Il siluro lanciato dalla Baviera contro Ratzinger è di marca vaticana ed è alla Santa Sede che deflagra suo carico nauseabondo

Un nuovo virulente attacco è stato scagliato contro Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI, con l’accusa infamante di negligenza, 40 anni fa, in quattro casi di abusi sessuali nell’Arcidiocesi di München und Freising, quando ne era alla guida come Arcivescovo metropolita. Quello che viene taciuto è che si tratta di fatti che sono già ampiamente chiariti con oltre 82 pagine dallo stesso Papa emerito, ma soprattutto già affrontati sia nei tempi che era il Papa regnante, sia in epoca precedente, quando era ancora il Cardinal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Poi, viene ignorato – con lo scopo di farlo dimenticare – che è stato proprio Joseph Ratzinger ad iniziare la più grande operazione di pulizia da sempre, all’interno della Chiesa Cattolica Romana, di questi orrendi crimini.

«Si cerca di screditare in tutti i modi Benedetto XVI, che a 95 anni rappresenta ancora, per alcuni, un’insopportabile spina nel fianco. In gioco c’è l’eredità granitica del suo magistero, l’ultimo baluardo d’identità cattolica che sperano di superare con ridicole palate di fango» (Michelangelo Nasca).

«Whomever reads the “report” and the thorough and extensive answers given by Benedict to the written questions which he received (as I did), can only conclude that this is an organized and coordinated attack based on nothing. Nothing. I understand that the law firm, which adopted a bizarre “investigation style” was apparently commissioned by Marx whom I cannot say anything good about. It is despicable. I hope that in the end, the missile will hit where it should. I will applaud
[Chiunque legge il “rapporto” e le risposte esaurienti e complete che Benedetto ha dato alle domande scritte che ha ricevuto (come ho fatto io), può solo concludere che si tratta di un attacco organizzato e coordinato basato sul nulla. Nulla. Apprendo che lo studio legale, che ha adottato uno “stile investigativo” bizzarro, è stato apparentemente incaricato da Marx di cui non posso dire nulla di buono. È spregevole. Spero che alla fine il siluro colpisca dove dovrebbe. Applaudirò]» (Fernand Keuleneer)
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Questo ormai è lo stile della Santa Sede attuale. Fotocopia sbiadita della dichiarazione della Sala Stampa della Santa Sede.

Mentre il Papa emerito viene dalla Santa Sede abbandonato a se stesso, noi aspettiamo – col caro amico e stimato collega Renato Farina – «una parola semplice semplice del Papa: “Di Benedetto mi fido. Benedetto non è uomo che menta”». Non un’insulsa dichiarazione, come quella che chi comanda alla Curia romana ha fatto uscire dalla Sala Stampa della Santa Sede, che «ritiene di dover dare la giusta attenzione al documento di cui al momento non conosce il contenuto. Nei prossimi giorni, a seguito della sua pubblicazione, ne prenderà visione e potrà opportunamente esaminarne i dettagli». Con l’aggiunta della frase da ablutofobia: «Nel reiterare il senso di vergogna e il rimorso per gli abusi sui minori commessi da chierici, la Santa Sede assicura vicinanza a tutte le vittime e conferma la strada intrapresa per tutelare i più piccoli, garantendo loro ambienti sicuri». Solo che non lava bianco immacolato, perché qui manca una frasetta, come osserva Farina: «Noi crediamo al Papa emerito, la sua vita è chiara come acqua di fonte».

++++ AGGIORNAMENTO ++++ In serata è arrivata una reazione dal Monastero Mater Ecclesiæ tramite il Segretario Particolare del Papa Emerito, l’Arcivescovo Georg Gänswein, che ha spiegato come Benedetto XVI fino ad oggi pomeriggio non abbia ancora letto il rapporto e che “nei prossimi giorni esaminerà con la necessaria attenzione il testo”, esprimendo in ogni caso “il turbamento e la vergogna per gli abusi sui minori commessi dai chierici” e manifestando “la sua personale vicinanza e la sua preghiera per tutte le vittime, alcune delle quali ha incontrato in occasione dei suoi viaggi apostolici”».

«I do not like this style of Gänswein communication. He should dissect the lack of seriousness in this show trial, and point to the motives and the actors behind this baseless attack. But I understand that may be a bit difficult with the multitude of show trials that are going there at the moment
Non mi piace questo stile di comunicazione di Gänswein. Dovrebbe analizzare la mancanza di serietà in questo processo farsa e indicare i motivi e gli attori dietro questo attacco infondato. Ma capisco che potrebbe essere un po’ difficile con la moltitudine di processi farsa che si stanno svolgendo lì in questo momento» (Fernand Keuleneer). ++++

Proponiamo le nostre riflessioni sul caso, seguite da due articoli di oggi:

  • No dei vescovi all’indagine in Italia: l’ira del Papa. L’ipotesi di una commissione come Spagna, Francia e Germania respinta dai porporati di Fabio Marchese Ragona – Il Giornale, 21 gennaio 2022. L’amico e collega Marchese Ragone tratta di un tema attualissimo, di cui abbiamo scritto già più volte in passato.
  • Il siluro contro Ratzinger arriva dal Vaticano. L’anima buona e il corpo inerme del Papa emerito abbandonati in solitudine dalla Santa Sede di Renato Farina -Libero Quotidiano, 21 gennaio 2022. Mentre viene accusato di aver coperto gli abusi sessuali da Arcivescovo metropolita di München und Freising, la Santa Sede lo abbandona e lo lascia al suo destino, a difendersi da solo. Non è che ne sia capace, ma in questo modo il siluro deflagra con suo carico nauseante sopra stazione di benzina in mezzo a Piazza Santa Marta in Vaticano, di fronte alla residenza pro tempore del Papa regnante. L’amico e collega Farina, parlando dal siluro di fango lanciato contro Joseph Ratzinger dall’Arcidiocesi di Monaco di Baviera ma partito dallo Stato della Città del Vaticano, traccia il metodo che è stato usato: «Stavolta hanno rifatto l’operazione con un apparato scenico, e una dotazione di numeri e tabelline statistiche, che rendono mediaticamente impossibile evitare la crocifissione di chi viene tirato in ballo, anche se questa sentenza è un onore morale, una scarnificazione dei diritti umani, un saggio di barbarie anticristiana perpetrata a giudizio di chi scrive da mandanti frequentatori dei Palazzi Apostolici e delle Curie che sono stufi di quella presenza ormai silenziosa ma le parole e gli atti del quale sono incisi nel granito. Tattica antica. Una volta scorticata la credibilità di Benedetto anche i suoi insegnamenti sarebbero marchiati come opera di un protettore di pedofilia».
    Intanto, è d’accordo Affaritaliani.it: «Il siluro a Ratzinger partito dal Vaticano bergogliano».

Va ricordato anche, che nel caso del Papa emerito «una reputazione immacolata è stata ridotta a poltiglia servita con oculata lentezza e trangugiata dai golosi giornalisti come fosse il giudizio di Dio», questi gli stessi che hanno fatto sì, che «la notizia di prima pagina appare ovunque, forcaiola senza alcun dubbio, niente presunzione di innocenza», continuano ad ignorare le notizie in riferimento al Papa regnante, come abbiamo ricordato ieri [“Abuso Sessuale nella Chiesa: Il Codice del Silenzio” (2017) e i silenzi di Francesco. Nega di aver ignorato gli abusi di preti a Buenos Aires e di aver tentato di influenzare la giustizia argentina – 20 gennaio 2022]. E che continuano ad ignorare il rifiuto della Chiesa Cattolica Romana in Italia di affrontare la questione, come ha nuovamente ricordato oggi Marchese Ragona.

Iniziamo le nostre riflessioni con il riportare alla memoria quanto scritto – nel suo articolo Ricordiamo il solco indelebile di Papa Benedetto – dal caro amico e stimato collega Marco Mancini su ACI Stampa il 1° dicembre 2015:

«“Tredici giorni prima della morte di San Giovanni Paolo II, durante la Via Crucis, l’allora cardinale Ratzinger ha parlato della sporcizia della Chiesa. Lui ha denunciato per primo. Poi muore Giovanni Paolo II, e Ratzinger, che era Decano, nella Messa pro eligendo Pontifice, ha parlato della stessa cosa. Noi lo abbiamo eletto per questa sua libertà di dire le cose. È da quel tempo che è nell’aria che in Vaticano c’è corruzione. Dobbiamo continuare l’opera di pulizia” (Papa Francesco, volo Bangui-Roma, 30 novembre 2015).
Il Papa, dunque, con parole chiare ed inequivocabili rende omaggio al suo anziano predecessore, baluardo contro la corruzione ed alfiere dell’opera di pulizia e trasparenza nella Chiesa. Forse – dopo le parole nette del Pontefice – da oggi qualcuno, che finora ha continuato a negare quanto fatto da Papa Benedetto nel corso del suo ricco e travagliato pontificato, si renderà conto della realtà dei fatti.
Fatti. E non parole. Benedetto XVI è stato definito da più parti – e anche a ragione – il Papa della parola. Ma è stato anche il Papa che alle parole ha fatto seguire i fatti.
Tra gli scandali che Papa Benedetto ha dovuto affrontare nel corso del suo pontificato ci sono stati senz’altro la pedofilia nel clero e la cosiddetta “finanza facile”.
Sul fronte dei preti pedofili Joseph Ratzinger ha condannato senza riserve questi atti. Con le parole, durissime. E con atti altrettanto pesanti. Davanti a “crimini inqualificabili” e ad una Chiesa fino a quell’epoca “non sufficientemente vigilante, né sufficientemente veloce e decisa nel prendere le misure necessarie”, Papa Benedetto aggiornava in senso restrittivo il documento Delicta Graviora e permetteva una maggiore rapidità per la dimissione dallo stato clericale di un sacerdote pedofilo.
A fine 2010 – precisamente il 30 dicembre – Benedetto XVI firmava poi il Motu proprio sulla trasparenza finanziaria. Un documento messo a punto per contrastare e punire riciclaggio e altri reati finanziari simili.
Papa Francesco ha riconosciuto pubblicamente, ieri, l’operato del suo predecessore. E ha confermato la sua intenzione di proseguire nel solco indelebile tracciato da Benedetto XVI. Una – ennesima – conferma della continuità tra il Papa Emerito ed il Pontefice regnante. Papa Benedetto ha fatto uscire la barca dal porto, Francesco ora ha preso il timone seguendo senza indugi la rotta tracciata. Una rotta sicura, sulle vie della trasparenza e della fedeltà al Vangelo».

Ma niente da fare, deterior surdus eo nullus qui renuit audire (non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare) e detrahitur cauda nunquam bene pellis ab ima (la coda – strumento in posto utile per cacciare le mosche – resta sempre la cosa più difficile da pelare).

Quindi, «non smetteranno mai di odiare Benedetto XVI» titola l’editoriale di Emanuele Boffi su Tempo.it di questa mattina, 21 gennaio 2022. In queste poche parole è riassunto il caso Ratzinger. «Un rapporto lo accusa di aver coperto le violenze sessuali di alcuni sacerdoti. Proprio lui che, più di ogni altro, ha agito per combattere la pedofilia nella Chiesa» e questo dovrebbe bastare per chiudere il caso.

Ma c’è dell’altro. C’è da cercare il mandante per questo ennesimo ignobile attacco a Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI, lanciato per non parlare di altro. Quindi tutti, con titoli perentori («Preti pedofili, bufera su Ratzinger “Non agì di fronte a quattro casi”»; «Monaco choc: “497 bimbi abusati dai preti, Papa Ratzinger insabbiò quattro casi”»; «Il peccato di Ratzinger», titola Vatican Insider, ed è dire tutto) che con il solito sistema di processo-esecuzione per mezzo stampa e mettere – per l’ennesima volta – una pietra tombale sul corpo ancora in vita dell’odiato “Panzerkardinal” Joseph Ratzinger. Scrive Giovanni Panettiere su Quotidiano.net: «La bufera della pedofilia nella Chiesa si abbatte per la prima volta sui massimi vertici ecclesiali. Se non odierni, del passato prossimo, con accuse pesantissime di negligenza nella gestione di alcuni casi di abusi, mosse ai danni dello stesso Papa emerito, Benedetto XVI, in un report sulle violenze commissionato dall’arcidiocesi di Monaco. La Santa Sede non offre difese d’ufficio, promette di esaminare la questione, rinnova la vicinanza a tutte le vittime di pedofilia e reitera “il senso di vergogna e il rimorso per gli abusi sui minori commessi da chierici”».

Eccoci, è partito nuovamente il tiro al bersaglio contro Joseph Ratzinger. Un pio esercizio quaresimale prima di inchiodarlo sulla croce a cui siamo ormai abituati da anni. E come le altre volte, anche questa bufera montata ad arte passerà nel nulla.

Prosegue il Direttore di Tempi: «Quando era in carica, gli attacchi contro di lui erano quotidiani. Ora che è emerito, Papa Benedetto XVI ha visto diradarsi, ma non scomparire, l’odio nei suoi confronti. Perché c’è qualcosa di strano, che sconfina nel patologico, in questo accanimento contro Joseph Ratzinger. Non gli si perdona, nemmeno ora che vive quasi da eremita, di non essersi mai “accordato” allo spirito mondano, di non aver mai piegato la testa per accomodare la dottrina cattolica allo zeitgeist, di aver sfidato i laici a rendere ragione delle proprie idee – loro, che su questo campo avrebbero potuto accettare il duello, e invece, a parte una sparuta minoranza, altro non hanno fatto che sgattaiolare via, scegliendo la via dell’insulto e dello sberleffo, spesso della calunnia, pur di non apparire quel che in verità sono: dei nanetti del pensiero al cospetto del Papa teologo. Adesso ci risiamo e la storia è vecchia e fumosa, ma torna a far rumore con l’accusa più infamante».

Perciò, partiti tutti all’unisono a sparare contro una persona inerme e indifesa, che è un facile metodo di “giornalismo”, non passabile neanche nei bordelli (le putane a confronto sono delle persone per bene, perché oneste nel prezzo e nella prestazione, senno non avrebbero clienti). L’anziano Papa emerito ha il grande torto di non voler morire e togliere il disturbo.

Noi lo difendiamo – non d’ufficio o sul quel “altare dell’ipocrisia” che ha visto già molte vittime d’ufficio – ma nel nome della giustizia e della verità. E anche la Santa Sede avrebbe dovuto farlo immediatamente, perché il dossier è conosciuto da anni e i fatti già ampiamente smentiti dal Papa emerito, ma «la sua versione non convince», sentenzia dall’alto della loro cattedra i persecutori materiali. E il pennivendolo da poco soldi di turno obbediscono (paragonarlo con una putana sarebbe un’offesa per quest’ultima). Farebbero bene, mentre spargono liquame, meditare sulla massima lattina de damno proprio quisque dolere scit (ognuno sente il suo di male), ma pronunciandola come un anglosassone, che rende bene l’idea (purché comprendono l’inglese, ma si sa, che la categoria italica non è forte con le lingue).

L’accusa (di lunga data) è già stata dettagliatamente smentita da Benedetto XVI stesso, con numerose pagine di memoria difensiva, ignorata dallo studio legale che ha condotto l’indagine per conto della Chiesa Cattolica Romana in Germania, da anni avviata su strade scismatiche e determinata da un forte risentimento anti-ratzingeriano, ostentato in ogni occasione. Mi ricordo, per citare un esempio, come in occasione del suo primo Viaggio Apostolico nella sua Germania, prima del Briefing quotidiano del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, l’allora Segretario Generale della Conferenza Episcopale Tedesca (dal 27 febbraio1996 al 6 gennaio 2021), Padre Hans Langendörfer, S.I. mi verso addosso con virulenza – a me, definito, “wojtyliano e ratzerigniano” – tutto il suo odio verso l’allora Papa regnante, mentre Bild Zeitung lanciava lo slogan: Wir sind Papst (Noi siamo Papa).

Quindi, è vergognoso che la Santa Sede non abbia immediatamente preso la difesa del Papa emerito e lasciato – per ordine di chi? – che i media di tutto il mondo gettano liquami, non solo su un uomo anziano, inerme e indifeso, ma su tutta la Chiesa Cattolica Romana. Noi non facciamo passare un altro giorno per esprimere a Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI tutta la nostra stima, ammirazione, amicizia e sostegno. E soprattutto, preghiamo affinché il Signore lo dia forza per passare attraverso questa ennesima Via Crucis.

Con Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI, dopo la Santa Messa domenica 14 settembre 2014 al Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano.

Noi, a differenza di tanti che dovrebbero vergognarsi di ancora aprire bocca, abbiamo titolo di parlare di Sua Santità il Papa emerito Benedetto XV. Perché noi abbiamo sempre preso una posizione netta, chiara e senza se e senza ma contro il crimine degli abusi sessuali inflitti a bambini, minori e persone adulte indifese da sacerdoti. Gli abusi sessuali che ci sono stati in Germania fanno parte dell’immane tragedia ai danni di una enorme quantità di vittime da parte di sacerdoti, che di loro si sono fidati e da cui avrebbero dovuto avere cura e attenzione. Una delle tragedie immisurabili all’interno della Chiesa Cattolica Romana, in tutte le parti del mondo. I crimini degli abusi sessuali vanno condannati senza se e senza ma, non con facili dichiarazioni di vergogna, ma con l’applicazione della giustizia, cacciando gli abusatori dalla Chiesa e la consegna alla giustizia civile per delle pene non in un comodo convento ma nel carcere, meglio se con il 41 bis, buttando la chiave.

Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI a Regensburg, 21 giugno 2020.

Il siluro contro Ratzinger arriva dal Vaticano.
L’anima buona e il corpo inerme del Papa emerito abbandonati in solitudine dalla Santa Sede
di Renato Farina
Libero Quotidiano, 21 gennaio 2022


Perché l’hanno abbandonato come il Nazareno sul Golgota? Di tutta questa vicenda l’aspetto che dice lo stato rovinoso della Santa Chiesa è la solitudine in cui sono stati lasciati l’anima buona e il corpo inerme del Papa emerito, 95 anni, che avvolto nelle sue bianche vesti, sul seggiolone con grandi mote, pare proprio un bambinetto in fasce. Dichiara di avere il cuore spezzato per gli abusi che di certo hanno subito molti ragazzini da parte di sacerdoti infami. Ma lui mai e poi mai ha favorito con il silenzio, o la distrazione, lo sfregio profondo e irreparabile inflitto a chierichetti e ragazzini. Lo dice senza titubanze. Ma allora perché la notizia di prima pagina appare ovunque, forcaiola senza alcun dubbio, niente presunzione di innocenza, e lui solo, un corpo morto e vilipeso.

Ma la domanda che ci facciamo è: perché non sono accorsi intorno al piccolo monastero dedicato alla Madonna dove vive in Vaticano delegazioni di fedeli, manipoli di cardinali, guardie svizzere, e una parola semplice semplice del Papa: «Di Benedetto mi fido. Benedetto non è uomo che menta». Niente di tutto questo. La Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso un comunicato dove non si spende una parola per questo “nonno della Chiesa” (definizione di Francesco). Si scrive che nei prossimi giorni «si esaminerà il voluminoso incartamento», manca una frasetta: «Noi crediamo al Papa emerito, la sua vita è chiara come acqua di fonte».

Il bersaglio

Povero Ratzinger, stupisce che regga. Da Cardinale e poi da Papa non ha mai avuto o un attimo di tregua da attacchi d’ogni genere. Un tribunale texano lo voleva estradare. Ci sono rapporti della CIA in cui si esplicita la volontà di fomentare e inventare accuse di pedofilia nei suoi confronti, perché non andava bene per gli assetti del mondo graditi ai progressisti. Dunque: gonfiare i casi di abusi in America, imputarne la responsabilità al «pastore tedesco» (titolo del Manifesto), scrivere e diffondere libri scandalistici contro di lui fingendo di difenderlo, in realtà usando documenti procurati dai servizi segreti (lo scrive il suo biografo ufficiale, Peter Seewald nel recente Benedetto XVI – Una vita, 1400 pagine, di cui alcune centinaia sono dedicate alle aggressioni subite da quest’uomo delicato e candido), per indebolirlo e privarlo delle forze necessarie a guidare la Chiesa. Insistono ancora.

Vero è che Papa Benedetto ha nel suo stemma un orso. Ma non dovrebbe essere vietata nei Paesi civili e in Vaticano la caccia all’orso? Niente da fare. Devono aver concesso ai predatori tedeschi una licenza speciale.

E così ieri è stato diffuso un dossier, preannunciato per tempo e amplificato in una solenne conferenza stampa, scritto e presentato da avvocati che si sono auto definiti «commissione indipendente». Hanno appeso, senza alcuna possibilità di difesa, già stecchito e imbalsamato, il trofeo del vecchio pontefice. Una reputazione immacolata è stata ridotta a poltiglia servita con oculata lentezza e trangugiata dai golosi giornalisti come fosse il giudizio di Dio. L’anziano pontefice, 95 anni, inchiodato a una carrozzella, inerme come un bambino, ha provato a diramare una “smentita”, in essa nega «rigorosamente ogni responsabilità». L’ha inviata a questa congrega di accusatori. L’avvocato Martin Pusch ha risposto che la posizione di Ratzinger «non è credibile». Scrive Le Figaro lasciandoci cadere le braccia: «Gli esperti hanno detto di essere convinti che Ratzinger fosse a conoscenza del passato pedofilo di Don Peter Hullermann, arrivato in Baviera nel 1980, dove ha continuato ad abusare di bambini per decenni senza essere perseguito». Ecco, gli accusatori «sono convinti» ma che razza di prova è mai questa? Vale di più della parola di un Papa che tra poco dovrà rendere conto a Dio? Del resto questa faccenda è vecchia come il cucco. L’avevano già lanciata i giornali tedeschi nel 2010. Finì fi, davanti all’evidenza della classica calunnia che resta però appesa sulla testa dell’innocente, finché qualcuno alla fine taglia il filo e la fa precipitare su chi ormai non ha chi lo difenda.

Il metodo

Stavolta hanno rifatto l’operazione con un apparato scenico, e una dotazione di numeri e tabelline statistiche, che rendono mediaticamente impossibile evitare la crocifissione di chi viene tirato in ballo, anche se questa sentenza è un onore morale, una scarnificazione dei diritti umani, un saggio di barbarie anticristiana perpetrata a giudizio di chi scrive da mandanti frequentatori dei Palazzi Apostolici e delle Curie che sono stufi di quella presenza ormai silenziosa ma le parole e gli atti del quale sono incisi nel granito. Tattica antica. Una volta scorticata la credibilità di Benedetto anche i suoi insegnamenti sarebbero marchiati come opera di un protettore di pedofilia.

Incredibile questa storia della pedofilia. Quando nel 2019 ci fu il sinodo dedicato a questo tema, il Papa emerito, avendone informato la Segreteria di Stato e Francesco, pubblicò pagine di “appunti” sul Corriere della Sera. Spiegò con un racconto minuzioso di fatti ed episodi come la pedofilia fosse stata sdoganata nei seminari specie tedeschi dal trionfo ideologico e pratico del 1968, con la liberazione sessuale per cui in amore nulla è vietato. La classica mossa dei rapaci ne accusano come colpevoli l’innocente che li ha denunciati. Fu attaccato allora perla settantasettesima volta. Lui perdona settanta volte sette. Noi, come nei film di Sergio Leone, no, noi no.

No dei vescovi all’indagine in Italia: l’ira del Papa
L’ipotesi di una commissione come Spagna, Francia e Germania respinta dai porporati
di Fabio Marchese Ragona
Il Giornale, 21 gennaio 2022


«È inutile fare i mea culpa istituzionali, dobbiamo concentrarci realmente sulle vittime di pedofilia, altrimenti non faremo altro che continuare a morderci la coda». Nei palazzi del Vaticano non si parla d’altro: si respira rabbia, vergogna, ma si usa anche un tono polemico, come chi deve lottare contro l’immobilismo di troppe persone che sulla questione degli abusi stanno ancora a braccia incrociate.

Dopo l’ennesima bufera sulla Chiesa, questa volta quella tedesca che con una commissione indipendente ha scoperchiato 497 casi di pedofilia nella diocesi di Monaco e Frisinga tra il 1945 e il 2019, tra la residenza di Papa Francesco e i vari uffici preposti della Santa Sede, si studiano i prossimi passi in avanti da fare, per evitare che sul tema «Chiesa e abusi», tutto rimanga ancora fermo per troppo tempo. Le parole d’ordine su cui il Pontefice chiede di concentrarsi sono «vicinanza e tenerezza», soprattutto verso chi è stato abusato. Con una raccomandazione importante: non siano parole da utilizzare soltanto in un sermone, ma che siano messe in pratica davvero, senza indugi. Soprattutto da quei preti che pubblicamente parlano di pedofilia come una piaga ma poi non fanno nulla per combatterla. «A che cosa serve che il Santo Padre continua a invocare questi atteggiamenti teneri e vicini se poi questi non vengono esplicitati in gesti concreti verso chi ha subito abusi?», si interroga un alto prelato vicino a Bergoglio, «Dobbiamo passare a una sorta di «Fase 2», in cui le vittime diventano il centro di tutto e non siano viste soltanto come delle persone da cui scappare e di cui aver paura».

In effetti, dicono in Vaticano, che c’è ancora tanto lavoro da fare, soprattutto perché, anche in Italia, si fatica a seguire il cammino intrapreso da Francia e Germania per tirare finalmente fuori i propri scheletri dell’armadio. La proposta di istituire una commissione indipendente sugli abusi anche per la Chiesa italiana era stata sollevata nel corso dell’Assemblea Generale straordinaria dei vescovi del novembre 2021 ma la maggioranza dei presenti ha espresso parere negativo: niente commissione per il momento, con grande rammarico, raccontano, del presidente del Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori, monsignor Lorenzo Ghizzoni. «Forse è successo per una questione di paura o forse perché ancora non siamo pronti, come lo sono i confratelli francesi e tedeschi, ad affrontare un peso così importante», confida adesso a Il Giornale uno dei vescovi che era presente a quella riunione, «è chiaro che dobbiamo scrollarci di dosso ogni possibile tentazione a essere omertosi e scoprire cosa è successo anche in passato; il Papa e soprattutto i fedeli sarebbero felici se lo facessimo».

In effetti Francesco, da diverso tempo, ha chiesto e sta ancora chiedendo che si faccia pulizia, che si dialoghi con le vittime e che si possa lavorare insieme a loro per scoperchiare il marcio che ha colpito la Chiesa.

In occasione della pubblicazione del rapporto sugli abusi in Francia, lo scorso ottobre, il Pontefice aveva usato parole molto chiare, incoraggio e invitando i vescovi e i superiori religiosi a continuare a compiere tutti gli sforzi «affinché drammi simili non si ripetano». E aveva parlato di «prova salutare», invitando i cattolici francesi ad assumersi le proprie responsabilità per garantire che la Chiesa sia una casa sicura per tutti. Per quanto riguarda il rapporto pubblicato ieri in Germania, Papa Francesco, da quanto spiegano in Vaticano, attenderà la prima occasione utile per manifestare vicinanza alle vittime.

Intanto alcune copie del dossier che conta mille pagine ed è suddiviso in tre tomi, sono già state recapitate in Vaticano, anche perché il 94enne Papa emerito Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, tirato in causa nel report, possa analizzarlo e fare tutte le valutazioni del caso.

Postilla

Vogliamo concludere queste riflessione con le parole conclusive di Sua Santità Papa Benedetto XVI alla Via Crucis al Colosseo del 2012, a modo di preghiera:

«Cari fratelli e sorelle,
abbiamo rievocato, nella meditazione, nella preghiera e nel canto, il cammino di Gesù sulla via della Croce: una via che sembrava senza uscita e che invece ha cambiato la vita e la storia dell’uomo, ha aperto il passaggio verso i «cieli nuovi e la nuova terra» (cfr Ap 21,1). Specialmente in questo giorno del Venerdì Santo, la Chiesa celebra, con intima adesione spirituale, la memoria della morte in croce del Figlio di Dio, e nella sua Croce vede l’albero della vita, fecondo di una nuova speranza.
L’esperienza della sofferenza segna l’umanità, segna anche la famiglia; quante volte il cammino si fa faticoso e difficile! Incomprensioni, divisioni, preoccupazione per il futuro dei figli, malattie, disagi di vario genere. In questo nostro tempo, poi, la situazione di molte famiglie è aggravata dalla precarietà del lavoro e dalle altre conseguenze negative provocate dalla crisi economica. Il cammino della Via Crucis, che abbiamo spiritualmente ripercorso questa sera, è un invito per tutti noi, e specialmente per le famiglie, a contemplare Cristo crocifisso per avere la forza di andare oltre le difficoltà. La Croce di Gesù è il segno supremo dell’amore di Dio per ogni uomo, è la risposta sovrabbondante al bisogno che ha ogni persona di essere amata. Quando siamo nella prova, quando le nostre famiglie si trovano ad affrontare il dolore, la tribolazione, guardiamo alla Croce di Cristo: lì troviamo il coraggio per continuare a camminare; lì possiamo ripetere, con ferma speranza, le parole di san Paolo: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? … Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati» (Rm 8, 35.37).
Nelle afflizioni e nelle difficoltà non siamo soli; la famiglia non è sola: Gesù è presente con il suo amore, la sostiene con la sua grazia e le dona l’energia per andare avanti. Ed è a questo amore di Cristo che dobbiamo rivolgerci quando gli sbandamenti umani e le difficoltà rischiano di ferire l’unità della nostra vita e della famiglia. Il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo incoraggia a camminare con speranza: la stagione del dolore e della prova, se vissuta con Cristo, con fede in Lui, racchiude già la luce della risurrezione, la vita nuova del mondo risorto, la pasqua di ogni uomo che crede alla sua Parola.
In quell’Uomo crocifisso, che è il Figlio di Dio, anche la stessa morte acquista nuovo significato e orientamento, è riscattata e vinta, è il passaggio verso la nuova vita: «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Affidiamoci alla Madre di Cristo. Lei che ha accompagnato il suo Figlio sulla via dolorosa, Lei che stava sotto la Croce nell’ora della sua morte, Lei che ha incoraggiato la Chiesa al suo nascere perché viva alla presenza del Signore, conduca i nostri cuori, i cuori di tutte le famiglie attraverso il vasto mysterium passionis verso il mysterium paschale, verso quella luce che prorompe dalla Risurrezione di Cristo e mostra la definitiva vittoria dell’amore, della gioia, della vita, sul male, sulla sofferenza, sulla morte. Amen».