Riflessioni sparse nell’era dei bambini onnipotenti al potere. Per capire (spiegare non è giustificare) cosa sta succedendo realmente in Ucraina – Parte 11

Prosegue da Parte 10: QUI.

Riflessioni sparsi su una guerra di otto anni, iniziato già nel 2014, ma di cui ci siamo “accorti”, “distratti” da altro, venti giorni giorni fa… Hai mai partecipato ad una guerra? Di persona, non in zona di sicurezza dalla poltrona, guardando il combattente delle fake news Mentana. Hai mai visto una guerra, non virtualmente dalla poltrona ma sul campo, realmente, sanguinosa, come è ogni guerra? Hai mai visto di cui l’Homo sapiens sapiens è capace, a differenza degli animali che chiama “belve”? Non da libri o con Zoom, ma in presenza. Pensaci bene, prima di commentare. In una guerra si muore. Le guerre vengono fatte per questo.

Le guerre non sono chiacchiere da bar. Le guerre non sono parate militari, non sono esercitazioni. Ogni guerra ha un’inizio, porta morti, feriti, profughi, distruzione, prosegue con altri morti, feriti, profughi, distruzione e alla fine deve terminare (nel passato c’erano guerre che duravano 80, 100 anni, tutta la storia umana è una lunga scia di guerre e morti).

Nel Donbass si muore già dal 2014 sotto le bombe ucraine e non se ne parla. E nel Donbass si continua a morire sotto le bombe ucraine e di questo non si deve parlare. Oggi nel pieno centro di Donetsk, dove non ci sono installazioni militari, un missile ha ucciso almeno 20 civili. Chi lo riferisce è condannato come “putinversteher”.

Putin non ha ragione con la guerra e affermarlo è un’ovvietà, ma questo non vuol dire che si deve dimenticare come siamo arrivati a questa guerra (non c’è un diavolo da una parte e una schiera di angeli dall’altra). E non è un motivo per versare benzina sul fuoco.

«La gente, in un’epoca di social e Mass media, intrattenimenti vari… non riesce minimamente a capire la gravità della situazione e a immedesimarsi nelle logiche di guerra e crisi che stiamo aprendo una dopo l’altra. Comunque questo è sempre merito degli USA che con il loro soft Power riescono a rendere la gente così tonta e quasi preparata a cose tetre, dai prodotti cinematografici all’informazione» (Federico Mussuto).

«Come sapete il nostro più grande desiderio è che le armi tacciano (in Ucraina, ma anche altrove, nelle guerre dimenticate dove la gente muore egualmente…) e che come aveva scritto molto bene Barbara Spinelli, si trovi un accordo onorevole per entrambe le parti. Purtroppo dobbiamo ancora vedere morti, e morti innocenti; e purtroppo l’informazione è molto sbilanciata. Ci sembra giusto condividere con voi questo post dell’amico Vik van Brantegem, Editore di Korazym.org, che aiuta a gettare uno sguardo anche sul dolore e sui lutti che vengono detti in tono minore. Perché i morti innocenti non hanno colore» (Marco Tosatti – Stilum Curiae, 15 marzo 2022).

Visto che sono attaccato per quanto segue, un post originalmente pubblicato sul mio Profilo Facebook – chi ne cerca una “giustificazione della guerra di Putin” è fuori strada, ma è ormai segno dei tempi e quindi non perdo per questo mio sonno sereno e tranquillo (non sto qui a ripetere di cui i media sono stracolmi, anche pieni di fake news da tutte le parti, ma con le mie possibilità mi occupo di quanto viene detto “in tono minore”, o totalmente/parzialmente ignorato/nascosto/strumentalizzato/falsificato) –l’amico e collega Marco Tosatti con la sua nota su Stilum Curiae, ne ha colto il senso. Puoi, avevo avvisato che chi mi accusa di fake news o peggio, è richiesto di allontanarsi da mio profilo (e nel caso occorrente ci penso io ad accompagnarlo civilmente alla porta di casa mia. E così, c’è che viene e chi se ne va…).

Vendetta ucraina su Donetsk. Strage di civili e bambini

Un missile Točka-U lanciato dalle forze ucraine sul centro abitato di Donetsk ha provocato una vera e propria strage di civili, tra cui alcuni bambini. Questo non è una strage per errore. Nel centro di Donetsk non ci sono obiettivi militari.
Sembra che il missile caduto sulla capitale della Repubblica popolare di Donetsk sia stato abbattuto dal sistema di difesa aereo che era riuscito a intercettarlo ma che la carica esplosiva era intatto al momento dell’impatto. I resti hanno colpito un gruppo di civili in coda ad un bancomat nel centro di Donetsk. Forse tra gli obiettivi vi era anche la sede del governo della Repubblica popolare di Donetsk.
Il bilancio provvisorio è di almeno 23 morti e altrettanti sono i feriti gravi, ma sembra destinato ad aggravarsi per le condizioni critiche di molti feriti, alcuni dei quali già deceduti nel viaggio in ambulanza verso l’ospedale. Si tratta principalmente di pensionati in coda al bancomat per ritirare la pensione e di persone a bordo delle auto e degli autobus che transitavano lungo una delle vie principali della città, in pieno giorno.
Le foto e i filmati (anche riprese da telecamere di sorveglianza) sono molto crude e non mi sento di pubblicarle.
L’esercito ucraino quasi quotidianamente impiega questo tipo di armamenti contro gli obiettivi strategici delle due Repubbliche popolari del Donbass. Missili lanciati per ammazzare civili, civili lontani da qualsiasi tipo di obiettivo militare.
Chi mette in dubbio tutto ciò, è pregato di non continuare a leggere. Sono stanco di dover sentire da chi non sa niente, che si tratta di fake news. Di consueto sono gli stessi che seminano disinformazione e terrore, fomentando odio e sete di guerra. No alla guerra! (Sì, ho usato un punto esclamativo, che non uso praticamente mai).

FRAMMENTI DI UN MISSILE UCRAINO COLPISCONO DONETSK, MORTI E FERITI TRA I CIVILI – Byoblu – Il corrispondente Vittorio Rangeloni [QUI].

Cosa sappiamo del missile su Donetsk che ha provocato almeno 20 morti – Nella città di Donetsk, nell’omonima regione del Donbass che si è autodichiarata indipendente dall’Ucraina, un bombardamento ha causato “almeno 20 morti”, ma Russia e Ucraina si scambiano accuse sulla provenienza del raid – @neXt quotidiano [QUI].

14 marzo, gli Ucraini sparano un razzo sul centro città di Donetsk e l’informazione RAI tace, inserendo qualche fotogramma delle vittime di questo bombardamento nel servizio che parla delle bombe russe su Kiev. Ecco come passa l’inganno, ecco come il popolo italiano è reso complice di una guerra nata per precise responsabilità della NATO (il che, lo ripeto, non è giustificare Putin). Poi, altro fake news. Il TG5 Mediaset spaccia le immagini del missile sparato su Donetsk per un attacco a Kiev: “Bombe sul cuore di Kiev”, mostrando quelle che sono, invece, immagini del missile balistico lanciato sul centro di Donetsk dall’esercito ucraino. La conferma viene da un video di RIA Novosti.

Guerra Ucraina-Russia, italiano a Donetsk: “Io via? Non siamo turisti”
Adnkronos, 14 marzo 2022

A lasciare Donetsk “non ci penso proprio, non siamo turisti e questo il governo lo deve capire. Siamo partiti, abbiamo mollato tutto in Italia e ci siamo costruiti un’altra vita qui. Chi ha un business, chi è pensionato. È vero, si può tornare indietro, ma per andare dove?”. Lo afferma un italiano rimasto a Donetsk, la città principale dell’omonima autoproclamata Repubblica nell’Ucraina orientale riconosciuta dalla Russia, teatro stamane di un attacco missilistico da parte delle forze ucraine, che avrebbe provocato oltre 20 morti.
“Penso che il missile sia stato abbattuto. I resti sono caduti quasi nel centro della città. Si è sentito un boato che si è diffuso su tutta Donetsk, chissà che carica esplosiva trasportava – racconta in un’intervista all’Adnkronos – Subito abbiamo cercato notizie sui gruppi Telegram per capire cosa era successo e dove”.
A Donetsk vivrebbe, oltre all’intervistato che ha preferito non rivelare la sua identità, un altro italiano, “un pensionato che si è trasferito qui con la moglie, ma ci sentiamo poco. Di sicuro c’è uno svizzero che si è trasferito di recente”, prosegue tornando sulla questione di una sua eventuale partenza da Donetsk.
“Da Donetsk c’è solo la strada per la Russia, mentre dall’altra parte dell’Ucraina si devono fare mille chilometri per arrivare alla frontiera con un Paese Ue. Si tratta di un viaggio con tante incognite, tra bombardamenti e posti di blocco, è un’avventura rischiosa”, prosegue l’italiano che non è molto convinto di tornare nel nostro Paese. “Dovrei iniziare tutto da capo con due borsoni e passerei da una guerra di fatto a una guerra contro la burocrazia”.
La situazione a Donetsk, al netto del missile di questa mattina, sottolinea, è tutto sommato gestibile. Le merci, a differenza del resto dell’Ucraina dove “il lavoro si è fermato”, non mancano “perché arrivano dalla Russia e tutti i negozi sono aperti”. Ma, tiene a precisare, quello che oggi accade in Ucraina, “noi l’abbiamo vissuto nel 2014”, all’epoca della guerra del Donbass. “E in questi otto anni pochi media si sono occupati di questa vicenda”.
Sul conflitto in corso, l’italiano ritiene che la “disinformazione” porti a percepire in Occidente una realtà diversa da quella effettivamente sul terreno. “Tutti raccontano che l’Ucraina sta vincendo questa guerra, ma un giorno magari i russi saranno presenti in tutta l’Ucraina e allora cosa ci racconteranno? – insiste – Non so fino a che punto si spingerà la Russia, ma sta vincendo, le grandi città sono tutte circondate ed è vero che i soldati non sono entrati ma farà parte del loro piano”.
Dopo il 2014, conclude, a Donetsk “ci siamo dovuti abituare a una nuova vita: siamo passati al rublo, alle leggi russe, abbiamo preso atto di una nuova realtà. Ma io voglio solo vivere in santa pace e che non mi cada un missile in testa”.

«Mariupol è stata sbloccata. Le forze speciali hanno eliminato le forze principali dei nazionalisti che si nascondevano nei quartieri residenziali lungo il perimetro della città. Dalle 15 sono stati aperti corridoi umanitari, è iniziata l’evacuazione di massa della popolazione» (Giorgio Bianchi Photojournalist nel Donbass dal 2014, 14 marzo 2022 ore 17.40).

«Ora briefing a Kiev (che si può vedere in streaming) di Leonid Matyukhin, portavoce del ministero della Difesa, il quale assicura che i soldati russi non vogliono combattere, che gli sono stati sottratti i cellulari e sono privi di informazioni reali, solo quella dei loro superiorii» (Elisabetta Piqué @bettapique – Twitter, 14 marzo 2022).

La narrazione sulla guerra dal punto di vista logico e strategico

«La versione dei fatti di guerra così come ci viene raccontata dal mainstream è incredibile dal punto di vista logico e strategico.
La versione del mainstream presenta l’Esercito russo come un’accozzaglia di massacratori incapace di fare altro che uccidere civili e saccheggiare tutto ciò che incontra sulla sua strada ma, nel contempo, in rotta, disorganizzata, incapace di conquistare terreno, incapace di conquistare città, impantanata ovunque si trovi se non direttamente in ritirata perenne, demotivata, priva di uomini preparati al combattimento, dotata di ferraglie inservibili, a corto persino di piani operativi, munizioni, acqua e cibo e in balia di ordini improvvisati e contraddittori.
A fronte, l’Esercito ucraino viene descritto come un’invincibile ed eroica armata che sta respingendo i russi sfoggiando prova di eroica resistenza. I media affermano ancora la vulgata secondo cui, a morti in battaglia, saremmo 137 soldati ucraini contro 15.000 russi.
Fatemi capire 3 cose:
1) come può un esercito in rotta e privo di tutto, riuscire a trovare uomini, mezzi e capacità operativa per massacrare continuamente tutti questi civili residenti in territori che non occupa e riuscire a saccheggiare tutte queste sostanze stanziate in aree che non controlla?
2) perché un esercito di eroi invincibili e vittoriosi su ogni fronte non riesce a impedire massacri e saccheggi attuati da truppe in rotta e decimate per oltre il 10% dei propri effettivi?
3) tutti sti soldati russi (15.000) come cazzo sarebbero morti in così pochi giorni? Si sono suicidati? Siamo in un videogame?
In altri termini, nemmeno uno che per tutta la vita ha letto solo i fumetti di Capitan America può credere alla versione di guerra raccontataci con siffatti toni propagandistici dal mainstream atlantista…» (Giorgio Bianchi Photojournalist nel Donbass dal 2014).

Intervista con Giorgio Bianchi Photojournalist nel Donbass dal 2014 – Radiorock.it, 14 marzo ore 13.14 [QUI].

Prima puntata del Diario di guerra con l’inviato Giorgio Bianchi che racconta la tragedia del Donbass con gli occhi di chi serve la verità e non gli interessi di una delle due parti in conflitto.
Giorgio Bianchi (fotoreporter) da Donetsk: quello che i media filo Nato non raccontano. L’AntiDiplomatico intervista Giorgio Bianchi, fotoreporter in questo momento a Donetsk.

Il bipensiero

Nel giro di poche settimane sono passati da “la vita vale più della libertà” a “la libertà vale più della vita”. Come se niente fosse.
«La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo ad entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario rivendicare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattutto, saper applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell’indurre l’inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Il bipensiero implica la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe» (Gilberto Trombetta).

La primavera europea
di Pierluigi Fagan
Pierluigi Fagan|Complessità, 13 marzo 2022


Sembrerebbe che lo schema delle “primavere di popolo” con cui gli americani hanno cercato di pilotare eventi politici nel mondo arabo, poi Ucraina ai tempi di piazza Maidan, Hong Kong, abbia oggi messo nel mirino un obiettivo davvero impegnativo: l’Europa. Codice colore: giallo e blu.

Nel breve di una giornata all’inizio del conflitto russo-ucraino, tedeschi, francesi, italiani sono passati da un certo sconcerto di contro-piede per quanto stava facendo la Russia, stato di sconcerto che però non prevedeva affatto di rinunciare ai propri interessi, all’allineamento unanime sanzionatorio. Non discuto la logica sanzionatoria, quello che mi ha colpito è la velocità e totalità dell’improvvisa polarizzazione. Può darsi io sia viziato dalla logica realista che si basa su analisi degli interessi razionalmente perseguiti e non capisca come l’enormità di ciò che hanno fatto i russi possa sollevare animi e coscienze. Può darsi. Però da quanto a mia conoscenza è difficile spiegare come il ministro Franco esca dall’Ecofin dicendo che non se ne parlava proprio di escludere la Russia dal SWIFT o Scholz diceva che certo non si poteva toccare il Nord Stream 2 e poche ore dopo la Russia veniva esclusa dallo SWIFT e il Nord Stream diventava “un pezzo di metallo in fondo al mare” come trionfante celebrava la Nuland.

Già, la Nuland, quella di “fuck the UE” ai tempi della rivolta di piazza Maidan nel 2014, la rivoluzione arancione ucraina. La moglie di Robert Kagan, lo storico e politologo neo-con che si definisce “liberale interventista”, lascia il partito repubblicano e diventa un sostenitore della Clinton, scrive nel 2017 che la Terza guerra mondiale avverrà per contrastare l’espansionismo russo e cinese. Ci si potrebbe scrivere un intero post su Kagan, andatevi a fare una ricerchina su Google.

Ad ogni modo, ripeto, non discuto le posizioni politiche improvvisamente prese dall’UE, mi lascia perplesso quel “improvvisamente”. Gente notoriamente indecisa su tutto ed il contrario di tutto, trova magicamente l’allineamento in un pomeriggio. Curioso.

Su Zelensky abbiamo già scritto anche troppo. Rilevo solo come il suo ufficio propaganda abbia l’invidiabile capacità di muoversi come una struttura di levatura globale. Lancia messaggi ai parlamenti europei, va in diretta nelle piazze europee che manifestano contro la Russia, sono impegnati ora in una contrastata trattativa con gli israeliani che gli vogliono negare il discorso al proprio parlamento, chissà perché. Ieri Repubblica ha pubblicato in video inquietante della propaganda che ci dicono ucraina pensando noi si sia scemi. Con effetti speciali hollywoodiani che nessuna post produzione di Kiev sarebbe in grado di produrre, le scene mostrano Parigi sotto bombardamento. Molto realistico e “catastrophic-movie” con alla fine la domanda del perché i francesi non consentono alla NATO di imporre la no-fly-zone sull’Ucraina. Ieri Repubblica dava notizia della prima manifestazione europea in favore della no-fly-zone a Londra, convocata da una sedicente neonata organizzazione “London Euromaidan”, sembra un format, no?

Sono diciassette giorni che Zelensky, tutti i giorni, più volte al giorno, come un disco rotto, reclama la no-fly-zone, finora negata ma quanto a lungo resisteremo all’indignazione? Il tutto in un crescendo di insopportabilità: bambini straziati, centrali atomiche con perdite, crimini di guerra, inumanità, armi chimiche e batteriologiche, sindaci torturati, fosse comuni poi arriveranno i campi di concentramento in Siberia, mentre l’Armata Rossa minaccia di invadere casa vostra. E quando ci sarà l’incidente nucleare per colpa russa, che sono giorni che viene annunciato? O quello biochimico? Sarete ancora contro la no-fly-zone allora?

Impressionante anche il perfetto allineamento dei giornalisti. Anche qui, in men che non si dica, gente anche posata e non incline all’estremismo per quanto di note simpatie politiche chiaramente atlantiste, simpatie ed interessi, è diventato un campo magnetico orientato alla perfezione, quasi coordinato, improvvisamente. In tutta Europa, ora vige la logica del 1914 che Canfora ieri ricordava con un certo sconcerto. Superato poi dallo sconcerto di vedere Rampini evidentemente alterato che gli intimava di non dire sciocchezze perché Canfora era solo un “provinciale” (!).

Nella primavera del 1914, tutta Europa era sulle tiepide e fiorite ali della Belle Epoque, in pochi mesi precipitò nell’incubo. Persone che si stimavano e forse anche si volevano bene, si ritrovarono improvvisamente ostili l’un vero l’altra, l’uno improvvisamente preso dal virus bellico, l’altra perplessa e sconcertata. Paralizzati ad argomentare contro la potenza chiarificatrice dello slogan urlato. Lo sconcerto durò poco anche perché s’imposero forme di ostracismo sociale per via culturale a tutti coloro che non vibravano all’irresistibile richiamo della giusta guerra. In questi giorni, avrete notato le liste di proscrizione per i “filo-Putin”, l’aggressività bavosa dei pitbull mediatici, il bombardamento h24 che rilancia i comunicati delle Zelensky&Partners, il totale oscuramento della “voce del nemico”. Tutto ciò è già percolato nella mentalità di massa.

C’è un potere assoluto del discorso unico e Lord Acton ricordava che se il potere corrompe, il potere assoluto corrompeva assolutamente. Per questo Montesquieu promosse la suddivisione e pluralità dei poteri perché ogni tesi deve esser mitigata dalla sua antitesi, altrimenti diventa dogma. Ma i liberali reali sono spariti di colpo, ora ci sono solo liberali interventisti, aggressivi, mono-maniaci, i liberali idealisti. Ogni disastro storico è stato fatto sulle ali di un idealismo non temperato dal realismo. Tipo convincersi di essere una civiltà superiore. Son quelli del “c’è un aggredito ed un aggressore”, come se fossimo stupidi e non ce ne fossimo accorti o fossimo deviati dalla propaganda russa che semplicemente è stata silenziata su ogni possibile canale, a meno di non leggersi la TASS su twitter in cirillico. Il motore che portò quella primavera nel buco nero dell’estate e successivi anni del 1914 fu proprio l’imposizione di questa logica, la logica dicotomica che prende un frame del processo della realtà che è storica, lo schiaccia sull’attualità e ti chiede di scegliere tra A o B e non ti azzardare a fare sofistica da terza posizione. Il campo semantico è tracciato se non sei dentro sei ostracizzato e non hai voce, non sai neanche quanti sono indisponibili a finire in quel campo, sei un isolato e quindi è meglio rinchiudersi nel tuo disagiato silenzio privato. Noi qui diamo voce a quel disagio affinché non rimanga privato.

Come ho avuto modi di dirvi i primi giorni, io mi occupo per lo più di mondo e complessità, il mio interesse per la geopolitica deriva da ciò ma non copre tutto l’argomento che è più vasto e complesso. Tuttavia, negli anni, mi sono più volte interessato a questioni geopolitiche. Prima che razionalmente, già dal secondo giorno dopo il 24 febbraio ho “sentito” che qualcosa non era normale. Era una sensazione data proprio da questa reazione pubblica che sembrava troppo pronta, troppo unanime, troppo svelta, troppo organizzata lì dove le complessità della politica e del pubblico dibattito normale ha sempre reso i processi di reazione lenti, contradditori, complicati. Le cose in quei campi non hanno mai funzionato così e sebbene l’eccezionalità degli eventi porti a dover considerare l’accelerazione, ciò non giustifica del tutto ciò che è successo, come è successo, perché è successo. Per questo ho smesso i miei panni naturali di studioso distaccato e ho sentito necessità di scendere in strada a combattere con l’uso della ragione in pubblico.

Poco fa ho letto un articolo dello stimato sito di analisi politica americana “Politico”. Era un articolo inusuale, un vero e proprio killeraggio contro Macron e questo sua “ostinazione” a continuare a telefonare a Putin. Ho anche letto sul JPost israeliano la Nuland “che ha messo in guardia Gerusalemme dall’essere un rifugio per “denaro sporco” mentre si dice di un nervoso Biden che impone a Tel Aviv di unirsi alle “democrazie combattenti” elevando più serie sanzioni a Mosca, sbrigandosi ad inviare armi letali in Ucraina assieme a tutti gli altri. Il tutto mentre ministri e funzionari ucraini attaccano questa incertezza o diverso punto di vista israeliano neanche fossero diventati i padroni del mondo politico occidentale. Attaccare gli israeliani non è cosa facile, chi segue queste cose sa di cosa parlo.

Orami siamo circondati da gente aggressiva che ci tiene a farti sapere quanto fai umanamente schifo perché non ti unisci al coro del Grande Sdegno Morale o meglio, preso atto che ovviamente anche tu ritieni inaccettabile la violazione del principio di inviolabilità dei confini con forze armate, fai schifo perché non ti fermi lì. Perché ti fai domande su come siamo finiti in questo pasticcio, come finirà, quali saranno le conseguenze, cosa significa dopo ottanta anni vedere in televisione gente che parla di bombe atomiche come fossero bombe alla crema, con la stessa acquolina nella mente. La Bomba è d’improvviso il “new normal”. London Maidan, non si fanno manifestazioni per chiedere al Governo britannico perché ha preso solo decine di rifugiati quando noi ne abbiamo preso 35.000, no! si va in piazza a chiedere la no-fly-zone per l’Ucraina.

Sudeti, valori delle Resistenza, Guerra civile spagnola, fioccano le analogie a sproposito per eccitare gli animi e sguinzagliare i mastini del nuovo movimento giallo-blu per la guerra al novello Hitler. Ve l’ho detto, tutto ciò m’inquieta, tutto ciò è molto meno normale di quanto comincia a sembrarci.

L’obiettivo non è solo l’Europa, l’obiettivo è rifare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, cacciare Russia e Cina, imporre l’ordine economico e finanziario americano, affinché il 4,5% della popolazione mondiale o meglio una sua élite, possa tramite la sua egemonia benevolente, prorogare il dominio che i neo-con americani della “rivoluzione permanente” hanno già intitolato nel 1997 come il loro condensato strategico: The New American Century.

Con le buone o con le cattive. A qualsiasi prezzo. Anche quello che fino a due settimane fa e per ottanta anni è stato l’impensabile.

Al-Qaeda in Ucraina

«Quattrocentocinquanta estremisti provenienti da Idlib, nel nord-ovest della Siria, sono arrivati in Ucraina, secondo Al Mayadeen. Provenienti da Idlib – il “più grande rifugio di Al Qaeda dall’11 settembre” – questi fanatici di vari Paesi sono stati inviati in Ucraina per combattere contro le forze russe che, insieme all’Esercito Arabo Siriano, avevano segnato la fine del loro sogno di un Califfato in Siria. Questi estremisti sono passati attraverso la Turchia, uno stato membro della NATO, per arrivare alla loro destinazione in Ucraina occidentale» (di Vanessa Beeley – off-guardian.org, 14 marzo 2022). Prosegue [QUI].

Il Battaglione Azov

«In una intervista del 2016 al giornalista Marcello Foa per La Cosa, si parla di questo fantomatico Battaglione Azov. Segue un servizio andato in onda nel 2017 sulla BBC dove si spiega (e si vede) di cosa si occupi questo Battaglione Azov. 5 anni dopo, nessuno li aveva mai sentiti nominare… Il nazismo in Ucraina è fake news, lo conferma l’esperto del settore Mentana. Tutto chiaro, anzi, chiarissimo» [QUI].

Amazon (la stessa multinazionale che ha bannato Parler perché “troppo estremista”) oggi vende tranquillamente le felpe del battaglione Azov con simboli nazisti.

L’incredibile lagna dell’epidemiologo: “C’è la guerra, la gente non legge più il mio blog”
Riparte il terrore sul Covid. L’intervista a Cesare Cislaghi: “Indosso la mascherina all’aperto”
di Nicola Porro

Nicolaporro.it, 14 marzo 2022

È cambiata l’aria. Dopo settimane di messaggi rassicuranti sulla pandemia, in cui sembrava quasi che i televirologi avessero mollato la presa, sepolti dalle risate per la canzone-parodia di Checco Zalone al Festival, e in cui persino la linea del rigore, promossa da Roberto Speranza, pareva agli sgoccioli, i media sono tornati alla carica: allarme quinta ondata. Così titolava ieri La Stampa. In effetti, dai giornaloni ai tg Rai, la comunicazione sta repentinamente riassumendo i toni minatori cui eravamo tristemente abituati. Sarà perché c’è bisogno di rimettere in riga gli italiani, che pagheranno le conseguenze economiche della crisi geopolitica; sarà perché il partito dei divieti non intende cedere terreno. Fatto sta che, a passo veloce, stiamo tornando al profluvio di allarmismi, rimproveri e minacce.

L’apice dell’assurdo, però, è un altro. Udite udite, ecco di cosa si rammarica, incredibilmente, senza nemmeno percepire che rischia di coprirsi di ridicolo, il professor Cislaghi, sempre sul Corriere: “La lettura del mio blog si è istantaneamente dimezzata con l’inizio dei bombardamenti”. Capito? E poi ci dicevano che Zalone esagerava… L’ex capo degli epidemiologi italiani bofonchia perché il conflitto tra russi e ucraini ha deviato l’attenzione della popolazione, perché a una campagna di terrore ne è subentrata un’altra. Povero Cislaghi: la gente legge le notizie dal fronte e ha smesso di seguire il suo blog. Bisognerebbe risarcirlo.

La guerra dei social. Meta consente discorsi d’odio contro i russi. E Mosca blocca Facebook e Instagram
di Aldo Maria Valli
Duc in altum, 14 marzo 2022


Nei giorni scorsi Meta (il nuovo nome della società che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp) ha tolto la censura ai post contro la Russia. In paesi come Armenia, Azerbaigian, Estonia, Georgia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia e Ucraina si può dunque invocare l’uccisione degli invasori russi senza essere sanzionati.

In risposta alla decisione, l’ambasciata di Russia negli Stati Uniti ha chiesto a Washington di intervenire contro le “attività estremiste” del gruppo di Mark Zuckerberg. “Chiediamo alle autorità di fermare le attività estremiste di Meta e prendere misure per portare i responsabili di fronte alla giustizia” si legge in un tweet pubblicato dal profilo dell’ambasciata. Meta, secondo quanto riferisce la Reuters, avrebbe anche deciso di non censurare i post d’odio che chiedono la morte per il presidente russo Vladimir Putin e quello bielorusso Alexandr Lukashenko.

Un portavoce di Meta ha spiegato: “A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, abbiamo temporaneamente concesso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole. Ad esempio, post violenti come l’invocare la morte per gli invasori russi. Tuttavia non consentiremo nulla che riguardi la promozione della violenza contro i civili russi”. Secondo alcune mail interne, Meta avrebbe consentito anche l’elogio di Azov, il battaglione ucraino neonazista, cosa normalmente proibita. Un’eccezione concessa, secondo il portavoce di Meta Joe Osborne, “rigorosamente nel solo contesto della difesa dell’Ucraina”.

Il presidente degli Affari globali di Meta, Nick Clegg, ha spiegato che il cambio della politica di Meta sui contenuti relativi alla Russia è volta a “proteggere la libertà di parola come espressione di auto-difesa di un popolo in reazione all’invasione militare del proprio Paese.

L’ufficio del procuratore generale russo ha chiesto, di conseguenza, che Meta venga riconosciuta come organizzazione estremista. “Quello che Meta sta facendo è incitamento all’odio razziale, che nella legislazione russa si qualifica come estremismo”, ha detto il vicecapo del comitato russo per le tecnologie e le comunicazioni, Anton Gorelkin.

Anche l’ufficio dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, riferisce la Reuters, si dice preoccupato per il cambio di policy di Meta circa i post riferiti alla guerra in Ucraina.

Stephane Dujarric, portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, ha dichiarato: “Posso dirvi che, dal nostro punto di vista, siamo chiaramente contrari a tutti i discorsi di odio e a tutti gli appelli alla violenza. Quel tipo di linguaggio è semplicemente inaccettabile, da qualsiasi parte venga”.

A fronte della presa di posizione dell’Onu, Nick Clegg ha cercato di giustificare la scelta di Meta dichiarando che obiettivo del cambiamento di policy è solo quello di consentire alle persone di esprimere la propria rabbia per l’invasione russa dell’Ucraina e che la misura è comunque temporanea: “Voglio essere chiarissimo: le nostre politiche sono incentrate sulla protezione del diritto di parola delle persone come espressione di autodifesa in reazione a un’invasione militare del loro paese. Se applicassimo le nostre politiche sui contenuti standard senza alcun aggiustamento, ora dovremmo rimuovere i commenti degli ucraini che esprimono la loro resistenza e la loro rabbia contro i militari invasori, il che sarebbe giustamente considerato inaccettabile”.

Di fatto, osserva Daniel McAdams del Ron Paul Institute, con questa decisione “Facebook sta incoraggiando la violenza contro persone innocenti che appartengono a una particolare razza, origine etnica o gruppo linguistico”.

Intanto da oggi Instagram e Facebook sono bloccati in Russia. Lo ha annunciato la Roskomnadzor, l’Authority russa per le comunicazioni e i media: lo stop ai social dell’azienda di Mark Zuckerberg non comprende per ora WhatsApp.

Padre Cavalcoli: respingere la visione ridicola di Putin pazzo sanguinario
Stilum Curiae, 14 marzo 2022


«Mi sembra interessante portare alla vostra attenzione uno scambio epistolare, avvenuto su una chat di e-mail a cui partecipo, e che ha per interlocutore principale Padre Giovanni Cavàlcoli, in tema di guerra. Non mi sembra opportuno rivelare il nome del suo interlocutore per ragioni di riservatezza» (Marco Tosatti).

Carissimo Padre Giovanni
oggi la risposta è semplice perché i punti che abbiamo toccato sono chiari.
– La guerra di aggressione è sempre ingiusta mentre è giusta quella di difesa. Occorre partire da questo dato inoppugnabile e costante nella dottrina.
– L’Onu non può intervenire perché la Russia è nel Consiglio di Sicurezza ed ha potere di veto. Di fatto però è intervenuta sul piano morale perché solo 5 nazioni hanno votato la mozione a favore della Russia. La realtà è che occorre ripensare questo consesso internazionale frutto degli equilibri usciti dalla seconda guerra mondiale.
– È intervenuto invece il Tribunale Penale Internazionale che ha aperto un fascicolo. Occorrerà il tempo che occorrerà ma alla fine Putin sarà dichiarato criminale di guerra.
– Anche alla luce di queste premesse occorreva essere chiari e condannare chi aggredisce immoralmente sporcandosi le mani di sangue. Nessuna mediazione può prescindere dalla verità, al contrario il rispetto della verità dà l’autorità morale per essere protagonisti dell’accordo al momento giusto.
– La Chiesa ortodossa Russa che non esita a giustificare una autocrazia immorale che compie a cuor leggeri crimini di guerra gravissimi in nome di un ideale ortodossia pan slavo è fuori della storia e non ha alcuna prospettiva.
– Vero invece che le simpatie moderniste ed il silenzio di fronte alle degenerazioni globali generate “da potentissimi e ben noti ristretti gruppi finanziari in competizione tra loro per il dominio del mondo” rende poco credibile qualunque iniziativa di questo pontificato.
– Da ultimo osservo che il dialogo ecumenico si è fermato proprio su questo punto. Si rilegga la dichiarazione congiunta sottoscritta all’Avana e si consideri quanto nei fatti la Chiesa di Roma si sia discostata dagli impegni colà assunti. La battuta che oggi gira a Roma è che per entrare in Vaticano occorre ”il Gay pass” e non dico altro. Vero invece che occorre lavorare alacremente perché il primato petrino sia definito completamente sul piano teologico e quindi formalizzato e cristallizzato nella norma ordinamentale in modo esaustivo.
Concludo osservando che i fatti sembrerebbero darmi ragione. Putin sta imboccando la strada della sconfitta il cui punto di arrivo è un rivolgimento sociale profondo e la nascita di una nuova Russia democratica ma libera dalla tabe di un liberalismo macchiato dello spietato assolutismo globale che calpesta persone e nazioni. Che Dio lo voglia!
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Ed ecco la risposta di Padre Cavalcoli:

Carissimo,
io non sarei così assoluto nel condannare qualsiasi guerra di aggressione, ma porrei solo alcune condizioni per tale condanna, mentre ritengo che in alcuni casi sia lecita ed anzi doverosa.
Ritengo illecite quelle guerre che uno Stato muove o suscita contro un altro Stato per sete di potere e di dominio economico o politico, per esempio la massoneria o il sionismo, per affermare con la violenza una dottrina atea, per esempio il comunismo, o una religione anticristiana, per esempio l’Islam, o un ideale  razionalista di libertà ed uguaglianza, per esempio le campagne napoleoniche o per espandere una nazione, come è stato il caso di Hitler.
Ma ritengo che, come narra la Bibbia, non sbagliò il popolo ebraico, popolo di Dio, a conquistare con la forza la terra promessa scacciando i popoli pagani, corrotti e idolatri che la abitavano. Ritengo che le guerre di conquista con le quali Roma ha costruito un impero diffondendo la civiltà, la convivenza dei popoli e delle religioni, nonchè il diritto e la giustizia, dominando e sconfiggendo popoli barbarici, bellicosi, corrotti e disumani, siano state giuste ed anzi benefiche per l’umanità, tanto che ancor oggi il mondo e la Chiesa stessa traggono beneficio dal diritto romano, sorgente di giustizia e di pace. Ritengo che certi interventi armati degli USA o della NATO in paesi oppressi ed insanguinati da feroci dittature integraliste islamiche, siano serviti a impedire o a frenare stragi e genocidi, a diffondere la democrazia, il diritto, la libertà religiosa e lo stesso benessere economico.
Per quanto riguarda la presente guerra, credo che la cosa da fare sia quella anzitutto di respingere decisamente la ridicola ed interessata visione, propria, per esempio, di Avvenire e di Macron, del cattivo Putin, un pazzo e despota sanguinario, che tormenta la buona e povera Ucraina, un orco che prova gusto nel prendersela con i bambini.
Occorre. invece, condurre un esame attento e documentato del conflitto, sulla base di informazioni attendibili ed imparziali per giungere, come farebbe un giudice in tribunale, ad un giudizio ponderato, obbiettivo e spassionato, onde chiarire torti e ragioni di entrambe le parti, e poter assegnare unicuique suum, giacchè opus iustitiae est pax.
Due figure religiose di alto prestigio, alle quali oggi guardano il mondo e soprattutto gli uomini amanti della pace: sono il Papa e il Patriarca di Mosca, purtroppo entrambi non all’altezza della situazione e del loro gravissimo compito di pastori del gregge e di fautori dell pax Christi. L’una rimprovera i torti dell’altra senza riconoscere i propri. Così nessuna delle due rende autorevole il suo richiamo alla pace, ma si mostra incapace di quella umiltà, che sola sa vincere quell’orgoglio, che è la satanica molla fondamentale di tutti gli orrori delle guerre.
Con tutto ciò è chiaro che noi cattolici continuiamo a vedere, nonostante tutto, in Papa Francesco, Vicario di Cristo, colui che ci rappresenta il Principe della Pace. Pax Christi veniat!
Sempre con viva cordialità ed amicizia.
P. Giovanni

Segue parte 12: QUI.

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