascondiamo il nostro egoismo sotto l’etichetta dell’amore; caduta l’etichetta, viene fuori il nostro egoismo e la sua sete insaziabile.

L’amore è qualcosa di veramente serio perché è divino. Maria, regina della Chiesa, madre di Gesù e madre nostra, ci aiuti ad accogliere da Gesù il comando dell’amore, dallo Spirito santo la forza di attuarlo per assicurare il nostro posto nella Gerusalemme celeste.

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