Papa Francesco bastona “l’impero Unione Europea”: “Oggi è un pericolo per la democrazia”

Dal 2 al 6 dicembre 2021 Papa Francesco ha svolto suo XXXV Viaggio Apostolico a Cipro e in Grecia (Atene e Mytilene/Lesbo). Nel suo pellegrinaggio il Santo Padre ha toccato delle terre dominate dalla Chiesa ortodossa greca e approdo di migranti provenienti dal Mediterraneo, in particolare dalla Turchia. Di conseguenza, tra i temi principali del viaggio troviamo l’immigrazione e i rapporti con l’ortodossia, anche della “democrazia”, tema toccato nel discorso al Palazzo presidenziale di Atene il 4 dicembre e soprattutto durante il consueto incontro con i giornalisti ammessi al Volo Papale sull’aereo di ritorno il 6 dicembre.

Rispondendo alla domanda di Constandinos Tzindas della televisione cipriota, Papa Francesco ha affrontato il caso delle linee guida per la comunicazione della Commissione Europea (poi ritirate), picchiando dura contro il tentativo di cancellare le feste cristiane dal linguaggio dell’Unione Europea.

Poi, rispondendo alla domanda di Iliana Magra di Kathīmerinī, uno dei quotidiani più diffuso della Grecia, ha osservato che la democrazia può essere indebolita sia dai governi “populisti” che da un governo “sovranazionale”. Ha preso la difesa degli Stati nazionali contro le organizzazioni globali e si è scagliato contro “l’impero UE”: “La democrazia oggi ha due pericoli: i populismi e quando si sacrificano i valori nazionali all’impero”.

Riportiamo di seguito, dopo il contributo dell’amico e collega Renato Farina su Libero Quotidiano di oggi, le domande di ambedue i giornalisti e le risposte del Papa.

Dopo la presa di posizione del Cardinal Segretario di Stato, Pietro Parolin, abbiamo ricevuto anche una chiara risposta, senza alcun equivoco, a quanto avevamo scritto il 30 novembre 2021: «Non siamo “cristiani addormentati” e neanche “preti di stato”, quindi siamo fiduciosi di poter sentire presto la parola energica e risolutiva dal Capo della Chiesa Universale, sul tema a cui è dedicata la riflessione di Famiglia Cristiana che segue. Potrebbe cercare ispirazione presso un suo predecessore, San Giovanni Paolo II: “«Non si tagliano le radici dalle quali si è nati» (Angelus, 20 giugno 2004). Anche come Argentino lo capisce certamente. Intanto, questa mattina sulla vicenda si espresso il Cardinal Segretario di Stato Pietro Parolin, che, perso la pazienza, ha spiegato a Massimiliano Menichetti per Vatican News [QUI], che la tendenza purtroppo è quella di omologare tutto, non sapendo rispettare le giuste differenze, alla fine si rischia di distruggere la persona» [L’Unione Europea “cancella” il Natale. Card. Parolin: “Non è così che si combattono le discriminazioni”. L’umiliante retromarcia di Ms. Dalli è solo un ritiro tattico].

La critica a sorpresa
Dopo lo scontro sul Natale, Bergoglio bastona la Unione Europea
di Renato Farina
Libero Quotidiano, 6 dicembre 2021


Tornando dalla Grecia, nella consueta conferenza sull’aereo, il Papa ha spostato il cannone sul bersaglio grosso, sull’«impero» europeo, che sinora l’aveva fatta franca con Francesco. In questo si pone in perfetta continuità con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che avevano giudicato disastrosa la rinuncia alle «radici cristiane» nelle sue carte fondative, con il conseguente collasso della struttura ideale che giustifica l’esistenza dell’Unione. Bergoglio per la prima volta ha così denunciato l’ideologia che domina Bruxelles e il suo impero. È partito dalla questione dell’invito della Commissione dei 27 a non augurare più «Buon Natale», ed in un crescendo irresistibile è passato dall’ironia alla furia del Nazareno che rovesciava i tavoli dei cambiamonete nel tempio. Cristo definì quel luogo sacro «spelonca di ladri», Francesco ha parlato di «colonizzazione» di popoli, di espropriazione della loro anima.

Il Pontefice rientrava dal suo 35° viaggio internazionale. Ha intessuto il dialogo ecumenico con i vescovi ortodossi a Cipro e ad Atene; a proposito di naufragi di migranti aveva parlato nell’isola di Lesbo di «naufragio della civiltà» unendo le sue lacrime a quelle di profughi disperati. Anche di questo ha conversato con i giornalisti sul volo che lo riportava a Roma. Ma aveva in testa soprattutto la deriva imperiale europea, voleva mandare un messaggio a quel conglomerato di potere la cui essenza ha definito con un’immagine spregiativa «laicità annacquata, acqua distillata». Come dire: vuoto ideale, abrogazione dolciastra del cristianesimo per lasciare il posto ad un nichilismo fatuo, robetta da quattro soldi ma con conseguenze tremende per i popoli. Non una presa di posizione improvvisata. Lo dimostra il titolo che Vaticannews.va, – il sito papale il cui direttore Andrea Tornielli è all’orecchio di Francesco – ha dato alle 2842 parole della trascrizione stenografica: «“Il documento della Ue sul Natale è un anacronismo” da “laicità annacquata”».

Che avesse scelto un bersaglio nuovo, e stesse prendendo la mira con il lazo da gaucho per stendere un altro nandù, lo si è capito quando Bergoglio sulla scaletta dell’aereo era così immedesimato nei suoi pensieri da inciampare su uno scalino, evitando di cadere per un pelo.

Ecco i passi letterali. Nessuna incertezza: «Sì sì no no». Ci sono, ovvio, inciampi lessicali, il Papa in questi quattro giorni si è tirato il collo, ed è stanco ma non molla.

Francesco: «Il documento dell’Unione europea sul Natale… è un anacronismo. Nella storia tante dittature hanno cercato di farlo. Pensa a Napoleone. Pensa alla dittatura nazista, a quella comunista… è una moda di una laicità annacquata, acqua distillata…». Una moda vecchia come il cucco, moda. Ma questi tentativi, dice, non hanno mai «funzionato nella storia». I popoli si ribellano. Ma intanto lorsignori ci provano. «Questo (il documento sul Natale mi fa pensare a una cosa: l’Unione europea deve prendere in mano gli ideali dei Padri fondatori, che erano ideali di unità, di grandezza, e stare attenta a non fare strada a delle colonizzazioni ideologiche. Questo potrebbe arrivare a dividere i Paesi e a (far) fallire l’Unione europea. L’Unione europea deve rispettare ogni Paese come è strutturato dentro, non deve voler uniformare». Il Papa capisce di aver tirato un macigno, altro che lanciato morbidamente il lazo gaucho. Prova a scusare i capi di Bruxelles: «Io credo che l’Unione non lo farà, non era sua intenzione». Però occhio, e torna a mettere in guardia il suo pueblo de Dios, perché «delle volte (quelli) vengono, e buttano lì progetti come questo…». Guai. Bisogna «rispettare la singolarità di ogni Paese. E stare attenti a non essere veicoli di colonizzazioni ideologiche. Per questo, quello del Natale è un anacronismo».

Interessante notare che il Papa non ritiene affatto il documento redatto dalla commissione e firmato dalla ministra Helena Dalli una gaffe, ma il frutto tipico di una degenerazione dittatoriale. A differenza di quella napoleonica, nazista o comunista, questa dittatura ha una ciliegia rossa sul naso, è pagliaccesca. Non ha neppure il coraggio della violenza esplicita. D’accordo, il documento è stato ritirato con tutte le sue bestialità politically correct che conteneva, ma il Papa ha percezione che nel bosco di Bruxelles si coltivino e si offriranno ancora ai popoli europei i funghi della dimenticanza delle proprie sorgenti vitali.

Francesco insiste: «… Io oggi forse vedo due pericoli contro la democrazia: uno è quello dei populismi, (…) non dico di destra o di sinistra, (…) essi niente hanno a che vedere con i popolarismi che sono l’espressione libera dei popoli, che si mostrano con la loro identità, il loro folklore, i loro valori, l’arte…».

E qual è il secondo pericolo? «Quando si sacrificano i valori nazionali a un impero, una specie di governo sovranazionale, un annacquare le proprie identità in un governo internazionale. Su questo c’è un romanzo scritto nel 1903 da Robert Hugh Benson, uno scrittore inglese, Il padrone del mondo, che sogna un futuro in cui un governo internazionale dirige tutti i Paesi. Quando si hanno questi tipi di governo, spiega Benson, si perde la libertà». Meglio di no.

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO A CIPRO E IN GRECIA (2-6 DICEMBRE 2021)

Incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico
Atena, Palazzo presidenziale
Sabato, 4 dicembre 2021


Papa Francesco: «(…) Qui è nata la democrazia. La culla, millenni dopo, è diventata una casa, una grande casa di popoli democratici: mi riferisco all’Unione Europea e al sogno di pace e fraternità che rappresenta per tanti popoli. Non si può, tuttavia, che constatare con preoccupazione come oggi, non solo nel Continente europeo, si registri un arretramento della democrazia. (…) In diverse società, preoccupate della sicurezza e anestetizzate dal consumismo, stanchezza e malcontento portano a una sorta di “scetticismo democratico”. (…) Ma c’è pure uno scetticismo nei confronti della democrazia provocato dalla distanza delle istituzioni, dal timore della perdita di identità, dalla burocrazia. Il rimedio a ciò non sta nella ricerca ossessiva di popolarità, nella sete di visibilità, nella proclamazione di promesse impossibili o nell’adesione ad astratte colonizzazioni ideologiche, ma sta nella buona politica (…)» [QUI].

Papa Francesco “intervista” una giornalista sul volo di ritorno dalla Grecia, 6 dicembre 2021.

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO A CIPRO E IN GRECIA (2-6 DICEMBRE 2021)
Incontro con i giornalisti ammessi al Volo Papale durante il volo di ritorno
Volo Papale
Lunedì, 6 dicembre 2021

Constandinos Tzindas della televisione cipriota: «Una visione è stata espressa recentemente nell’UE: abbiamo sostituito gli auguri di “buon Natale” con “buone vacanze”. Perché le persone non realizzano che la cristianità non è una ideologia ma un’esperienza di vita che mira a portare gli uomini da un tempo mortale all’eternità? Quindi io esisto perché il mio compagno può anch’egli esistere. È il noi e non l’io».
Papa Francesco: «Ah, Lei si riferisce al documento dell’Unione Europea sul Natale… È un anacronismo questo. Nella storia, tanti, tante dittature, hanno cercato di farlo. Pensa a Napoleone. Pensa alla dittatura nazista, a quella comunista… È una moda di una laicità annacquata, acqua distillata… Ma questa è una cosa che non ha funzionato durante la storia. Questo mi fa pensare a una cosa, parlando dell’Unione Europea, che credo sia necessaria: l’Unione Europea deve prendere in mano gli ideali dei Padri fondatori, che erano ideali di unità, di grandezza, e stare attenta a non fare spazio alle colonizzazioni ideologiche. Questo potrebbe arrivare a dividere i Paesi e a far fallire l’Unione Europea. L’Unione Europea deve rispettare ogni Paese come è strutturato dentro. La varietà dei Paesi, e non volere uniformare. Io credo che non lo farà, non era sua intenzione, ma stare attenta, perché a volte vengono e buttano lì progetti come questo e non sanno cosa fare… No, ogni Paese ha la propria peculiarità, ma ogni Paese è aperto agli altri. Unione Europea: sovranità sua, sovranità dei fratelli in una unità che rispetta la singolarità di ogni Paese. E stare attenti a non essere veicoli di colonizzazioni ideologiche. Per questo, quell’intervento sul Natale è un anacronismo».

Iliana Magra, del quotidiano greco Kathīmerinī: «Durante il suo discorso al Palazzo presidenziale ad Atene, Lei ha parlato di “arretramento” della democrazia nel mondo, e in particolare in Europa… Può dirci qualcosa su questo, e può dirci a quali Paesi si stava riferendo? E cosa direbbe ai leader e agli elettori di estrema destra in Europa, che professano di essere cristiani devoti, ma al tempo stesso promuovono valori e politiche non democratiche?».
Papa Francesco: «Sì, la democrazia è un tesoro, un tesoro di civiltà, e va custodito, va custodito, e non solo custodito da una entità superiore, ma custodito tra i Paesi stessi: custodire la democrazia altrui. Contro la democrazia io oggi forse vedo due pericoli. Uno è quello dei populismi, che sono qui, di là, di là, e incominciano a far vedere le unghie. E io penso a un grande populismo del secolo scorso: il nazismo. Il nazismo è stato un populismo che, difendendo i valori nazionali – così diceva – è riuscito ad annientare la vita democratica, anzi, con la morte della gente, ad annientare, a diventare una dittatura cruenta. Oggi dirò – perché tu hai domandato sui governi di destra – di stare attenti che i governi – non dico i governi di destra e sinistra, ma un’altra cosa –: che i governi non scivolino su questa strada dei populismi, dei cosiddetti politicamente “populismi”. Che non hanno niente a che vedere con i popolarismi, che sono l’espressione dei popoli, libera: il popolo che si fa vedere con la propria identità, con il suo folclore, i suoi valori, la sua arte, e si mantiene. Il populismo è una cosa, il popolarismo un’altra. Da un’altra parte la democrazia si indebolisce, entra in una strada di lento declino, quando si sacrificano i valori nazionali, si annacquano andando verso – diciamo una parola brutta, non vorrei dire questa ma non trovo un’altra – verso un “impero”, una specie di governo sopranazionale. E questa è una cosa che ci deve far pensare. Né cadere nei populismi, dove ci si appella al popolo, ma non è il popolo, è la dittatura proprio di noi e noi altri – pensa al nazismo –; né cadere in un annacquare le proprie identità in un governo internazionale. Su questo c’è un romanzo scritto nel 1903. Tu dirai che è antiquato questo Papa in letteratura… Scritto da Benson, uno scrittore inglese. Questo signor Benson scrisse un romanzo che si chiama: “The Lord of the Earth” o “The Lord of the World” – ha i due titoli –, che sogna il futuro in un governo internazionale dove, con le misure economiche, le misure politiche, governa tutti gli altri Paesi. E quando si dà questo governo, questo tipo di governi – lui spiega – si perde la libertà e si cerca di fare una uguaglianza tra tutti. Ma questo succede quando c’è una superpotenza che detta i comportamenti culturali, economici e sociali agli altri Paesi. Indebolimento della democrazia, sì, per il pericolo dei populismi – che non sono il popolarismo, questo è bello –, e il pericolo di questi riferimenti a potenze internazionali: riferimenti economici, culturali, quello che sia. Non so, è quello che mi viene in mente, io non sono uno scienziato della politica, parlo per quello che mi sembra» [QUI].

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L’Unione Europea si sta prendendo poteri che non le spettano – 5 dicembre 2021

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