La Chiesa invita a costruire condizioni dignitose per i lavoratori

“Il lavoro è un fattore indispensabile per costruire e preservare la pace. Esso è espressione di sé e dei propri doni, ma anche impegno, fatica, collaborazione con altri, perché si lavora sempre con o per qualcuno. In questa prospettiva marcatamente sociale, il lavoro è il luogo dove impariamo a dare il nostro contributo per un mondo più vivibile e bello”: così scrive papa Francesco nel messaggio per la LV giornata per la pace ‘Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura’.

Il papa sottolinea che il coronavirus ha peggiorato una crisi latente, specialmente nei confronti dei lavoratori: “La pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione del mondo del lavoro, che stava già affrontando molteplici sfide.

Milioni di attività economiche e produttive sono fallite; i lavoratori precari sono sempre più vulnerabili; molti di coloro che svolgono servizi essenziali sono ancor più nascosti alla coscienza pubblica e politica; l’istruzione a distanza ha in molti casi generato una regressione nell’apprendimento e nei percorsi scolastici. Inoltre, i giovani che si affacciano al mercato professionale e gli adulti caduti nella disoccupazione affrontano oggi prospettive drammatiche”.

Soprattutto manca un sistema di welfare: “In particolare, l’impatto della crisi sull’economia informale, che spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante. Molti di loro non sono riconosciuti dalle leggi nazionali, come se non esistessero; vivono in condizioni molto precarie per sé e per le loro famiglie, esposti a varie forme di schiavitù e privi di un sistema di welfare che li protegga.

A ciò si aggiunga che attualmente solo un terzo della popolazione mondiale in età lavorativa gode di un sistema di protezione sociale, o può usufruirne solo in forme limitate”.

Il papa ha chiesto ‘opportunità di lavoro dignitoso’, come nei mesi scorsi aveva chiesto l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, mons. Cesare Nosiglia, affermando che la giustizia non deve essere disgiunta dalla solidarietà a proposito della crisi della ex Embraco:

“La giustizia e la solidarietà camminano insieme e si realizzano quando ci si rende conto che le difficoltà di alcuni sono difficoltà di tutti e i diritti di alcuni sono da difendere e promuovere come diritti di tutti. Se vogliamo che l’uomo sia al centro del lavoro, e si affrontino le crisi insieme bisogna che tutte le componenti sociali, politiche ed economiche facciano squadra all’unisono e operino come un corpo solo. E siano poi coerenti nel mantenere fermo tale obiettivo”.

L’arcivescovo torinese è preoccupato per i numerosi licenziamenti: “Sono molto preoccupato dalle tante situazioni di crisi che affliggono il mondo del lavoro nel nostro territorio. E il dramma di tanti fratelli lavoratori è anche quello della Chiesa. Infatti il lavoro, nella fede cristiana, assume una forma che non è semplicemente sussidio economico, ma co-partecipazione alla costruzione del Regno di Dio.

La Bibbia inizia proprio con il racconto della creazione, dove il Signore affida il suo lavoro all’opera dell’uomo, il quale mediante le proprie mani, intelligenza e passione ‘coltiva e custodisce’ ciò che gli è stato assegnato da Dio.

Per tale motivo dove viene tolto il lavoro all’uomo viene sottratto non solo un diritto, ma viene meno la sua dignità di persona voluta dal Signore. Sottrarre indebitamente il lavoro alle  persone è peccato e rompe il disegno di Dio per l’uomo, impedendogli di essere compartecipe del suo Regno”.

Infine ha invitato a ricostruire il tessuto sociale della città: “Sì amici, il lavoro e l’economia devono essere abitati da un’etica che metta insieme persone e sviluppo in maniera sapiente, affinché possiamo costruire autenticamente una società in cui le persone possano realizzare la propria vocazione attraverso il lavoro…

Di fronte a questa situazione di rinnovata crisi occupazionale abbiamo la necessità di trovare vie nuove e coraggiose, insieme alle organizzazioni sindacali, al mondo imprenditoriale della nostra regione e alle istituzioni locali, perché oltre che punto di riferimento per i lavoratori diventino soggetti in grado di indirizzare le politiche economiche con proposte innovative e coraggiose”.

E nel Triveneto il Patriarca di Venezia e Presidente della Conferenza Episcopale Triveneto Francesco Moraglia e i Vescovi delle diocesi, mons. Michele Tomasi (Treviso), mons. Claudio Cipolla (Padova), mons. Adriano Tessarollo e mons. Giampaolo Dianin (rispettivamente Amministratore apostolico e Vescovo eletto di Chioggia) hanno risposto positivamente alla richiesta pervenuta dai sindacati Fim-Cisl e Fiom-Cgil garantendo sostegno e partecipazione alla giornata di sensibilizzazione indetta per domenica 19 dicembre 2021 a favore dell’azienda Speedline di S. Maria di Sala (VE) la cui proprietà ha annunciato recentemente la chiusura entro il prossimo anno:

“Volentieri i Vescovi aderiscono a questa giornata di sensibilizzazione perché in essa c’è una risposta di tipo trasversale e non di parte; tutte le componenti che vivono in questo territorio sono, infatti, presenti. Sì, è un territorio intero che si è mosso, con i diversi soggetti che lo rendono attivo, vivace e significativo anche a livello nazionale”.

Il patriarca di Venezia ha chiesto alla politica di continuare nella trattativa per trovare un accordo: “Chiediamo, allora, alla politica che continui ad essere presente aiutando le parti, per quanto è di sua competenza, a trovare un giusto ed equo accordo. Certamente riteniamo che gli anelli più deboli debbano essere maggiormente garantiti e tutelati…

Desidero ricordare quanto sia importante l’impegno comune delle categorie e delle istituzioni nel costruire insieme una politica ed un’economia in grado di stimolare al massimo le attuali dinamiche industriali nel rispetto della dignità della persona e nel perseguire il buon sviluppo di un territorio”.

Ed ancora nel messaggio per la pace il papa ha ribadito che “il lavoro infatti è la base su cui costruire la giustizia e la solidarietà in ogni comunità… E’ più che mai urgente promuovere in tutto il mondo condizioni lavorative decenti e dignitose, orientate al bene comune e alla salvaguardia del creato. Occorre assicurare e sostenere la libertà delle iniziative imprenditoriali e, nello stesso tempo, far crescere una rinnovata responsabilità sociale, perché il profitto non sia l’unico criterio-guida”.

Anche la Commissione regionale per i problemi sociali e del lavoro della Conferenza episcopale marchigiana ha espresso solidarietà ai 270 lavoratori dell’azienda Caterpillar Hydraulics Italia a seguito dell’annuncio, il 10 dicembre corso, della chiusura definitiva dello stabilimento entro il mese di febbraio prossimo:

“Siamo a conoscenza che lo stabilimento di Jesi, appartenente alla multinazionale statunitense Caterpillar inc., ha rappresentato e rappresenta una eccellenza di qualità nella produzione di cilindri idraulici e che anche in quest’ultimo anno stava lavorando a pieno regime su tre turni giornalieri, e anche i risultati economici e di bilancio della Caterpillar non lasciavano presagire una decisione così drastica e così dura per i lavoratori e per il nostro territorio”.

Per i vescovi marchigiani questa situazione rappresenta un’economia che ‘uccide’ tutto l’indotto delle piccole imprese e delle famiglie: “La vicenda della Caterpillar è una vicenda emblematica di ‘una economia che uccide’ la dignità dell’uomo anziché esserne al servizio, e pertanto va contrastata in ogni modo.

Per questo, in primo luogo chiediamo ai responsabili della direzione di Caterpillar di rivedere la decisione di chiusura aziendale, dello stabilimento di Jesi. In secondo luogo chiediamo a tutte le istituzioni comunali, regionali e nazionali di prendere parte ed interessarsi a questa crisi industriale, probabilmente la più importante della Regione Marche dopo quella di Fabriano”.

Per questo “sosterremo con tutti i nostri mezzi la difesa del lavoro che hanno iniziato i lavoratori, anche partecipando fisicamente alle prossime manifestazioni pubbliche tramite i nostri uffici per la pastorale sociale e del lavoro presenti in tutte le diocesi”.

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