I vescovi italiani e i nuovi sacramenti pandemici

Condividiamo da FSSPX News, il sito della Fraternità Sacerdotale San Pio X di notizie e analisi sulla vita della Chiesa, l’articolo [QUI] che segue, in cui la Fraternità osserva che mentre «ha mille difficoltà per tenere aperte le proprie chiese in Québec – e si vede in molti casi obbligata a chiuderle – per non conformarsi all’obbligo di esigere la vaccinazione per i fedeli che si recano alle sacre funzioni, i vescovi italiani vanno oltre le stesse esigenze del governo e creano nuovi poteri sacramentali riservati ai vaccinati».

Giuseppe Maria Crespi, Santo Bernardo Tolomei di Siena distribuisce la comunione ai malati di peste, XVII secolo, Museo Hieron, Siena.
Bernardo Tolomei (Siena, 1272 – Siena, 20 agosto 1348), nel 1319 insieme a Patrizio Patrizi, Ambrogio Piccolomini e altri seguaci, per volere del Vescovo di Arezzo Guido Tarlati di Pietramala, dette vita alla Congregazione Benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto (Monaci Olivetani), indicando con la dedicazione alla Madonna la forte impronta mariana e con la specificazione “di Monte Oliveto” il richiamo al Monte degli Ulivi di Gerusalemme, luogo dell’agonia e della cattura di Gesù.
Quando, nel 1348, la peste nera che stava devastando l’Europa, arriva a Siena e sta letteralmente massacrando la popolazione, i monaci di Monte Oliveto – Bernardo in testa – abbandonano il loro monastero (che li avrebbe sicuramente messi al riparo dal contagio) per tornare in città a curare gli appestati. E molti di loro, in questa opera di misericordia, ci lasciano la vita, fra i quali, appunto Bernardo. Viene contagiato dalla peste nera e muore – quasi un simbolo – nello stesso giorno, il 20 agosto, nel quale nel 1153 era morto il suo modello di vita, Bernardo di Chiaravalle con il quale condivide la grande devozione verso la Vergine Maria. Il suo corpo non è mai stato ritrovato, perché, come tutti i morti di peste, era stato gettato in una fossa comune. Il culto di Bernardo Tolomei comincia subito dopo la sua morte. Nel 1644 viene proclamato beato. Canonizzato da Papa Benedetto XVI il 26 aprile 2009.

Attualmente, nonostante in Italia sia in vigore un “Super Green Pass” che prevede la vaccinazione per prendere parte a quasi tutte le attività della vita civile, l’accesso ai luoghi di culto e la partecipazione alle funzioni sacre rimane regolato da un protocollo del governo del 7 aprile 2020, controfirmato dalla Conferenza Episcopale Italiana. Non è ora il luogo di discutere il valore legale (anche partendo dagli iniqui princìpi della Costituzione italiana e del pessimo Concordato del 1984) di un simile documento. Resta il fatto che l’accesso alle funzioni sacre è tuttora possibile senza vaccino o tampone, rispettando delle imposizioni su distanziamenti, mascherine, comunione in mano, e simili distorsioni del culto.

I vescovi italiani però, sull’onda dell’entusiasmo per l’estensione delle esigenze vaccinali da parte del governo, non vogliono restare indietro. Molte diocesi hanno da mesi imposto di propria iniziativa il vaccino o il tampone ogni due giorni a preti, diaconi, ministri dell’Eucaristia, operatori pastorali etc., con uno zelo certamente degno di miglior causa.

Ma non ci si ferma qui. Per il Vescovo Francesco Beschi di Bergamo il vaccino è letteralmente “un obbligo morale”, non solo legale.

Occorre ricordare che tutti i vaccini attualmente disponibili in Italia sono prodotti in maniera moralmente discutibile, e che la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede riteneva accettabili solo per ragioni gravi, e anzi fino a poco tempo fa permetteva l’uso di prodotti provenienti da linee cellulari abortive solo a queste ristrette condizioni.

Siamo anche oltre le raccomandazioni di Papa Francesco a vaccinarsi come “atto d’amore”. Nella diocesi, tutte le attività, tranne quelle strettamente cultuali, sono proibite a chi non possiede il Green Pass Rafforzato.

Per la presentazione del nuovo Vescovo di Reggio Emilia, Mons. Giacomo Morandi, proveniente proprio dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato richiesto il Super Green Pass anche per entrare in cattedrale.

Ma questo è ancora niente. L’Arcivescovo di Salerno, Andrea Bellandi, presenta il vaccino come obbligo di coscienza, e aggiunge una norma alle tante che il governo già impone: «Esigo espressamente che l’Eucaristia, durante le celebrazioni, NON VENGA DISTRIBUITA dai sacerdoti, diaconi o ministri straordinari non vaccinati. In caso di assoluta necessità, autorizzo che, per la distribuzione, venga scelta ad actum una persona di fiducia (religiosa o catechista) dotata di avvenuta vaccinazione».

Sapevamo da tempo che i modernisti tengono per inesistente il dogma del Concilio di Trento (sess. XXIII, cap. I, DS 1764), per cui il potere del Sacramento dell’Ordine esiste per consacrare e DISTRIBUIRE l’Eucaristia. Ora scopriamo che il potere sacramentale è stato sostituito dal Super Pass Vaccinale, che sovrasta tutti i ministeri ecclesiali antichi e moderni.

Ma non finisce qui. Scopriamo che non solo è possibile annullare il Concilio di Trento, ma lo stesso spirito evangelico più profondo e indiscutibile, che nessun eretico si sarebbe sognato di mettere in causa.

Mons. Bellandi ha infatti stabilito che «per quanto riguarda la visita agli anziani e agli ammalati, si abbia molta cautela, valutando i singoli casi e chiedendo l’esplicito consenso dei familiari. In ogni caso è fatto assolutamente divieto di compiere tali visite a coloro che non sono in possesso del Green Pass Rafforzato».

Identiche disposizioni sono state prese a ruota da altri Vescovi campani, Mons. Cirulli Vescovo di Teano-Calvi e Mons. Soricelli Vescovo di Amalfi, che chiede pure «in maniera vincolante in coscienza» ai sacerdoti, diaconi e religiosi della diocesi di vaccinarsi.

Nostro Signore ci fa esplicito comando, sotto pena di dannazione eterna, di visitarlo nella persona degli ammalati. Ogni sacerdote ha in questo un dovere in carità, specie per amministrare i sacramenti.

A maggior ragione un parroco, che si è assunto il dovere in giustizia di visitare i suoi infermi, dovrà rinunciarvi perché non è in possesso di un documento governativo (che tra l’altro non è richiesto per visitare dimore di privati, ma solo per alcune strutture per anziani), anche se assolutamente sano?

Dovrà aver paura di contagiare perché non vaccinato, anche se sa di essere “negativo”, quando è provato e palese ed ufficiale che i vaccinati contagiano e si contagiano?

Il governo italiano non proibisce ai non vaccinati di visitare chi vogliono, e chi li vuole ricevere. Sarà possibile che i Vescovi lo proibiscano ai loro parroci, per la visita ai malati ed anziani? Dovremo rinunciare a compiere i comandi del Vangelo (e i doveri di stato per i parroci) per un’esigenza che non è né legale né morale né ragionevole? Faremo portare i sacramenti a laici vaccinati piuttosto che dal parroco sano ma non vaccinato? E questi laici sentiranno anche le confessioni?

L’obbedienza prona dei presuli non solo alle inique leggi dello Stato, ma perfino allo “spirito” di queste leggi, fa pensare al modo in cui si applicò il Vaticano II, non fermandosi ai già gravissimi errori messi per iscritto negli atti dell’assemblea, ma giustificando ogni aberrazione con lo “spirito” del Concilio.

Oggi lo “spirito” del governo Draghi non solo ispira ai Vescovi la negazione dei Concili dogmatici (ci eravamo abituati), ma fa perfino proibire l’esercizio della carità evangelica più basilare, quella su cui Papa Francesco dice tante belle parole quando si tratta di accogliere i migranti.

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Decreto del Vescovo di Teano-Calvi: i preti non vaccinati non possono dare la Comunione. Salus animarum suprema lex: annullata – 10 gennaio 2022

Foto di copertina: Giuseppe Maria Crespi, Bernardo Tolomei e la peste a Siena, 1736, 66,7 x 42,7 cm, olio su ottone, The J. Paul Getty Museum, Los Angeles, Stati Uniti.
Durante la peste nera del 1348, San Bernardo Tolomei lasciò la sicurezza del suo monastero benedettino a Monte Oliveto e tornò nella natia Siena per assistere i malati e i moribondi. In quello stesso anno soccombette alla peste e presto divenne oggetto di devozione religiosa. Un abate dell’ordine monastico di Bernardo commissionò questo dipinto nel 1736, quando Bernardo era considerato santo. Giuseppe Maria Crespi ha interpretato il pathos della storia con grande profondità, espressività e immediatezza. Indossando una tunica bianca e tenendo in mano un crocifisso, Bernardo e un compagno monaco assistono gli appestati in un accampamento all’aperto fuori le mura di Siena. A sinistra, un sacerdote cammina sotto un ombrellone, accompagnato da un accolito. Diverse figure colpite dalla peste languino a terra. Sotto Bernardo, una donna si accascia mentre il suo bambino piccolo cerca disperatamente di tirarla in piedi. Ai suoi piedi, il corpo di scorcio di un bambino morto cade tra l’accolito e il monaco inchinandosi. Una donna è morta nell’angolo destro, il suo corpo dalla pelle grigia senza vita, quindi un uomo sopra di lei tiene un panno sulla bocca per evitare di annusare il fetore. Figure contorte ed evidenziate emergono dall’oscurità oscura per confrontarsi con lo spettatore, aumentando di conseguenza l’emozione del dramma.