L’Europa si divide sulla linea dura della Nato per l’Ucraina

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Lo strappo. Le dichiarazioni di Stoltenberg («Mai la Crimea alla Russia») aprono una crepa diplomatica. La linea dura americana divide la Nato in Europa. Critiche per i no alle trattative sulla Crimea di Francia e Germania: «Non porteremo l’Alleanza in guerra».

Il Presidente Usa Joe Biden e il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. II mandato del norvegese è già scaduto ma è stato prorogato a causa della crisi internazionale.

Ci sono due posizioni oggi nella Nato. Entrambe stanno dalla parte dell’Ucraina, e ci mancherebbe. I modi di questo sostegno a Kiev però sono sempre più discordi.

1. Il suo slogan è: vittoria, poi si tratta con la Russia. Prima guerra e poi guerra. È la linea delle potenze dell’Anglosfera (un neologismo recente, con cui si intende raccogliere in una sola parola la crème, cioè i cinque Paesi dagli “occhi azzurri” che dominano la scena con la pervasività dei loro servizi segreti: Usa, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda). I Cinque occupano la plancia di comando politica e militare dell’Alleanza. In nome di una presunta royalty sui valori di democrazia e libertà, pretendono di sottomettere l’Ucraina alle loro strategie di guerra e pace.

Il Presidente Vlodymyr Zelensky e l’intero suo popolo sono trattati come bambini da guidare mano nella mano verso mete favolose. Secondo questa visione è la Nato che ha il diritto-dovere di ordinare agli Ucraini di versare tutto il proprio sangue per fare un piacere all’Occidente. Noi diamo le armi, voi la pelle. Non stiamo inventando niente. Ieri Jens Stoltenberg, Norvegese voluto da Obama a Segretario generale della Nato e confermato per un altro anno alla guida da Biden, ha espresso in maniera volgare e ottusa questa voluttà egemonica.

Sintetizziamo. Davanti a Zelensky che aveva aperto alla possibilità di una trattativa dove metteva sul piatto, in cambio del ritiro di Mosca, il riconoscimento dell’appartenenza della Crimea alla Federazione russa, ha detto che non se ne parla. «I membri della Nato non accetteranno mai questa annessione illegale». Che ne sa? A nome di chi parla? Ma l’ordine è perentorio: “Avanti fino alla vittoria”. Altrimenti? E un ordine. Non esiste alcuno spazio per un “altrimenti”.

Da quello che hai sentito, chi pensi sia responsabile dell’attuale situazione in Ucraina? ROSSO: Interamente Russia/Più Russia che Nato – GRIGIO: Non so – VERDE: Nato e Russia alla pari – PORPORA: Interamente Nato/Più Nato che Russia.

2. La posizione di Stoltenberg ha avuto un merito, se non altro, quello di restituire un po’ di autocoscienza all’Europa. Proprio ieri si celebrava in Francia Robert Schuman, che con Alcide De Gasperi e Konrad Adenuaer è uno dei padri del disegno di Europa unita. Nessuna escalation guerresca è concepibile come strumento di difesa della libertà. Progettare una guerra infinita significa sangue, ed esiti nient’affatto sicuri di vittoria e di pace. Con sfumature diverse Germania (Scholz: «Non porteremo la Nato in guerra»), Francia, ma soprattutto Ungheria, Bulgaria e Grecia, stanno su posizioni che esprimono una volontà di trattativa subito. Ursula von der Leyen, che capeggia l’Ue, è su quelle di Biden, ma i 27 Paesi non sono affatto d’accordo tra loro nelle sanzioni draconiane che più che colpire la Russia, rischiano di portare alla morte i propri Paesi. L’Ungheria e la Slovacchia hanno ottenuto deroghe, purché non votassero contro, ma la Bulgaria ha fatto sapere che senza gas e petrolio russo morirebbe la nazione: ed è difficile che un cadavere possa aiutare la libertà di un altro popolo. Realtà contro ideologia, insomma.

E l’Italia? Incredibilmente Stoltenberg nella fatale intervista a Die Welt si è permesso di estrarre un cartellino giallo sotto il naso dell’Italia, che, nella guerra tra Russia e Ucraina, «continua a vivere in uno stato di quiescenza». Perché questa accusa? Semplice. Più la gente comune, che i partiti politici e il governo, temono che l’invio di anni sempre più letali provochi una catastrofe nucleare e che comunque l’appesantirsi delle sanzioni con la chiusura del rubinetto del gas avvicini ad un soffocamento dell’economia e con una spaccatura sociale traumatica.

Draghi secondo Stoltenberg, onorando il suo nome, dovrebbe lanciare fuoco e fiamme dalle narici? Dimentica che Draghi magari ci proverebbe pure, ma persino i draghi hanno bisogno di idrocarburi, e né Supermario né l’Italia hanno scorte di combustibile e non sono attivi giacimenti di cui godono Norvegesi, Inglesi e Americani.

Il monito del Papa

Riguardo alla discussione su “armi offensive e difensive” che affascina e avvicina Conte e Salvini contro l’escalation, c’è chi fa notare che tale distinguo è stato teorizzato proprio dal Pentagono: Biden lo ha usato costantemente nelle prime settimane del conflitto. Gigi Riva scrive sull’Espresso: «Il 12 marzo il Presidente americano diceva a una riunione di democratici a Philadelphia: “Non manderemo anni offensive, come carri armati o aerei; questo si chiama Terza Guerra Mondiale. Non scherziamo, ok?”».

3. C’è una terza posizione, che come una talpa scava nelle coscienze, ed è quella del Papa. Il quale non benedice (né peraltro condanna) invio di armi a sostegno dell’Ucraina, ma crede che il proporsi la vittoria sia già una sconfitta, e ci annegherà nel sangue.

Questa posizione, come anche la seconda, è stata considerata come indulgenza verso l’aggressore. E perciò guardata con sospetto. Niente affatto. Esprime la lotta della ragione contro l’ideologia. Detto altrimenti, sulla scorta di uno dei maestri del pensiero liberale, Max Weber, siamo davanti al dramma della scelta tra l’etica dei principi e l’etica della responsabilità. I governanti devono attestarsi sul secondo corno del dilemma. E quanto sabato, in un soprassalto di coscienza, ha guidato le dichiarazioni di Zelensky per un accordo di pace a guerra in corso, subito imbavagliato da Stoltenberg.

Del resto Jürgen Habermas, considerato tra i maggiori filosofi viventi, un non credente, famoso anche per i convergenti dialoghi pubblici con Joseph Ratzinger, è su questa linea che non c’entra con la vigliaccheria ma con la ponderazione di costi e benefici: per lui «aiutare l’Ucraina è un dovere», ma sperare di battere Putin «un azzardo» dettato da un «fervore morale» che potrebbe portare alla guerra nucleare. Se uno ha seimila missili a testata nucleare, se vedi che vogliono la tua testa, e la mannaia si avvicina, forse a Putin spiacerà tenerli in magazzino.

«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo» (Articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana).

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