Dalla diocesi di Novara un invito ad ascoltare i giovani

Sabato 22 gennaio si è svolta la cerimonia del fiore ed è stata celebrata la messa pontificale presieduta dal vescovo Franco Giulio Brambilla per la festa di san Gaudenzio 2022, patrono della diocesi e della città di Novara. Filo guida del suo discorso è stato l’episodio evangelico del ritrovamento di Gesù al tempio, attraverso la lettura del quale il vescovo ha messo al centro il tema dell’ascolto e della vicinanza alle nuove generazioni e delle fatiche che stanno vivendo in questo tempo di pandemia:

“Molti sembrano smarriti, altri portano dentro di sé tanta paura e taluni persino l’angoscia per la malattia, la morte dei loro cari, amici, genitori, nonni. Altri ancora sembrano dispersi, quasi intimoriti ad affrontare un tempo che chiede ancora resilienza. Soprattutto coloro che in questi due anni hanno vissuto le età di passaggio (quinta elementare e prima media, terza media e prima superiore, quinta superiore e inizio università) si sentono come defraudati di un tempo che doveva essere per loro propizio:

per essi è stata un’età negata, un tempo perduto. Anche noi adulti li cerchiamo dalla parte sbagliata, li crediamo ancora al sicuro nella carovana della nostra famiglia, mentre se ascoltassimo il loro silenzio e se leggessimo nei loro messaggini troveremmo apatia, noia e forse timore a riprendere con lena il passo, dopo aver perso un’occasione che non torna più”.

Per questo ha invitato i genitori a mettersi alla ricerca dei figli, come hanno fatto Maria e Giuseppe: “Anche noi adulti li cerchiamo dalla parte sbagliata, li crediamo ancora al sicuro nella carovana della nostra famiglia, mentre se ascoltassimo il loro silenzio e se leggessimo nei loro messaggini troveremmo apatia, noia e forse timore a riprendere con lena il passo, dopo aver perso un’occasione che non torna più.

Ci vogliono tre giorni, il tempo della risurrezione, per ritrovare i nostri ragazzi nel luogo dove sono. Ognuno di noi vada alla ricerca del loro smarrimento, dedichi risorse ed energie a rintracciarli, non li lasci nascondere nelle pieghe del paese o della città.

Mettiamoci insieme per dedicare tempo e risorse per ritornare a Gerusalemme e ritrovarli là nel tempio, dove non ce li aspetteremmo a fare domande e a cercare risposte”.

E come tutti i giovani anche Gesù è meravigliato dell’apprensione dei genitori: “La prima parola di Gesù si esprime con una domanda provocante. Riprende alla lettera, come fanno spesso gli adolescenti e i giovani, l’intervento di Maria: ‘Perché mi cercavate?’…

Certo i genitori hanno assistito agli episodi dell’infanzia di Gesù, come i genitori e gli adulti di oggi sanno molte cose dei loro figli, ma ora la situazione sembra improvvisamente cambiata. Gesù si fa avanti spavaldo e provocatorio”.

Dalla lettura evangelica mons. Brambilla ha avvertito che non bisogna avere paura nel dialogo con i giovani: “Non bisogna avere paura: abbiamo la possibilità dell’ascolto e del dialogo. Non dobbiamo scoraggiarci, lo facciamo perché essi attendono una presenza amica e rassicurante, anche se all’inizio si presentano spavaldi o annoiati, abulici o depressi, persino bulli e dispersi.

Con i genitori, gli educatori, gli animatori sono chiamati a raccolta tutti coloro che hanno il compito della formazione: la famiglia, la scuola, l’oratorio, il volontariato, la società civile.

I ragazzi, adolescenti e giovani dell’inizio di questo terzo decennio del secolo ci chiedono una cosa sola: voi dovreste sapere cosa significa che noi dobbiamo e vogliamo diventare grandi! Se lo siete diventati voi, aiutate anche noi, magari non diventeremo adulti alla vostra maniera, ma in ogni caso non possiamo farlo senza la vostra vicinanza. Stateci vicini!”

I giovani chiedono agli adulti un compito educativo: “Essi gridano, talvolta con linguaggi provocatori, perché noi possiamo essere per loro testimoni della vita buona. Essi ci dicono: non lasciateci soli, non abbandonateci alla deriva, dateci meno cose e più tempo, ascoltateci!

Perché solo così anche noi potremo diventare adulti, perché anche noi dobbiamo dire di sì al mistero della vita, possiamo sognare con coraggio la nostra vocazione, perché anche noi dobbiamo rispondere a una Chiamata…

Anche i giovani di oggi, soprattutto i giovani del nostro tempo hanno bisogno di genitori, educatori, professori e comunità presenti e rassicuranti, capaci di amore, comprensione e accompagnamento”.

Gesù con i genitori apre il tempo del dialogo: “Anche noi dobbiamo aprire un tempo nuovo dopo questi primi vent’anni del nostro secolo. Due richiami ricavo da questa conclusione del vangelo.

Il primo riguarda gli educatori nella varietà delle loro figure: genitori, sacerdoti, maestri, professori, educatori, animatori e allenatori. Le figure di Maria e Giuseppe descrivono bene il momento presente: ‘Essi non compresero le sue parole non compresero ciò che aveva detto loro!’ Spesso i formatori si sentono inadeguati, inadatti alla bisogna, non apprezzati e non valorizzati dalla società”.

Ed anche gli educatori devono collaborare con i genitori: “Essi devono essere come Maria e Giuseppe e conservare nel loro cuore l’incomparabile bellezza non solo di produrre e conquistare, di capitalizzare e scoprire nuove cose, ma di forgiare l’umano in formato grande.

La fine del precariato diffuso e l’aumento di stipendio, che sono decisivi come forma di valorizzazione sociale, non potranno sostituire la stima che tutti noi dobbiamo e vogliamo dare al loro compito e alla loro missione”.

Da qui nasce un’alleanza tra tutte le componenti educative della società: “Elevo dunque un forte invito per un grande patto educativo fra tutti i soggetti che si affaticano al compito formativo: anche la scuola ha bisogno di più stima, più sostegno sociale, più apprezzamento. Le risorse e i soldi spesi per la scuola e l’educazione sono il capitale sociale più importante per la società di domani”.

Al termine della celebrazione è stata anche ricordata una ricorrenza che coincide con la festa patronale di quest’anno: il decimo anniversario dalla ‘presa di possesso’ della diocesi da parte del vescovo (era il 23 gennaio 2012) e l’inizio del suo episcopato novarese.

(Foto: Diocesi di Novara)

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