“Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”. 51° viaggio di solidarietà e speranza della Fondazione Santina in Vietnam. Ma tu hai una cicatrice nascosta?

Il 28 aprile scorso abbiamo dato notizia [QUI] dell’inizio del 51° viaggio di solidarietà e speranza della Fondazione Santina che porta Mons. Luigi (Don Gigi) Ginami in Vietnam fino al 7 maggio, con Padre Giovanni, camilliano, Direttore del Mai Tai Center a Saigon, e Men Thi Bui, Rappresentante della Fondazione Santina ad Hanoi. Dopo aver presentato il programma provvisorio di questo viaggio dal tema Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, ieri abbiamo presentato il Report 50/1 – La pulce e la scolopendra [QUI]. Proseguiamo con il Report 50/2 – Ma tu hai una cicatrice nascosta?, che Don Gigi ci ha inviato da Yen Bai, nel Vietnam del Nord, in cui parla di Hien e il dramma dell’AIDS. Oggi, 3 maggio verrà inaugurata una rete elettrica portata dalla Fondazione Santina nel villaggio di Khe Nhao, di cui Don Gigi ci parlerà nel prossimo report.

Sono ormai 37 libretti che ho scritto [QUI e QUI] e sono 37 persone che mi hanno aiutato a crescere, come la 19enne Hien che è sieropositiva. Da piccola bambina di tre anni andava per le strada alla ricerca da mangiare, per poi portare il cibo alla madre malata. Sarà proprio lei il #VoltoDiSperanza N. 37, di cui vi parlo in questo report” (Don Gigi).

… letteralmente steso, stanco, ma felice. No, di più!

Sono in aeroporto a Saigon al termine di tre bellissimi giorni con gli 80 ragazzi e bambini HIV, i 20 laici ed i 7 padri che costituiscono il Centro Mai Tham. I bambini ti strappano l’anima: ieri sera per giocare, e poi salutarci, i più piccolini mi hanno letteralmente steso, stanco, ma felice. No, di più!

La giornata è stata come sempre molto intensa, ho incontrato i dieci bambini del nuovo programma di adozione a distanza, ho visitato il vicino monastero di clausura delle carmelitane con 34 suore molto giovani dai 22 ai 54 anni, fatta eccezione per l’anziana madre di ben 94 anni. Mi chiedo perché in Italia non ci siano più vocazioni alla vita consacrata, ma la mia domanda è sbagliata: in Italia non vi è più fede! Altro meraviglioso incontro è la piccola Santina vietnamita, o come qui dicono e scrivono la piccola San Tina!

Hien.

Ma qui al Mai Tam è la storia di Hien che vi voglio proporre, una ragazza timida che ha alle spalle un passato di sofferenza e riscatto. Incontro Hien nella visita alle case dei poveri con i ragazzi del Mai Tam. Mi sorride ed è Padre Giovanni a dirmi: “Perché non scrivi un libretto su di lei? La sua storia è molto bella!”. Ascolto le parole di Padre Giovanni e dico a lui: “Se tu mi aiuti con la traduzione perché no? Potremmo davvero impostare un bel libro su di lei e parlare così anche del tuo Centro!”.

Chiede alla ragazza, che timida acconsente. Ci mettiamo seduti nella portineria e inizio con le domande. Raccogliere storie positive da diverse parti del mondo può essere davvero meraviglioso per tutti noi che viviamo problemi da pulci paragonati alle scolopendre dei miseri dell’umanità.

Dico a Padre Giovanni di lasciare che sia lei a raccontare la sua storia: dobbiamo scrivere quello che lei sente profondamente. Sorrido alla dolcissima ragazza. È proprio carina, minuta nel classico vestito vietnamita Ha dai, un lungo pantalone bianco sul quale le donne indossano del medesimo colore un lungo abito aperto ai fianchi, che conferisce grande eleganza. Hien ha i lunghi e lisci capelli neri raccolti, dei bellissimi e dolci occhi pieni di enigmi e di nascosta sofferenza: sono bellissimi.

Vedo sul polso sinistro e sul polso destro due cicatrici non troppo evidenti paragonate alla cicatrice di 20 punti che ho sul braccio sinistro a motivo di una coltellata russa di molti anni fa. Guardo le cicatrici piccole e la ragazzina se ne accorge e lentamente le copre. Ci guardiamo negli occhi e con l’indice destro indico la mia evidente cicatrice. I suoi occhi si illuminano e il padre mi domande: “Ma Gigi, cosa hai fatto al braccio sinistro?”. Una vecchia storia rispondo io e lentamente scopro con dolcezza il polso sinistro dove Hien ha un braccialetto. Iniziamo da qui… cosa è successo? La ragazza arrossisce e mi tocca la cicatrice domandandomi: “Cosa hai fatto qui?”.

Cicatrice.

Rispondo: “Ho tentato di aiutare persone. Ho fatto a loro tanto bene, ma tutto è finito in una coltellata con 20 punti all’ospedale. Ho sofferto molto per questa brutta storia. Il dolore dell’odio ti entra dentro quando ti feriscono! E nella testa esplode il casino. Non ho dormito per molti notti ed ancora oggi talvolta mi sveglio di soprassalto. Ma forse le tue cicatrici sono diverse dalla mia?”.

Padre Giovanni traduce e la ragazza mi dice di sì con un segno del capo. Ed inizia a raccontare con la sua voce bassa: “Don Gigi, non è stato il coltello, ho rotto in cucina un bicchiere e mi sono tagliata le vene, ma forse per la paura o l’indecisione non ci sono riuscita il taglio è rimasto superficiale, dovevo affondare di più il bicchiere rotto nel polso”.

Dunque hai tentato il suicidio? “Vedi padre, quando vivi un dolore profonda ed una acerba solitudine pensi di farla finita: si ho tentato il suicidio. Vedi nascere sieropositiva è un profondo stigma che ti discrimina: puoi essere carina, come tanti mi dicono, ma quando dici che sei HIV… tutti ti scartano, ma non solo la notizia corre e tu hai la morte sociale. Inizi a chiuderti in solitudine, diventi triste, annoiata, ti chiedi perché mi alzo e perché vado a dormire… e non trovi un perché”.

Ma i tuoi genitori? “Io ho perso i miei genitori da piccolina e sono stata adottata da Lam. Ma purtroppo al posto di amarmi mi diceva mentre crescevo che ero per lei una sfortuna, che si era ridotta in povertà per me. Gigi, urlava, urlava, urlava… e poi mi picchiava, spesso venivo bastonata! E mi diceva di tacere e di non raccontare a nessuno altrimenti mi avrebbe riempito di botte e sbattuto fuori casa!”.

Guardo la ragazzina. I suoi occhi si riempiono di lacrime e tra i singhiozzi continua il racconto. “La mia solitudine divenne angoscia, respiri profondi, mi sentivo spesso mancare il respiro e sentivo un grande peso e buio dentro di me: quello di esistere. Un giorno ero in casa da sola ho tentato di farla finita in modo maldestro. Ho rotto il bicchiere e mi sono tagliata, poi spaventata dal mio gesto disperato e piena di paura per non farlo sapere alla mia madre adottiva Lam, sono andata in un ambulatorio medico. Mi hanno detto che per un miracolo non era successo nulla. Mi rincuorarono. Mi diedero da mangiare e mi dissero di non farlo più. Fu proprio il buon medico che raccontò di me a Padre Giovanni”.

Rimango colpito da questa storia. Allora dopo quel fatto sei venuta qui? “Si padre, quel fatto ha contribuito molto a portarmi qui. Ma i giorni seguenti è successo un altro grave fatto. Lan viene alla mia scuola per parlare con i professori, mentre esce mi vede con alcuni amici, mi vede sorridente con loro, non sapevano ancora che io ero HIV, la donna si ferma davanti a me e grida davanti a tutti con l’intento di farsi sentire: ‘Hien, vieni che devi prendere le pastiglie contro l’HIV!’. Lo grida forte, con l’intento di farsi sentire e di creare il vuoto attorno a me! Divento rossa e una amica imbarazzata ed incredula mi domanda: ma tu sei HIV? È ancora mia madre adottiva a rispondere: ‘Certo, perché tu non lo sai?’. Io smentisco, giuro che non è vero, che si è inventata tutto! E lei, quel demonio, con studiata lentezza prende dalla borsa il flacone delle pastiglie e lo mette in mano a Huê, la mia migliore amica! La ragazza, scandalizzata, lascia cadere il barattolo a terra. Mi grida forte davanti a tutti: ‘Siamo grandi amiche, ti ho raccontato tutto di me e tu? Tu non mi dici questa verità? Lo sai che potevi infettarmi? Abbiamo mangiato dallo stesso piatto, bevuto dallo stesso bicchiere, quando ti sei ferita ti ho disinfettato! E tu? Tu non mi dici nulla! Sparisci dalla mia vista e dalla mia vita. Cerco di spiegarle, di dirle che non vi sono pericoli a frequentare una persona HIV responsabile e accorta come sono io. Ma lei, con il cervello sbranato dal sentire comune, dai luoghi comuni si allontana furiosa. Mia madre felice se ne va ed improvvisamente tutte le amiche scompaiono. Il giorno dopo nella mia classe del liceo tutti sapevano che ero sieropositiva. Huè mi blocca in WhatsApp il contatto e ben 16 amici mi bloccano! Così su Facebook, su Instagram e TikTok”.

La ragazza scoppia in pianto rivivendo quella giornata. La scena è commovente. Padre Giovanni rimane in silenzio come aveva promesso. La guardo, alza gli occhi incantevoli resi ancora più belli dalle lacrime. I suoi lunghi e neri capelli si sciolgono e le cadono su di un occhio. Sto in silenzio, ci guardiamo, con la mano destra lentamente sollevo i capelli e li metto dietro la sua schiena, con il pollice, consapevole di quello che faccio asciugo una sua lacrima e porto il dito alla bocca. Lei apre la bocca per lo stupore, ferma il mio braccio, ma la sua lacrima è già a contatto con la mia saliva! Le do un silenzioso bacio: “Sei davvero giudiziosa. E hai fatto bene a fermarmi, ma lo sai bene che una minuscola lacrima in saliva non può farmi diventare HIV, come sapevi bene che mangiare alcuni bocconi dallo stesso piatto non potevi contagiare Huê. Stai tranquilla ora porto in Italia una piccola cellula tua e la tua sofferenza che metteremo per scritto. Tale sofferenza farà del bene a tanti. Ti voglio anche io lasciare un ricordo, è una frase della Bibbia che guida questo mio viaggio: Hien non temere perché Dio asciugherà ogni tua lacrima!”. Hien risponde: “Hai ragione padre, lo sta facendo ora attraverso di te e il gesto che hai fatto”. Mi restituisce una carezza e continua.

“Nei mesi seguenti ho deciso che non volevo più vivere con Lam e volevo vivere in una casa che non fa discriminazioni, e qui al centro Mai Tam siamo tutti sieropositivi e dunque la discriminazione non esiste. Qui ho cominciato la mia nuova vita ed anche oggi sono sorretta da una convinzione: il mio passato non mi può rovinare il futuro… ricordalo anche tu padre? Va bene?”. Questa frase mi giunge fino al cuore e mi rompe le budella! La sento mia, fortemente mia e abbraccio forte la ragazza visibilmente commosso. E ora accade l’incredibile Hien lentamente con il pollice destro mi asciuga una lacrima e mi dice due frasi: “Dio asciugherà anche le tue lacrime, come lo sta facendo ora attraverso di me!”. Mi alza poi il braccio sinistro e da un bacio alla cicatrice della coltellata, e mi sussurra: “Non permettere al passato di rovinarti il futuro! Mai!”. Padre Giovanni assiste commosso alla scena, non più come semplice e perfetto traduttore, e pieno di commozione inizia un discorso bellissimo che è la sorpresa di questa bellissima ragazza: “Gigi, questo racconto e questo dialogo mi ha molto commosso. Davvero forse sono stati più i gesti e le cicatrici a parlare e non so se il tuo scritto renderà l’idea della intensa e sofferta intesa tra la sofferenza della tua coltellata e i tagli del bicchiere rotto ai polsi di Hien! Non si può vivere senza cicatrici, ma importante è riprendersi: le vostre cicatrici non devono essere segno di una guerra persa, ma di una battaglia vinta! Vedete Gesù è risorto con le cicatrici dei chiodi ed i vostri piccoli segni, Hien e Gigi, sono i segni con i quali risorgerete. L’importante, come diceva Hien, è non lasciare che il passato rovini il futuro!”.

Don Gigi con Hien a Saigon.

Padre Giovanni premurosamente traduce il suo discorso, con dolcezza stringo forte la mano a Hien e mi dice: “Posso ora parlare io?”. Tutti e due diciamo di sì. Non penso che ci sia nulla da aggiungere alla storia della ragazza sieropositiva, forse fin qui uguale a tante altre. Padre Giovanni chiede il consenso a Hien di parlare, lei glielo concede ed il camilliano inizia a raccontare: “Quando Hien aveva quattro anni anni l’ho trovata nel parco Ventitré Novembre. Hien è nata il 16 ottobre 2003. Era l’anno 2007. La piccolina vestita in modo squallido, sporca e maleodorante, cercava avanzi di cibo nei cestini. La osservavo con tenerezza: uno, due, tre cestini nulla; finalmente al quarto cestino trova un pezzo di pane con della carne lo chiude in un pezzo di lurida carta e con passo veloce si allontana. Mi avvicino e cerco di fermarla, lei si spaventa ed inizia a correre verso una panchina dove esausta vi è una ragazza sui venticinque anni consumata dall’Aids. La piccolina si avvicina alla mamma, la riempie di baci e le dice: mangia mamma devi guarire! La donna ormai in fin di vita cerca di inghiottire, ma vomita. La piccola Hien inizia a piangere. La prendo in braccio cerco di calmarla. E dico a lei ci penso io alla tua mamma, la portiamo via, ma tu prima mangia un biscotto. Lei mi guarda con due occhioni di cielo e mi dice: davvero ti prendi cura della mia mamma? Lei non deve morire! Dico a Hien, vieni la portiamo in ospedale e curiamo anche te. La bimba ancora incredula prende i biscotti: ha una fame da morire e quella scena mi strega il cuore. Hien non ha messo in bocca neppure un morso di quegli avanzi con fatica trovati, eppure aveva una fame enorme. Io non avevo mai visto un bimbo di quattro anni accudire la madre con un amore sincero, forte ed eroico, quanto piccolo ed umile. Per molti giorni ho pensato a lei e al suo grande insegnamento. Penso che uno dei tuoi libretti dovrebbe essere scritto solo su questo meraviglioso gesto di paradiso”.

Sto terminando il report a Yen Bai al nord del Vietnam. La stanchezza del volo aereo, il fascino della giungla mi fanno a pezzi il cervello. Vado a dormire. Domani è il 3 maggio. Inauguriamo in un villaggio sperduto una rete elettrica. Mi devo alzare all’alba di un grande giorno: il 3 maggio 2021 lasciavo il Vaticano e il 3 maggio 2022 inauguro una rete elettrica. Mi sembra che l’insegnamento di Hien abbia effetto non credete?

Prima di chiudere e spedire il report, guardo la cicatrice della coltellata e penso alle cicatrici di Hien. Il male che riceviamo non si può cancellare, ma un male ricevuto non può e non deve rovinare il tuo futuro.

Una domanda: ma tu hai una cicatrice nascosta?

Fondazione Santina. Hien in Vietnam e il dramma dell’AIDS – #VoltiDiSperanza N. 37.

89.31.72.207