Il caso Cargnello. Nuovo scandalo ecclesiastico in Argentina. Monache di clausura denunciano per violenza di genere l’Arcivescovo di Salta

Secondo il report giornaliero del 19 aprile scorso, emesso dal Ministero della Salute argentino, dopo 631 giorni, per la prima volta dal 27 luglio 2020, nella Provincia di Salta non sono stati registrati nuovi contagi da Sars-CoV-2. Sarebbe stata anche una notizia, se non ci fosse la guerra in Ucraina (con tutte le altre guerre da anni in corso nel mondo ignorate). Ma notizia è stata offuscata comunque dal fatto di cui ci occupiamo oggi, passata la Settimane Santa. Parliamo dunque di come la massima autorità ecclesiastica della Provincia di Salta, la provincia più cattolica dell’Argentina, è accusata niente di più e niente di meno di violenza di genere. E come se non bastasse, la denuncia arriva da monache di clausura.

Il Convento di San Bernardo è situato ad est del centro della Città di Salta. È uno dei più antichi edifici della Città e fu costruito alla fine del XVI secolo o all’inizio del XVII secolo, come espresso nel 1626 da Gómez de los Ríos e dal governatore Alonso de la Rivera. Fu dichiarato Monumento Storico Nazionale il 14 luglio 1941.

Il fatto

Mentre si preparava per presiedere le celebrazioni della Settimana Santa, l’Arcivescovo metropolita di Salta, Mons. Mario Antonio Cargnello è stato denunciato per violenza di genere. Secondo le informazioni raccolte dalla stampa locale, la priora e una monaca della Congregazione delle Carmelitane Scalze del Convento di San Bernardo in Calle Caseros 83 di Salta, il martedì della Settimana Santa, 12 aprile, hanno depositato una denuncia a carico di Mons. Cargnello per un presunto episodio di violenza fisica, psicologica ed economica, che sarebbe avvenuto due anni fa. La notizia si è diffusa con grande risalto il giorno successiva, il 13 aprile scorso.
Trattandosi di una denuncia per violenza di genere, i dettagli che fanno parte delle indagini giudiziari non sono stati resi noti. Tuttavia, ha colpito il fatto che le denuncianti siano delle monache di clausura, che si sono fatte coraggio e hanno rotto il silenzio.

La loro denuncia è stata trasmessa per direttissima al Tribunale per la Violenza di Genere e della Famiglia N. 3 di Salta e il magistrato incaricato, la Dott.ssa María Carolina Cáceres, ha disposto immediatamente a carico di Mons. Cargnello le prime misure cautelari, previste per la tutela delle vittime: il divieto di esercitare atti di violenza fisica o mentale e il divieto di avvicinarsi al Convento dove risiedono le monache denuncianti.

La settimana dopo, martedì 19 aprile, Mons. Cargnello si è presentato in Tribunale con il suo legale, l’Avv. Eduardo Romani, già presidente dell’Ordine degli Avvocati. Ha chiesto la “sospensione dei termini”. La prossima udienza è prevista per il 3 maggio prossimo.

Prima di approdare nel tribunale civile, il “caso Cargnello” ha seguito il percorso canonico. Sia il denunciato che le denuncianti hanno presentato le rispettive rimostranze alla Santa Sede. Le monache hanno inviato alla Santa Sede la loro denuncia con la registrazione video dei fatti. Successivamente era arrivato da Buenos Aires il Vescovo emerito di Nueve de Julio, Mons. Martín de Elizalde, OSB. Il Visitatore pontificio, inviato per investigare la questione del Convento di San Bernardo a Salta, è lo stesso che il 1° luglio 2017 era stato nominato dalla Santa Sede Commissario pontificio dell’Istituto religioso di diritto diocesano “Hermanos Discípulos de Jesús de San Juan Bautista”, con sede principale a Salta – successivamente soppresso con decreto del 18 giugno 2019 dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica – del sacerdote Agustín Rosa Torino, condannato dal Tribunale di Salta a 12 anni di reclusione per tre denunce di abusi sessuali.

Secondo la denuncia delle monache, le avrebbe vittimizzato con nuove minacce. L’Avv. Claudia Zerda Lamas, difensore, insieme all’Avv. José Viola, della priora Madre María Fátima del Espíritu Santo, a proposito dell’origine della denuncia civile, che ha coinvolto anche il Visitatore apostolico, ha spiegato: “Si è deciso di inviare un Visitatore apostolico, Mons. Martín de Elizalde, che quando si presenta lo fa insieme ad un co-Visitatore, una monaca benedettina. C’è un atteggiamento sistematico di cercare di più e di generare più paura. Immaginate le persone che sono nel Carmelo da 30 o 40 anni, che subiscono la minaccia di essere allontanate dalla diocesi”. L’Avv. Zerda Lamas ha precisato che dopo questi episodi le monache hanno rifiutato l’incontro per cui Mons. Cargnello le aveva convocato: “Si immagina l’atmosfera, di fronte alla minaccia che le monache lascino la clausura del convento”.

Fonti religiose e giudiziarie hanno rivelato alla stampa locale alcuni dettagli della denuncia civile. Il tutto è nato a seguito della morte due anni fa nel convento di una monaca, apparentemente contagiata dal Covid-19. L’informazione fu trattata con la massima riservatezza e Mons. Cargnello si recò subito presso il convento. Notando che sulla bara della defunta era stata posata un’immagine della Virgen del Cerro, Mons. Cargnello si sarebbe turbato e gridando avrebbe chiesto che lo rimuovessero e ci mettessero un crocifisso. Questo fatto avrebbe portato all’episodio di aggressione verbale e anche fisica contro le monache, oggetto della denuncia per violenza di genere.

Una monaca filmò l’accaduto con un cellulare, finché Mons. Cargnello non se ne accorgesse e iniziò una lotta per venire in possesso del dispositivo. Secondo le fonti, successivamente Mons. Cargnello era riuscito ad ottenere una copia della registrazione video e chiese di incontrare a porte chiuse la priora per discutere dell’accaduto. Per tutto questo tempo, per paura non si è denunciato assolutamente nulla in sede civile, ma le monache sono consapevoli dell’animosità che esiste tra il Convento di San Bernardo e l’Arcivescovo di Salta, poiché sono legate alla Virgen del Cerro e non alla Congregazione di San Giorgio e Santa Teresa, che fa capo a Mons, Cargnello. «Si vede che Cargnello ha questo modo di comportarsi e le monache sono stanche dei maltrattamenti che subiscono. Il problema di fondo è che rispondono a María Livia Galliano della Virgen del Cerro e l’Arcivescovo perde autorità, il che lo infastidisce», ha assicurato una fonte religiosa alla stampa locale.

Mons. Mario Antonio Cargnello.

Mons. Mario Antonio Cargnello

Nato il 20 marzo 1952 a San Fernando del Valle de Catamarca, Mons. Mario Cargnello è Arcivescovo metropolita di Salta e per diritto Gran Cancelliere dell’Università Cattolica di Salta (UCASAL), dal 6 agosto 1999. Dopo aver frequentato il Seminario minore a Catamarca e completato gli studi di filosofia e teologia presso il Seminario di Nuestra Señora del Cenaculo a Paraná, è stato ordinato sacerdote l’8 novembre 1975. Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto l’incarico di vice-rettore del Seminario minore Nuestra Señora del Valle e di Rettore del Seminario preparatorio San Juan Bautist. È stato Vescovo di Orán, dal 7 aprile 1994 al 23 giugno 1998; Arcivescovo coadiutore di Salta, dal 24 giugno 1998 al 5 agosto 1999; Presidente della Commissione liturgia episcopale, dal 1996 al 2002 e dal 2008 al 2011, e Secondo Vicepresidente della Conferenza Episcopale Argentina, dal 2011 al 2017; Presidente del Dipartimento Missione e spiritualità del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), dal 2003 al 2007; Membro nominato dal Santo Padre della V conferenza episcopale latinoamericana del 2007 ad Aparecida. L’8 ottobre 2009 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Membro della Pontificia Commissione per l’America Latina, incarico confermato il 15 gennaio 2014 da Papa Francesco.

Essendo l’Arcivescovo metropolita di Salta, Mons. Cargnello è il diretto superiore dell’ex-Vescovo di Orán, Mons. Gustavo Óscar Zanchetta, il 4 marzo 2022 condannato in prima istanza dalla Sezione II del Tribunale di Orán a 4 anni e 6 mesi di carcere effettivo per abuso sessuale semplice continuato e aggravato per essere stato commesso da un ministro di culto riconosciuto ai danni di due ex-seminaristi del Seminario San Giovanni XXIII di Orán, GFLG e MC.

Udienza con il Santo Padre in Vaticano il 17 ottobre 2016 della Commissione esecutiva della Conferenza Episcopale Argentina, composta dal Presidente, Mons. José María Arancedo, Arcivescovo metropolita di Santa Fe de la Vera Cruz, dal Primo Vicepresidente, il Cardinale Mario Aurelio Poli, Arcivescovo di Buenos Aires e Primate d’Argentina, dal Secondo Vicepresidente, Mons. Mario Antonio Cargnello, Arcivescovo metropolita di Salta, e dal Segretario Generale, Mons. Carlos Humberto Malfa, Vescovo di Chascomus,

Cosa c’è dietro il disgusto di Mons. Cargnello per le Carmelitane Scalze di Salta?

Nei media locali sono emerse diversi elementi, che indicano come Mons. Cargnello nutre da molti anni antipatia per le monache Carmelitane Scalze del Convento di San Bernardo. Il motivo è che sono devoti della Virgen del Cerro, culto che non ha autorizzata, che però attira migliaia di fedeli, anche da altre province. Il Convento di San Bernardo fu il primo luogo dove si formò un gruppo di preghiera attorno alla Virgen del Cerro, che apparve a María Livia Galliano, una donna di Salta.

Interrogato sul disgusto di Mons. Cargnello per il legame delle Carmelitane Scalze con la Virgen del Cerro, l’Avv. Zerda Lamas non lo ha smentito: “Quando parli di rispetto, parli anche di rispetto per le convinzioni. Credono alle apparizioni della Virgen del Cerro. Qual è il crimine? Qual è il problema? Se l’arcivescovo non ci crede, va bene, ma perché l’aggressione?”. Credere in una Vergine “non va contro la Chiesa”, ha detto e che le monache non hanno mai mancato al loro dovere. “Le monache hanno una spiritualità molto profonda. Hanno un profondo amore per la Virgen del Milagro, ma amano anche la Virgen del Cerro e pregano per la sua intercessione. Non hanno mai lasciato il convento per questo. Sono ottime Carmelitane Scalze”, ha detto l’Avv. Zerda Lamas. Ha aggiunto che l’unica cosa che vogliono le monache “è poter vivere in pace, pregare e lavorare, non essere ferite, infastidite o minacciate. Vogliono essere degne figlie della Chiesa ed essere rispettate”. Ha sottolineato: “Siamo arrivati alla denuncia, perché siamo a un punto limite di pericolo, per mettere fine alle minacce e agli insulti dell’arcivescovo”. Ha aggiunto che le monache subivano ripetute “intimidazioni” e che Mons, Cargnello aveva un “atteggiamento sistematico” di violenza.

L’origine della Virgen del Cerro

Il movimento di fede legato alla Virgen del Cerro (Vergine del Monte), che viene invocata con il nome completo di Inmaculada Madre del Divino Corazón Eucarístico de Jesús (Madre Immacolata del Divin Cuore Eucaristico di Gesù), è emerso negli anni novanta, quando María Livia Galliano de Obeid ha detto di averla vista e di aver ricevuto i suoi messaggi. Nel convento di San Bernardo fu costituito un gruppo di preghiera, al quale avrebbe partecipato anche Galliano.

Successivamente fu costruita una piccola cappella per la Virgen del Cerro su una delle cime dei Tres Cerritos. Oggi sono migliaia i fedeli che salgono sul luogo ogni settimana. Dei gruppi arrivano da tutto il Paese e all’immagine vengono attribuiti numerosi miracoli. Mons. Cargnello non approvò mai questi incontri dei fedeli e proibì addirittura ai sacerdoti di partecipare a qualsiasi incontro relativo alla Virgen del Cerro.

Nell’anno 1990 iniziano le apparizioni della Beata Vergine a Salta ad una donna, María Livia Galliano de Obeid, sposata dal 1970, madre di tre figli. La sua vita fino al 1990 è stata molto semplice, come casalinga conduceva una vita molto tranquilla e felice nella sua casa con suo marito e i suoi figli. Non ha mai immaginato di vedere la Vergine e non l’ha mai chiesto. All’inizio dell’anno 1990 comincia ad avere le prime manifestazioni soprannaturali, essendo lei stessa la prima sorpresa. Un giorno sente una voce interiore che gli parla, questa voce è straordinariamente bella e soprannaturale, e produce subito un cambiamento nel suo cuore. Questi colloqui si susseguono da lì frequentemente. La voce che gli parla si presenta come la “Madre di Dio”. All’inizio la signora non fa commenti su questo a nessuno, vuole mantenere questo segreto che ha con la Madre di Dio; Nonostante ciò, sebbene lo nasconda benissimo, c’è in lei un cambiamento molto eloquente, perché sente nell’anima un immenso desiderio di raccoglimento e una grande felicità. Tuttavia, poco tempo dopo, mossa da un grande desiderio di condividere questa gioia e felicità, sente il bisogno di affidarsi al marito e alla figlia maggiore, e lo condivide anche con il suo piccolo ambiente familiare, genitori e fratelli. Lo fa in modo spontanea e naturale. In quel momento María Livia riflette dentro di sé e pensa che questo non trascenderà oltre l’intimità della sua anima. Con questo pensiero apre sempre di più il suo cuore alla Beata Vergine e il dialogo tra i due diventa sempre più intimo.

Il 20 aprile 2022 Silvia Noviasky ha svelato su El Tribuno di Salta maggiori dettagli della denuncia delle monache delle Carmelitane Scalze del Convento di San Bernardo di Salta per violenza di genere a carico della massima autorità ecclesiastica locale, l’Arcivescovo metropolita Mario Antonio Cargnello. La denuncia si riferisce a episodi di violenza fisica, psicologica ed economica, che hanno portato le stesse monache a richiedere delle misure cautelari. Si è appreso che le monache hanno denunciato non solo Mons. Cargnello e Don Lucio Ajalla, Vicario collaboratore della Cattedrale di Salta, per l’incidente originario, ma anche il Vescovo emerito di Nueve de Julio, Mons. Martín de Elizalde, OSB, per i fatti succeduti durante la Visitazione apostolica di quest’ultimo per conto della Santa Sede.

“L’integrità fisica e mentale delle monache era in pericolo. Erano letteralmente paralizzati dalla paura”, ha sottolineato l’Avv. Claudia Zerda Lamas. La priora dirige il convento, sebbene il suo mandato sia scaduto a febbraio e non possa essere rinnovato a causa – ha sottolineato l’Avv. Zerda Lamas – degli ostacoli che lo stesso Mons. Cargnello avrebbe esercitato dalla sua posizione di potere per ostacolare il normale sviluppo del monastero. Quindi, siamo alla presenza di accuse di violenza ecclesiastica, tema della giurisdizione canonica.

Entrambi gli avvocati che rappresentano il Convento di San Bernardo sono fedeli che partecipano alla Santa Messa che viene officiata nel Carmelo. Secondo l’Avv. Zerda Lamas, il timore era “vero e fondato, basato sugli antecedenti”. Non ha voluto fornire dettagli sui fatti che hanno motivato la denuncia. Quello che ha detto è che il conflitto è di lunga data e che è iniziato quando Mons. Cargnello è arrivato a Salta verso la fine degli anni novanta. “Significava una svolta nel buon rapporto che le Carmelitane Scalze hanno sempre avuto con l’autorità ecclesiastica”, ha detto l’Avv. Zerda Lamas, riferendosi al buon rapporto che le monache intrattenevano con Mons. Moisés Julio Blanchoud, predecessore e uno dei co-consacranti di Mons. Cargnello.

“I recenti eventi che vengono segnalati non sono gli unici o gli ultimi”, ha detto l’Avv. Zerda Lamas. Rispetto alla notizia che il magistrato ha ordinato il presidio della polizia davanti al convento, ha detto: “Quello che succede è che come in ogni caso di violenza, c’è sempre il rischio che potresti andare a prenderne di più”. Ha assicurato che, dopo il dispositivo la sorveglianza, “sono più tranquilli” nel convento e ha affermato che è necessario “preservare la loro integrità fisica e mentale, che era in pericolo”. Secondo le monache, il rapporto teso è arrivato al punto di provocarle “disturbi fisici” per il “solo sapere che dovevano dialogare” con l’autorità ecclesiastica. L’Avv. Zerda Lamas ha avvertito che fino a lunedì scorso ci sono stati “atti coercitivi”.

Si è appreso che l’episodio che ha portato, prima alla denuncia canonica presso la Santa Sede, e poi alla denuncia alla giustizia civile, è avvenuto quando la priora chiese a una delle monache di filmare la visita di Mons. Cargnello in occasione del decesso di una consorella, di cui abbiamo riferito prima. Secondo la denuncia, dopo essersi reso conto della ripresa, Mons. Cargnello insieme al Don Lucio Ajalla, si sarebbero precipitati verso la monaca e avrebbero lottato con lei per venire in possesso del cellulare, per poter cancellare la registrazione video. Invece, la priora era riuscita a recuperare il cellulare. Sebbene l’Avv. Zerda Lamas abbia evitato di fornire dettagli, ha fatto riferimento a quel episodio e ha assicurato che si era trattata della “ultima goccia”, di una “aggressione fisica, verbale” e di una “minaccia molto seria” nei confronti delle monache. “Era un contesto molto difficile da capire, fu un momento di lutto e l’arcivescovo avrebbe dovuto abbracciare e dare una risposta, invece di fare una filippica interminabile, con intimidazioni e minacce”, ha riflettuto. L’Avv. Zerda Lamas ha affermato che la causa civile non è stata avviata a seguito di un solo fatto ma da “un atteggiamento sistematico” e da ripetute “intimidazioni che vivono le monache”.

La complessa realtà economica che il convento sta attraversando oggi

Dopo la denuncia delle monache a carico di Mons. Cargnello, si è appreso che in assenza del sostegno economico dell’Arcivescovado, il Convento delle Carmelitane Scalze sta affrontando seri problemi economici. Il tetto della cappella conventuale è danneggiato e non hanno i fondi necessari per ripararlo. Quindi non si può celebrare la Santa Messa nella cappella. Le 18 suore che risiedono oggi nel Convento di San Bernardo si mantengono con la vendita di rosari e dolci e con l’aiuto che alcune famiglie cattoliche danno loro. Però, mancano i fondi per far fronte alla manutenzione dell’edificio in Calle Caseros 83.

Per il restauro della cappella le monache hanno bisogno di un sostegno economico perché si tratta di un edificio storico e il soffitto ha un dipinto del celebre artista Aristene Papi. Quindi, i lavori devono essere eseguiti nel rispetto delle norme statali di tutela del patrimonio. Nonostante questa difficile realtà, non solo il convento non riceve alcun sostegno economico dall’Arcivescovado di Salta, ma un ostacolo amministrativo posto dall’arcivescovo complica ancora di più la vita del convento. Infatti, le monache devono svolgere l’elezione della priora, ma per questo Mons. Cargnello deve nominare un sovrintendente e tale procedura ha rinviata. Essendo scaduto il mandato della priora, ci sono procedure relative a donazioni e riscossione di affitti di immobili appartenenti alla Congregazione che non possono essere espletate. L’elezione è indispensabile per informare formalmente il Segretario di Culto, che è responsabile della Congregazione. Fonti legate alle monache ritengono che Mons. Cargnello stia ritardando la nomina del sovrintendente come mezzo di pressione economica. Ecco perché la denuncia che è stata depositata parla anche di violenza economica, oltre che fisica e psicologica.

“Sono estremamente austeri e laboriosi. Vendono rosari, alcuni prodotti artigianali, dolci, pane e libri di devozione. Fanno molte cose e sono molto ordinati. Questo è il loro unico sostentamento. Sono autosufficienti in tutto”, ha detto a El Tribuno l’Avv. Zerda Lamas. Ritiene che vi sia da parte dell’Arcivescovado un “abbandono pastorale” nei confronti del convento e afferma che Mons. Cargnello “ostacola” lo svolgimento dell’elezione, complicando così la gestione del monastero. L’Avv. Zerda Lamas ha detto che le monache soffrono per il trattamento poco dignitoso che viene riservato alla loro priora, la massima autorità del convento, ad interim fino a nuova elezione. “Siamo arrivati alla denuncia per porre fine alle minacce e agli insulti dell’arcivescovo. Le monache vogliono solo vivere in pace, pregare, lavorare ed essere rispettate. È una situazione molto difficile di intimidazione che non è più sostenibile”, ha detto l’Avv. Zerda Lamas a El Tribuno.

Juan Carlos García: “Cargnello con noi ha sempre avuto un atteggiamento violento”

Juan Carlos García ha ricordato l’atteggiamento di Mons. Cargnello dopo aver denunciato per stupro l’ex sacerdote Emilio Raimundo Lamas. Ha detto di non essere stato sorpreso dalla denuncia per violenza di genere da parte delle monache Carmelitane Scalze. “Ho sempre saputo che qualcosa di forte sarebbe esploso, ho anticipato due anni fa attraverso i media che sarebbe arrivato qualcosa di forte che avrebbe colpito di più la Chiesa di Salta”, ha detto Juan Carlos García a El Tribuno, dopo lo scandalo che è scoppiata nella Settimana Santa a causa delle denunce di violenza di genere contro Mons. Cargnello presentate alla giustizia civile dalle monache del Convento di San Bernardo di Salta.

García è un punto di riferimento per la Rete dei sopravvissuti agli abusi ecclesiastici di Salta, che si è costituita dopo aver denunciato, nel 2017, l’ex parroco di Rosario de Lerma Emilio Raimundo Lamas per stupro, che nel settembre dello scorso anno ha beneficiato di una sentenza della Corte di Giustizia di Salta che ne ha disposto l’archiviazione per “prescrizione”. Era stato accusato dei reati di abuso sessuale con accesso carnale aggravato per essere commesso da un sacerdote e educatore, di semplice abuso sessuale aggravato per essere stato commesso da un sacerdote e del reato di favoreggiamento della corruzione di minori aggravato dall’affidamento. Lamas non ha risposto a nessuna di queste accuse nella giustizia civile, anche se, paradossalmente, lo ha fatto davanti a un tribunale ecclesiastico, che lo ha ridotto dallo stato clericale.

Juan Carlos García ha riferito di aver incontrato una sola volta Mons. Cargnello e non è stato per iniziativa dell’arcivescovo, ma dopo una marcia che aveva organizzato nel centro del capoluogo della provincia di Salta insieme ad un altro denunciante di Lamas, chiedendo una risposta dalla massima autorità della Chiesa Cattolica Romana a Salta. “Cargnello, con i suoi modi, ha avuto per noi sempre un atteggiamento violento, indifferente”, ha detto Garcia. “Dovevamo mobilitarci perché ci ricevesse all’Arcivescovado e poi il modo in cui ci ha trattati è stato come se volesse ignorare la questione. Non dimenticherò mai quello che mi ha detto: ‘È magro, forse non ti credevano’, conoscendo l’entità del nostro caso”, ha ricordato. Riguardo alla denuncia sorta nel Convento delle Carmelitane Scalze, García ha detto: “Si vedeva arrivare la questione. La verità è che è un dolore vedere questa situazione”.

Le Gargoyle di Maria Antonio Cargnello
Situazioni di tensione, persecuzioni e “insabbiamenti” stanno sgretolando il prestigio del clero di Salta e provocando vittime per mano di alcuni vicini all’Arcivescovo Cargnello. Il potere e il denaro hanno sostituito il Vangelo
di Juan Ignacio Escrivà
Canal7Salta.com, 11 maggio 2020

(Nostra traduzione italiana dallo spagnolo)

Nella vita delle istituzioni ci sono sempre momenti che caratterizzano i loro dirigenti. Oppure questi segnano l’identità di coloro in base alla loro conoscenza e comportamento. Nel caso della Chiesa Cattolica di Salta visse un momento di grande impegno pastorale e punte di lucidità intellettuale, come fu il caso del tempo di Mons. Roberto José Tavella [S.D.B. † (20 settembre 1934 – 21 maggio 1963, deceduto)], per la cui visione e impegno si deve l’Università Cattolica di Salta e il Baccalaureato Umanista.

Il tempo di Mons. Carlos Mariano Pérez Eslava [S.D.B. † (26 dicembre 1963 – 7 gennaio 1984, ritirato)] è stato segnato dalla turbolenza di tempi convulsi dalla violenza che il pastore ha saputo sopportare con dignità e placidità evangelica, compiendo missioni e superando ostacoli che sconosciute. La sua sola presenza ha evangelizzato, dicono i ricordi.

Il suo successore, Mons. Moisés Julio Blanchoud [† (7 gennaio 1984 – 6 agosto 1999, ritirato)] riusciva a malapena a ricoprire il blando ruolo di arcivescovo, poiché era un uomo semplice che dichiarava sempre di sentirsi un parroco, che era comune vedere in autobus o passeggiando per i quartieri per portare aiuto spirituale a chi ne aveva bisogno. La sua mancanza di governo fece dirigere di fatto l’intero Arcivescovado dal sacerdote Ernesto Urbano Martearena.

Tutto cambiò con l’arrivo di Mons. Mario Antonio Cargnello [succeduto il 6 agosto 1999], che venne con due obiettivi: espellere dalla Curia il sacerdote Martearena, cosa che di fatto fece (peraltro Martearena si dimise dalla carica di Segretario-Cancelliere prima dell’arrivo di Cargnello) e sostituire il Rettore dell’Università Cattolica di Salta, il Dott. Patricio Colombo Murúa, missione che non poté compiere fino all’arrivo di Benedetto XVI che sostenne l’Opus Dei come gruppo d’urto.

Un tempo sinistro

Con Cargnello sulla sedia curiale, i più tradizionali gruppi di potere di Salta si avvolsero attorno alle colonne e lo circondarono progressivamente fino ad occupare determinati spazi e ad assumere funzioni strategiche nella vita della Chiesa di Salta.

Con l’aggiunta del potere ecclesiastico, Cargnello iniziò a misurarsi con il potere politico. Il suo primo nemico fu Juan Carlos Romero – “La coppia reale”, come designava l’ex governatore e sua moglie -, con il quale non aveva praticamente alcuna intesa. In qualche occasione Romero propose un approccio a Cargnello, chiedendo all’allora vice, Pablo Kosiner, di fungere da collegamento. Kosiner ha incontrato il compianto Mons. Oscar Mario Moya al Seminario Conciliar, da dove Moya ha promesso di parlare “con fratello Mario Antonio”. Il risultato fu l’espulsione di Moya dall’Università Cattolica e dal Seminario Conciliar.

L’arrivo al Governo di Juan Manuel Urtubey fu una benedizione per Cargnello e per l’Opus Dei, poiché gran parte dell’establishment “U” era attivo nella “Logia Blanca” e teneva incontri il sabato a metà mattina nella casa che l’“Opus” accanto al Baccalaureato Umanista.

Juan Manuel Urtubey, Governatore della Provincia di Salta, con l’ex-Vescovo di Orán, Mons. Gustavo Óscar Zanchetta (nella foto a sinistra), con l’Arcivescovo metropolita di Salta, Mario Antonio Cargnello (nella foto al centro) e con il Vescovo di Orán, Mons. Luis Antonio Scozzina, OFM (Foto a destra).
Professore di diritto all’Università di Salta, Urtubey è sempre stato vicino a Jorge Mario Bergoglio, molto prima della sua elezione a Papa. Urtubey ha sostenuto fortemente le cause delle minoranze, diventando, ad esempio, uno dei principali sostenitori dei diritti LGBTQI+ in Argentina.

Con Urtubey, l’Arcivescovo Cargnello manifestò tutta la sua iniquità permettendo agli scagnozzi dell’Opus Dei di impossessarsi della corte ecclesiastica avviando una caccia alle streghe a laici e sacerdoti non allineati – o meglio, dominati – mentre il precedente governo accresceva di diversi milioni il patrimonio ecclesiastico attraverso donazioni di beni immobili e altri benefici. Ma come spesso accade quando i gruppi salgono al potere, iniziano anche le differenze.

Il rapporto tra la Curia e il Governo di Juan Manuel Urtubey era così stretto che Mons. Cargnello arrivò a recitare nel ruolo nazionale insultando il Presidente della Nazione, Mauricio Macri, elogiando la figura del “Nostro Juan Manuel” (Sic!), il cui gestione lasciata a Salta con indicatori al di sotto di quella che le Nazioni Unite raccomandano per essere una società sostenibile, impantanata nella calamità dei bambini morti e delle popolazioni devastate, terribili problemi umani sui quali l’Arcivescovado di Salta mantiene un silenzio furtivo.

In questo modo si potevano distinguere molto bene due correnti: l’Opus Dei basato sul Baccalaureato Umanista Moderno e sull’ormai UCASAL e il Movimento Apostolico di Schoenstatt, che ha come base il Colegio Santa María, che era un’enclave strategica di urtubeycismo a cui ministri, prestanome e parenti hanno mandato i loro figli.

Ma come “Morto il re, vivo il re”, ora che Salta ha un nuovo governatore nella persona di Gustavo Sáenz, l’anonimo Arcivescovo Cargnello avrebbe suggerito ai suoi intimi “Vediamo… questo governerà meglio. Sarà un governatore migliore”. Un esempio di principi.

Ma…

Il terzo in discordia

In mezzo a tutto questo pasticcio economico-pastorale, gli venne in mente di farsi presente alla Virgen del Cerro, che dall’alto dalla sua collina non solo ha convocato migliaia di fedeli, scuotendo la struttura ecclesiale e sfigurando il potere economico dell’Arcivescovado con un mega-business immobiliare e turistico che dovrebbe essere gestito da stretti collaboratori della veggente María Livia. L'”Unità Base” di questo terzo gruppo è il Convento di San Bernardo delle Carmelitane Scalze.

La defunta Madre Superiora dell’Ordine ha potuto in una certa occasione esprimere ad un’amica intima che sarebbero state minacciate dall’Arcivescovo Cargnello il quale avrebbe detto loro di essere “condannate e demonizzate” per aver appoggiato il movimento della Virgen del Cerro. La verità è che dietro questa presunta apparizione si mobilita un’attività immobiliare dove ci sono diverse famiglie importanti con sede a Buenos Aires e che sarebbero state rappresentate dal compianto ex senatore, Emilio Cantarero.

Così, presentando brevemente il panorama, si svolge una sorda e sordida lotta di interessi nell’ombra della Curia da dove è iniziata una caccia alle streghe contro sacerdoti che non si piegano alle intenzioni e agli interessi di Mons. Cargnello.

Per realizzare questa persecuzione sono ricorsi all’espediente di inventare cause e di estromettere pubblicamente i sacerdoti che intendono solo adempiere al loro impegno pastorale, avvalendosi di pseudogiornalisti, falsi testimoni e manipolazioni psicologiche, tutelando i seguaci, molti dei quali hanno cause canoniche avviate da episodi vergognosi.

La storia è appena iniziata…

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Mons. Cargnello è rimasto in silenzio per la denuncia a suo carico

Il “caso Cargnello” è trattata nella più assoluta segretezza dal punto di vista canonico e anche da quando il 13 aprile si è diffusa la notizia della denuncia civile, l’Arcidiocesi di Salta è rimasta in silenzio. Durante le celebrazioni della Settimana Santa, Mons. Cargnello stesso non ha fatto alcun riferimento alla denuncia per violenza fisica, psicologica ed economica. Interpellato da El Tribuno sulla denuncia a suo carico, Mons. Cargnello si è limitato a rispondere che non rilascerà alcuna dichiarazione al riguardo.

Giovedì Santo, 14 aprile Mons. Cargnello non ha partecipato alla Santa Messa in Caena Domini con il lavaggio dei piedi svolta in Cattedrale e che è solito presiedere.

Venerdì Santo, 15 aprile Mons. Cargnello ha presieduto i riti della Passione del Signore e della Via Crucis. Al termine della Via Crucis, che si è svolta in cima al Cerro San Bernardo, si è rivolto ai fedeli senza fare diretto riferimento alle accuse che scuotono la Chiesa in Salta, pur assicurando che a volte “si attacca” o “non si capisce” chi fa del bene. “Il buono non è sempre accettato come buono. Là fuori non lo capiscono, lo rifiutano, lo sottovalutano, lo ridicolizzano o lo attaccano. Fare il bene è un percorso ed è un percorso che ha bisogno di forza. Il bene è seminato in questa terra e questa terra ha spine. La prima difficoltà viene da quella stanchezza perché l’altro non ti capisce e ti attacca”, ha detto Mons. Cargnello. Ha anche affermato che oggi “c’è una tentazione” di identificarsi con certi “collettivi”, termine che viene spesso utilizzato per riferirsi a organizzazioni che operano contro la violenza e la discriminazione di genere o per i diritti delle donne. Ha affermato che “una delle stanchezze” che insorgono quando si cerca di fare del bene è “quando ti attaccano prima che tu dica qualcosa” e ha aggiunto: “Oggi siamo tentati di identificarci con certi gruppi”. “Chi vuole fare del bene è disprezzato, ridicolizzato o ignorato”, ha detto.

La sera di Sabato Santo, 16 aprile, Mons. Cargnello ha tenuto un’omelia senza fare alcun riferimento all’attuale contesto sociale della provincia e del Paese, a differenza del passato in simile occasioni, quando le sue parole avevano qualche correlazione con la situazione sociale del Paese o della provincia. In una settimana che lo ha tenuto sotto i riflettori dopo la denuncia per presunti atti di violenza di genere, nella sua omelia pasquale Mons. Cargnello si è limitato a fare un breve racconto della risurrezione di Cristo. Ha rimarcato che in questo tempo “offriamo il nostro sacrificio di lode all’agnello, e quell’agnello è Gesù, che ha portato i peccati del mondo senza scrupoli né obiezioni per purificare la nostra condizione umana, la mia condizione umana. E Lui ha offerto Lui stesso per noi”. Si è concesso una divagazione per fare un paragone con il “Señor de los Milagros [*]… È un Cristo crocifisso, ma il popolo di Salta ha capito che nella crocifissione dell’amore c’era il trionfo della vita. C’è il punto in cui si capisce cosa significa essere uomo. Cerchiamo modelli, vogliamo interpretare la storia, facciamo letture politiche, economiche e ideologiche della storia. Ma tutto ciò che accade e ciò che resta è la domanda: chi è l’uomo? Chi sono io? E la risposta è che mi ha fatto figlio perché mi ha fatto fratello, il Signore Gesù, e lo posso celebrare a Pasqua, luogo che mi proietta alla vita eterna e mi fa vincere la morte, perché l’ultima cosa della nostra vita non è la terra sulla nostra tomba, ma la risurrezione”, ha detto. Ha sottolineato che “Pasqua, la Risurrezione del Signore non è l’ultimo capitolo del libro, ma il primo. Devi impararlo, lo hanno imparato gli apostoli. La Pasqua è avvenuta di notte, così come il Natale e l’inizio dell’esodo del popolo ebraico. Tutto accade di notte, che è buia ma allo stesso tempo chiara perché ci permette di vedere le stelle che non si vedono durante il giorno. E in quella notte, in una notte è iniziata una nuova storia che è la mia, perché sono stato battezzato nella morte e risurrezione di Gesù. È avvenuta la vittoria della vita sulla morte”, ha detto. Ha poi rivelato che “per questo, all’alba, quando la nuova realtà comincia ad essere afferrata e una donna, Maria Maddalena, va al sepolcro e vede che la pietra era stata rimossa, va a cercare risposte dalla Chiesa. E poi Giovanni e Pietro sono andati a vedere e hanno capito che ciò che il Signore aveva insegnato era vero, Lui è la nostra via. Lui è la novità, non cerchiamone un’altra. Dobbiamo considerare se la nostra fede è centrata su Gesù o su altre cose”.

[*] Il Señor de los Milagros è un dipinto murale raffigurante Gesù crocifisso, venerato nel Santuario di Las Nazarenas di Lima in Perù. Nel 1655 un terremoto devastò la Città di Lima riducendo in macerie la maggior parte degli edifici. Il muro sul quale si trovava il dipinto di Gesù crocifisso fu risparmiato e sopravvisse anche ai successivi sismi. I cittadini iniziarono a pregare con devozione l’immagine e a ottenere da essa guarigioni e grazie. Questo fece sì che il dipinto fosse considerato miracoloso e chiamato, appunto, Signore dei Miracoli. Il 14 settembre 1671, davanti alla raffigurazione del Cristo crocifisso, si svolse la prima Messa. Il 20 ottobre 1687, dopo che l’ennesimo terremoto risparmiò il dipinto, i fedeli fecero una copia in tela del murale e iniziarono a portarla in processione per le strade del quartiere di Pachacamilla. Dal 1715 il Signore dei Miracoli è il patrono e custode della capitale peruviana.

L’Avv. Carlos Lombardi sui silenzi della Chiesa: “Lo schema comune è che la Chiesa si rifiuti di aprire i suoi archivi”

L’Avv. Carlos Lombardi, specializzato in casi di abusi sessuali ecclesiastici, dopo che è venuta alla luce la denuncia delle monache del Convento di San Bernardo per violenze di genere a carico dell’Arcivescovo metropolita di Salta, ha affermato che Papa Francesco non ha collaborato per rendere la Chiesa più trasparente. L’Avv. Lombardi ha detto a El Tribuno che lo schema comune nelle cause che coinvolgono i sacerdoti è che la Chiesa “rifiuta” di aprire i suoi archivi. L’Avv. Lombardi è stato anche il consulente di un denunciante nell’emblematico “caso Provolo” [*].

Il noto avvocato di Mendoza, legale rappresentante della Rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali ecclesiastici dell’Argentina, ha affermato che la Chiesa “si nasconde” dietro il fatto di avere i propri tribunali canonici del foro interno per trattare questi casi e non collabora con la giustizia civile. “Il loro ragionamento è: abbiamo le nostre leggi, la nostra giurisdizione, i nostri tribunali e i nostri giudici, quindi le questioni ecclesiastiche sono segretate e lo Stato non interferisca. Pertanto non rispondono alle richieste giudiziarie che li obbligano ad aprire i suoi fascicoli”, ha detto.

“Il problema è che quando viene presentata una denuncia o avviato un’indagine d’ufficio [in ambito canonico], le monache non hanno accesso alle indagini. C’è l’irregolarità e la violazione dei diritti che la Chiesa Cattolica commette nei confronti delle vittime denuncianti. Le vittime non hanno diritti, né garanzie procedurali, non sapranno cosa dice l’imputato, quale competenza c’è, quali sono stati i risultati, non avranno il diritto di leggere i motivi della sentenza nel caso di una condanna”, ha sottolineato. “Per quanto Papa Bergoglio dica di aver riformato il Codice canonico, che la Chiesa voglia rendere trasparenti le sue procedure, questo è falso. Se non adattano la loro struttura mentono”, ha aggiunto.

[*] L’8 novembre 2020 la Corte di Cassazione di Buenos Aires ha dichiarato prescritto il caso di due sacerdoti e un insegnante di informatica che erano indagati per abusi sessuali nei confronti di bambini con problemi di udito presso l’Istituto Provolo di La Plata. Gli indagati erano i sacerdoti Nicola Corradi, detenuto a Mendoza per analoghi crimini commessi nel Provolo di quella provincia; Eliseo Primati, che si trova in un istituto per cure mentali in Italia e di cui era stata richiesta l’estradizione; e José Brítez, professore di informatica presso lo stesso istituto, che ha la sua casa madre in Italia, a Verona. Secondo le indagini del pubblico ministero, i tre uomini hanno abusato di almeno 5 bambini sordi che erano ospiti dalla struttura; i bambini venivano anche picchiati e sottoposti ad una specie di schiavitù. Il provvedimento è stato deliberato dalla Terza Sezione della Corte di Cassazione penale. Nella sentenza, che porta la firma dei giudici Víctor Violini e Ricardo Borinsky, i magistrati hanno fatto riferimento alla Corte interamericana dei diritti dell’uomo che assicura che nei reati comuni, “come avviene in questo caso, lo statuto della prescrizione è una garanzia che deve essere debitamente osservata” e si ricorda che gli eventi per i quali era scattata l’indagine si erano verificati tra il 1982 e il 1991.

Postscriptum

Jorge Mario Bergoglio (così viene identificato Papa Francesco oggi Rainews.it) in una intervista al quotidiano argentino La Nacion, alla domanda su quando tornerà in Argentina, risponde: “Non lo so. Diverse circostanze devono coincidere. Ma voglio rivedere il Paese perché non l’ho mai dimenticato”.

Ecco, quando le coincidenze permetteranno la circostanza, sarebbe opportuno che faccia un salto a Salta, la provincia più cattolica e più al nord del Paese, per andare a vedere cosa stanno combinando lì i suoi amici plenipotenziari.

Foto di copertina: le tre persone denunciate dalle monache del Convento di San Bernardo a Salta: Don Lucio Ajalla, Arcivescovo Mario Cargnello e Arcivescovo Martín de Elizalde.