La Chiesa solidale con il popolo ucraino

“Di fronte agli sviluppi odierni della crisi in Ucraina, risaltano ancora più nette e più accorate le parole che il Santo Padre Francesco ha pronunciato ieri (mercoledì 23 febbraio, ndr) al termine dell’Udienza generale. Il Papa ha evocato ‘grande dolore’, ‘angoscia e preoccupazione’. Ed ha invitato tutte le Parti coinvolte ad ‘astenersi da ogni azione che provochi ancora più sofferenza alle popolazioni’, ‘destabilizzi la convivenza pacifica’ e ‘screditi il diritto internazionale’. Questo appello acquista una drammatica urgenza dopo l’inizio delle operazioni militari russe in territorio ucraino”.

Questa è la dichiarazione ufficiale del Segretario di Stato Vaticano, il card. Pietro Parolin, sulla situazione tra Russia e Ucraina, dopodiché i soldati russi avevano varcato la frontiera ucraina: “I tragici scenari che tutti temevano stanno diventando purtroppo realtà. Ma c’è ancora tempo per la buona volontà, c’è ancora spazio per il negoziato, c’è ancora posto per l’esercizio di una saggezza che impedisca il prevalere degli interessi di parte, tuteli le legittime aspirazioni di ognuno e risparmi il mondo dalla follia e dagli orrori della guerra”.

Infine ha ricordato il momento di preghiera di mercoledì 2 marzo voluto da papa Francesco: “Noi credenti non perdiamo la speranza su un barlume di coscienza di coloro che hanno in mano i destini del mondo. E continuiamo a pregare e digiuniamo (lo faremo il prossimo mercoledì delle Ceneri) per la pace in Ucraina e nel mondo intero”.

Mentre da Firenze i vescovi durante l’incontro ‘Mediterraneo frontiera di pace’ hanno espresso preoccupazione e dolore per lo scenario drammatico in Ucraina, rinnovando vicinanza alle comunità cristiane del Paese: “Accogliendo l’invito di Papa Francesco a vivere il 2 marzo una giornata di digiuno e preghiera per la pace, i Vescovi fanno appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche perché tacciano le armi.

Ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, provoca sofferenza alle popolazioni, minaccia la convivenza tra le nazioni. Si fermi la follia della guerra! I Vescovi del Mediterraneo conoscono bene questo flagello, per questo chiedono a una sola voce la pace”.

Ieri, dopo i raid missilistici cominciati nella notte, nel pomeriggio truppe russe aviotrasportate hanno conquistato un aeroporto a una trentina di chilometri da Kiev con 137 vittime e bombardamenti su Mariupol. Nella capitale ucraina, più volte nella giornata, sono suonate le sirene di allarme aereo ed in serata  è scattato il coprifuoco notturno.

Nella dichiarazione alla tv di Stato russa con cui ha annunciato le ostilità, Putin ha definito l’attacco all’Ucraina ‘un’operazione militare speciale per proteggere il Donbass’:

“Un’ulteriore espansione della Nato e il suo uso del territorio ucraino sono inaccettabili. Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima. Siamo preparati a tutto. Spero di essere ascoltato”.

Sempre ieri un comunicato del Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyč (sede romana) è stata raccontata la situazione a Kiev: “In questo momento particolarmente drammatico per la nostra nazione, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, si trova in un rifugio anti-aereo sotto la cattedrale di Kyiv della Resurrezione  insieme con tante altre persone. La città di Kyiv in questo momento è sotto i bombardamenti dell’esercito russo”.

L’arcivescovo ha chiesto preghiere per il popolo ucraino: “Come potrete comprendere, Sua Beatitudine non è al momento raggiungibile e non può rilasciare dichiarazioni. A fianco della sua popolazione, Sua Beatitudine chiede di unirsi a lui e al suo popolo nelle preghiere perché l’Ucraina sia preservata dell’aggressione ingiusta.

Verranno date informazioni puntuali della situazione in comunicazioni successive. La priorità, per la Chiesa greco-cattolica ucraina, è, e sempre sarà,  la vicinanza alla popolazione ferita. Preghiamo per l’Ucraina!”

Anche il presidente della Conferenza episcopale della Bielorussia, mons. Oleg Butkevich, ha espresso dolore per l’invasione: “Il buon senso e un ricordo così vivo delle conseguenze di tali azioni nella storia non sono diventate un deterrente efficace.

Il fratello alzò la mano verso suo fratello. Si è aperto lo scenario peggiore per la risoluzione delle tensioni che esistevano da molto tempo tra i popoli fraterni. Così vicino, vicino a noi, tra Russia e Ucraina, tra le persone a noi vicine, è iniziata la guerra”.

E’ un invito alla preghiera per arrestare il conflitto: “Questa situazione non può che corrispondere anche al dolore dei nostri cuori. E se forse la chiamata a fermare la stupidità che è iniziata [con la guerra], la preghiera resta. Dal profondo del cuore, chiediamo la misericordia e il perdono di Dio per noi, suoi figli, che non sappiamo risolvere pacificamente i nostri malintesi e governare le nostre malate ambizioni, per mettere fine al conflitto fratricida che potrebbe trasformarsi in una catastrofe più globale nell’attuale situazione internazionale.

In pace, possiamo offrire le nostre preghiere, sia in privato che nelle comunità parrocchiali, perché il conflitto finisca il più presto possibile e per le vittime più deboli. Preghiamo che non si trasformi in un’altra guerra mondiale, e non si concluda in un’apocalisse generale”.

Ed anche i vescovi europei, attraverso le parole di mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), ha rivolto un appello per la pace in Ucraina, condannando gli avvenimenti:

“Le Chiese che sono in Europa condannano con forza quanto è accaduto questa notte in Ucraina: bisogna agire insieme e con determinazione per porre fine immediatamente all’aggressione russa e fare tutto il possibile per proteggere donne, uomini e bambini innocenti: nel nome di Dio fermatevi adesso!”

Ha rivolto un appello anche alla comunità internazionale: “La Comunità internazionale, e in modo particolare l’Unione Europea, non lasci intentata nessuna via per fermare questo conflitto, perché le armi cedano il passo al dialogo e ai negoziati, perché venga difeso il diritto internazionale, l’indipendenza e la sovranità territoriale dell’Ucraina. Perché si ponga fine a una guerra che dall’Ucraina si estenderebbe inevitabilmente agli Stati vicini e diventerà una minaccia per tutta l’Europa”.

Il card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece (Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea) ha rivolto un appello al governo russo: “Condividendo i sentimenti di angoscia e preoccupazione di papa Francesco, facciamo appello alle autorità russe affinché si astengano da ulteriori azioni ostili che infliggerebbero ancora più sofferenze e violerebbero i principi del diritto internazionale. La guerra è un grave affronto alla dignità umana e non ha posto nel nostro continente”.

Ed un appello è stato rivolto all’Europa per accogliere i profughi: “Alla luce dell’emergente situazione umanitaria provocata dalle ostilità in corso, facciamo appello alle società e ai governi europei affinché accolgano i rifugiati che fuggono dalla loro patria in Ucraina dalla guerra e dalla violenza e cercano protezione internazionale. E’ nostra vocazione, nostra responsabilità e nostro dovere accoglierli e proteggerli come fratelli e sorelle”.

Anche dalla Polonia mons. Stanisław Gądecki, presidente della Conferenza Episcopale, ha fatto un appello per accogliere i rifugiati dell’Ucraina: “In questa situazione (continuando la nostra preghiera per la pace) faccio appello ai miei compatrioti affinché abbiano un cuore aperto e ospitale per i rifugiati dall’Ucraina, che vorranno venire in Polonia a trovare rifugio dalla guerra. Ognuno ha diritto alla vita nella pace e in sicurezza. Ognuno ha diritto di cercare per sé e per i propri cari condizioni che gli garantiscano una vita sicura”.

Ed ha ricordato l’ospitalità offerta ai profughi negli scorsi anni: “La storia della Polonia dimostra che nella nostra Patria da secoli hanno trovato rifugio coloro che fuggivano dalle persecuzioni e dall’odio. Negli ultimi anni la Polonia ha aperto le sue porte ai nuovi arrivati dall’Ucraina, i quali abitano tra noi, lavorano insieme a noi, pregano nelle chiese polacche e studiano nelle scuole polacche.

La nostra ospitalità per i rifugiati troverà la sua espressione concreta nel supporto che vorremo dare loro attraverso l’aiuto delle nostre organizzazioni caritative – Caritas Polska, Caritas diocesane e parrocchiali e altre associazioni. Caritas Polska ha preparato un programma di sostegno aggiuntivo per i rifugiati dall’Ucraina in caso di ulteriore incremento della tensione e delle ostilità”.

Per la Cei esiste l’impegno a perseguire la pace, invitando tutti i cristiani a pregare: “I popoli sono chiamati a convivere in pace. La cooperazione e il dialogo, accompagnati dalla diplomazia, siano regola e stile delle relazioni internazionali.

E nel giorno in cui ricordiamo i santi Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa, facciamo appello alle comuni radici nella fede cristiana, che è messaggio di pace, affinché nel Vecchio Continente ci sia sempre convivenza rispettosa, collaborazione sul piano economico, rispetto e dialogo duraturi”.

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