Dalla Cei un invito a difendere la fragile vita

Ieri il card. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, ha aperto i lavori della sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente in svolgimento a Roma fino al 26 gennaio, auspicando che il Parlamento in seduta comune per eleggere il nuovo capo dello Stato sappia ‘cogliere il desiderio di unità espresso dal Paese’:

“Non possiamo che auspicarlo nell’interesse generale. Lo spirito unitario che anima la stragrande maggioranza degli italiani ha trovato finora un interprete coerente e disinteressato nella persona di Sergio Mattarella, il cui esempio di uomo e di statista si pone ora come un limpido punto di riferimento nelle scelte che devono essere compiute alla luce della Costituzione”.

Nella prolusione il presidente della Cei ha sottolineato il valore dell’ascolto, a ridosso della Domenica della Parola: “L’ascolto è il tema portante di questa stagione della vita delle Chiese che sono in Italia e in particolare della prima fase del Cammino sinodale.

Il papa parla di un ascolto che parte dalla Parola di Dio ‘per praticare la misericordia’, ovvero per uscire dal cortile dell’individualismo e avviarsi insieme verso gli orizzonti grandi della fraternità. Occorre, dunque, rivolgere orecchie e cuore a Gesù e ai fratelli. E’ il profilo del credente da far maturare in un tempo fortemente caratterizzato dalla paura… verso un virus, verso gli altri e, persino, verso la storia”.

L’ascolto della Parola di Dio esige testimoni della fede: “C’è urgente bisogno di testimoni credibili, che ascoltino la Parola di Dio ‘per praticare la misericordia’, con coraggio e umiltà, aprendo la propria vita agli altri fratelli e alle altre sorelle.

Per questo è significativo che il Papa abbia deciso che la Domenica della Parola di Dio si celebri proprio al termine della Settimana per l’unità dei cristiani. Nell’ambito ecumenico l’ascolto obbediente della Parola di Dio si traduce in un ascolto reciproco sincero, in accoglienza che prende forma nella custodia delle relazioni”.

Da tale ascolto emerge una situazione di preoccupazione: “Il Cammino sinodale ci sta spingendo ad ascoltare di più i nostri fedeli, siano essi presbiteri, religiosi o laici. Anche tra loro vediamo annidarsi e talvolta manifestarsi, in modo scomposto, il segno tangibile della paura. Si coglie un timore profondo non solo per il presente, ma anche per il futuro.

Molti, soprattutto tra i giovani, si sentono defraudati di qualcosa che invece sarebbe stato accordato ad altre generazioni del passato. Non mancano certo le ragioni di preoccupazione per la salute pubblica, per l’economia e, più in generale, per la tenuta sociale del Paese”.

Però occorre vivere tale tempo attraverso la fede, la speranza e la carità: “Ascoltare la realtà, guidati dalle tre virtù, significa non affliggersi per ciò che ci si attendeva e che invece manca; per ciò che avremmo voluto fare e non possiamo più fare; per ciò che abbiamo sempre fatto e ora ci è impedito di fare.

Il nostro ‘ascolto per la misericordia’ deve partire dai suoni e dai rumori che ci sono, cioè dalla realtà concreta, che è sempre abitata dallo Spirito. Così, ascoltare la realtà con fede, speranza e carità può permettere alla comunità credente di sentirsi e di essere ancora responsabile e protagonista della fase storica attuale”.   

Ascoltare la realtà richiede responsabilità: “L’ascolto della realtà non è disincanto o esercizio astratto, ma è un dovere che interpella direttamente anche le responsabilità della politica. E’ il presupposto di ogni decisione ed è esso stesso un elemento che qualifica l’azione pubblica”.

Ascolta la realtà significa aprire una visione nel mondo, ricordando l’incontro sul Mediterraneo nel prossimo mese: “Non cediamo all’illusione di poterci difendere chiudendoci nei nostri confini, né pensiamo che ciò che accade nel bacino del Mare Nostrum sia qualcosa di cui possiamo disinteressarci.

La situazione geopolitica internazionale sta precipitando: pensiamo, in modo particolare, all’Ucraina. Il Papa ha proposto che il 26 gennaio sia una giornata di preghiera per la pace. Come Chiesa in Italia, accogliamo questa proposta che vivremo, in modo collegiale, durante questa sessione del nostro Consiglio”.

Ascoltare la realtà vuol dire tutelare le persone fragili: “La tutela delle persone fragili è un dovere non soltanto sul piano economico. In tempi come questi, la tentazione della ‘cultura dello scarto’ si fa ancora più insidiosa e può creare il terreno favorevole all’introduzione di norme che scardinano i presidi giuridici a difesa della vita umana.

Preoccupa, in questo senso, l’iniziativa referendaria che punta a liberalizzare l’omicidio del consenziente facendo leva su situazioni che richiederebbero ben altro tipo di risposte. E’ in queste situazioni di estrema fragilità che il nostro ascolto si fa accompagnamento e aiuto, necessari a ritrovare ragioni di vita”.

Ascoltare la realtà significa farsi carico della salute dei deboli: “E pensando alla vita, non possiamo non parlare della questione legata ai vaccini per il Covid-19. In una società che voglia essere comunità, ciascuno deve farsi carico responsabilmente della salute di chi non può accedere a questo strumento di salvaguardia.

E’ necessario quindi operare congiuntamente affinché, da un lato, si contribuisca ad estendere la copertura vaccinale personale; dall’altro ci si impegni per inviare i vaccini là dove mancano, con un meccanismo di dono autentico ai Paesi poveri”.

Infine un pensiero ai sacerdoti: “Quanto bene avete diffuso e state diffondendo! Come Gesù siete stati vicini ai più deboli, a coloro che hanno lottato nella solitudine. Avete trasmesso spesso la tenerezza, avete accolto il dono dell’altro e, come Gesù, siete stati dono per tutti sulle strade del mondo.

Avete asciugato le lacrime di chi chiedeva conforto, avete stretto le mani di chi non ce l’ha fatta e avete impartito la benedizione. Avete incoraggiato chi si è fermato per strada, chi ha svelato le proprie ferite: vi siete inginocchiati, talvolta, davanti alle fragilità e avete pregato insieme, per rendere tangibile l’amore eterno di Dio per l’umanità”.

Ed anche ai laici ed alle laiche: “Un pensiero va anche alle laiche e ai laici che in questo tempo spesso si sono collocati in avamposto, impegnati su vari fronti, capaci di donare come Gesù anche la vita. Con sfumature diverse in ogni ambiente è stata sperimentata insieme l’esperienza reale della sinodalità. In molti casi è stata condivisa ora con l’azione, ora con la narrazione, l’esperienza della nostra vita con Dio”.

Un ringraziamento è stato rivolto agli operatori sanitari: “Un saluto grato rivolgiamo ai medici e a tutti gli operatori sanitari, che come il Buon Samaritano, hanno incarnato e vissuto pienamente le dimensioni della cura, della custodia e dell’assistenza alla persona. Grazie a ciascuno di voi!”

E questo è un momento di ‘grazia’: “Bisogna considerare questo momento come tempo di grazia, per prendere in mano la nostra vita di credenti e viverla in pienezza insieme, sacerdoti, consacrati/e, laici, per aprire le nostre chiese e diventare cellule di vita sulle vie del mondo. Solo camminando insieme sulle strade dell’umanità, possiamo annunciare e vivere il Vangelo. E’ ciò che ci muove nel nostro Cammino sinodale”.

(Foto: Cei)

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