«Quando muore il leone, gli sciacalli escono dal burrone» (Proverbio africano)

Nel “rapporto” sugli abusi sessuali del clero nell’Arcidiocesi di München und Freising, i legali incaricati dall’attuale Arcivescovo metropolita, il Cardinale Reinhold Marx, sostengono che l’allora Arcivescovo metropolita, il Cardinale Joseph Ratzinger avrebbe sottovalutato quattro casi. Prove? Per ora, nulla. Intanto però certa stampa si è scatenata contro Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI. Senza ricordare che nessuno prima di lui, più di lui ha combattuto concretamente contro il crimine degli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica Romana [1]. Lo hanno coinvolto nella loro sporcizia e poi scrivono che è coinvolto, senza alcuna prova. Il metodo menzognero del Maligno.

Ma «non abbiate paura», come esortava San Giovanni Paolo II. Un antichissimo proverbio dice: Qui ventum seminabunt et turbinem metent (Chi semina vento raccoglie tempesta). Deriva da un verso della Bibbia: “E poiché hanno seminato vento/raccoglieranno tempesta” (Osea 8,7). E poi arriva il momento in cui tutti i nodi arrivano al pettine… E si rompe pure. Nun sputa’ ‘ncielo ca ‘nfaccia te torna, dice un saggio proverbio napoletano, che esorta a non sputare in cielo perché quando la saliva ritorna giù è facile che possa pioverti addosso. Chi sparge il seme dell’odio e della violenza rimarrà travolto dalla spirale da lui stesso innescata. Chi sparge merda stia poi attento a dove mette i piedi. Chi gestisce la fabbrica dei veleni stia poi attento da quale bicchiere bere. Chi apre la cloaca stia poi attento a non inciampare e cascarci dentro. Chi fa del male sarà ricambiato peggio. Chi determina situazioni o eventi negativi spesso ne subisce le conseguenze che gli si ritorcono contro. Chi invece vuole amore deve dare amore. Talvolta da un piccolo gesto d’amore può nascere un’amicizia sincera. Siamo tutti santi, quando si parla dei peccati degli altri. Tutti giudicano, senza sapere, ne conoscere. Poi c’è la cattiveria di scrive bugie, sapendo di mentire. E coloro che restano indifferente di fronte al male che viene commesso.

La cattiveria e l’indifferenza generano solo reazioni scomposte. La terza legge della dinamica, o principio di azione e reazione, stabilisce che ogni volta che a un corpo viene applicata una forza, esiste una reazione uguale e contraria.

Poi, ricordiamo l’espressione qui gladio ferit, gladio perit (chi di spada ferisce, di spada perisce), che deriva dal Vangelo di Matteo (26,52), dove a pronunciare parole molto simili è Gesù, dicendo che omnes qui acceperint gladium, gladium peribunt (tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada).

A seguito della nostra copertura sul siluro lanciato contro Benedetto XVI [2], segnaliamo due brevi interventi in sua difesa, che meritano attenzione:

  • Il primo intervento è di Don Francesco D’Erasmo, pubblicato sul suo blog Mt715: Chi vuole sporcare Papa Benedetto XVI?
  • Il secondo è del Giovane Prete sul blog Duc in altum di Aldo Maria Valli: Attacco a Ratzinger. A pensar male…

Va menzionato anche, che dopo Mons. Giovanni D’Ercole [QUI], un secondo vescovo italiano, Mons. Massimo Camisasca – guardo caso, anche lui un Vescovo emerito, di Reggio Emilia questa volta – ha preso le difese di Benedetto XVI, in un’intervista con Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera [QUI]: «È una manovra contro Ratzinger. E viene da dentro la Chiesa». Sottolinea: «Tutti noi vescovi italiani naturalmente me compreso, siamo profondamente convinti che gli abusi sessuali compiuti su minori, oltre a quelli morali e di autorità, siano un gravissimo delitto. Tanto più grave se compiuto da una persona consacrata, da un religioso, da un educatore» spiega chiarendo che «dell’estensione numerica di questi delitti la Chiesa ha preso coscienza, sempre più ampiamente, durante gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II. Fu proprio il Cardinal Ratzinger a evidenziarne per primo la gravità — solo tra i leader mondiali, politici e culturali — e a prendere provvedimenti». E sottolinea: «Nessuno ha fatto come lui, prima di lui».

[1] Al riguardo segnaliamo i preziosi dossier a cura del Blog Raffaella:

[2] Articoli precedenti

Chi vuole sporcare Papa Benedetto XVI?
di Don Francesco D’Erasmo
Mt715, 22 gennaio 2022


«Il Signore ci ha detto che la Chiesa sarebbe stata sempre sofferente, in modi diversi, fino alla fine del mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a devozioni particolari, ma proprio alla risposta fondamentale, cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la Chiesa deve dare, che noi, ogni singolo, dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali.  Così rispondiamo, siamo realisti nell’attenderci che sempre il male attacca, attacca dall’interno e dall’esterno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che, alla fine, il Signore è più forte del male, e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia» (Intervista concessa dal Santo Padre Benedetto XVI ai giornalisti duranti il volo verso il Portogallo – Volo Papale, 11 maggio 2010).

Fino a qualche tempo fa si trovava facilmente il video di questa intervista, nel sito della Santa Sede e in vari altri siti internet. Chissà perché adesso si trova solo un link tagliato [QUI], in una inquadratura in cui si vede solo il volto del Papa, mentre nelle altre si vedevano anche altri volti, e le reazioni alle sue parole.

I nemici della Chiesa che la perseguitano dall’interno, sono anche quelli che ora, senza vergogna, colpiscono il Papa per colpire la Chiesa, realizzando pienamente quello che Egli aveva detto.

Siccome evidentemente è un buon profeta, ricordino sempre che il perdono non sostituisce la giustizia. Non rimarranno senza giusta punizione. La Madonna garantisce che l’ultima parola è quella di Dio, che fa il bene. E quindi anche la giustizia!

Siccome poi colpiscono con la menzogna, sappiano che dalla loro stessa parola uscirà la loro condanna.

Chi di spada ferisce, di spada perisce.

Seguiamo con amore l’esempio glorioso di Papa Benedetto. Come Gesù vittima di complotto, come Gesù calunniato. Gesù ha detto che chi lo vuole seguire deve soffrire lo stesso che ha sofferto Lui. Se voi foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo, ma voi non siete del mondo, per questo il mondo vi odia.

Grazie Santo Padre!

Francesco d’Erasmo, sacerdote cattolico
Tarquinia, 23 gennaio 2022


Attacco a Ratzinger. A pensar male…
del Giovane Prete
Duc in altum, 22 gennaio 2022


Caro Aldo Maria,
i mass media di tutto il mondo hanno lanciato come “certa” la notizia infamante della copertura di Ratzinger di cinque casi di pedofilia, avvenuti quarant’anni fa, mentre era arcivescovo di Monaco e Frisinga (1977-1982). Sono accuse che provengono materialmente dallo studio legale tedesco che ha imbastito la causa contro l’arcivescovo Woelki, contrario all’indirizzo sinodale intrapreso dai suoi connazionali.

Ratzinger ha ribattuto con una memoria difensiva di ottantadue pagine in cui si dichiara innocente, dando le ragioni delle decisioni prese a quel tempo e dichiarandosi vittima di propaganda ideologica. Ed è così che al tramonto della sua vita egli si ritrova nuovamente tra le mani l’argomento più delicato che ha accompagnato l’azione di tutto il suo pontificato al solo fine di delegittimare la sua autorità e il suo magistero: lo scandalo pedofilia.

Infatti i più informati sanno benissimo che esso giaceva da decenni nel fondo dei cassetti delle varie redazioni di giornali, grazie al susseguirsi di documenti che arrivavano dalle mani graziose di qualche cardinale insofferente verso il magistero di Giovanni Paolo II, con la promessa, esaudita regolarmente dal 19 aprile 2005, che sarebbero stati “scoperti” al momento opportuno.

Chi è del mestiere sa che al Potere non interessa nulla né della verità né della giustizia ma solo delle conseguenze “politico-ecclesiali” di ogni vicenda. Basti pensare che, appena eletto Francesco, la macchina del fango si è improvvisamente arrestata, segno evidente di quanto il “mondo” fosse sinceramente interessato alle sofferenze delle vittime.

Tuttavia ci accorgiamo oggi che quella rinuncia al papato, così anomala, deve aver continuato a turbare il sonno dei nemici di Cristo e della Chiesa. Ed eccoci allora alla finta bomba della “copertura” di Ratzinger.

A mio giudizio, l’elemento più scandaloso della vicenda proviene non dal mondo secolare, quanto da quello ecclesiale. Come si fa a prendere per buoni i risultati di uno studio legale tedesco che ha già dimostrato ampiamente la sua faziosità?

Come può un vaticanista come Fabio Marchese Ragona, responsabile delle interviste esclusive di papa Francesco al Tg 5, fare un articolo come quello uscito su Il Giornale: “Ratzinger coprì i casi di pedofilia. In Italia la Cei non indaga. L’ira del Papa”?

Si sa, “pensare male è peccato, ma quasi sempre si indovina”: può un giornalista prendere una posizione così netta e offensiva della dignità personale di Benedetto XVI, tirando in ballo anche la Cei, senza prima averla condivisa con Papa Bergoglio?

Noi cattolici assistiamo basiti a questo spettacolo indecente imbastito da gente che ha perso ogni pudore e ogni forma di pietas cristiana verso un novantaquattrenne che, alla faccia loro, resta attaccato alla vita e sembra non avere alcuna intenzione di andarsene da questo mondo, restando conficcato nel corpo della Chiesa come pietra antica ma forte, al cui confronto ogni altra mette in mostra tutta la sua friabilità.