Laetitia Calmeyn ha parlato con La Croix: «Se fossi stato un uomo, la questione dell’amicizia con Mons. Aupetit non sarebbe sorta»

Riportiamo l’intervista a cura di Céline Hoyeau con Laetitia Calmeyn per La Croix del 12 dicembre 2021 [QUI], nella nostra traduzione italiana dal francese.

Teologa, vergine consacrata, Laetitia Calmeyn, 46 anni, è apparsa accanto a Mons. Michel Aupetit su Paris Match di giovedì 9 dicembre 2021, poco dopo le dimissioni dell’Arcivescovo di Parigi, preso di mira con delle critiche per il suo governo e la sua vita privata. Ha tenuto ad esprimersi su La Croix sui sospetti nei suoi riguardi di una relazione.

La Croix: Lei è apparsa in un articolo di Paris Match di giovedì… questa è la prima volta che una teologa, una vergine consacrata nella Chiesa, ha avuto un trattamento mediatico del genere. Lei, come reagisce?
Laetitia Calmeyn: Due giorni fa ero davvero sotto shock, l’ho vissuto come un trauma. E allora mi è sorta una domanda: se fosse stato un uomo, un prete, accanto a Mons. Aupetit, ci sarebbe stato lo stesso trattamento mediatico? Le donne nella Chiesa devono essere ridotte a oggetti di sospetto, di fantasia, all’espressione di gelosia o allo stato servile?
Tutto questo significa che nella Chiesa e agli occhi del mondo un rapporto tra un uomo e una donna vissuto in amicizia è impensabile? Posso assolutamente ammettere che i giornalisti vogliono incontrarmi, ma questo furto di foto e questo montaggio per suggerire dei sospetti – quando non c’è sostanza! – sono terribili.

La Croix: Alcuni potrebbero averla accusata di qualche forma di avventatezza in questa passeggiata con un vescovo che si era appena dimesso, mentre era sospettato di avere una relazione con una donna.
Laetitia Calmeyn: Capisco la domanda. Dobbiamo distinguere tra prudenza e diffidenza. Come potete vedere dalle foto di Paris Match, tutti gli spazi erano spazi pubblici. Che una persona che è stata estremamente scossa negli ultimi tempi, che sta affrontando la rassegnazione, guarda agli spazi dell’amicizia per attraversare la prova, fa parte dell’ABC della fede. Non fraintendermi. Dov’è lo scandalo oggi? Non certo nell’amicizia, ma nel male proiettato su quell’amicizia.

La Croix: Come sente, più fondamentalmente, le critiche che le sono state mosse per aver preso un posto sproporzionato nel governo della Diocesi di Parigi?
Laetitia Calmeyn: Si deve ritornare alla mia situazione obbiettiva. Quali sono le mie missioni nella Diocesi? Insegno alla Facoltà Notre-Dame del Collège des Bernardins e dirigo l’ISSR (Institut supérieur des sciences religieuses [Istituto Superiore di Scienze Religiose]). Sono anche nel Consiglio del Seminario di Parigi. Ma non faccio parte dell’équipe che accompagna Michel Aupetit nel suo governo.
In un anno, una volta sola sono andata all’arcivescovado per un compleanno. Ci sono sacerdoti che hanno importanti responsabilità nella Diocesi. Si direbbe di loro: “Ehi, è un uomo di potere”? Del resto, sono lontano dall’essere l’unica donna, ce ne sono altre nei differenti Consigli diocesani. E se mi capita di essere consultata da sacerdoti o laici su l’una a l’altra questione, è nel nome delle mie competenze teologiche.
Si parla molto del posto della donna nella Chiesa. Mi sembra molto importante che non sia solo in una relazione gerarchica, ma in rapporti faccia a faccia. L’ho sperimentato al seminario: l’approccio di una donna è molto diverso da quello di un uomo. Non sono per le quote femminili nella Chiesa. La questione non è lì. C’è un approccio femminile necessario, ma legato a dei carismi.

La Croix: Le donne in responsabilità ai Bernardins sono rare. Essere sola in un mondo di preti non fa rischiare di partecipare, da sola, a un sistema clericale?
Laetitia Calmeyn: Prima di tutto, ai Bernardins, siamo sempre più e più numerose… Poi, se entro nel suo ragionamento, non ci impegneremmo più, per paura di partecipare a un sistema. Ho costatato che il clericalismo, per una parte, è molto inconscio.
Ma quello che sperimento nel quotidiano è che la fraternità e le amicizie spostano le cose e consentono di vivere vere relazioni di comunione. Poco dopo il mio arrivo, un prete è venuto a trovarmi per dirmi: “Da quando sei qui, ho trovato il mio posto”. La questione del posto della donna è importante affinché gli uomini trovino anche il loro come uomini, senza necessariamente identificarsi con la loro funzione.

La Croix: Quali seguiti conta di dare?
Laetitia Calmeyn: Il seguito che do personalmente, è di essere fedele alla mia vita consacrata, alla sequela di Cristo, e alla mia missione. Ma tale fedeltà non esclude il dovere di giustizia. Degli avvocati stanno esplorando tutte le possibili vie legali. Ci sarà una denuncia. Ma non abbiamo ancora definito con precisione l’oggetto di questa denuncia: violazione della vita privata, diffamazione, calunnia… Si deve evitare che questo succeda di nuovo.

La Croix: Continuerà nella sua missione ai Bernardins, alla Congregazione per la Dottrina della Fede?
Laetitia Calmeyn: Sì, sono molto felice lì.

La cura: dal gesto alla fraternità.

Laetitia Calmeyn, Dottore in Teologia e Professore di Teologia presso l’Ecole Cathédrale è stata ospite della serata “Creare un legame attraverso la cura”, l’11 marzo 2019, nell’ambito dell’Osservatorio della modernità presso il Collège des Bernardins: «La cura è anche un modo di relazionarsi con l’altro? Nel momento dell’invecchiamento delle nostre società e della diffusione del concetto di “care” (prendersi cura di…), la cura è più che mai al centro delle preoccupazioni collettive. Questo non può essere inteso come un rapporto contrattuale tra un prestatore di un servizio di cura e una persona curata. L’esperienza mostra però che la cura, ieri come oggi, al contrario l’opportunità di stringere un vero legame che umanizza e, a volte, sembra addirittura re-umanizzare le esistenze vissute».

«Aupetit: perso d’amore ma per Cristo. Nella Messa di congedo celebrata nella chiesa di Saint-Sulpice, l’Arcivescovo emerito di Parigi ha ringraziato i fedeli e invitato all’unità, replicando alle affermazioni pubblicate sul settimanale Paris Match. “Una giornalista ha scritto: ‘L’Arcivescovo di Parigi si è perso per amore’, ma ha dimenticato la fine della frase. La frase completa è: ‘L’Arcivescovo di Parigi si è perso per amore di Cristo’”. In un passaggio dell’omelia, accompagnato dagli applausi dei duemila fedeli presenti nella chiesa di Saint-Sulpice a Parigi, Monsignor Aupetit ha replicato alle accuse rivoltegli da Paris Match in un articolo dell’8 dicembre scorso, riaffermando il senso profondo della propria vocazione: “Ieri ho perso la mia vita per amore di Cristo quando sono entrato in seminario. Oggi ho perso la mia vita per amore di Cristo. Domani perderò di nuovo la mia vita per amore di Cristo”, perché “dobbiamo correre il rischio di amare, come Gesù”» (Vatican News).

Postscriptum

La condivisione di questa intervista di La Croix a Laetizia Calmeyn abbiamo fatto come un servizio importante alla Verità e alla Dignità di una donna consacrata impeccabile. Speriamo che la grand reporter di Paris Match – che conosciamo bene per esperienza diretta in un lasso di tempo molto lungo e in diversi occasioni – verrà chiamata a rispondere in tribunale per il fango che ha servito con delle foto rubate dalla copertina del settimanale per cui scribacchia, con quell’aria di prima della classe. Però, nel caso di Calmeyn, come nel caso di Aupetit, il fango ritorna come un boomerang a costoro che l’ha lanciato. Perché qui non siamo a Lione, con Barbarin abbandonato dalla gente. Qui siamo nella Città di Notre-Dame, con il popolo di Parigi che ama Aupetit. E anche chi non lo ama molto, adesso è con lui dopo la campagna vergognosa orchestrata da Le Point e Paris Match… e accolta da colui che dovrebbe essere il servitore della verità e il pastore supremo delle anime.
Il fatto è che Aupetit è molto sostenuto dalla sua base. Non è come a Lione dove il Popolo di Dio ha abbandonato Barbarin. A Parigi è palpabile che le calunnie hanno anche portato nuovi sostegni a Aupetit. Sarà molto difficile per il successore: Aupetit è stato mandato via per cattive ragioni ed è amato. Tutta la diocesi si è scandalizzata dalle calunnie. Dunque anche chi non lo ama molto sta con lui. Una situazione estremamente difficile per il suo successore [V.v.B.].

Gli avvocati hanno annunciato querela subito, anche perché non deve più succedere.

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