In difesa dell’amicizia e della civiltà, contro le calunnie e il fango sparso da paparazzi magazine. Dopo Calmeyn a La Croix, Aupetit si spiega a Le Parisien

A dodici giorni dalla sua rinuncia, accettata dal Papa che lo ha dimissionato il 2 dicembre 2021, in seguito alla pubblicazione di un articolo del settimanale Le Point del 22 novembre su una presunta relazione avuta con una donna nel 2012, che ha azionato la macchina delle calunnie e del fango sulla base di pettegolezzi e chiacchiericcio, l’Arcivescovo emerito di Parigi, Mons. Michel Aupetit ha rilasciato una lucidissima intervista al quotidiano Le Parisien.

Aupetit smentisce categoricamente l’esistenza di qualsiasi relazione amorosa e si dice vittima di una macchinazione ordita contro di lui per farlo fuori. «Sono stato vittima di un complotto. Mi hanno indicato alcune persone, delle reti che ce l’avevano con me e che hanno agito», ha dichiarato Aupetit a Le Parisien.

L’8 dicembre, il magazine Paris Match aveva sbattuto Aupetit in copertina accanto a Laetitia Calmeyn, teologa belga, vergine consacrata e professore al Collège des Bernardins, con all’interno un articolo pieno di insinuazioni. Anche Calmeyn ha parlato della vicenda e del trattamento mediatico che ha subìto, in un’intervista rilasciata a La Croix: «Due giorni fa ero veramente sotto choc, l’ho vissuta come un trauma. E poi mi è balenato agli occhi un fatto: se ci fosse stato un uomo, un prete, accanto a Mons. Aupetit, ci sarebbe stato lo stesso trattamento mediatico? Le donne nella Chiesa devono essere ridotte a oggetto di sospetto, di fantasma, espressione di gelosie o di servilismo?», si è chiesta.

Dopo la condivisione della nostra traduzione italiana dell’intervista rilasciata a La Croix (il quotidiano cattolico francese degli Assunzionisti) dalla teologa Laetitia Calmeyn [QUI], oggi offriamo la nostra traduzione italiana dell’intervista rilasciata dall’Arcivescovo Michel Aupetit a Le Parisien (il primo quotidiano di Parigi e dell’Île-de-France).

Le Parisien, 13 dicembre 2021.

Intervista
“Sono stato vittima di un complotto”: Mons. Aupetit torna per la prima volta sulle voci di una relazione
ESCLUSIVO. L’Arcivescovo di Parigi, le cui dimissioni sono state accolte dal Papa il 2 dicembre, torna per la prima volta sulle voci di una relazione che lo riguardano. Ha annunciato che avrebbe sporto denuncia contro Paris Match, che ha pubblicato le foto che lo ritraggono in compagnia della teologa Laetitia Calmeyn.
Michel Aupetit, accusato di avere una relazione con una donna, difende la sua “amicizia” con la teologa Laetitia Calmeyn.
di Christel Brigaudeau, Robin Korda e Marie-Christine Tabet
Le Parisien, 13 dicembre 2021

Si pensava di incontrare un uomo a terra. È un colletto romano dalla voce profonda e decisa che, ieri, apre la porta dell’ampio studio del suo avvocato. Le sue mani tremano appena, quando fa emergere il chiacchiericcio sulla relazione che gli ha fatto perdere suo posto, uno dei più importanti nella Chiesa in Francia. L’Arcivescovo emerito di Parigi, ridivenuto semplice chierico contrattacca, croce pettorale d’argento sulla sua camicia nera, difende la sua “amicizia” con la teologa Laetitia Calmeyn, fa suo bilancio di quattro anni e due crisi successive: l’incendio di Notre-Dame, lo scandalo della pedofilia nella Chiesa e ora la vicenda che ha provocato la sua partenza.

Le Parisien: Paris Match l’8 dicembre ha pubblicato delle foto di lei in compagnia di un’eminente teologa belga, Laetitia Calmeyn, professore al Collège des Bernardins e vergine consacrata. Avete una storia d’amore?
Mons. Michel Aupetit: No. Non ha nulla a che vedere con una relazione amorosa o una relazione sessuale. È un’amicizia. A livello personale, spirituale, siamo sulla stessa lunghezza d’anima. È una bella persona, molto più intelligente di me, che mi aiuta molto a riflettere. Laetitia Calmeyn è molto delicata. Trovo spregevole che venga infangata.

Per due settimane sono circolate voci sulla sua vita sentimentale. Non le è mancata la lucidità mentre camminavate insieme nella foresta di Meudon?
Conosco bene questa foresta, perché ci abitavo nelle vicinanze quando ero bambino. Ho deciso di andare lì a fare una passeggiata per rilassarmi. Laetitia mi ha inviato un SMS per dirmi che aveva appena finito una lezione al Collège des Bernardins. Le ho risposto: “Se vuole, può raggiungermi. Prenda il metrò e la aspetterò al capolinea”. L’ho ritrovato lì, abbiamo trovato un piccolo bistrot per pranzare e poi siamo andati a fare una passeggiata nella foresta. Che storia! Se non si può più mangiare con un’amica senza che un paparazzo sia lì a fotografarvi, in che mondo si vive?

Sta valutando un’azione penale?
Sì. Il mio avvocato, Jean Reinhart, sta attualmente redigendo una denuncia per diffamazione. Non posso accettare che il mio silenzio venga interpretato come un’ammissione di colpa.

Suoi problemi sono iniziati il 22 novembre, quando Le Point ha rivelato l’esistenza di una sua mail equivoca, del 2012, a una donna. All’epoca era vicario generale…
Non si tratta di Laetitia Calmeyn, non la conoscevo ancora. Era una persona che, come spesso accade quando si fa il prete o il medico, si affeziona perché soffre di solitudine. Mi scriveva ogni giorno. Ho risposto a una mail e la mia segretaria ha potuto leggerla, dato che condividevamo la stessa casella di posta. Non c’era nessuna relazione. Questa persona una volta aveva un dolore alla schiena. Le ho fatto un massaggio per darle sollievo. Vi ricordo che sono un medico.

Ha nascosto questo episodio al Papa [*]?
No, non ho mentito al Papa. Era pienamente al corrente. Alcuni anni fa, avevo segnalato questo ai miei superiori. Non c’è davvero nulla di nuovo in questa faccenda. Ma la sua esposizione poteva mettere in difficoltà chi governa la Diocesi.

Papa Francesco, durante una conferenza stampa, ha parlato di “carezze” e “massaggi” fatti ad una segretaria…
Penso che abbia confuso un po’ gli elementi della storia. La mia povera segretaria non ha niente a che fare con tutto questo. Conosco bene suo marito e la sua famiglia. Ho battezzato i suoi nipotini.

Aspettava che il Papa accettasse la sua dimissione?
Se me lo avesse chiesto, avrei attraversato la tempesta. Ne sarei stato capace. Immagino che ha giudicato che la situazione avrebbe potuto indebolire la Diocesi.

Si senta vittima di un complotto [**]?
Sì.

Da dove viene?
Mi hanno indicato alcune persone, delle reti che ce l’avevano con me e che hanno agito. Ma non ho alcuna prova di ciò. Ho pregato Dio di non mettere amarezza nel mio cuore e ho pregato per coloro che vogliono farmi del male. Se entro nel regolamento dei conti, non sono più nel Vangelo.

Rimpiange di aver preso decisioni impopolari?
Non prendo nessuna decisione da solo. Che si tratti della sostituzione del Direttore del Lycée Saint-Jean di Passy, o della chiusura del Centro pastorale Saint-Merry, ho sempre agito di concerto con i miei Consigli. Ma sono io, come Vescovo, che devo assumermi la responsabilità, anche a costo di sopportare risentimento.

Due dei suoi uomini di fiducia, i Vicari generali Alexis Leproux e Benoist de Sinety, si sono dimessi a distanza di sei mesi. Come mai?
Fare il vicario generale è un lavoro difficile, lo sono stato per sette anni. Ci vuole molto abnegazione, perché si è al servizio di tutti senza essere da nessuna parte. È molto più gratificante essere prete in una parrocchia. Non abbiamo litigato, ma il Covid ci ha separati. Ci vedevamo meno spesso, c’era meno connivenza e complicità.

È rattristato dall’assenza di alte personalità della Chiesa a vostra Messa di addio venerdì alla chiesa di Saint-Sulpice?
Il Cardinale Vingt-trois era estremamente stanco. Mons. Eric Aumonier (responsabile del cantiere di Notre-Dame) doveva venire, ma aveva sbagliato orario. Mi ha chiamato il giorno dopo per scusarsi. Tutti gli altri erano lì. Ho ricevuto centinaia di lettere dai miei fratelli vescovi, sacerdoti, diaconi, semplici fedeli, che mi hanno espresso il loro affetto. Mi ha rasserenato. Non sono così odiato.

Questa vicenda ha rilanciato il dibattito sul celibato dei preti. I pastori sono sposati, il che non impedisce loro di esercitare il loro ministero…
Questa domanda appartiene a tutta la Chiesa. Le missioni del sacerdote e del pastore sono diverse. Il primo dona la sua vita a Cristo, comunica la grazia di Dio, il secondo ha una carica di comunità. Quando mi alzo la mattina, prego lo Spirito Santo. Affido ogni giorno la mia vita al Signore, che è il senso del celibato.

Ha già menzionato i propri strattoni interiori, al momento di abbracciare una vita “religiosa”. In questa vicenda, è stato afferrato da questa lacerazione?
Fin da piccolo ho sempre voluto mettere su famiglia. Ma non sono assolutamente lacerato, non lo sono più. Ho combattuto prima di entrare in seminario. Quando ho sentito la chiamata di Dio, è stata sia una gioia incredibile che una terribile angoscia. Caddi in ginocchio nella mia sala da pranzo e dissi: “Sia fatta la tua volontà”. È una gioia che da allora non mi ha più abbandonato. Sapevo che non sarebbe stato facile. La prova…

Cosa farà adesso?
Non ho un’idea concreta. Continuerò a servire Cristo e i miei fratelli. Sono libero. Tra due settimane andrò a fare una gita in montagna con l’Associazione per l’Amicizia, che mette in contatto giovani professionisti e gente di strada. Dovevo trovargli una sede, sono loro che mi accolgono alla fine.

È ferito?
Dopo aver letto l’articolo di Le Point, sono rimasto sopraffatto. Da quando ho rassegnato le dimissioni, sono in pace.

[*] La domanda fa riferimento alle insinuazioni formulate dalla grand reporter di Paris Match, nella “inchiesta” con le foto rubate dell’8 dicembre scorso. Tornando alle osservazioni fatte dal Papa in volo al ritorno dal suo Viaggio Apostolico a Cipro e in Grecia, la giornalista di Paris Match sostiene che non è “il peccato della carne”, che mons. Aupetit avrebbe potuto commettere, che ha spinto il Sommo Pontefice ad accettare la sua rinuncia… ma una “bugia” (sempre dalla serie “quando la toppa è peggio del buco”: “Mons. Aupetit non si è per niente difeso, senza dubbio perché pensava che il Sommo Pontefice, non avendo accettato prima del suo processo le dimissioni del Cardinale Barbarin, Primate delle Gallie, accusato di non aver denunciato preti pedofili, avrebbe rifiutato le sue”, spiega. “Il peccato della carne, il Papa ha giudicato ancora una volta davanti a noi, nell’Airbus, che non era il più grave. Allora… Sembrerebbe che oggi, come ieri, quando era professore al Collegio dell’Immacolata Concezione di Santa Fe, il gesuita argentino non sopporta le menzogne. Neanche per omissione”.

[**] Mons. Aupetit usa il termine “cabale” (cabala), nel significato di manovre, intrighi volti a provocare il successo o il fallimento di qualcuno, cioè, complotto; l’insieme di persone che supportano queste manovre, questo complotto.

Il video della stupenda omelia di congedo di Mons. Michel Aupetit, con traduzione italiana in sovrimpressione (a cura dell’Associazione Amici di Santina Zucchinelli Onlus).

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Foto di copertina: l’Arcivescovo emerito di Parigi, Mons. Michel Aupetit (Foto di Philippe de Poulpiquet/Le Parisien).