Processo in Vaticano che rischia a mandare ko la Santa Sede: Pignatone rinvia l’Udienza al 25 gennaio 2022. Comunicato stampa dei difensori del Card. Becciu. Memoriale del Sostituto della Segreteria di Stato

Oggi torniamo a parlare della saga dalla serie delle calende greche vaticane, che piacciono tanti ai vaticanisti, visto che posso scribacchiare senza lavorare (e pensare) più di tanto, visto che quanto serve sta nella velina fornita dal pool (il gruppetto dei pochi che hanno vinto la lotteria che decide su quali vaticanisti hanno accesso all’Aula del Tribunale vaticano).

Innanzitutto abbiamo la Quinta Udienza nel Procedimento penale n. 45/2019 RGP vaticano, con il nuovo rinvio disposto dal Presidente del Tribunale vaticano.

Poi, segue il Comunicato Stampa del collegio difensivo del Cardinale Becciu.

Infine, due articoli pubblicati oggi, 14 dicembre 2021:
– dal Foglio, a firma di Lucio Cincinnati – Credibilità vaticana. Il memoriale di Mons. Peña Parra e il processo che rischia di mandare ko la Santa Sede – rilevando che il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stampa è costellato di anomalie e che dal suo verdetto l’immagine del pontificato potrebbe uscire compromessa, come testimonia il memoriale redatto dall’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato: «Sarà da vedere quanto peso avrà questo memoriale a processo. Un processo dalle mille contraddizioni per una storia che di contraddizioni ne ha diecimila. A rischiare resta la Santa Sede, che vede erosa dai giudici vaticani la credibilità internazionale che ha costruito nel corso del tempo. Come potrà la Santa Sede resistere all’invito dell’opinione pubblica mondiale e della comunità internazionale a firmare trattati in materia di diritti dell’uomo, che tutelino il diritto al giusto processo, e che consentano il vaglio della Corte europea dei diritti dell’uomo come accade negli altri Stati di diritto in Europa?»;
– da Silerenonpossum.it: Avete mai visto una serie tv comica? Il processo in Vaticano è alla 5 puntata.

È durata circa 10 minuti oggi, 14 dicembre 2021, la Quinta Udienza del processo penale in corso in Vaticano sugli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra, con il palazzo al numero 60 di Sloane Avenue. Il Presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone – ha riferito il pool di giornalisti ammessi nella Sala Polifunzionale dei Musei Vaticani dove si svolgono le Udienze – ha rinviato l’udienza al 25 gennaio 2021, dicendo che “sarà un’udienza di mero transito, speriamo per l’ultima volta”. L’intenzione di Pignatone è quella di una trattazione unitaria del processo in corso, relativa a tutti e dieci gli imputati. “Durante l’udienza del 25 gennaio – ha annunciato il Presidente del Tribunale vaticano – verrà fissata la data per le citazioni a giudizio, dopo la metà di febbraio, in modo da procedere all’unificazione dei due tronconi del procedimento e procedere alla trattazione”.

All’inizio della Quinta Udienza di oggi – che si è svolta dalle ore 09.50 alle 10.00 alla presenza di un unico imputato come di consueto, il Cardinale Angelo Becciu (che non manca mai) – Pignatone ha detto di aver disposto la trascrizione di tutti gli atti, compreso l’interrogatorio di Mons. Alberto Perlasca, entro il 10 gennaio. “Tutti i documenti fonte di prova erano stati depositati e sono rinvenibili negli atti del giudizio”, ha ricordato Gianluca Perone, Promotore di Giustizia applicato, precisando che, “ad oggi, tuttavia, nessuno degli imputati ha chiesto di consultare le copie forensi”. Entro la metà di gennaio l’Ufficio del Promotore di Giustizia ultimerà il supplemento di attività in ottemperanza a quanto disposto dal Tribunale con Ordinanza del 6 ottobre e, sulla base delle indagini effettuate e della documentazione acquisita, assumerà le conseguenti determinazioni in merito alle richieste di citazione a giudizio o di archiviazione per i capi d’accusa oggetto dell’Ordinanza. “Ad oggi, uno solo degli indagati invitati a comparire ha risposto alla convocazione e si è reso disponibile a rendere l’interrogatorio”, ha reso noto Perone.

L’Avvocato Luigi Panella, il difensore del finanziere Enrico Crasso, ha chiesto la possibilità di nominare un consulente tecnico che partecipi al lavoro di trascrizione.

Dalla difesa è intervenuta anche l’Avvocato Ambra Giovene, uno dei difensori del broker Gianluigi Torzi, ribadendo la questione del legittimo impedimento del suo assistito: “Non è detenuto ma non può venire dall’Inghilterra in Italia, ha dei vincoli in Gran Bretagna”. Nei giorni scorsi era arrivato da un giudice inglese il primo via libera all’estradizione di Torzi, indagato dalla Procura di Roma per i reati di autoriciclaggio, emissione e annotazione di fatture per operazioni inesistenti. Ma prima di un eventuale ritorno in Italia di Torzi, andrà discusso il ricorso da parte dei legali difensori di Torzi. La notizia viene riportata oggi dall’Agenzia Adnkronos. Va ricordato che lo scorso ottobre, in seguito al ricorso presentato dagli avvocati Marco Franco e Ambra Giovene, difensori di Gianluigi Torzi, la Cassazione aveva annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale di Riesame di Roma che aveva confermato la misura cautelare dell’arresto nei confronti di Torzi. Il Riesame dovrà quindi pronunciarsi nuovamente dopo la pubblicazione delle motivazioni da parte dei giudici della Cassazione per poter valutare nuovamente se l’arresto sia congruo oppure no.

Postilla

Per riassumere l’avvocatese in un linguaggio comprensibile ai semplici umani come me, visto che non ho una formazione giuridica (ho studiato chimica, formazione scientifica a partire dal liceo), per capire cosa è successo oggi nel Tribunale vaticano: il “processo Becciu + 9 o 6 non si sa ancora” è stato rinviato dal Presidente al 25 gennaio 2022, per poi andare a febbraio 2022. Il Presidente ha disposta la trascrizione delle dichiarazioni videoregistrate nel corso degli interrogatori, soprattutto di Mons. Alberto Perlasca. Il proposito del Presidente è di riunire i due tronconi in un solo procedimento. I Promotori di Giustizia vaticani hanno detto che chiudono il procedimento stralciato entro il 20 gennaio 2022.

In sostanza, è un azzeramento, per ricominciare a febbraio 2022 tutto da capo l’epicedio accompagnato da danze come era da costumo greco. Quando si dice ad kalendas graecas. O come titola oggi Vatican News, l’house organ della Santa Sede: «Pignatone: “Siamo un cantiere aperto”». Bene, un cantiere e pure aperto, mentre fino ad oggi pensavo di assistere ad un òpira dî pupi. E ritengo che anche i non Siciliano possano comprendermi.

Degno di nota anche il titolo di Faro di Roma, l’house organ sotterraneo di Domus Sanctae Marthae: «Accusa annaspa» e specifica, che il Promotore di Giustizia aggiunto, Alessandro Diddi, «appare sempre più in difficoltà».

L’abbiamo scritto l’8 ottobre 2021 e lo ripetiamo oggi, come un mantra: «La farsa vaticana è diventata una tragicommedia, con un nuovo giro di valzer, come era da costume greco. E colui che sta in Altissimis – che ne ha il potere legittimo e interviene pure a favore dell’accusa – non si decide di tirare il sipario e farla finita. Il vero scandalo in Vaticano è tutto lì. Certamente la farsa non finisce lì. Alla prossima puntata, quindi. E la farsa continuerà a lungo perché l’obiettivo del Gran Dissimulatore è creare confusione, più confusione possibile. Ma nella confusione i cristiani sanno sempre trovare la strada, più che mai. La strada è la Fede seguendo Colui che è la Via, la Verità e la Vita».

Il Comunicato stampa nell’interesse di Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, 14 dicembre 2021

Il Tribunale ha oggi disposto la trascrizione delle dichiarazioni videoregistrate nel corso degli interrogatori, in adesione alle richieste delle difese, che a gran voce avevano richiesto la più trasparente verifica di quanto emerso nelle indagini. È stata poi ribadita l’autorizzazione alle difese ad estrarre copia dei supporti informatici sequestrati, finora non rilasciata dal Promotore di Giustizia, e non la sua mera consultazione, inidonea a garantire appieno i diritti di difesa.
Attendiamo la decisione sulle ulteriori questioni preliminari già poste e non ancora decise dal Tribunale, fra le quali il deposito integrale delle videoregistrazioni, senza gli omissis decisi a sorpresa dai Promotori e mai indicati nei verbali, nella speranza di un celere avvio del processo entro binari di massima legalità.
Quando e se il processo entrerà nel merito, potremo finalmente dimostrare l’assoluta innocenza del Cardinale da ogni accusa e la sua totale correttezza istituzionale.
Avvocati
Fabio Viglione, Maria Concetta Marzo

L’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato in Udienza da Papa Francesco.

Credibilità vaticana
Il memoriale di Mons. Peña Parra e il processo che rischia di mandare ko la Santa Sede
di Lucio Cincinnato
Il Foglio, 14 dicembre 2021


Volendo essere buoni, lo potremmo definire il paradosso vaticano. Ma la situazione che si è creata con il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di stato può essere meglio definita con il detto “predicare bene, razzolare male”. Perché da una parte c’è una Santa Sede che chiede e difende il giusto processo in sede internazionale, ricordando che “la presunzione di innocenza, il principio di legalità e il diritto al dovuto processo, tra le altre cose, devono essere rispettati” – parole dell’Arcivescovo Gabriele Caccia, Osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni unite, in un discorso del 22 ottobre al Palazzo di Vetro di New York. Dall’altra parte, però, in Vaticano c’è un processo che rischiava persino di essere invalidato, tante sono state le anomalie processuali e i diritti difensivi calpestati, fino alla sospensione del principio dell’habeas corpus deducibile direttamente dai rescripta papali che hanno modificato strada facendo le regole del processo.

Resta tutto da comprendere perché, allora nel processo vaticano sulla gestione dei fondi in Segreteria di Stato si sia deciso di procedere, nonostante la richiesta dello stesso Promotore di Giustizia di riprendere le indagini daccapo. E la risposta che viene da pensare è che il processo c’è perché è il Papa che lo vuole, come dimostra suo attivismo. E che, allo stesso tempo, il processo c’è perché delle decisioni sono state prese direttamente su impulso papale, e ora si tratta di difendere la volontà papale e allo stesso tempo difendere l’immagine di un pontificato che per queste contraddizioni potrebbe finire drammaticamente compromesso.

Che ci sia una volontà papale è ben dettagliato in un memoriale presentato ai giudici vaticani dall’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto della Segreteria di Stato. Nominato nel 2018, Peña Parra da subito si è impegnato (e lo rivendica) in una ristrutturazione e armonizzazione dei disordinati investimenti della Seconda Loggia, fino a incappare nel buco nero rappresentato dall’investimento nel Palazzo di Londra. Il modo in cui è stato gestito l’investimento è stato messo in discussione nel processo. Ma il memoriale di Peña Parra – che siamo stati in grado di visionare – chiarisce molti aspetti, e non necessariamente a difesa dei superiori della Segreteria di Stato e dello stesso Papa Francesco.

In una ventina di pagine, e con quasi duecento pagine di documentazione allegata, il Sostituto metto in luce un sistema a lui preesistente, racconta circostanze che dimostrano le sue affermazioni, riferisce che spesso le decisioni gli venivano fatte prendere in urgenza proprio per indirizzare verso alcuni scenari già predestinati. Non solo. Accusa Monsignor Alberto Perlasca, che era stato per dodici anni Direttore dell’Ufficio amministrativo della Santa Sede, di aver preso decisioni senza consultare i superiori, di aver agito in combutta con Torzi e di essere parte di un sistema che sfavoriva la Santa Sede.

Il Sostituto difende le sue decisioni nel proteggere l’investimento di Londra, nota il lavoro che ha fatto nel riorganizzare le stesse finanze della Segreteria di Stato, e soprattutto spiega che la decisione di pagare per riprendere possesso del Palazzo di Londra era l’unica percorribile.

L’Arcivescovo Peña Parra rivendica la bontà dell’investimento, che oggi fa utili anche in un regime anche sfavorevole, avendo dovuto contrarre un nuovo prestito – annotazione che non manca di mettere in luce indirettamente il rifiuto dello IOR a finanziare l’operazione, che avrebbe portato benefici anche allo stesso Istituto.

Invece di difendere le proprie scelte, la Segreteria di Stato ha deciso di costituirsi parte civile al processo, perché dalle azioni di alcuni degli imputati avrebbe subito danni. Sarà da vedere quali saranno le conseguenze della scelta, se verrà provato in sede di processo che anche il Cardinale Parolin aveva approvato le operazioni. Non solo. A leggere il memoriale di Peña Parra, si nota come la soluzione presa potesse essere l’unica possibile per salvare l’esposizione della Santa Sede. Il fatto è che se tutto resta in un memoriale privato, allora non c’è modo di portare avanti una battaglia per la verità. Anche perché l’opinione pubblica uscirà profondamente scossa da questo processo.

Sarà da vedere quanto peso avrà questo memoriale a processo. Un processo dalle mille contraddizioni per una storia che di contraddizioni ne ha diecimila. A rischiare resta la Santa Sede, che vede erosa dai giudici vaticani la credibilità internazionale che ha costruito nel corso del tempo. Come potrà la Santa Sede resistere all’invito dell’opinione pubblica mondiale e della comunità internazionale a firmare trattati in materia di diritti dell’uomo, che tutelino il diritto al giusto processo, e che consentano il vaglio della Corte europea dei diritti dell’uomo come accade negli altri Stati di diritto in Europa?

Avete mai visto una serie tv comica? Il processo in Vaticano è alla 5 puntata
Silerenonpossum.it, 14 dicembre 2021


Lo Stato della Città del Vaticano, il quale per anni ha goduto di stima e attenzione internazionale, oggi sta giocando una partita che finirà per mettere in crisi la propria struttura. Cosa c’è in gioco? La credibilità.

Il processo sul palazzo londinese in Sloane Avenue continua e le assurdità non terminano. Qualcuno, oltre Tevere, esordisce con un “non c’è mai fine al peggio”. Questo processo, inevitabilmente, si sta trasformando in un boomerang contro il Pontefice. Questo boomerang gli è stato lanciato contro dagli stessi uomini che lui ha messo in luoghi ove, fino al 2013, sono stati soggetti preparati e non “discepoli dell’ultim’ora”.

Come abbiamo più volte evidenziato, sconvolge l’ignoranza delle persone che si ritrovano da un lato e dall’altro del tribunale vaticano. Oggi il tribunale ha consegnato la trascrizione dell’udienza del novembre 2021 e troviamo avvocati che fanno affermazioni veramente pietose. Altresì, ci sono promotori di giustizia completamente ignari di cosa sia lo Stato della Città del Vaticano e il suo ordinamento. Le vittime, andrà a finire, saranno ancora una volta gli imputati.

“Come è noto, esordisce uno dei difensori degli imputati, il codice di rito prevede la possibilità di sentire quale testimone un Principe Reale perché questo è il codice Finocchiaro Aprile, art. 252 con determinate garanzie, ma non quella di sentire il Sovrano a cui è equiparato di fatto il Sommo Pontefice nello stato Vaticano”.

Ora, fermo restando che in nessun ordinamento troviamo avvocati che fanno riferimento al codice di procedura penale dicendo l’anno in cui è entrato in vigore, bisogna informare questi avvocati che i commi a cui fanno riferimento sono stati abrogati (ampia spiegazione si rinviene a pagina 114 del codice di procedura penale). Il codice penale e quello di procedura di uno Stato sono quelli in vigore. Punto. Non si fa riferimento ad altri codici. Il problema qui è sempre lo stesso: nessuno di questi soggetti ha ancora chiaro che a Porta Sant’Anna c’è un confine.

Non è pensabile entrare in un’aula di giustizia della Repubblica Italiana e sentire un avvocato che dice: “No, perché il codice di rito del 1930 afferma che…” oppure “l’articolo tot ritiene che si debba fare così” e poi sentirsi dire che quell’articolo è stato abrogato. Come non è pensabile, lo avevamo già detto, che un avvocato francese innanzi ad un tribunale parigino dica: “No perché in Italia il codice prevede…”.

Probabilmente il giudice francese rispondere con un bel: “e sti cazzi?”.

L’ignoranza regna sovrana

Siamo giunti ad un punto di non ritorno, soprattutto da quando il Pontefice ha iniziato a nominare soggetti solo per il semplice fatto che erano persone di spicco (e che persone) nel panorama italiano. Ma questo sistema palesemente non funziona. Anche la legge sull’ordinamento giudiziario è un pugno in un occhio per tutti quei giuristi che hanno lavorato al fianco anche di Pio XI per creare un ordinamento che avesse senso di esistere per uno stato peculiare come quello Vaticano.

L’articolo 8 comma 2 recita: “sono scelti preferibilmente tra professori universitari di ruolo o in quiescenza, e comunque tra giuristi di chiara fama che abbiano maturato una comprovata esperienza in ambito giudiziario o forense, civile, penale o amministrativo”.

Evidentemente, secondo il ragionamento logico di cui sopra, ci si aspetta che siano esperti in ambito civile, penale o amministrativo dello Stato della Città del Vaticano. Perché non si comprende quale attinenza possa avere il diritto civile italiano (o di altro stato in quanto non specificato dal legislatore) con quello vaticano. Nulla di tutto questo si rinviene né nei giudici né nei promotori di giustizia.

Lo stesso pontefice poi chiarisce e dice: “In ogni caso, è assicurata la presenza di almeno un magistrato esperto di diritto canonico ed ecclesiastico”. Pertanto, essendo il diritto ecclesiastico quella materia che riguarda i rapporti con il fattore religioso, anche per legge è lo stesso Pontefice a non prevedere un esperto in diritto vaticano. Precisazione per i lettori, grande spoiler per i magistrati vaticani: il diritto canonico non è il diritto vaticano.

Il conflitto di interesse

Il primo conflitto di interesse lo si rinviene, in particolare in questo procedimento penale del palazzo londinese, sempre nell’articolo 8 comma 5 della legge CCCLI: “La Segreteria di Stato, dopo avere svolto le necessarie verifiche sulle qualità personali e sulla competenza dei candidati, sottopone la proposta di nomina al Sommo Pontefice”.

Pertanto, la Segreteria di Stato di Sua Santità, oggi parte civile nel procedimento penale sul palazzo di Londra, è la stessa che sceglie i promotori di giustizia e i giudici e li propone al Pontefice per la nomina?
Inoltre, questi illustri uomini del diritto italiano, i quali non hanno neppure idea di cosa sia l’ordinamento vaticano, continuano a svolgere la loro attività in Italia come difensori e professori. Con buona pace degli ordini professionali che nulla eccepiscono in merito. In primis per la palese inopportunità di svolgere due ruoli del genere e in secundis per le assurde affermazioni che questi fanno contro qualsiasi principio del giusto processo.

Emblematico è quanto afferma il promotore di giustizia aggiunto, Alessandro Diddi, durante la trasmissione Non è l’Arena di Massimo Giletti quando doveva difendere il suo assistito Salvatore Buzzi nel processo di Mafia Capitale. Qui il video:

Peccato, oggi, lo stesso promotore di giustizia aggiunto stia processando queste persone con lo stesso metodo contestato in questa trasmissione. Per giunta, scandalo tirato in ballo dallo stesso giornale che criticava Diddì. Ascoltare questo intervento mette imbarazzo.

Oggi, ancora una volta, lo stesso PdG torna a scrivere in una memoria che gli omissis sarebbero stati inseriti per esigenze investigative e addirittura ha il coraggio di affermare che le attività svolte fanno parte di attività rogatoriali. Peccato che il promotore di giustizia non abbia studiato a sufficienza la Convenzione che richiama ad esempio alle autorità italiane e l’attività svolta, senza passare dalla Segreteria di Stato con i mezzi diplomatici, sia completamente nulla e inutilizzabile.

Memoria dei promotori di giustizia

L’unico esperto di diritto canonico, ovvero l’avvocato Gianpiero Milano, è completamente assente dalla scena che è invece trainata a gran forza dall’aggiunto Diddì. Il quale però non ha ancora capito che il promotore di giustizia è Milano e lui è solo un aggiunto. Anche la memoria presentata in data odierna [QUI] è firmata dai due promotori Peroni e Diddì, manca la firma del capo dell’ufficio del promotore di giustizia. Questo modus agendi ricorda molto i sostituti PM della Repubblica Italiana che scalpitano per apparire più dei pubblici ministeri. Forse il Diddì ha spasmodica volontà di celebrare un nuovo processo scandalo “Mafia Vaticana” dove però vuole trovarsi dall’altra parte della partita.

Tuttologi oltre Tevere

La scelta di tutti questi promotori di giustizia, ma anche quella del presidente del tribunale vaticano, il quale ha fatto il pubblico ministero in Italia per una vita e non ha idea di cosa sia il codice di diritto canonico, è terrificante per chi finisce sotto le grinfie di un sistema che procede a processare le persone con un metodo sommario e simil turco.

Il promotore di giustizia aggiunto Diddì non ha mai visto un libro di diritto canonico o diritto vaticano. Come avevamo già anticipato, l’illustre avvocato non ha neppure idea di cosa sia il Pontificio Consiglio Cor Unum. E fa’ il magistrato in Vaticano.

Il promotore di giustizia aggiunto Roberto Zanotti ha studiato per una vita diritto penale e lo insegna all’università. Diritto penale ITALIANO! Laureato nel 79 non ha certamente studiato un codice penale che già era stato sostituto da Rocco. Non ha mai studiato il diritto canonico e non ha la più pallida idea di come funzioni la Santa Sede o lo Stato della Città del Vaticano.

Non parliamo poi dell’ultima illuminazione divina del Pontefice che ha chiamato Gianluca Perone a svolgere le attività di promotore applicato. Nella sua vita ha sempre studiato diritto commerciale, oggi lo insegna con altre materie che appunto non hanno nulla a che fare con il diritto canonico o vaticano.

La domanda è sempre la stessa: in Germania prenderebbero dei magistrati che sono completamente ignari dell’ordinamento tedesco? Senza alcun titolo in diritto tedesco?

Oggi addirittura alcuni giornalisti (o giornalai che dir si voglia) che scrivono giornaletti sugli abusi, senza alcuna competenza ovviamente, si cimentano anche in considerazioni processual penalistiche asserendo che il codice non prevede la nomina di un consulente di parte. Ora non ci resta che consigliare anche a questi di acquistare il codice di procedura penale e leggerlo, non studiarlo perché sarebbe alquanto difficile, ma almeno leggerlo [«Luigi Panella, avvocato del finanziere Enrico Crasso, ha chiesto la possibilità di nominare un consulente tecnico che partecipi al lavoro di trascrizione; possibilità non prevista, tuttavia, dal Codice in vigore nello Stato della Città del Vaticano» (Salvatore Cernuzio – Vatican News, 14 dicembre 2021)].

Di seguito Silerenonpossum.it propone ai lettori i curriculum vitae degli illustri promotori di giustizia, con preghiera di rinvenire i titoli in diritto canonico e vaticano: QUI.

Foto di copertina: L’òpira dî pupi siciliano.

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