Se stai vivendo un momento difficile, Gesù a Natale nasce proprio per te

Poco tempo fa una persona che conosco bene, di cui non voglio svelare l’identità per rispetto, mi ha confidato di avere la mamma malata di tumore. Io ho perso mia madre, di tumore. Aveva 51 anni. Ho sofferto tanto per questa ragazza, per la sua famiglia. Mi sono venuti in mente tanti ricordi dolorosi. Le ho assicurato che le sono vicina con la preghiera e in qualunque altro modo possibile.

E poi le ho detto che la capisco, anche se questo lei già lo sapeva. Ho vissuto prima di lei il dolore di vedere la propria mamma, la donna che ti ha messo al mondo e che ti ha stretto a sé prima di chiunque altro, consumata dalla malattia. Conosco quel senso di impotenza, mentre il male la logora. Ma conosco anche la pace che viene dal riporre la propria speranza in Gesù, pure se umanamente vorresti solo gridare, piangere, sbattere i pugni contro il muro e arrabbiarti con la vita.

Gesù mi ha dato pace, quando ho dovuto salutare mia madre. Mi ricordo quei giorni: avevo una pace innaturale, mi sembrava di dirle semplicemente arrivederci, ed ero certa che la meta in cui era diretta fosse meravigliosa. Non credevo possibile un simile miracolo: mia madre era appena morta e io sentivo che era ancora viva.

Un altro miracolo è stato scoprire che Gesù non salva solo dalla morte, donando la vita eterna, ma anche dall’angoscia che la morte porta con sé. Anche dal vuoto che si origina in chi rimane. L’ho capito in particolare a dicembre di tre anni fa…

Ricordo il mio primo Natale senza mamma. Le luci avevano meno colore, per me. Fare l’albero di Natale era difficile, a pochi mesi dalla sua scomparsa. La vedevo ancora seduta sul divano, a ridere, mentre noi fratelli riempivamo quel povero abete di ogni pallina e cianfrusaglia possibile. Non riuscivo ad affrontare l’idea che anche quell’anno sarebbero arrivate le feste.

Eppure, la prima domenica di avvento di quell’anno, il 2018, ho pregato Gesù di farmi vivere un Natale ricco, pieno di significato, proprio in quel momento difficile. Gli ho chiesto di farsi vicino, perché più che mai avevo bisogno di Lui per fare i conti con l’assenza di mamma.

Non ci crederete, forse, ma ho sentito che mai come quell’anno Gesù nasceva proprio per me. Per consolarmi, per dirmi di guardare oltre la materia, oltre lo spazio, oltre il tempo. Di fissare gli occhi su di Lui, perché in Lui mia madre era ancora viva e custodita gelosamente.

M diceva di non temere perché se crediamo in Lui: ‘Neppure un capello del nostro capo andrà perduto’ e io potevo gioire del suo amore, come poteva gioirne mia madre.

Pensavo che sarebbe stato il Natale più brutto, sapete? Invece è stato il più bello. O meglio, il più vero. Forse perché mai come allora avevo sentito il bisogno di un Dio che è l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Di un Dio che nasce per non farci morire più.

Mi sono sentita sollevata, sostenuta, presa per mano. Davvero la grazia esiste! Provate ad affidarvi… lasciate la rabbia, fatevi piccoli, fatevi bambini, mettetevi tra le braccia di Dio. Avrà cura di voi. Con me è stato così. Mai come quell’anno ho capito che solo lui ci risparmia la disperazione davanti al vuoto, al buio, alla voragine che la morte crea.

Non so se qualcuno di voi porta una piaga dentro, non se qualcuno di voi lettori sta pensando che quest’anno il Natale sarà una tristezza: forse perché ha da poco ricevuto una brutta notizia, forse perché qualcuno dei suoi cari sta male, forse perché ha perso un amico o un famigliare.

Ecco, sappiate che il Natale è soprattutto per voi. Dio piange con chi piange, nasce per chi ha perso la gioia, viene nel mondo per portare luce, proprio per voi, dove sembra che la tenebra stia vincendo.

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