Dal fronte orientale europeo la richiesta di pace

Appena terminati i colloqui di pace tra Mosca e Kiev gli aerei russi hanno iniziato a bombardare Kiev e le condizioni poste da Putin per un accordo con Kiev sarebbero le seguenti: neutralità internazionale dell’Ucraina e riconoscimento dell’annessione della Crimea alla Russia, avvenuta di fatto nel 2014 ma mai riconosciuta dalla comunità internazionale. D’altro canto Putin si è impegnato a ‘sospendere tutti gli attacchi contro i civili e le abitazioni’ e ha dato ‘il suo accordo a restare in contatto nei prossimi giorni per prevenire l’aggravamento della situazione’.

Nel frattempo si levano molte richieste di pace da parte della società civile come l’organizzazione dei psicologi e psichiatri, che chiedono di fermare la guerra: “La guerra è un concentrato di tutto ciò che di distruttivo può agire sulla psiche umana: l’insicurezza totale, l’ignoto, la violenza, l’impotenza, la perdita di persone care.

Questo è un assioma non solo per i professionisti della salute mentale, ma per tutte le persone che vivono nel nostro paese e ne conoscono la storia… Le azioni di violenza devono essere fermate da chi le ha innescate. Non è mai troppo tardi per tirare fuori il meglio che è dentro ognuno di noi”.

Anche gli scienziati e giornalisti scientifici russi chiedono di fermare la guerra: “L’Ucraina è stata e rimane un paese a noi vicino. Molti di noi hanno parenti, amici e colleghi del mondo accademico che vivono in Ucraina. I nostri padri, nonni e bisnonni hanno combattuto insieme contro il nazismo.

Scatenare questa guerra per le ambizioni geopolitiche della leadership della Federazione Russa, guidata da discutibili fantasie storiografiche, è un cinico tradimento della loro memoria. Noi rispettiamo la statalità ucraina, la quale si basa su istituzioni democratiche realmente funzionanti.

Comprendiamo la scelta europea dei nostri vicini. Siamo convinti che tutti i problemi nelle relazioni tra i nostri paesi possano essere risolti pacificamente”.

La comunità artistica russa è preoccupata per la situazione in Ucraina: “La guerra in Ucraina è una tragedia terribile, sia per gli ucraini che per i russi. È causa di enormi perdite di vite umane, mette in pericolo l’economia e la sicurezza, e conduce il nostro paese in un totale isolamento internazionale.

Allo stesso tempo, è assolutamente insensata, in quanto è assurda qualsiasi forma di coercizione violenta per il raggiungimento della pace. Il pretesto dietro il dispiegamento dell’ ‘operazione speciale’ è stato interamente progettato dai rappresentanti delle autorità russe, e noi rifiutiamo che questa guerra venga condotta in nostro nome”.

E da Mosca la comunità italiana, come racconta don Giampiero Caruso, condanna la guerra:” In queste ore in cui sembra prevalere il potere della forza militare, i cattolici italiani a Mosca affermano, senza alcuna esitazione, che ancora e sempre si deve credere nella costruzione della pace, nei processi del dialogo, negli strumenti della politica. Il dialogo è la sola via da percorrere per riportare la pace in Ucraina, Russia e nel resto dell’Europa dell’Est”.

Al contempo chiede prudenza nelle sanzioni: “La scelta delle sanzioni dure contro la Russia, di cui si sta discutendo da alcuni giorni nei Paesi occidentali, va perseguita con molta cautela, perché non sia parte della stessa logica della guerra e delle contrapposizioni di forza.

Oltre a condannare la guerra (che è un male per tutti), per costruire la pace vanno pure riconosciute tutte le responsabilità e tutti gli attori che hanno preso parte alla contrapposizione e fatto crescere le tensioni. Ciò che è accaduto non è una scelta unilaterale pianificata da tempo solo dalla Russia”.

Nella disamina la comunità italiana sottolinea che in questi anni non si è arrestata la corsa agli armamenti: “L’Occidente ha altrettanto delle proprie responsabilità in questo conflitto. Dal 2014 non ha prestato la giusta attenzione a quanto stava accadendo nel Donbass.

Assieme alla Nato che ha incrementato dal 1992 in poi la presenza di armamenti nucleari e basi militari dislocandoli negli Stati dell’Est Europa, che prima erano sotto l’influenza della Russia, sono stati alterati quegli equilibri geopolitici che per molti decenni avevano comunque garantito una ‘non belligeranza’ tra Russia ed Occidente nel cuore dell’Europa”.

Mentre da Kiev don Moreno Cattelan, appartenente alla Congregazione di don Orione, racconta la vita quotidiana sotto le bombe: “Ci sveglia alle 6 il suono delle sirene. Allarme bombardamento. Per fortuna il pericolo rientra quasi subito. Splende il sole. Sembra un giorno di primavera.

Celebriamo la Divina Liturgia e ricordiamo i morti della prima notte di battaglia. Kiev è stata colpita al cuore. Resiste con la forza della consapevolezza: ci siamo e vinceremo…

E’ quasi l’una e il Chierico Mykhailo ricorda che a quest’ora si deve pranzare. Difficile fargli capire che oggi bisognerà aspettare il suono della seconda sirena (cessato allarme) che fortunatamente rimbalza, nel loro stomaco vuoto, dopo qualche minuto.

Tutti a pranzo! Si preparano le buste con pane e alimentari da distribuire ai poveri. Manca del pane per completare le buste equamente. Giriamo qualche negozio e due magazzini. Scorte esaurite…  C’eravamo dimenticati che siamo in tempo di guerra!

Alla fine, passa uno di quei camioncini adibiti al trasporto pane. Lo seguiamo. Neanche il tempo di consegnare le pagnotte che subito ne prenotiamo 60. Una signora dà una offerta quando precisiamo il motivo della nostra richiesta. La Provvidenza c’è! Distribuzione garantita per tutti…

Il sole sta per tramontare e… vai con la quarta sirena. Sapete dove andiamo.  Altra ora e mezza di attesa snervante. Il solito Chierico Mykhilo protesta: ‘Ma perché lanciamo le bombe quando dobbiamo mangiare. Ditegli di cambiare orario!’  Risata generale.

Dopo qualche minuto, risuona la sirena che annuncia… ‘liberi tutti’ di cenare. Arrivano i primi profughi da Kiev. Una famiglia di tre persone. Scatta il piano studiato in mattinata. Altri sono in lista di attesa. Diamo la precedenza a mamme e bambini.

Alle 22.00 una nuova richiesta. Tre famiglie da Kerson. Le loro case sono state bombardate. Prevedono di raggiungere L’viv domani. Ed è di nuovo notte… Noi ci siamo… sul fronte della carità, aprendo le porte a tutti”.

Anche i salesiani sono presenti in Ucraina e stanno facendo il possibile per la popolazione, come racconta don Mykhayl Chaban, Superiore della Visitatoria ‘Maria Ausiliatrice’ di rito greco cattolico:

“Purtroppo, la situazione continua ad essere tragica. Prepariamoci a tempi ancora più duri. Non sappiamo quanto a lungo continuerà questa guerra, e allora dobbiamo essere pronti per un periodo anche lungo…

Carissimi confratelli… Ci sono tante vittime tra i soldati, ma anche tra la gente civile. Il mondo intero attende decisioni immediate per fermare l’aggressore. In tutta Ucraina c’è pericolo di bombardamenti.

Oggi soffre molto la nostra capitale, Kiev, e anche le zone che confinano con la Russia. La gente sta scappando dalle proprie case”.

(Foto: Ans)

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