Processo 60SA vaticano. Il fine non giustifica mai il mezzo se il mezzo è illecito. La prova parziale non regge il castello e l’accusa cade. Cade il castello e tutti i castellani

Ieri abbiamo avuto notizia, che il 31 gennaio 2022 l’Ufficio del Promotore di Giustizia vaticano, per l’ennesima volta, ha rifiutato de depositare le parti mancanti negli atti di citazione nel Procedimento penale N. 45/2019 RGP davanti al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, come invece aveva ultimato il Presidente Giuseppe Pignatone. È stata depositata solo una lettera di tre pagine (di cui pubblichiamo una copia) Prot. N.45/19 Reg. Gen. Pen. a firma del Prof. Roberto Zannotti, Promotore di Giustizia Aggiunto f.f.; del Prof. Alessandro Diddi, Promotore di Giustizia Aggiunto; e del Prof. Gianluca Perone, Promotore di Giustizia Applicato, con cui spiegano i motivi per i quali rifiutano di obbedire all’ordine del Presidente e perché non lo faranno. Affermano che quelli rilasciati alle difese sono tutti gli atti che hanno utilizzato “ai fini processuali”.

Inoltre, il Tribunale del Riesame di Roma annulla definitivamente il mandato d’arresto per l’imputato Gianluigi Torzi, residente in Inghilterra. Un duro colpo contro il castello e i castellani. Vedremo fino a quando le mura leonine reggeranno. Comunque, l’aria inglese non gli porta giovamento, sembra. E il giudice Tony Baumgartner della Corte della Corona di Southwark a Londra se la ride [Caso 60SA. Sentenza tribunale londinese conferma: Becciu fu diffamato in modo “spaventoso”. Il Papa ingannato con il teorema accusatorio dell’Espresso depositato sulla sua scrivania].

Il fine non giustifica mai il mezzo se il mezzo è illecito. La prova parziale non regge il castello e l’accusa cade. Cade il castello e tutti i castellani.

Dopo la sesta udienza del 25 gennaio 2022 nel processo 60SA sulla compravendita del palazzo di Londra – Procedimento penale N. 45/2019 RGP – davanti al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano abbiamo scritto [QUI]: «Il Promotore di Giustizia Aggiunto, il Prof. Avv. Alessandro Diddi, ha spiegato di non sapere quali parti di atti mancano nei supporti consegnati in copie, materialmente fatte dalla Polizia giudiziaria (il Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano), e il Presidente Pignatone gli ha dato un termine fino al 31 gennaio per verificare. Per quanto riguarda le mancate trascrizioni citate, ha aggiunto, “si è cercato di rappresentare tutto quello che è stato dichiarato, ma anche di non lasciare tracce che avrebbero potuto ledere la reputazione. Si è cercato di tutelare la moralità dell’assistito”. Le eccezioni, quindi, per l’accusa “sono destituite di ogni fondamento”. Per noi, invece, le spiegazioni forniscono prova che non ha voluto lasciare traccia dei suoi modi di condurre le “indagini”, passabili da cacciata immediata».

Per la quarta volta l’Ufficio del Promotore di Giustizia vaticano non ubbidisce all’ordine perentorio del Presidente del Tribunale vaticano e non deposita gli atti integrali necessari alla difesa a svolgere il proprio ruolo, garantendo un “giusto processo”. Cosa nasconderanno d’altro gli omissis e i tagli, se alcuni fatti che trapelano sono già di per se così sconvolgenti? Attendiamo le decisioni del Presidente Pignatone per il 18 febbraio 2022. Tic tac tic tac…

I capi d’imputazione basano la loro legittimità sulle prove presentate dall’accusa. Le prove nel processo penale si formano solo ed esclusivamente all’interno di esso. Le prove devono essere costituite in modo lecito secondo il codice vigente. Oltre a depositare le prove in cancelleria, l’accusa deve fornire tutti quegli elementi che, hanno costituito la prova. Oltre alle prove che devono essere messe a disposizioni delle difese, al fine di garantire il giusto processo, devono essere messi a disposizioni delle difese tutti gli elementi che sono serviti a formare le prove. Poiché anche se una prova può essere valida la sua costituzione può avere natura illecita o impropria. Per il principio che il fine non può giustificare il mezzo, nessuno è colpevole fino a prova contraria. La prova appunto. La prova legalmente costituita.

Stesse considerazioni aveva annotato il Tribunale vaticano nella terza udienza del 6 ottobre 2021, «valgono, oltre che per ogni verbale contenente dichiarazioni, anche per quanto riguarda le intercettazioni o le cose in sequestro (compresi i supporti informatici) di cui le parti hanno diritto di prendere visione presso il luogo ove sono tuttora custodite (locali nella disponibilità dell’Ufficio del Promotore di giustizia)». La restituzione degli atti al Promotore di Giustizia rappresentava «una bocciatura della metodologia utilizzata». Era la chiave di lettura dell’Avv. Fabio Viglione, che con le sue richieste registrava ancora che «il Promotore aveva già fatto un passo indietro ieri». E sulla “prova regina” la difesa del Cardinal Becciu aveva osservato: «Vogliamo vedere il video, ore di interrogatorio, non i verbalini, vogliamo tutto, anche le intercettazioni».

«Bene, è uscita l’ordinanza del Dottor Pignatone per quanto attiene al processo in Vaticano, ora attenderemo finalmente di poter vedere le registrazioni degli interrogatori del “super teste”, Mons Perlasca. Ovviamente, appureremo siano integrali», aveva scritto su Facebook Riccardo Sindoca, il Coordinatore del collegio difensivo di Cecilia Marogna.

Il Promotore di Giustizia Aggiunto, Prof. Avv. Alessandro Diddi, conversando con i giornalisti, aveva detto che «in questi mesi, in cui le difese degli imputati avevano chiesto maggiori approfondimenti e gli interrogatori non effettuati, nessuno degli imputati si è presentato. Noi però gli approfondimenti li abbiamo condotti, depositando sette faldoni di nuovi accertamenti».

Le difese hanno continuato a chiedere la nullità radicale del Procedimento penale N. 45/2019 RGP, perché non erano stati depositati tutti gli atti richiesti. Una situazione che si trascina dal 27 luglio 2021. In particolare, Avv. Fabio Viglione, difensore del Cardinal Becciu, aveva eccepito nella sesta udienza del 25 gennaio 2022 che su un totale di 255 supporti informatici sequestrati, 239 non sono stati rilasciati in copia, mentre nessuna delle copie consegnate «può essere qualificata come copia forense» e «la totalità delle copie è costituita da dati più che parziali», mentre l’altro difensore, Avv. Maria Concetta Marzo ha detto che «ci sono punti di prova trattati negli interrogatori di cui negli atti consegnati non viene riportata neanche una parola, e neanche un omissis». Nell’interrogatorio di Perlasca del 23 novembre 2020 «viene esplorato un sospettato rapporto intimo tra Becciu e Cecilia Marogna». Si sente il Promotore di Giustizia Aggiunta chiedere a Mons. Perlasca dei rapporti tra il cardinale e la donna e lui risponde di non saperne nulla. Ma Diddi insiste: «Ma come non sa nulla? L’ha mai sentito Crozza? Il cardinale ha querelato l’Espresso e non fa niente a Crozza? Io l’avrei massacrato, gli avrei fatto male». «Di questo tema di prova nel verbale non c’è neanche una parola», ha osservato l’Avv. Marzo, secondo cui sia i riferimenti alle «voci correnti» come nel caso di Crozza, sia i riferimenti alla “moralità” del Cardinale eccepiscono la nullità. Richiesta appoggiata anche da Luigi Panella, difensore di Enrico Crasso [QUI].

Nella lettera depositata il 31 gennaio 2022, l’accusa scrive: «Questo Ufficio ha disposto le opportune verifiche in merito al contenuto ed all’integrità dei documenti informatici depositati e consegnati in copia all’imputato. All’esito di tale riscontro si è appurato che i documenti informatici in atti rappresentano la totalità del materiale, rinvenuto sui relativi supporti, che questo Ufficio ha utilizzato quale fonte di prova, in applicazione di principi e regole di generale osservanza, così come, del resto chiarito nella parte conclusiva della ordinanza resa il 6 ottobre 2021 da codesto On.le Tribunale. Questo Ufficio, inoltre, ha accertato che la copia rilasciata alle parti riproduce integralmente il compendio documentale, anche di natura informatica, prodotto agli atti del giudizio e rispondente al materiale usato ai fini processuali».

In concreto, l’accusa afferma, che gli atti già depositati sono solo quelli utilizzati a fini processuali e che non ne depositeranno altri; afferma che dei 31 dispositivi elettronici (cellulari, computer, tablet, hard disk, pennette, DVD) sequestrati a Mons. Alberto Perlasca hanno utilizzato solo un telefono cellulare e un indirizzo email. Ma in tutto il resto del materiale sequestrato potrebbero esserci elementi utili per la difesa, ma quelli non si possono fornire alla difesa. Tesi giuridica singolare. In concreto, hanno notificato che l’accusa vuole fare il processo solo con gli elementi forniti da essa. Che lo facciano pure, la figura di merda se la faranno da soli.

Nella lettera depositata il 31 gennaio 2022, i Promotori di Giustizia spiegano anche che le eccezioni di nullità in riferimento alla verbalizzazione delle dichiarazioni di Monsignor Perlasca non ledono affatto il diritto della difesa. Compreso quando, durante un interrogatorio, è stato evocato il comico Crozza quale voce corrente su una presunta relazione tra Cecilia Marogna e il Cardinal Becciu: «Gli assunti difensivi dell’imputato appaiono, comunque, pretestuosi e contraddittori laddove, da un lato, vorrebbero dolersi del fatto che Mons. Perlasca sarebbe stato interrogato su una voce corrente nel pubblico (ma in realtà così non è, chiaro essendo il riferimento a fatti specifici) e, dall’altro lato, vorrebbero lamentare che ciò non abbia formato oggetto di integrale annotazione a verbale».

«La calunnia di Botticelli, dipinto alla fine del ‘400, quando a Firenze per far fuori persone scomode mettevano in giro calunnie, mentre la Verità è nuda. Genesi e sviluppo della calunnia: Una delle più umilianti esperienze ce la regalò Crozza con la sua libertà di calunniare chi gli capita a tiro. Ora scopriamo che proprio lui con la sua sprezzante e inqualificabile parodia diventa la prova provata, per colui che esercita la giustizia dentro le mura vaticane per conto del Santo Padre, dei comportamenti “non istituzionali” del cardinale. Allucinante!» (Mario Becciu).

I Promotori di Giustizia concludono: «In ragione dei chiarimenti che precedono, questo Ufficio, nel richiamare integralmente le memorie depositate e le repliche effettuate nel corso delle precedenti udienze con riferimento a quanto non specificamente trattato nelle presenti note, insiste affinché l’Onorevole Tribunale adito voglia rigettare le eccezioni di nullità sollevate, perché infondate e pretestuose».

I collegi difensivi degli imputati continueranno a ripetere che gli viene escluso l’accesso alle prove, a chiedere garanzie per un giusto processo e a ribadire le eccezioni di nullità. Poi, staremo a vedere cosa deciderà e come se la prenderà il Presidente del Tribunale questo ennesimo schiaffo, visto che le sue decisioni, ancora una volta, sono state disattese dai pubblici ministeri vaticani.

Il Tribunale del Riesame di Roma annulla definitivamente il mandato d’arresto per Torzi

Ieri, 2 febbraio 2022 il collegio difensivo dell’imputato Gianluca Torzi ha fatto sapere che il Tribunale del Riesame di Roma ha definitivamente annullato il mandato d’arresto per il loro assistito, decretando la fine delle procedure di estradizione in Gran Bretagna. La Corte di Cassazione aveva annullato il mandato in ottobre e rinviato la causa al Tribunale del Riesame dopo che i legali di Torzi avevano presentato ricorso. Nella sentenza emessa il mese scorso, la Cassazione ha ritenuto che i pubblici ministeri italiani non avessero fornito la documentazione completa vantaggiosa per la difesa di Torzi, quando il giudice doveva decidere se emettere il mandato [Gutta cavat lapidem non vi sed saepe cadendo. La Corte di Cassazione ha fatto cadere un’altra goccia – 15 gennaio 2022].

Dopo aver valutato le prove mancanti, il Tribunale del Riesame adesso ha annullato il mandato d’arresto. Affermano gli avvocati di Torzi, Marco Franco e Ambra Giovene: “Finalmente è stata fatta giustizia riguardo a un mandato d’arresto che non aveva alcun senso giuridico o logico”, hanno scritto in una nota, affermando che ora avrebbero combattuto sia il caso italiano che quello vaticano “con la necessaria serenità”.

Questa decisione del Tribunale del Riesame di Roma è un altro duro colpo per i pubblici ministeri italiani, ma anche per i pubblici ministeri vaticani, che avevano cercato di riportare Gianluigi Torzi in Italia per essere processato in Vaticano per il suo ruolo nell’affare immobiliare londinese della Segreteria di Stato di Sua Santità. Lo Stato della Città del Vaticano non ha un trattato di estradizione con la Gran Bretagna e perciò i Promotori di Giustizia vaticani si erano rivolti ai loro omologhi italiani, che avevano avviato una propria indagine sulle finanze di Torzi, accusandolo di evasione fiscale, riciclaggio di denaro e altri presunti reati, e ne avevano chiesto l’arresto su mandato internazionale per essere processato in Italia. Torzi, residente in Inghilterra, nega illeciti sia nel caso italiano che in quello vaticano, casi che comunque procederanno in sua assenza.

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