In Italia si spreca tanto cibo

Durante il secondo anno di pandemia, con la graduale ripresa della vita sociale nonostante la corsa del virus, nelle case degli italiani si è sprecato più cibo: il 2021 fa segnare un più 15% di alimenti buttati nel cestino della spazzatura rispetto al periodo del lockdown. Si tratta soprattutto di pane, frutta e verdura, i prodotti più facilmente deperibili acquistati dalle famiglie per il loro consumo quotidiano ma rimasti oltre il necessario nel frigorifero o chiusi nella dispensa.

I dati del rapporto ‘Il caso Italia 2022’ di Waste Watcher International, diffuso per la 9ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare celebratasi sabato 5 febbraio, dicono che si sia gettato in media 595,3 grammi di cibo pro-capite a settimana, corrispondenti a 30,956 chili annui: è il 15% in più del 2021, quando si sprecavano, invece, 529 grammi settimanali.

Secondo la statistica elaborata su iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market e dell’Università di Bologna (su monitoraggio Ipsos) il non utilizzo del cibo nelle case vale complessivamente € 7.037.000.000, che equivale al doppio di quanto ha stanziato il governo per combattere il caro energia, che corrisponde ad 1.866.000 tonnellate.

Guardando a ‘Il Caso Italia’, l’Osservatorio registra lo spreco di 27 kg di cibo a testa, ovvero l’11,78% in meno (3,6 kg) sull’anno precedente. Oltre 222.000 tonnellate di cibo si sono ‘salvate’ dallo spreco in Italia (per la precisione, 222.125 tonnellate).

In totale, vale € 6.403.000 lo spreco alimentare domestico nazionale e sfiora il costo di € 10.000.000.000 l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione che ammontano ad € 3.284.280.114.

In peso, significa che sono andate sprecate, in Italia, 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera.

A proposito di buone pratiche, secondo l’Osservatorio, usare la tecnologia contro lo spreco è ancora un’abitudine ristretta che interessa dal 3 al 7% della popolazione in Italia, dal 4 al 9% in Spagna, dal 5 al 7% nel Regno Unito e in Canada, fino al 9% negli Stati Uniti e non più del 5% in Russia, mentre sono i cinesi i più tecnologici del pianeta: fino al 17% utilizzano app dedicate, in particolare per monitorare il cibo conservato a casa, ma anche per catturare l’invenduto di negozi e ristoranti.

Tra le strategie antispreco nelle case prevale ancora il buon senso: se la classica lista della spesa viaggia oltre il 70% quasi ovunque (dall’Europa al Canada agli Stati Uniti, un po’ peggio in Cina dove la utilizza solo 1 consumatore su 2 (49%) e in Russia solo il 54%) si privilegia l’attenzione a verificare e consumare prima i cibi a ridosso di scadenza (4 consumatori su 5 un po’ ovunque), si pratica spesso il check di frigo, freezer e dispensa per avere la situazione sotto controllo (tra 7 e 8 cittadini su 10 ad ogni latitudine del pianeta) e ci si accerta di aver disposto in evidenza il cibo a ridosso di scadenza, attività che russi e spagnoli eseguono con grande attenzione (84%), ma anche gli italiani e gli inglesi (79%).

Tra le strategie di approvvigionamento del cibo una linea comune sembra quella di privilegiare confezioni di piccolo formato: in media lo fanno 4 consumatori su 10 ad ogni latitudine. E al ristorante, come ci si comporta? Gli italiani e in generale i cittadini europei sembrano piuttosto timidi e impacciati, la ‘doggy bag’ è richiesta in media da 4 avventori su 10 che non riescono a consumare il pasto.

Quindi la Coldiretti ha invitato a non sprecare il pane: “Il pane è tra gli alimenti più sprecati nelle case con più di un italiano su cinque che lo butta spesso nel bidone nonostante il suo alto valore simbolico e suoi mille possibili utilizzi in cucina. Evitare lo spreco del pane ha un grande valore simbolico come insegnavano i nonni nelle campagne che baciavano il pane caduto a terra in senso di rispetto per un bene sacro e prezioso che non va buttato”.

Il pane avanzato può essere riutilizzato in molte ricette: “Il pane ha un valore culturale, sociale e religioso per il quale nel corso dei secoli la tradizione contadina ha ideato ricette e metodi di utilizzo magari insieme ad altri avanzi per evitare di buttarlo dalla ribollita in Toscana agli gnocchi con pane raffermo con crema di morlacco e salame croccante del Veneto, dal pancotto alla romana del Lazio alle polpette svuota frigo della Lombardia, dalle briciole del pane carasau della Sardegna al pane cunsatu della Sicilia, dal pane raffermo fritto e farcito del Molise ai rabaton alessandrini del Piemonte.

 In Abruzzo le ‘pallott cac’ e ov’ vengono ottenute usando pane, pecorino, uova e prezzemolo e se in Basilicata si usa il pane raffermo con le cicorielle, Marche e Campania sono affratellate dalla panzanella, il pane raffermo bagnato e condito con pomodoro, cipolle, sale e pepe.

In Liguria per le verze farcite al forno alla genovese il pane vecchio si mette in ammollo nel latte e poi viene mischiato con parmigiano, ricotta, uva e sale mentre in Friuli gli gnocchi si fanno anche con pane e polenta, mentre in Umbria ci sono le polpette della suocera che fanno il paio con le ‘purpette contadine della nonna’ alla calabrese per arrivare infine ai classici canederli delle montagne del Trentino Alto Adige”.

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