La Comunità di Sant’Egidio 54 anni di ascolto del grido dei poveri

Il ‘popolo’ della Comunità di Sant’Egidio, raccolto nella basilica di San Giovanni in Laterano, ha suggerito al card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, un’immagine di universalità, sia per le diverse nazionalità, ma anche rispetto al Vangelo che porta il sogno di popoli e di generazioni che vivono insieme in fraternità in occasione della liturgia di ringraziamento per il 54° anniversario della stessa, fondata il 7 febbraio 1968 da Andrea Riccardi.

Il card. Bassetti ha sottolineato l’universalità della Parola di Dio, che in questi anni è stata guida dei volontari: “La Parola di Dio è davvero una fonte inesauribile, sempre ricca di indicazioni e consolazioni. Abbiamo tanto bisogno di essere consolati, soprattutto in un momento così difficile come quello attuale. Sono davvero lieto e ringrazio di presiedere questa liturgia nel ricordo dei 54 anni della Comunità. E’ una distinta signora, non è anziana, ma è una signora molto matura”.

Ed ha ricordato l’universalità  evangelica della Comunità: “E’ infatti noto il vostro impegno, carissimi fratelli e sorelle di Sant’Egidio, a favore della giustizia e della pace. La vostra universalità si specchia in quella del Vangelo: cominciare dai piccoli e dai poveri, includerli nella fraternità e nel sostegno solidale”.

Ed ha ricordato le ragioni che hanno portato ad essere vicino ai poveri: “Il primo popolo che è accorso è quello dei poveri e degli invisibili. I vostri amici di sempre. Ho ancora vivo il ricordo di quando ho visitato, quasi per caso, il vostro centro di accoglienza a Roma, al San Gallicano in Trastevere: persone di tutti i tipi, italiani e immigrati, rom, gente nel bisogno, anziani… Tutti ascoltati ed accolti con affabilità. Era come se quel popolo si fosse passato la parola: andiamo lì, perché almeno qualcuno ci accoglie!”

E nella Comunità di Sant’Egidio è stato ascoltato il grido dei poveri: “Molti sono accorsi alla Comunità di Sant’Egidio parlando lingue diverse e cercando casa. Nessuno di noi può fare miracoli ma devo constatare che avete cercato, dove potevate, di trovare una soluzione per tutti. Tanti integrati nel nostro Paese lo possono testimoniare”.

E’ uno spazio in cui la pace è praticata: “Molti sono venuti da Paesi lontani, che patiscono la guerra, per cercare una via di pace attraverso il colloquio. Oggi ci siamo incontrati su questo convegno sul Mediterraneo che faremo a Firenze, certamente si sono aperti degli spiragli di speranza.

Ed è proprio per questo che tutti, nel campo dove siamo stati chiamati ad operare, dobbiamo favorire la speranza. Penso ai mozambicani alla ricerca della pace anni fa, ad altri popoli africani, per cui vi siete impegnati avendo come solo interesse la pace, in un mondo politico internazionale in cui sembra non essere prioritaria”.

Il presidente della Cei ha sottolineato che il ‘sogno’ della pace è possibile: “Sembra un orizzonte irraggiungibile: infatti purtroppo abbiamo smesso e non abbiamo più il coraggio di sognare la pace. Eppure, la Parola di Dio accende in noi questo sogno.

Mi viene da pensare a Giorgio La Pira,  che ho conosciuto quando ero piccolino nel seminario di Firenze, e a me tanto caro, ed è da lui che nasce questo convegno a Firenze, che scriveva al termine di un suo accorato messaggio: ‘Sogno? No. Cammino inarrestabile della storia della Chiesa – di Cristo!’. Io voglio camminare in questa storia”.

E’ il sogno di Giorgio La Pira che conduce a Gerusalemme: “Ritrovo in voi quel sogno, che La Pira nutrì, ma anche quel senso di concretezza che egli stesso ebbe, utilizzando l’unica arma dei noi credenti: l’amicizia che unisce e la premura concreta per gli altri…

La Pira, in tempo di guerra fredda, criticato e irriso da molti, aveva percepito un movimento inarrestabile nella storia, divergendo dai pessimisti e dai guerrafondai: un ‘moto unitivo’ che pulsava in quella che chiamava la ‘geografia del profondo’ e che spingeva all’incontro, alla pace, all’unità.

E’ il movimento unitivo dei popoli che sale verso Gerusalemme! Non siamo condannati all’incomprensione, allo scontro, al muro, alla guerra”.

Ma queste opere sono sostenute dalla preghiera: “La preghiera è la nostra forza, perché il Signore ci ascolta più di quanto noi pensiamo, Egli è il Dio dell’impossibile…

La forza del sindaco di Firenze era la preghiera e scrutare la storia alla luce della Parola di Dio, alla luce del suo insegnamento. Mi auguro che queste cose che sono state seminate possano essere anche per il nostro impegno portate avanti”.

Nel saluto al termine della liturgia, il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha ricordato i ‘corridoi umanitari’: “4000 persone salvate in questi anni, in sicurezza, accoliti e integrati nel nostro Paese. 4000 vite umane.

Sono corridoi che possiamo realizzare grazie alla cooperazione con i ministeri degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e dell’Interno: una buona pratica italiana, che ha aperto strade di umanità in vari paesi e che sostiene, lasciatemelo dire, quel carattere italiano dell’umanità che contraddistingue la nostra società.

Un saluto particolare rivolgo all’avvocato Laura Mattarella, la ringrazio molto. E al mio amico generale Francesco Figliuolo, per la stretta collaborazione che abbiamo avuto nella realizzazione di quell’opera così bella che è l’hub vaccinale per gli invisibili qui a Roma”.

(Foto: Comunità di Sant’Egidio)