Papa Francesco: Natale è l’amore di Dio per l’umanità

Nell’udienza generale prenatalizia papa Francesco ha sottolineato l’importanza fondamentale del Natale, di cui il mondo non può farne a meno; ma al termine non può dimenticare i profughi incontrati a Cipro ed in Grecia attraverso un invito speciale:

“Durante il mio viaggio a Cipro e in Grecia ho potuto toccare con mano, ancora una volta, l’umanità ferita dei profughi e dei migranti. Ho anche constatato come solo alcuni Paesi europei stiano sopportando la maggior parte delle conseguenze del fenomeno migratorio nell’area mediterranea, mentre in realtà esso richiede una responsabilità condivisa da tutti, dalla quale nessun Paese può esimersi, perché è un problema di umanità.

In particolare, grazie alla generosa apertura delle autorità italiane, ho potuto portare a Roma un gruppo di persone, che ho conosciuto durante il mio viaggio: oggi sono qui in mezzo a noi alcuni di loro. Benvenuti! Ce ne faremo carico, come Chiesa, nei prossimi mesi.

E’ un piccolo segno, che spero serva da stimolo per gli altri Paesi europei, affinché permettano alle realtà ecclesiali locali di farsi carico di altri fratelli e sorelle che vanno urgentemente ricollocati, accompagnati, promossi e integrati.

Sono tante, infatti, le Chiese locali, le congregazioni religiose e le organizzazioni cattoliche che sono pronte ad accoglierli e accompagnarli verso una feconda integrazione. Serve solo aprire una porta, la porta del cuore! Non manchiamo di farlo in questo Natale!”

Infatti Natale è la manifestazione di Dio in un debole Bambino: “Oggi, a pochi giorni dal Natale, vorrei rievocare con voi l’evento da cui non può prescindere la storia: la nascita di Gesù. Per osservare il decreto dell’imperatore Cesare Augusto, che ordinava di farsi registrare all’anagrafe del proprio paese d’origine, Giuseppe e Maria scendono da Nazaret a Betlemme. Appena arrivati, cercano subito un alloggio, perché il parto è imminente; ma purtroppo non lo trovano, e allora Maria è costretta a partorire in una stalla”.

E’ un pensiero, quello del  papa, che riflette la condizione accettata da Dio: “Pensiamo: il Creatore dell’universo … a Lui non fu concesso un posto per nascere!.. Fu un angelo ad annunciare la nascita di Gesù, e lo fece a degli umili pastori.

E fu una stella che indicò ai Magi la strada per raggiungere Betlemme. L’angelo è un messaggero di Dio. La stella ricorda che Dio creò la luce e che quel Bambino sarà ‘la luce mondo’, come Egli stesso si autodefinirà”.

Gesù si manifesta a chi lo accoglie: “Intorno a Gesù appena nato ci sono anche i Magi I Vangeli non ci dicono che fossero dei re, né il numero, né i loro nomi. Con certezza si sa solo che da un paese lontano dell’Oriente (si può pensare alla Babilonia, all’Arabia o alla Persia del tempo) si sono messi in viaggio alla ricerca del Re dei Giudei, che nel loro cuore identificano con Dio, perché dicono di volerlo adorare.

I Magi rappresentano i popoli pagani, in particolare tutti coloro che lungo i secoli cercano Dio e si mettono in cammino per trovarlo. Rappresentano anche i ricchi e i potenti, ma solo quelli che non sono schiavi del possesso, che non sono ‘posseduti’ dalle cose che credono di possedere”.

La nascita di Gesù è per tutta l’umanità: “Il messaggio dei Vangeli è chiaro: la nascita di Gesù è un evento universale che riguarda tutti gli uomini. Cari fratelli e care sorelle, solo l’umiltà è la via che ci conduce a Dio e, allo stesso tempo, proprio perché ci conduce a Lui, ci porta anche all’essenziale della vita, al suo significato più vero, al motivo più affidabile per cui la vita vale la pena di essere vissuta”.

Solo attraverso l’umiltà si comprende Dio:  “Solo l’umiltà ci spalanca all’esperienza della verità, della gioia autentica, della conoscenza che conta. Senza umiltà siamo ‘tagliati fuori’, siamo tagliati fuori dalla comprensione di Dio, dalla comprensione di noi stessi. Occorre essere umile per capire noi stessi, tanto più per capire Dio.

I Magi potevano anche essere dei grandi secondo la logica del mondo, ma si fanno piccoli, umili, e proprio per questo riescono a trovare Gesù e a riconoscerlo. Essi accettano l’umiltà di cercare, di mettersi in viaggio, di chiedere, di rischiare, di sbagliare”.

Ma l’annuncio è stato fatto anche ai poveri, che sono accorsi all’annuncio: “In prima fila, nell’avvicinarsi al presepio e pregare, vorrei mettere i poveri… E poi, fratelli e sorelle, vorrei accompagnare a Betlemme, come fece la stella con i Magi, tutti coloro che non hanno un’inquietudine religiosa, che non si pongono il problema di Dio, o addirittura combattono la religione, tutti quelli che impropriamente sono denominati atei”.

Il Natale è l’esperienza dell’amore di Dio: “E’ questo il motivo della nostra gioia: siamo stati amati, siamo stati cercati, il Signore ci cerca per trovarci, per amarci di più.

Questo è il motivo della gioia: sapere che siamo stati amati senza nessun merito, siamo sempre preceduti da Dio nell’amore, un amore così concreto che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, in quel Bambino che vediamo nel presepe.

Questo amore ha un nome e un volto: Gesù è il nome e il volto dell’amore che sta a fondamento della nostra gioia. Fratelli e sorelle, vi auguro un buon Natale, un buon e santo Natale”.

(Foto: Santa Sede)

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