Papa Francesco invita ad essere genitori

Nella prima udienza generale del nuovo anno papa Francesco ha continuato le catechesi su san Giuseppe, sottolineando la bellezza della genitorialità. Infatti il tema dell’odierna catechesi riguarda ‘San Giuseppe, il padre putativo di Gesù’:

“Gli Evangelisti Matteo e Luca lo presentano come padre putativo di Gesù e non come padre biologico. Matteo lo precisa, evitando la formula ‘generò’, usata nella genealogia per tutti gli antenati di Gesù; ma lo definisce ‘sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù detto il Cristo’. Mentre Luca lo afferma dicendo che era padre di Gesù ‘come si riteneva’, cioè appariva come padre”.

 Ed ha ripercorso il senso storico e culturale della parola nella giurisdizione ebraica, come è descritta nel libro del Deutoronomio: “Per comprendere la paternità putativa o legale di Giuseppe, occorre tener presente che anticamente in Oriente era molto frequente, più di quanto non sia ai nostri giorni, l’istituto dell’adozione…

In altre parole, il genitore di questo figlio è il cognato, ma il padre legale resta il defunto, che attribuisce al neonato tutti i diritti ereditari. Lo scopo di questa legge era duplice: assicurare la discendenza al defunto e la conservazione del patrimonio”.

Giuseppe era a tutti gli effetti padre: “Come padre ufficiale di Gesù, Giuseppe esercita il diritto di imporre il nome al figlio, riconoscendolo giuridicamente. Giuridicamente è il padre, ma non generativamente, non l’ha generato.

Anticamente il nome era il compendio dell’identità di una persona. Cambiare il nome significava cambiare sé stessi, come nel caso di Abramo, il cui nome Dio cambia in ‘Abraham’, che significa ‘padre di molti’… Così per Giacobbe, che viene chiamato ‘Israele’, che significa ‘colui che lotta con Dio’, perché ha lottato con Dio per obbligarlo a dargli la benedizione.

Ma soprattutto dare il nome a qualcuno o a qualcosa significava affermare la propria autorità su ciò che veniva denominato, come fece Adamo quando conferì un nome a tutti gli animali”.

Da questo significato il papa apre una riflessione sul valore della generatività: “Questo particolare aspetto della figura di Giuseppe ci permette oggi di fare una riflessione sulla paternità e sulla maternità. E questo credo che sia molto importante: pensare alla paternità, oggi.

Perché noi viviamo un’epoca di notoria orfanezza. E’ curioso: la nostra civiltà è un po’ orfana, e si sente, questa orfanezza. Ci aiuti la figura di San Giuseppe a capire come si risolve il senso di orfanezza che oggi ci fa tanto male”.

Genitori si diventa, come è scritto nella lettera apostolica ‘Patris corde’, puntando la riflessione sull’adozione: “Penso in modo particolare a tutti coloro che si aprono ad accogliere la vita attraverso la via dell’adozione, che è un atteggiamento così generoso e bello. Giuseppe ci mostra che questo tipo di legame non è secondario, non è un ripiego.

Questo tipo di scelta è tra le forme più alte di amore e di paternità e maternità. Quanti bambini nel mondo aspettano che qualcuno si prenda cura di loro! E quanti coniugi desiderano essere padri e madri ma non riescono per motivi biologici; o, pur avendo già dei figli, vogliono condividere l’affetto familiare con chi ne è rimasto privo”.

Il papa ha invitato a scegliere questa strada, abbattendo l’egoismo: “Non bisogna avere paura di scegliere la via dell’adozione, di assumere il ‘rischio’ dell’accoglienza. E oggi, anche, con l’orfanezza, c’è un certo egoismo. L’altro giorno, parlavo sull’inverno demografico che c’è oggi: la gente non vuole avere figli, o soltanto uno e niente di più.

E tante coppie non hanno figli perché non vogliono o ne hanno soltanto uno perché non ne vogliono altri, ma hanno due cani, due gatti … Eh sì, cani e gatti occupano il posto dei figli”.

La figliolanza è una ricchezza per la vita: “Io chiedo a San Giuseppe la grazia di svegliare le coscienze e pensare a questo: ad avere figli. La paternità e la maternità sono la pienezza della vita di una persona. Pensate a questo.

E’ vero, c’è la paternità spirituale per chi si consacra a Dio e la maternità spirituale; ma chi vive nel mondo e si sposa, deve pensare ad avere figli, a dare la vita, perché saranno loro che gli chiuderanno gli occhi, che penseranno al suo futuro. E anche, se non potete avere figli, pensate all’adozione”.

E’ un rischio avere figli, ma è più rischioso non averne: “Un uomo e una donna che volontariamente non sviluppano il senso della paternità e della maternità, mancano qualcosa di principale, di importante. Pensate a questo, per favore.

Auspico che le istituzioni siano sempre pronte ad aiutare in questo senso dell’adozione, vigilando con serietà ma anche semplificando l’iter necessario perché possa realizzarsi il sogno di tanti piccoli che hanno bisogno di una famiglia, e di tanti sposi che desiderano donarsi nell’amore… Questa è la voglia di essere padre, di essere madre anche nell’adozione. Non abbiate paura di questo”.

La catechesi è chiusa con una preghiera a san Giuseppe: “San Giuseppe, tu che hai amato Gesù con amore di padre, sii vicino a tanti bambini che non hanno famiglia e desiderano un papà e una mamma. Sostieni i coniugi che non riescono ad avere figli, aiutali a scoprire, attraverso questa sofferenza, un progetto più grande.

Fa’ che a nessuno manchi una casa, un legame, una persona che si prenda cura di lui o di lei; e guarisci l’egoismo di chi si chiude alla vita, perché spalanchi il cuore all’amore”.

(Foto: Santa Sede)

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