The Lancet: «Il Covid-19 continuerà ma la fine della pandemia è vicina»

La rivista scientifica inglese di ambito medico The Lancet ha pubblicato il 19 gennaio 2022 un articolo a firma di Christopher J L Murray dal titolo Covid-19 will continue but the end of the pandemic is near (Il Covid-19 continuerà ma la fine della pandemia è vicina) [QUI].

The Lancet è pubblicata settimanalmente dal Lancet Publishing Group, edita da Elsevier. È stata fondata nel 1823 da Thomas Wakley e attualmente è diretta da Richard Horton. The Lancet è considerata tra le cinque riviste mediche di maggior impatto nel mondo in ambito medico, insieme a The New England Journal of Medicine, The Journal of the American Medical Association, The British Medical Journal (di cui abbiamo riportato recentemente un articolo nella nostra traduzione italiana [QUI]) e The Canadian Medical Association Journal (tutte sottoposte a peer review).

Di seguito condividiamo da Rassegna Stampa Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera di ieri sera, 28 gennaio 2022 il riassunto in italiano dell’articolo di The Lancet, a firma della editorialista Elena Tebano (che certamente non può essere accusata di essere no-vax o complottista), dal titolo Perché la fine della pandemia è vicina (secondo Lancet).

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Il tasso di contagiosità senza precedenti di Omicron fa sì che oltre metà della popolazione mondiale verrà infettata da questa variante entro la fine di marzo, stima l’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) di Seattle. Intorno alla metà di gennaio c’erano già 125 milioni di infezioni Omicron al giorno nel mondo, che è più di dieci volte il picco dell’ondata di Delta nell’aprile 2021, e questa variante è ormai diffusa in quasi tutto il globo, con l’eccezione di alcuni Paesi dell’Europa orientale, del Nord Africa, del Sud-Est asiatico e dell’Oceania. Gli scienziati prevedono che neanche la politica dello zero Covid in Paesi come la Cina e la Nuova Zelanda riuscirà a frenare l’alta contagiosità di Omicron e che la nuova ondata di infezioni portata dalla variante raggiungerà il picco nella maggior parte dei Paesi tra oggi e la seconda settimana di febbraio (gli ultimi a sperimentarlo saranno proprio i Paesi dove adesso non è ancora arrivata). A snocciolare queste previsioni apparentemente funeste è la rivista medica Lancet, che le usa però per spiegare perché la fine della pandemia è vicina.

L’impatto di Omicron si farà sentire sui sistemi sanitari di molte nazioni nelle prossime settimane 4-6 settimane, creando un problema di sostenibilità a causa della sua velocità di diffusione. Anche perché «nei Paesi in cui tutti i ricoveri ospedalieri sono sottoposti a screening per il Covid-19, una percentuale sostanziale di questi ricoveri sarà tra gli individui che arrivano in ospedale per motivi non Covid-19 e hanno un’infezione asintomatica da Sars-CoV-2». Cosa che può creare difficoltà nella gestione sanitaria, con interventi rimandati, carenza di personale e problemi per isolare i pazienti infetti da quelli non infetti (lo stiamo già vedendo in Italia). Ma non si tradurrà, scrive Lancet, in un numero altrettanto spaventoso di casi gravi e decessi: «Anche se i modelli dell’IHME suggeriscono che le infezioni globali giornaliere di Sars-Cov-2 sono aumentate di più di 30 volte dalla fine di novembre 2021 al 17 gennaio 2022, i casi di Covid-19 riportati in questo periodo sono aumentati solo di sei volte», spiega Lancet. Ormai è certo che la stragrande maggioranza dei casi di Omicron dà pochi o nessun sintomo: «la revisione sistematica delle precedenti varianti del Sars-CoV-2 suggerisce che il 40% delle infezioni erano asintomatiche. L’evidenza fa ritenere che la percentuale di infezioni asintomatiche è molto più alta per Omicron, forse fino all’80-90%» scrive ancora Lancet. «La proporzione di pazienti Covid-19 ricoverati che richiedono l’intubazione o sono in fin di vita è diminuita fino all’80-90% in Canada e Sudafrica». In gran parte, come sappiamo, questo è dovuto ai vaccini, ma anche alle caratteristiche di questa nuova variante. Che proprio grazie alla sua alta contagiosità creerà immunità anche per le possibili (e forse più pericolose) varianti successive, come avevamo scritto a novembre.
«L’impatto della futura trasmissione della Sars-CoV-2 sulla salute, tuttavia, sarà minore grazie all’ampia esposizione precedente al virus, ai vaccini regolarmente adattati a nuovi antigeni o varianti, all’avvento degli antivirali e alla consapevolezza che i vulnerabili possono proteggersi durante le ondate future, quando necessario, usando maschere di alta qualità e distanziandosi fisicamente. Il Covid-19 diventerà un’altra malattia ricorrente che i sistemi sanitari e le società dovranno gestire». La pandemia, intesa come il fenomeno che ha imposto di cambiare «il modo in cui gli individui vivono la loro vita», è finita. Con Omicron il Covid non è tanto più pericoloso delle influenze più severe, come quella che secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie nel 2017-18 ha causato circa 52 mila morti con un picco di oltre 1500 morti al giorno. «Dopo l’ondata di Omicron — prevede Lancet — il Covid-19 tornerà, ma la pandemia no».

Elena Tebano

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