Joseph Ratzinger – che portò il tema degli abusi sessuali all’attenzione della Chiesa – calunniato come bugiardo e in Germania si è dimesso nessun responsabile della Chiesa. «È tempo di decisioni»

«È tempo di decisioni». Lo scrive Manfred Lütz in un articolo che fornisce informazioni di grande importanza storica, apparso il 1° febbraio 2022 sul Neue Züricher Zeitung [«Reden Sie, Sie müssen die Wahrheit sagen!»: Papst Benedikt hat den Missbrauch in der Kirche zum Thema gemacht – nur will sich heute niemand mehr daran erinnern (“Parla, devi dire la verità!”: Papa Benedetto ha portato il tema degli abusi all’attenzione della Chiesa – ma nessuno oggi vuole ricordarselo) QUI]. È merito del Foglio di averlo pubblicato oggi, 9 febbraio nella traduzione italiana a cura di Stephan Kampowski. Lo condividiamo di seguito, perché rende giustizia al falsamente accusato Joseph Ratzinger, Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI, che è sempre il Vicario di Cristo, seppure emerito.

Se il quotidiano svizzero è di grande prestigio, l’autore dell’articolo non è di meno, essendo psichiatra, psicoterapeuta, teologo, scrittore e accademico. Membro della Pontificia Accademia per la Vita e del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Dal 2 al 5 aprile 2003 organizzò il primo congresso vaticano sugli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica Romana.

Il Cardinale Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising, successore del Papa emerito, primo e stimato consigliere del Papa regnante, che fece la sceneggiata dell’offerta delle proprie dimissioni, respinti come da copione da Papa Francesco.

Lütz conclude: «Certo, si può criticare Joseph Ratzinger, lui stesso l’ha chiesto più volte. Qui, tuttavia, si ha l’impressione che un uomo anziano che, tra tutte le cose, ha realizzato un lavoro pionieristico sul tema dell’abuso, che in origine gli era completamente estraneo, sia stato trascinato sulla scena in modo sensazionalistico, invece di indagare finalmente le questioni decisive: Perché nessun funzionario della Chiesa in Germania ha ammesso apertamente la sua colpa personale e si è dimesso volontariamente?
Già nel 2010, Papa Benedetto ha detto: “Primo interesse sono le vittime, come possiamo riparare […] con aiuti materiali, psicologici, spirituali”. Allora perché le vittime non sono ancora aiutate ad organizzarsi in modo veramente indipendente e perché non sono ancora adeguatamente risarcite su base individuale? Perché una perizia segue l’altra a un galoppo senza fiato senza che ne venga fuori niente? La rappresentanza delle vittime presso la Conferenza episcopale tedesca dice giustamente che è finalmente tempo di decisioni e di azioni coraggiose. Da dodici anni esiste in Germania la richiesta giustificata di un’indagine da parte dello stato, veramente indipendente e scientificamente seria, sia sulle chiese che sulle pertinenti associazioni sportive. Il rapporto di Monaco ha finalmente chiarito: è ora che lo stato agisca!».

Ma niente da fare, invece prendere di mira i veri responsabili degli affossamenti degli abusi sessuali nella Chiesa in Germania, l’attacco contro il Papa emerito continua senza interruzione, sui media e sui certi profili social (più cloache, che mezzi di comunicazioni sociali), anche da parte di chi dice che «il Papa non si può attaccare» (intenso Bergoglio, perché su Ratzinger, Woytiła, Montini, Pacelli si può sparare come in un poligono… e pure essere dispiaciuto di non poter farlo per davvero).

Per inciso, come sottolinea Manfred Lütz, non si tratta di una difesa d’ufficio di Joseph Ratzinger, che “certo si può criticare” (due giorni fa ho dedicato al tema una riflessione approfondita [I Pastori possono sbagliare, possono essere criticati? Una risposta alla luce del “favor veritatis et salus animarum suprema lex”]). Ma qui si tratta di altro, come abbiamo sottolineato ieri nel nostro articolo La risposta di Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI circa il rapporto sugli abusi nell’Arcidiocesi di München und Freising: «”Benedetto XVI è colui che ha fatto di più contro gli abusi sessuali già da Cardinale e poi da Papa. Questa Lettera non solo ce lo fa capire, ma ci fa vedere la sua statura morale e di uomo di Dio” (Kattoliko Pensiero @kattolikamente – Twitter, 8 febbraio 2022), un gigante di Fede, di intelligenza e di umanità. Però, «non sembra che il mainstream cattolico abbia supportato il cammino travagliato della verità su questa triste vicenda. Ancora oggi dopo tutte le spiegazioni e chiarimenti i titoli dei giornali sono ambigui. Tutto ciò è divisivo e provoca ulteriore dolore», commenta Don Salvatore Lazzara su Twitter, l’evidente ulteriore strumentalizzazione della risposta del Papa emerito che si sta sviluppando. Qui c’è tutta l’evidenza del missile per colpire Lui, icona della Chiesa Cattolica Romana che si vuole annientare e sostituire con un’altra “chiesa” non più cattolica, scismatica ed eretica, che con camini sinodali si vuole con forza far prevalere per il futuro».

Gli attacchi e le strumentalizzazioni continuano, negando la verità e la realtà dei fatti, come ha scritto ieri, 8 febbraio 2022 l’amico e collega Marco Mancino su ACI Stampa [QUI]: «Abusi e coperture, Benedetto XVI confuta le accuse. Il pool di legali che ha assistito il Papa emerito nell’esame del rapporto dell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga fa chiarezza sulle accuse mosse all’allora Cardinale Joseph Ratzinger. Attraverso una minuziosa controperizia il team di legali che ha assistito Benedetto XVI nell’esaminare il rapporto dell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga circa il periodo in cui l’allora Cardinale Joseph Ratzinger ne era Arcivescovo metropolita precisa e addirittura smonta ogni accusa nei confronti del Papa emerito di aver coperto gli abusi nella sua ex Arcidiocesi».

Il premio da primo della classe oggi, 9 febbraio 2022 lo ha vinto il sito Bufale.net, che si presenta come campione del fact-checking, pubblicando un compitino a firma di un certo Luca Mastinu [QUI], che noi – specialisti nel fact-checking – denunciamo come una bufala, una fake news sostenendo una calunnia: «La lettera di Ratzinger, gli abusi nella diocesi di Monaco e la replica di una vittima: “Dice bugie”».

Come nel caso dell’autore dell’articolo sul Neue Züricher Zeitung, è doveroso fare un fact-checking per capire chi è costui, che con suo articolo su Bufale.net. da del bugiardo a Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI. Luca Mastinu ci rende facile il dovere, perché si presenta se stesso: «Ipocondriaco, caffeinomane e tabagista, cresce coi Beatles e matura coi Tool. Pignolo, schiavo dell’ansia e del disturbo ossessivo compulsivo adora la scrittura, la musica e il suo basso. Misantropo e acluofobo, respira a Roma ma senza rubare il tuo ossigeno».

Esauriente l’autopresentazione, non occorre altro. Tenendolo presente, citiamo un passo dal suo compitino: «Nella lettera del 6 febbraio 2022, infatti, Ratzinger fa un passo indietro e ammette di aver dichiarato il falso, usando parole come “non intenzionalmente voluto“, dunque non in malafede. In sua difesa, come riporta AgenSir, sono intervenuti i suoi collaboratori che precisano che in quella riunione del 1980, Ratzinger non fosse a conoscenza degli abusi commessi da Hullemann e per questo ne aveva firmato il trasferimento a Monaco per motivi legati a una terapia.
La replica di una vittima di Hullemann
L’8 febbraio 2022 Repubblica ha raccolto la testimonianza di Wilfried Fesselmann, vittima di Hullemann quando aveva 11 anni e quando il religioso operava nella parrocchia di Essen. Secondo Fesselmann, il fatto che Ratzinger non sapesse il motivo del trasferimento di Hullemann da Essen a Monaco sarebbe “una bugia”.
“Quando un prete viene trasferito, il vescovo viene informato del motivo”, dichiara Fesselmann, che nel corso dell’intervista sostiene che le dimissioni di Ratzinger nel 2013 fossero strettamente legate ai casi di pedofilia denunciati nel 2010 a Ratisbona: Il criminologo Christian Pfeiffer aveva già cominciato a indagare sulla pedofilia a Ratisbona, dove peraltro insegnava il fratello di Ratzinger, Georg. E in quegli anni, a Monaco, vide un dossier sul pastore Peter H, il prete pedofilo che mi ha molestato. Ma alcune pagine erano state strappate. E il cardinale Ackermann gli offrì una grossa somma di denaro per tenere la bocca chiusa. Me l’ha raccontato Pfeiffer stesso. Poco dopo Ratzinger si dimise».

Quindi, riassumiamo: un certo Fesselmann “dichiara” ad un giornale come la Repubblica che diffonde pedissequamente quanto costui “sostiene” senza fornire neanche una prova [QUI] e un tale Mastinu rilancia con un copia/incolla (pure fatto male, una per tutte: il “cardinale” Ackermann [*]), presentando il risultato come un operazione di fact-checking su Bufale.net, incurante di quando pubblicato da fonti autorevoli come fact-checking vero e verificabile con prove accertate. Incurante della dichiarazione del Papa emerito, che rifiuta con forza l’accusa di essere un “bugiardo” (non ha mentito, c’è stato un errore materiale nella trascrizione di alcune frasi da parte del gruppo dei suoi legali). Un eclatante esempio di come funzione la macchina del fango e della calunnia: un certo Fesselmann accusa Ratzinger di essere un bugiardo. L’accusato nega fornendo spiegazioni e prove che lo scagionano, ma l’accusatore ha comunque ragione, a prescindere.

L’unica consolazione, con la speranza di vedere pubblicato nel prossimo futuro una rettifica, ci offre la nota di Bufale.net in fondo allo compitino di Mastinu: «ATTENZIONE – L’articolo verrà successivamente completato con un FACT-CHECKING COMPLETO, ma per ora presenta un TAG PROVVISORIO con le informazioni fino ad ora raccolte per bloccare la viralità di eventuali bufale. La metodologia è spiegata nella seguente sezione: QUI».

Intanto, noi crediamo Benedetto XVI, perché dice il vero.

Intanto, noi crediamo un professionista di cui leggiamo di seguito un fact-checking serio sul caso (che si aggiunge ad altri fact-checking che abbiamo pubblicato, vedi in fondo), perché dice il vero

Intanto, noi crediamo un giornalista di razza come l’amico e collega Renato Farina, di cui abbiamo riportato il contributo di questa mattina [QUI], che definisce correttamente la Lettera di Benedetto XVI diffusa ieri mattina [QUI] non di difesa, non di contrattacco, ma «l’offerta della propria anima e del proprio corpo come farebbe un bambino al mondo intero, perché lo giudichi in attesa di quell’altro Giudice. Sta davanti alla morte, ma è “lieto” come un bimbo appena svezzato che tra poco sarà in braccio a sua madre».

Scrive Farina: «Il primo contraccolpo davanti a questa lettera del Papa emerito, da leggersi d’un fiato, per la sua prosa lucente ed elementare, è di meraviglia. Ma chi è quest’uomo? Da dove è caduta in mezzo a noi mortali una persona capace di una simile speranza a 95 anni da compiere ad aprile, che si accusa di tutto, si confessa peccatore, eppure con la medesima forza cristallina annuncia che il male non è l’ultima parola che definisce l’esperienza umana e neppure è la sentenza definitiva che marchia la Chiesa-prostituta-vergine: le nefandezze dei suoi preti e capi non prevarranno. (…)
E la prova fornita da Benedetto alla credibilità del suo racconto non sta nei sillogismi di una verità cristallizzata in dottrina, ma nella concretezza dei giorni che lui ha vissuto e vive, qualche volta sereni, altre volte turbinosi, eppure tutti dominati da una strana letizia. (…)
Non la fa facile. Non si assolve neanche un po’. Si carica del male commesso da tutti i preti pedofili. Ma non è conformandosi al mondo, come chiedono i cardinali Marx e Hollerich [QUI], che la Chiesa sarà purificata e il male riparato, ma confidando nella possente forza del Signore che non viene meno, neppure quando il male pare assoluto e irredimibile. Cristo è più forte. Si può non crederci, si può bestemmiarlo. Ma questo è Vangelo. Non solo secondo Benedetto, ma anche secondo papa Bergoglio, al quale – scrive Ratzinger – “sono particolarmente grato per la fiducia, l’appoggio e la preghiera che mi ha espresso personalmente”».

Intanto, noi attendiamo da Cattolici Romani che il Romano Pontefice pronuncia poche parole, ma chiare e non equivocabili, decisive e definitive sul caso. Perché qui non basta nascondersi dietro un “chi tace acconsente”, perché vogliamo sapere finalmente cosa pensa e cosa “acconsente”.

[*] Sempre sperando – in attesa di sapere di chi si tratta – che non è (senno annamo bene… proprio bbene) il Vescovo di Trier, Mons. Stephan Ackermann, successore dei Reinhard Marx da cui è stato consacrato, dal 2010 membro della Commissione della Conferenza Episcopale Tedesca che si “occupa” degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa Cattolica Romana.

Ecco come il cardinale Ratzinger portò il tema degli abusi all’attenzione della Chiesa
La riunione del 1999, il primo congresso vaticano nel 2003. Nessuno prima dell’allora prefetto per la Dottrina della fede aveva agito con determinazione
di Manfred Lütz
Il Foglio, 9 febbraio 2022


Era un incontro segreto. Il 24 ottobre 1999, i vertici del Vaticano si sono riuniti presso la Congregazione per il Clero in piazza Pio XII a Roma. Tutti i cardinali prefetti delle congregazioni interessate insieme agli arcivescovi segretari, una quindicina di persone. Dovevo tenere una relazione sulla pedofilia. Un giovane teologo morale ha parlato prima di me, e la sua meticolosa presentazione riguardava la necessità di impedire soprattutto ai vescovi americani di liquidare in men che non si dica la questione dei preti sospettati di abusi.

Il cardinale Castrillón Hoyos, prefetto della congregazione per il Clero, aveva dato il tono quando ha letto una lettera di un vescovo americano a un prete: “Lei è sospettato di abusi, deve lasciare immediatamente la sua abitazione, il mese prossimo non riceverà più lo stipendio… with other words, you are fired” (“in altre parole, lei è licenziato!”). Di fronte a ciò non è stato difficile reclamare il rispetto delle norme giuridiche.

Poi però è intervenuto il cardinale Ratzinger, che ha lodato il giovane professore per la sua diligenza, ma poi ha spiegato di essere di parere completamente diverso. Certo, i principi giuridici devono essere osservati, ma bisogna anche capire i vescovi. L’abuso da parte dei preti è un crimine così orribile e causa una sofferenza così terribile alle vittime da richiedere un’azione decisiva, e i vescovi avevano spesso l’impressione che Roma ritardasse tutto e legasse loro le mani. La commissione rimase di sasso, seduta lì, perplessa, alcuni dissentirono cautamente, e nel pomeriggio si creò ancora un’accesa polemica in sua assenza.

Il Papa se ne prende cura

Due anni dopo, Ratzinger era riuscito a convincere Papa Giovanni Paolo II a ritirare la questione dalla Congregazione per il Clero e ad assegnarla alla Congregazione per la Dottrina della fede. Il cardinale Castrillón Hoyos reagì in modo offeso. In precedenza gli avevo consigliato con urgenza di avvalersi di competenza internazionale, perché io stesso potevo riferirgli le cose solo di seconda mano.

Ho saputo che aveva scritto a margine degli appunti della conversazione: “Questione da considerare”. Questo era tutto. Ma ora egli non era più il responsabile. Mi trovai di fronte al cardinale Ratzinger nella primavera del 2002 e gli spiegai che andava benissimo che il Papa avesse dato la giurisdizione alla sua Congregazione – la stampa era soddisfatta: il Papa se ne prende cura! – ma che in realtà, pensavo che lui personalmente e i suoi collaboratori non avessero alcuna idea della questione.

Gli ho detto che, secondo il mio parere, aveva urgentemente bisogno di consultare esperti internazionali, di invitarli in Vaticano, per esempio… Ha ascoltato attentamente e ha reagito immediatamente: “Perché non lo fa Lei?” Non l’avevo immaginato in questo modo. Gli spiegai che avevo delle figlie piccole, che non ero a mio agio con l’argomento, che non ero uno psichiatra forense, e che lui avrebbe dovuto riflettere bene se lo volesse veramente. “Sì, lo voglio!”.

I perpetratori non devono continuare a lavorare come preti

Così mi sono consultato con i maggiori esperti tedeschi; ho partecipato a congressi internazionali; ho parlato con i più rinomati scienziati del mondo e ho coordinato tutto con monsignor Scicluna della Congregazione per la Dottrina della fede. Il cardinale Ratzinger ha sottolineato che voleva che fosse menzionato anche il punto di vista delle vittime, e mi ha dato una lettera dello psichiatra infantile Jörg Fegert, che lo aveva contattato e che ho incluso tra gli invitati.

Così, dal 2 al 5 aprile 2003, si è realizzato il primo congresso vaticano sugli abusi. Ci siamo incontrati nel palazzo papale, erano presenti tutte le autorità di curia che avevano a che fare con il problema. Alcuni esitavano e furono “motivati” personalmente da Ratzinger a venire. È stato un congresso molto denso, con domande estremamente franche da parte dei rappresentanti del Vaticano e risposte altrettanto disinvolte da parte degli esperti internazionali – tutti non cattolici.

Questi ultimi hanno sostenuto che i colpevoli dovrebbero essere controllati, ma non semplicemente buttati fuori, altrimenti, in assenza di prospettiva sociale, potrebbero diventare piuttosto un pericolo per la società.  Durante una cena, alcuni esperti hanno cercato di convincere Ratzinger di questa idea, ma lui si oppose, dicendo che l’abuso era una cosa così terribile, che non si poteva semplicemente lasciare che tali perpetratori continuassero a lavorare come preti.

Il volto sporco della Chiesa

Nel 2004, su insistenza di Ratzinger – e contro strane resistenze da parte della curia – le relazioni sono state pubblicate e inviate a tutte le diocesi di lingua inglese. Il Venerdì santo del 2005, mentre Papa Giovanni Paolo II stava morendo, il cardinale Ratzinger aveva assunto il compito di formulare i testi per la Via Crucis al Colosseo, e lì si leggeva: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui [Cristo]! […] La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano”. Quattro settimane dopo era Papa.

Subito ha tolto dalla circolazione il criminale fondatore dei Legionari di Cristo, poi ha per la prima volta parlato alle vittime come Papa in diverse occasioni, cosa che ha toccato profondamente alcune di loro, ha scritto ai cattolici in Irlanda che è stato un crimine scandaloso non aver fatto quello che si sarebbe dovuto fare, perché ci si preoccupava della reputazione della Chiesa.

Nel 2010, un alto funzionario della Chiesa, che aveva falsamente accusato un sacerdote, mi diceva di non poter smentirlo perché doveva badare alla buona reputazione della sua istituzione. Ero inorridito. Quando i media mi hanno chiesto di questo caso, mi sono rivolto a Papa Benedetto. La risposta era arrivata prontamente: “Papa Benedetto Le manda il seguente messaggio: parli, deve dire la verità!”.

Non una sola prova

Così, dal 1999 in poi, ho sperimentato la ferma presa di posizione di Joseph Ratzinger contro gli abusi, ma come stavano le cose prima? Anch’io ero curioso di vedere come sarebbe andata a finire la perizia di Monaco. Forse ci furono decisioni sbagliate, dilettantismo, fallimento. Poi è arrivata la conferenza stampa.

I giornalisti si sono poi lamentati di una teatralità in effetti disturbante, che non distingueva tra fatti, ipotesi e giudizi morali. Solo un punto era chiaro: è stato dimostrato in modo convincente che Ratzinger ha detto il falso circa la sua presenza a una riunione dell’ordinariato. Inoltre è stata citata una sua risposta che minimizzava l’esibizionismo. I giudizi conseguenti erano – senza conoscenza del testo – prevedibili.

Tuttavia, la lettura della parte del testo che riguarda Ratzinger ha poi rivelato due sorprese: infatti, dopo meticolose ricerche da parte degli esperti in tutti e quattro i casi in cui Ratzinger è stato accusato, non c’era una sola prova solida che egli fosse stato a conoscenza della precedente storia degli abusi. L’unica “prova” era la dichiarazione di due dubbi testimoni circa uno dei casi: loro, per sentito dire, sostenevano ora il contrario di quello che avevano affermato anni prima.

Risposte strane

Il verbale della suddetta riunione di ordinariato registrava semplicemente che era stato deciso di ospitare in una canonica un sacerdote che veniva a Monaco per una terapia. Niente sugli abusi, niente sulla cura pastorale. Ma soprattutto mi ha sorpreso il fatto che nel caso di alcune risposte era chiaro che non si trattava del linguaggio di Benedetto. Le “sue” osservazioni sull’esibizionismo appartenevano, nel migliore dei casi, al seminario di diritto canonico e in realtà qui, in modo imbarazzante, sembrarono grottesche e banalizzanti.

Ora è chiaro quale fosse la ragione. Un uomo di 94 anni, com’è Benedetto, non è stato ovviamente in grado di esaminare lui stesso le migliaia di pagine di documenti. I membri dello staff lo avevano fatto e avevano commesso degli errori nel processo. Contrariamente alla risposta originale secondo la quale non aveva partecipato a una riunione 42 anni fa, in realtà era presente. Inoltre, lo studio legale aveva usato uno strano stile di interrogatorio. Alcune delle domande erano retoriche, suggestive o miscele di accusa e giudizio.

Chiunque avrebbe cercato un consiglio legale su tali questioni, compreso, a quanto pare, Papa Benedetto. Infine, le domande maldestre dello studio legale non gli hanno dato la possibilità di affrontare la questione della sua responsabilità personale. Ha annunciato che vuole ancora esprimersi su questo e sull’origine delle risposte strane. C’è da aspettarsi che allora questo sarà veramente il suo testo, e si dovrebbe avere la correttezza di aspettare questa dichiarazione.

È tempo di decisioni

Certo, si può criticare Joseph Ratzinger, lui stesso l’ha chiesto più volte. Qui, tuttavia, si ha l’impressione che un uomo anziano che, tra tutte le cose, ha realizzato un lavoro pionieristico sul tema dell’abuso, che in origine gli era completamente estraneo, sia stato trascinato sulla scena in modo sensazionalistico, invece di indagare finalmente le questioni decisive: Perché nessun funzionario della Chiesa in Germania ha ammesso apertamente la sua colpa personale e si è dimesso volontariamente?

Già nel 2010, Papa Benedetto ha detto: “Primo interesse sono le vittime, come possiamo riparare […] con aiuti materiali, psicologici, spirituali”. Allora perché le vittime non sono ancora aiutate ad organizzarsi in modo veramente indipendente e perché non sono ancora adeguatamente risarcite su base individuale? Perché una perizia segue l’altra a un galoppo senza fiato senza che ne venga fuori niente? La rappresentanza delle vittime presso la Conferenza episcopale tedesca dice giustamente che è finalmente tempo di decisioni e di azioni coraggiose. Da dodici anni esiste in Germania la richiesta giustificata di un’indagine da parte dello stato, veramente indipendente e scientificamente seria, sia sulle chiese che sulle pertinenti associazioni sportive. Il rapporto di Monaco ha finalmente chiarito: è ora che lo stato agisca!

Manfred Lütz

«“Le accuse a Ratzinger sono assurde. Sì alla verità, ma la Chiesa non deve essere autolesionista”. Parla il Cardinale Camillo Ruini. Il Presidente emerito della Conferenza Episcopale Italiana: “Un’inchiesta anche in Italia? Non penso sia irrealizzabile, l’importante è che sia fatta bene”» (Matteo Matzuzzi – Il Foglio, 27 gennaio 2022).

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