Un gesto tremendo e nobile

Fonte del diritto. La giuria popolare della Corte d’Assise di Torino ha applicato una legge che sta prima del codice: l’evidenza del bene e del male. Ne porta l’evidenza la sentenza letta ieri: più che un parricidio è stato un “malicidio”. Alex è stato un eroe, ma nessuno lo esibisca come un trofeo.

Ha ucciso il padre. Non è stato un parricidio però, quello di Alex Pompa, ma un malicidio. Non è un neologismo: «malicidium» è parte di quel latino che costituisce la nostra eredità, ed è un vocabolo inventato nel 1128 da san Bernardo di Chiaravalle per assolvere e anzi benedire il cavaliere che colpiva con la spada il malfattore pronto a far strage di orfani e vedove. La sentenza letta ieri a Torino in Corte d’Assise ne porta l’eco: quello di Alex non è stato l’omicidio di papà Giuseppe, ma un gesto da cavaliere antico.

Qualcosa di tremendo, davanti a cui inchinarsi. Un ragazzo di 18 anni ha sacrificato il padre (e sé stesso, le sue mani, i suoi pensieri notturni) per preservare la madre e il fratello inermi e in balia di una violenza selvaggia. Ha inferto 34 coltellate, usato sei coltelli, fino a spezzargliene uno in corpo, perché come un robot quello avanzava, non cedeva. Davide si era però alzato in piedi contro Golia. Quell’uomo che quindi anni prima lo stringeva e baciava chi era diventato? Voleva la morte della mamma e del fratello che amava, Alex gli si è buttato addosso, ammazza prima me, se sei capace.

Tecnicamente il dispositivo assolve l’imputato «perché il fatto non costituisce reato». In quella formula arida si nasconde una scelta drammatica e insieme liberatoria. Non poteva esserci «legittima difesa», dato il grado di parentela e non so quale altro cavillo. In realtà quell’alzare il braccio contro il padre non è stato qualcosa di banalmente legittimo, ma di tragicamente necessario, coraggioso, persino benedetto.

Il pm aveva chiesto, con le lacrime agli occhi, 14 anni di carcere per omicidio volontario, perché la legge è la legge, e secondo il codice non ci potevano essere scappatoie, dirimenti, attenuanti, eccetera, anche se quel ragazzo non si meritava tutto questo.

La giuria popolare (la Corte d’Assise non ha solo giudici togati) ha applicato un’altra legge, qualcosa che sta prima del codice, e ne è la fonte: è l’evidenza del bene e del male, che le pandette non riescono a contenere, ma i popoli conservano nella loro coscienza anche in tempi grami. È compassione che non c’entra con il sentimentalismo ma è immedesimazione con la sofferenza.

Sia chiaro. Alex adesso dice di «essere contento», che avrà una vita normale con la mamma e con il fratello. Glielo auguriamo. Ma non è così. Avrà bisogno di molto affetto, e di nessuna apparizione televisiva. È stato un eroe, ma nessuno lo esibisca come un trofeo.

Questo articolo è stato pubblicato oggi, 25 novembre 2021 su Libero Quotidiano.

Foto: periferia romana, abitare l’incolto. Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma (1962).

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