La legge suprema della Chiesa è la salvezza delle anime. Va applicata sull’altare della Verità, della Giustizia e della Misericordia, non sull’altare del chiacchiericcio, della cacciata e dell’ipocrisia

Dopo nostro articolo del 7 dicembre 2021 – Vergognoso chiacchiericcio per mezzo stampa spacciato per “accuse”, de facto pubblicizzato a livello mondiale da un Papa, con effetto devastante per un “gigante della fede e spina nel fianco dei laicisti” – abbiamo ricevuto molti commenti . Alcuni in disaccordo (integralmente o parzialmente, in merito o di metodo), altri in favore (molto o totalmente). Comunque, tutte le reazioni abbiamo apprezzato, perché le critiche ci obbligano ad una riflessione sul nostro operato e la concordia ci conferma nelle nostre scelte, talvolta ci offre anche spunti interessanti.

Io nun capisco a vote, che succede
E chello ca se vede
Nun se crede! nun se crede!
(Renato Carosone, Tammurriata nera).

In ogni caso, due punti resteranno fermi, e lo diciamo da subito:
1. Criticare il Papa con parresia, in tutti i casi in cui non è impegnata l’infallibilità papale, è legittimo per un Cattolico (lo confermano i Papa stessi), anche se sul terreno della critica all’operato e alle parole del Papa dobbiamo andare col piede di piombo (e un metaldetector in avanti).
2. L’invito a non comunicare le critiche è non ricevibile, perché salus animarum suprema lex e silere non possum (stare in silenzio sarebbe come nel caso dei mafiosi, a cui non importa che la verità viene a galla, basta non comunicarla).

L’Arcivescovo metropolita di Parigi, Mons. Michel Aupetit celebra nella Cattedrale di Notre Dame la prima Santa Messa, a due mesi dall’incendio del 15 aprile che ha distrutto il tetto, la guglia e parte della volta. Era il 15 giugno 2019, una data simbolica, perché la festa della dedicazione della cattedrale di Notre-Dame.

Sono un comunicatore per mestiere e nostro obiettivo con nostri articoli è comunicare. Ogni comunicatore fa delle scelte, perché non può parlare di tutto. Lo scopo è di portare all’attenzione dei nostri attenti lettori alcune preoccupazioni per noi importanti e fondamentalmente di contribuire alla diffusione della fede cristiano, con speranza cristiana e carità cristiana, nell’amore per la verità. Il compito di trasmettere la fede che abbiamo ricevuto da chi ci è preceduto a chi cammina con noi e a chi viene dopo di noi, ogni cristiano lo ha ricevuto come una missione da Gesù, nostro Maestro. Quindi, silere non possum, per non spezzare la catena della trasmissione della fede.

La nostra preoccupazione nella nostra personale ricerca della Verità, è che tutte le anime avessero l’opportunità di conoscere la Verità, di vivere secondo la Verità e di crescere nella Grazia e nella Saggezza con Colui che è la Via, la Verità e la Vita, verso l’eternità, della Vita vera, eterna. Quindi, nostra azione di comunicazione è tesa a favore delle anime, non contro le anime. Salus animarum suprema lex non è solo il fondamento del diritto canonico, ma della vita spirituale di ogni battezzato, che deve avere come regola irrinunciabile del proprio agire la salvezza della propria anima e quella dei fratelli.

In questo contesto si situa nostra critica alle esternazioni di Papa Francesco sul Volo Papale di ritorno da Atene, in riferimento alla sua motivazione per l’accettazione della rinuncia (non dimissioni, lo ripetiamo) di Mons. Michel. Aupetit dall’ufficio di Arcivescovo metropolita di Parigi (o in riferimento ad altri casi, in cui ci mette d’impegno per creare disorientamento e confusione [a titolo di esempio, due tra nostri interventi: Per l’Immacolata, Papa Francesco “in privato” a Piazza di Spagna… “a sorpresa”, secondo i pennivendoli – 8 dicembre 2021 e Bergoglio ha messo a nudo la totale rottura della sua comunicazione – 23 settembre 2021].

«Senza coraggio non me usciamo della melma in cui ci troviamo»: concordo con l’attenta lettrice che ha commentato con queste parole la condivisione del nostro articolo del 7 dicembre 2021, come avevamo sottolineato anche – per l’ennesima volta – nel nostro articolo dell’8 dicembre 2021.

L’Arcivescovo Michel Aupetit porta la sua Croce sulla Via del Calvario. E che oggi è ancora più pesante.

Abbiamo già dimostrato [QUI] che le parole del Papa sui peccati – anche se taluni provano di far passare per una “difesa” di Aupetit e qualcuno addirittura per un agire papale in modo evangelico esemplare – non soltanto sono teologicamente sbagliate (il che è gravissimo), ma sono pure inopportune (il che è certamente peggio, visto l’ammonimento contro gli scandali dal discorso pronunciato da Gesù, ripreso da Matteo, da Marco e da Luca: Mt 18,6-10; Mc 9,42-49; Lc 17,1-2), come ha osservato un nostro attento lettore in un suo commento (pur non essendo d’accordo, che sono non solo inopportune, ma anche teologicamente sbagliate):

«L’errore (e un bel po’ di opportunismo) invece è di governo e sta nella scelta di accettare la cacciata di Aupetit, pur consapevoli che nulla si ha in mano per accettarla. È una sorta di MeToo della Chiesa ammettere che la Chiesa è piena di falsi moralisti e però non far nulla per contrastare questa china ma anzi andarle incontro. Una persona seria avrebbe scritto una lettera di risposta alle dimissioni per legittimare il governo di Aupetit e rampognare il chiacchiericcio ipocrita e moralistico anziché assecondarlo. La sensazione da esterno è che Aupetit non fosse gradito dai poteri secolari, che sia stata armata la mano di qualcuno contro di lui e che il Pontefice, pur sapendo che in fondo Aupetit non ha fatto niente di che (o che comunque non c’è nulla di dimostrato), non avendo gran simpatia di principio nei suoi confronti, abbia approfittato per rimuoverlo e così far contenti i poteri secolari ostili, collocando un nuovo arcivescovo più malleabile. Il paragone con le (finte e squallide) dimissioni provocatorie di Marx è didascalico: di fronte a una Conferenza Episcopale forte e pericolosa, il Papa decide col bilancino e lascia tutto com’è, pur cercando di non darle adito ulteriore per entrare in conflitto con Roma. Davanti invece a un povero Cristo crocifisso dal pettegolezzo a mezzo stampa, il bilancino sparisce e si decide drasticamente perché tanto lui non farebbe alcun problema ove lo si rimuovesse (e anzi forse è pure un problema il fatto che sia a Parigi a parlare contro Macron!)» (L.G.).

«A me sfugge questa nuova classificazione dei peccati secondo l’attuale Pontefice, che non trovano fondamento alcuno nella dottrina cattolica… i peccati angelici… sono qualcosa che non esistono… salvo che non sia stato emanato un nuovo catechismo della chiesa bergogliana a mia insaputa. Fermo restando che nelle frasi del Papa dette ai giornalisti durante il viaggio di ritorno da Cipro penso che i suoi predecessori nemmeno si sarebbero sognati di dire certe cose. Soprattutto mi viene da pensare dove è la chiesa della misericordia e della compassione e soprattutto la compassione e misericordia verso un confratello?» (L.C.L.).

Quando Le Point nella sua “inchiesta” ha reso noto una vecchia “relazione” (“non intima”) di Mons. Michel Aupetit con una donna, pubblicando una privatissima email del 2012, per attaccare e giustiziare per mezzo stampa l’Arcivescovo di Parigi, questo reagisce: «Consegno la mia carica nelle mani del Papa per preservare l’unità». Allora la domanda era: “Cosa farà Francesco?”. Oggi lo sappiamo. L’Uomo che Veste di Bianco ha decisa in quattro e quattr’otto la cacciata (insieme al “non si faccia più vedere” strumento di governo bergogliano), accettando la rinuncia presentata da Aupetit («stavolta non ha usato nessuna misericordia nei suoi confronti», ha sottolineato ieri Franca Giansoldati sul Messaggero). Poi, dal volo pazzo conosciamo pure, proprio dalla sua bocca, la sgangherata motivazione.

Sono “cose da pazzi nella Chiesa di Bergoglio” ha titolato Aldo Maria Valli il 7 dicembre 2021 sul suo blog Duc in altum: «Le incredibili parole di Francesco in aereo sul caso dell’arcivescovo di Parigi lasciano più che mai sbigottiti. Il papa ha di fatto calunniato monsignor Aupetit e nello stesso tempo ha in pratica sostenuto che il sesto comandamento non è più valido. Dal testo dell’intervista è stato tolto il riferimento alla “segretaria”, ma la registrazione video parla chiaro. Cose da pazzi, viene da dire» [QUI].

Ieri, 8 dicembre 2021 Franca Giansoldati ha scritto sul Messaggero in riferimento alla “cacciata del capo della diocesi più importante di Francia”: «(…)  L’ormai famosa frase del Papa sulle “piccole carezze e massaggi che lui faceva alla segretaria”, sul sito ufficiale della Santa Sede è diventata: «Piccole carezze e massaggi che lui faceva». A chi faceva i massaggi l’ex arcivescovo silurato di Parigi? Non è dato sapere. Confusione papale, imbarazzi e pruderie per i risvolti ulteriori che stanno emergendo hanno indotto il Vaticano a censurare le parole del Papa pronunciate in aereo tornando dalla Grecia”. Poi aggiunge che «in Vaticano non è ancora stato digerito lo choc delle frasi papali usate per spiegare ai giornalisti perché ha cacciato monsignor Michel Aupetit, 70 anni, fino a qualche giorno fa a capo dalla diocesi più importante di Francia». Prosegue: «Resta però il mistero della censura alle parole del pontefice. Perché censurare proprio la parola “segretaria”? Forse perché il Papa si è confuso o forse perché, insinua qualcuno ironizzando, non si vogliono sdoganare i massaggi alle segretarie? Ce ne sarebbe abbastanza per far partire a passo di carica il movimento del #MeToo. Francesco durante la conferenza stampa in aereo, parlando del caso di Parigi, ha rassicurato che i peccati della carne sono veniali, che tutti siamo peccatori non solo Aupetit. Ha detto anche di avere accettato le dimissioni del vescovo di Parigi «non sull’altare della verità ma della ipocrisia», per colpa del chiacchiericcio, di gossip, e ha chiesto ai giornalisti di indagare. Ma se Francesco ha buttato a mare Aupetit lo ha fatto solo in base al gossip o ha effettuato prima delle ricerche?».

Poi, anche Aldo Maria Valli è tornato “sulle sconcertanti parole di Bergoglio a proposito di monsignor Aupetit”, in un articolo sul suo blog Duc in altum dell’8 dicembre 2021 (pure il giorno dell’Immacolata ci ha fatto lavorare l’Uomo che Veste di Bianco (che non fa mai vacanza):

«Di fronte alle dichiarazioni che il papa ha fatto in aereo sul caso dell’arcivescovo Aupetit si prova un misto di sconcerto e tristezza. Sconcerto per il grado di squilibrio raggiunto da Bergoglio, tristezza per il livello a cui è sceso il papato. Prima di tutto, rileggiamo il colloquio tra il papa e l’inviata di Le Monde, Cécile Chambraud [QUI].
Bergoglio ha messo in campo qui tutto il suo repertorio: imprudenza, ambiguità, doppiezza, incoerenza, sfrontatezza.
Come si vede, davanti a una giornalista che, legittimamente, vuole sapere perché il papa ha accettato la rinuncia di mons. Aupetit all’incarico (si badi bene: Aupetit non ha dato le dimissioni, ma ha rimesso l’incarico nelle mani del papa, lasciando a lui la decisione), Bergoglio dice “se non conosciamo l’accusa, non possiamo condannare”. Ma se è stato proprio lui di fatto a condannare Aupetit! E se l’ha condannato, si presume che avesse elementi circostanziati per farlo. Invece dice ai giornalisti di indagare: ma che c’entrano i giornalisti? È lui che dovrebbe spiegare perché ha accettato la rinuncia di Aupetit, assumendosi la responsabilità della decisione!
Poi però qualcosa dice; ma, al solito, non chiaramente. Piuttosto butta là un’accusa, e lo fa (con somma malizia) con l’aria di chi apparentemente difende l’arcivescovo, con quel modo duplice e farisaico tipico del modello peronista appreso in Argentina. Parla di “una mancanza contro il sesto comandamento, ma non totale ma di piccole carezze e massaggi alla segretaria, che lui faceva”. Il riferimento alla segretaria (gravissimo, perché chiama in causa una persona finora mai esplicitamente menzionata) è stato tolto dalla versione ufficiale pubblicata dalla Sala Stampa della Santa Sede, ma nella registrazione audiovideo è rimasto.
E che dire dell’idea che la mancanza verso il sesto comandamento possa essere “non totale”? E che ci sono “peccati più gravi” come la superbia e l’odio? Perché più gravi? Rispetto a cosa? E chi l’ha deciso? Lo stato confusionale è al massimo grado.
E poi l’ultima perla: un uomo (Aupetit) “al quale hanno tolto la fama [immagino intendesse la reputazione] così, pubblicamente, non può governare. E questa è un’ingiustizia. Per questo, io ho accettato le dimissioni di Aupetit non sull’altare della verità, ma sull’altare dell’ipocrisia”. Ma come? In questo modo tu, papa, dichiari apertamente di aver ceduto all’ingiustizia e di non aver difeso la verità, mentre tu, come Supremo Pastore, dovresti fare proprio l’opposto! Non solo: dopo le tue dichiarazioni, monsignor Aupetit resta marchiato a vita come quello delle carezze e dei massaggi alla segretaria!
In conclusione, dai contorti ragionamenti bergogliani emerge un’interiorità deteriorata e una spiritualità malata, oltre che un senso distorto della giustizia e dei doveri ad essa connessi. Il che non è una sorpresa, perché ormai abbiamo imparato a conoscere Bergoglio e il suo concetto di morale. Ciò che desta sorpresa e sconforto è che ancora ci sia chi si presta a questo gioco al massacro, chi tace rendendosi complice di uno scandalo giunto all’aberrazione, chi tollera che una persona completamente inadeguata al ruolo che ricopre continui pervicacemente a demolire quel che rimane del papato e della Chiesa di Cristo. Un papato – giova ricordarlo – che Nostro Signore ha istituito e a cui ha conferito un potere sacro perché governasse la Chiesa e non perché la trasformasse in un’entità che ha lo scopo opposto a quello per cui Egli l’ha fondata.
Raramente faccio nomi, ma in questo caso vorrei rivolgermi a Matteo Bruni, direttore della Sala stampa della Santa Sede, collega che ho conosciuto, quando ancora ero vaticanista per la Rai, come persona intelligente, onesta e gentile. Caro Matteo, scusa se mi intrometto, ma, poiché immagino il tuo disagio, ti chiedo: perché non abbandoni baracca e burattini? Perché ti rendi complice di questa follia? Non vedi che ogni giorno che passa l’istituzione del papato è sempre più ferita e svilita? Non vedi che l’auctoritas è sempre più compromessa? Quando tutto questo sarà finito – perché il Signore non permetterà che la Chiesa venga devastata in questo modo indecoroso – verrà chiesto conto di questa azione devastatrice non solo al primo responsabile, Bergoglio, ma anche ai suoi collaboratori, tra i quali molti subiscono il suo strapotere senza condividerlo. Vuoi essere anche tu – come molti, troppi laici, sacerdoti, vescovi e cardinali – nel numero di coloro che verranno additati come corresponsabili e sostenitori del tiranno?» [QUI].

Dott. Matteo Bruni, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede accanto a Papa Francesco durante l’incontro con i giornalisti ammessi al Volo Papale (questa è la dicitura formale, chiamarlo una “conferenza stampa” è un improprio), sull’aereo papale di ritorno da Atene, 6 dicembre 2021.

Nella notte passata si è svolto un interessante scambio di messaggi con un attento lettore, D.T., che si è inserito ad un certo punto nella #disputagentile in corso, partendo da una sua osservazione:

«Scusate ma state parlando del Papa eh!… Non voglio criticare le vostre considerazioni, ma ricordatevi che il Papa è il Successore di Pietro, baluardo della fede cattolica. È lui la “roccia” posta da Cristo stesso come fondamento della Chiesa. Per il papa e per la Chiesa in questo tempo di dense tenebre si deve pregare. Buona serata a tutti voi carissimi!» (D.T.).

A seguito, per l’ennesima volta, ho ricordato alcuni punti al riguardo dell’osservazione di D.T. in riferimento al Papa, e l’ho fatto con un commento non molto lungo, ma esauriente all’uopo, che faccio seguire;

«Sono ben consapevole di criticare il Papa talvolta, quando è il caso e lo faccio secondo i fatti concreti, con prudenza, con precisione, con onesta, con acribia. Le assicura che mi porta molto dolore di vedere cosa fa e cosa dice in diverse occasioni Papa Francesco (ma lui è il primo di invitare alla parresia, che non è solo la libertà di dire tutto, ma anche la franchezza nell’esprimersi), dopo una carriera ecclesiastica di mezzo secolo, di cui 30 anni alla Santa Sede, al servizio di tre Papi (tra cui Papa Francesco).
Prima però, ribadisco che quanto detto da Papa Francesco sul caso citato è inammissibile, tanto più grave perché lui è il Papa, appunto. Tacere o (peggio ancora) sostenere il Papa in questa sua esternazione rende complice. Quindi, la chiedo di rispondere con un semplice sì o no ad una semplice domanda: “Lei è d’accordo con quanto detto dal Papa in riferimento all’Arcivescovo Aupetit”? Un sì o un no. Nient’altro mi raccomando, senno nostre strade si dividono per forza, perché non ho tempo da perdere con inutili interventi, che confondono soltanto.
Per quanto riguarda me: silere non possum.
Si può criticare il Papa? La risposta nel Diritto Canonico
di Fabio Amicosante
La luce di Maria, 17 gennaio 2020

Il fedele ha un diritto di critica nei confronti del Papa? La risposta ci è fornita dai documenti della Chiesa. Ecco cosa affermano su questo delicato tema.
La Congregazione per la Dottrina della fede, nel 1998, ha elaborato un documento firmato dall’allora Cardinale Ratzinger. La “Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei”, che delimitava in modo chiaro ed esplicito le modalità e i campi attraverso cui si esprime l’infallibilità papale. Dalla lettura del documento, emerge che solo in alcuni ambiti è impegnata l’infallibilità del Pontefice e dunque le relative affermazioni nei determinati ambiti sono vincolanti per tutti i cattolici, poiché in esse non può esservi alcun errore dottrinale.
Il Papa può sbagliare?
Il Catechismo della Chiesa Cattolica impone sì obbedienza al Papa, ma laddove il dogma di infallibilità non è impegnato, il fedele ha diritto di critica? Il Codice di Diritto Canonico (Can. 212) chiede da una parte obbedienza ai pastori e dall’altra riconosce loro il diritto di esprimere il loro pensiero su “ciò che riguarda il bene della Chiesa”. Dunque, i fedeli, salvo restando l’integrità della fede e dei costumi, possono e devono manifestare le loro perplessità.
Atteggiamento di umiltà
Ciò che il Pontefice dice, ad esempio, in un’intervista non impegna l’infallibilità papale. Questo, naturalmente non significa che ogni cosa che dice può allora essere opinabile e soggetta a critiche. Anche quando si è nella possibilità di mettere in discussione i fatti, lo si deve fare con un chiaro atteggiamento di umiltà, come confermato dal numero 62 della Gaudium et spes. La prudenza è poi richiesta anche a coloro che studiano le scienze Sacre. Il Can. 218 del Codice di Diritto Canonico richiede prudenza nel proprio pensiero.
Quando Paolo criticò Pietro
C’è poi una chiara differenza tra la critica mossa verso un aspetto pastorale e una critica mossa contro la dottrina. Ci viene in aiuto la storia. San Paolo criticò Pietro, primo Pontefice della storia. La sua critica riguardava l’obbligo, da parte dei convertiti, di sottoporsi al giudaismo: “Quando Cefa venne ad Antiochia mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto” (Gal. 2,11). Ma per l’appunto, questa era una critica di tipo pastorale, ben diversa dalle critiche, spesso rivolte a Papa Francesco, di carattere principalmente dottrinale (Fabio Amicosante).
Aggiungo, come corollario:
«“Non era meglio se il Papa emerito taceva invece di fare il controcanto a Bergoglio sugli abusi?”. È una domanda che mi è stata fatta ieri a Perugia a un “seminario” su Papa Francesco organizzato dal Dipartimento di giurisprudenza, cattedra “Religion and Law” di Silvia Angeletti. Ho risposto che no, che è bene che parli e che la sua libertà di parola è in definitiva conforme alla “conversione del Papato” perseguita da Francesco, che punta sulla manifestazione delle opinioni e dei contrasti e non sul loro nascondimento» (Luigi Accattoli, 14 aprile 2019).
Intelligenti pauca
PS Per inciso: non ho mai mancato rispetto al Papa e prego ogni giorno per lui» (Vik van Brantegem).

«[in risposta a D.T.] La maggior parte dei cattolici non capisce un tubo di Catechismo e Vangelo e si affida pedissequamente a ciò che dice e fa il Papa. Questo vuol dire che: si vaccinerebbero per “atto d’amore per gli altri”; adorerebbero ora Pachamama, ora Amal; che la massima espressione di carità è accogliere i migranti; che conversione ecologica si può auspicare ma conversione a Cristo non è da cattolici autentici (perché “mai fare proselitismo”); che il chiacchiericcio si combatte col chiacchiericcio (come avvenne in aereo), etc, etc… Ben venga dunque che i cattolici che hanno a cuore la verità mettano in evidenza certi suoi deragliamenti linguistici per il bene di tutti i fedeli che con cuore sincero vogliono fare la volontà di Dio affidandosi alla guida del sommo pastore» (D.A.).

Quindi, la #disputafelici è proseguita, con un’ulteriore scambio di commenti tra D.T. e me:

«Io ho visto che lei ha una carriera ecclesiastica di primo livello. Ed è per questo che le scrivo. Perché penso che lei sappia benissimo che la Chiesa è sotto attacco del “nemico”, cioè l’Anticristo (fra l’altro questa è anche una profezia di Ratzinger che si sta avverando oggi). Io posso essere intimamente in disaccordo con il Papa riguardo al caso Aupetit, ma me lo tengo per me. Non lo dibatto sui social. Questa è una mia scelta. E mi dà molto fastidio invece in alcuni gruppi (non è il suo caso), veder evidenziare con toni aspri le parole e i gesti del papa. È vero che il Papa dovrebbe usare maggior accortezza in alcuni frangenti, data la suprema carica che egli ricopre, come Pontefice. Ma io credo che alimentare polemiche in questo momento non serve. E soprattutto non aiuta la Chiesa. Non aiuta i semplici fedeli che sono già tanto disorientati per le immani tribolazioni e sofferenze che caratterizzano il nostro tempo. Io ho scelto di non criticare la Chiesa, anche quando dovrei e potrei farlo, ma ho scelto un’altra strada: LA PREGHIERA. Papa Francesco in questi momenti drammatici, ha bisogno del nostro sostegno e della nostra preghiera. Un caro saluto a lei signor Vik. E si ricordi che la stimo tantissimo. E non ho mai messo in dubbio né la sua fede né la sua onestà intellettuale. Le auguro una buona serata» (D.T.).

«La ringrazio per la sua risposta, soprattutto per la stima nei miei confronti e per il fatto che non metta in dubbio né la mia fede né la mia onestà intellettuale.
Vorrei solo precisare alcuni punti, per chiarezza.
1. Sono un comunicatore per professione e quindi comunico su fatti che ritengo di rilievo (ogni comunicatore adopera una scelta, perché non può parlare di tutto). Per quanto riguarda la mia personale opinione, come è spiegato nelle informazioni su di me sul mio profilo Facebook, come regola la tengo per me, per scelta.
2. Io non “dibatto sui social” ma condivido sui social: gli articoli che pubblico sul mio Blog dell’Editore su Korazym.org, il quotidiano non profit online di cui sono il fondatore e l’editore; talvolta articoli di terzi che ritengo degno di nota; brevi post per velocità su cui talvolta ritorno sul mio Blog dell’Editore. Comunque, come regola non intervengo sui profili altrui sui social e intervengo pure poco nei commenti sul mio diario Facebook.
3. Apprezzo che concorda che “il Papa dovrebbe usare maggior accortezza in alcuni frangenti, data la suprema carica che egli ricopre, come Pontefice”. Comunque, i miei interventi e articoli non sono motivati da una volontà di polemica, ma per amore per la Chiesa Cattolica e proprio per aiutare “i semplici fedeli che sono già tanto disorientati per le immani tribolazioni e sofferenze che caratterizzano il nostro tempo” (a cui il Papa regnante non manca di contribuire con i suoi interventi), perché la salvezza delle anime è la legge suprema delle Chiesa.
4. Io non critico la Chiesa di Cristo, che è santa, ma – quando occorre – la sua gerarchia, che non è divina, ma umana, quindi, non perfetta (ma peccatrice, dice Papa Francesco), quindi sottoposto alla correzione fraterna. E lo faccio non a titolo personale ma come comunicatore come ho detto al punto 1.
5. Anch’io ovviamente prego, ma oltre della nostra preghiera Papa Francesco ha bisogno del nostro sostegno attraverso la parresia (che lui sempre invoca). Stare in silenzio quando lui va fuori binario non vuol dire essere amico e parlare non vuol dire essere nemico.
L’ha spiegato molto bene il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella famosa intervista a Massimo Franco per il Corriere della Sera del 26 novembre 2017: ”Il Papa mi confidò: ‘Alcuni mi hanno detto anonimamente che lei è mio nemico’, senza spiegare in qual punto – racconta affranto -. Dopo quarant’anni al servizio della Chiesa, mi sono sentito dire questo: un’assurdità preparata da chiacchieroni che invece di instillare inquietudine nel Papa farebbero meglio a visitare uno strizzacervelli. Un vescovo cattolico e cardinale di Santa Romana Chiesa è per natura con il Santo Padre. Ma credo che, come diceva il teologo del Cinquecento, Melchior Cano, i veri amici non sono coloro che adulano il Papa ma quelli che lo aiutano con la verità e la competenza teologica ed umana. In tutte le organizzazioni del mondo i delatori di questa specie servono solo se stessi”.
Ricambio il saluto e le auguro una serena notte» (Vik van Brantegem).

«Grazie. La sua risposta è esaustiva. Ci tengo ad evidenziare una frase che lei ha citato (e che tutti i buoni cattolici conoscono): “La legge suprema della Chiesa è la salvezza delle anime”. Le auguro una buona e santa giornata» (D.T.).

La legge suprema della Chiesa
è la salvezza delle anime.

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